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Scelta dei testimoni in un processo: a chi spetta?

3 settembre 2018


Scelta dei testimoni in un processo: a chi spetta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 settembre 2018



Causa persa per colpa del testimone che non ricorda: chi è responsabile, l’avvocato o il testimone che ha finto di non sapere?

Avevi una causa in corso contro un fornitore. Il tuo avvocato ha presentato le liste dei testimoni senza chiederti il consenso. Uno di questi testimoni non si è mai presentato, un altro ha detto di non ricordare, il terzo ha invece finto di non essere a conoscenza dei fatti. Hai così perso il giudizio per “mancanza di prove” e ora la sentenza ti condanna a pagare anche le spese. Mediti di rivolgerti contro il legale e di chiedergli il risarcimento per aver scelto dei soggetti rivelatisi inaffidabili. Ti chiedi quindi a chi spetta la scelta dei testimoni e chi è il responsabile se questi fanno scena muta davanti al giudice o se, peggio, non dicono la verità? Quale importanza dare alle loro dichiarazioni (o eventualmente al silenzio)? È possibile cambiarli, sostituendoli con altri soggetti più precisi? La questione è stata affrontata da una recente ordinanza della Cassazione [1].

La pronuncia tocca un tema sempre scottante all’interno dei processi: quello dei cosiddetti testi (o testimoni che dir si voglia). Non è una novità che, per vincere una causa, ci vogliono le prove e che, in assenza di documentazione scritta o fotografica, non resta che affidarsi a chi era presente e ha assistito ai fatti; ma è anche vero che la “prova orale” (così è detta quella dei testimoni) è anche la più fallace. Essa infatti risente della capacità del soggetto di ricordare i fatti e del suo soggettivo modo di vedere le cose che spesso può influire sull’esposizione degli stessi. Ecco perché si dice che «anche solo con un buon testimone» si può vincere la causa, così come potrebbero non bastarne dieci – se inconcludenti – per evitare di perderla. 

Ma procediamo con ordine e vediamo a chi spetta la scelta dei nomi dei testimoni e chi è responsabile se questi non dicono la verità, non si presentano in udienza o dicono il falso.

A chi spetta scegliere le prove?

Le prove vengono fornite al giudice dall’avvocato sulla base delle indicazioni provenienti dal cliente. Se quest’ultimo gli affida, ad esempio, dei documenti importanti dai quali può dipendere l’esito del giudizio, il difensore è tenuto a depositarli all’interno del fascicolo in tribunale. Perdere una causa perché l’avvocato ha dimenticato di produrre un contratto o un certificato comporta per questi una responsabilità e l’obbligo di risarcire il danno al proprio assistito. 

Se però il cliente non offre alcun elemento all’avvocato e questi è costretto a lavorare di “fantasia”, la responsabilità per un errore nella scelta delle prove è più improbabile. Salvo infatti vi siano delle evidenze facilmente riscontrabili con l’ordinaria diligenza (un certificato pubblico, un provvedimento amministrativo, ecc.), l’avvocato non ha alcuna colpa se non cita un testimone di cui non conosce l’esistenza o non allega una scrittura privata a lui non consegnata.

A chi spetta scegliere i nomi dei testimoni?

La lista con i nomi dei testimoni è un atto che compete formalmente all’avvocato il quale però è solito consultarsi prima con il cliente in quanto maggiormente informato sui fatti. L’avvocato deve indicare le generalità dei testimoni entro i termini stabiliti dal codice di procedura, oltre i quali gli è preclusa ogni ulteriore richiesta.

Si possono cambiare i nomi dei testimoni?

Una volta forniti i nomi dei testimoni non è più possibile cambiarli in un momento successivo, neanche se prima dell’udienza in cui questi saranno escussi. Quindi, non si può sostituire un testimone con un altro se il primo non si presenta o dichiara di non ricordare i fatti. Né è possibile presentare nuovi testimoni in appello (in secondo grado vige il divieto di prove nuove rispetto a quelle già presentate in primo grado).

L’avvocato è responsabile se non fornisce il nome di un testimone chiave?

Vediamo ora quale possa essere la responsabilità dell’avvocato nell’indicare nomi di testimoni “non adatti” ossia non informati o che magari si rivelano controproducenti (affermando fatti favorevoli piuttosto alla controparte).

Sicuramente si può ritenere responsabile – e quindi tenuto al risarcimento – il professionista che omette di indicare al giudice un teste indicatogli dal proprio cliente. Dunque, se quest’ultimo chiede all’avvocato di sentire alcuni soggetti come testimone, il difensore non può discostarsi dalle indicazioni, salvo ritenga palesemente controproducente la testimonianza ai fini di una corretta difesa. Rientra infatti nell’ambito delle competenze specifiche dell’attività professionale e dei doveri di diligenza del legale la consapevolezza che la mancanza di prove espone il cliente alla sconfitta: «Il difensore deve essere consapevole del fatto che il cliente normalmente non conosce, o non è in grado di valutare, regole e tempi del processo; natura dei documenti e delle prove che debbono essere sottoposti al giudice per vincere la causa; possibilità o meno di raggiungere l’obiettivo con gli elementi di cui dispone ecc.». 

Se però il cliente non fornisce alcuna indicazione sui testimoni, l’avvocato non può essere ritenuto responsabile per la causa persa. 

Ecco il fatto deciso dalla Cassazione. Una signora, dopo aver fatto causa al vicino per delle infiltrazioni d’acqua provenienti dal suo appartamento, perdeva il processo perché l’avvocato – a suo dire – non aveva prodotto le prove; il legale si era limitato a presentare solo una perizia e le fatture relative ai lavori eseguiti, ma non aveva articolato alcuna prova testimoniale. Veniva però esclusa la sua responsabilità poiché era stato il cliente a non fornirgli alcuna indicazione in merito. 

Dunque, per stabilire se l’avvocato è responsabile o meno dell’omessa presentazione dei nomi dei testi bisogna verificare se la mancanza è da imputarsi al professionista o al suo cliente. 

note

[1] Cass. ord. n. 20858/2018. 

Autore immagine: 123rf com


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