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App gratis che ti costringono a spendere: quali sono?

3 settembre 2018


App gratis che ti costringono a spendere: quali sono?

> Tech Pubblicato il 3 settembre 2018



Gioghi freemium: sono app che si installano sullo smartphone in modo gratuito ma che ti spillano soldi per installare armi aggiuntive o nuove vite. Ecco come difendere la carta di credito.

Una chiave di ricerca negli store per cellulari è ormai diventata “Giochi gratis” a dimostrazione di come gli utenti vogliano scaricare solo ciò che non comporta addebiti sulla propria carta di credito. Gli sviluppatori si sono così fatti furbi e – poiché nulla è gratuito – hanno inserito nelle sezioni free anche giochi e app che gratuiti non sono. Ci sono quelli che, mentre giochi, ti scaricano i dati dalla sim per via della pubblicità che, nel frattempo, scorre oppure che per poter avanzare di livello ti impongono di vedere un video pubblicitario (ed anche in questo caso a farne le spese è la tua bolletta); e poi ci sono quei video games dove, se vuoi potenziare le armi, le gemme o i personaggi devi pagare. E lì vieni colto in un momento debole: la passione. Se nessuno è disposto a pagare prima di aver testato il gioco, sono in molti a farlo una volta che si sono fatti prendere dalla passione. Prova ne è che Supercell, azienda finlandese leader nei giochi da mobile (Clah of Clans, Clash Royale, ecc.) ha guadagnato in un anno oltre 1 miliardo di dollari. Proprio per tutelare il tuo portafogli, scopriremo, qui di seguito, quali sono le app gratis che ti costringono a spendere.

Giochi e app freemium: cosa sono

Sono numerosi i giochi che sfruttano il modello economico chiamato freemium, neologismo che deriva dall’unione dei termini Free (gratuito) e premium (che, in questo caso, indica un servizio a pagamento). Questo termine identifica qualsiasi app che possa essere scaricata e utilizzata gratis per quanto riguarda le funzioni base, ma che prevede pagamenti in-app durante l’uso, per acquistare – ad esempio nel caso dei giochi – vite aggiuntive o armi speciali. Vengono spacciate come app gratuite ma non lo sono affatto. Ci sono poi alcune app che, a fronte del download gratuito, già con il primo utilizzo (anche a titolo di prima prova) prevedono poi l’attivazione automatica di un abbonamento settimanale particolarmente esoso. Non fanno eccezioni le mappe di foto ritocco, quelle per la programmazione di allenamenti sportivi, per ricette di cucina, per sfondi sullo smartphone, per registrare le telefonate.

Attenzione dunque agli acquisti: distinguere un’app realmente gratuita da un fake è diventato difficilissimo. Bisogna quindi sempre leggere le condizioni prima del download e le recensioni fornite da chi ha già testato l’app.

Prendiamo il caso visto di Spootify: si può usarlo gratis ma se vuoi scegliere l’ordine dei brani d’ascolto, saltare quelli che non ti piacciono ed evitare fastidiosi annunci pubblicitari, devi sottoscrivere un abbonamento a pagamento. Lo stesso succede per i giochi: senza abbonamento o senza l’acquisto di servizi aggiuntivi l’esperienza dell’utente è monca.

A complicarci la vita c’è il fatto che molti dei titoli freemium presenti negli store di Apple, Android e Amazon sono ben nascosti o ambigui. I pagamenti in denaro infatti non vengono richiesti una tantum con cadenza mensile ma possono essere effettuati ogni qualvolta si voglia migliorare le proprie condizioni di gioco. Capita persino che sia impossibile vincere senza spendere.

Come anticipato esistono poi quei giochi che, tra una giocata e l’altra, Impongono la visione di video pubblicitari i quali ovviamente scarica il traffico dati dalla nostra sim, salvo che ci troviamo sotto copertura Wi-Fi. Indirettamente siamo sempre noi a pagare.

Acquisti in-app

Può trattarsi di armi o qualche equipaggiamento di gioco, di una vita aggiuntiva oggi un altro personaggio per combattere. Oppure della possibilità, quando si perde, di ripetere solo l’ultimo livello giocato, senza dover ricominciare tutto da capo.

Clash Royale È un esempio tipico di ciò che stiamo dicendo: progredire nel gioco è molto semplice all’inizio, ma andando avanti nell’esperienza, mantenere il proprio livello e cercare di vincere contro gli avversari più forti diventa sempre più difficile, se non impossibile. L’unica soluzione è quella di spendere soldi per acquistare nuove carte da aggiungere al proprio mazzo. Se non si investe nulla, anche quando si è molto abili, si rischia addirittura di retrocedere di livello. Ci sono poi Clash of Clans e il famosissimo Candy Crash. E che dire del gioco per bambini Sonic Dash dove ogni personaggio aggiuntivo può arrivare a costare anche 11 euro?

Per non far percepire all’utente che sta spendendo soldi, gli sviluppatori hanno messo in atto un sistema molto ingegnoso: quello dell’utilizzo di una moneta virtuale. Facciamo un esempio: per acquistare un’arma devi avere collezionato 100 gemme; per raccogliere 100 gemme ci vorrebbe però una vita e una capacità da super esperti; pertanto il gioco ti consente di acquistarle al modico prezzo di… 50 euro.

Si spende senza rendersene conto. A guadagnare sono ovviamente le grandi case che progettano i giochi. È vero che la maggior parte degli utenti si limita a usare le app nella loro versione base senza investire denaro, ma coloro che decidono di pagare bastano da soli a garantire cifre da capogiro ai produttori.

Ma il rischio non è solo economico

Secondo l’allarme lanciato dalla Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, molti giochi creano dipendenza specie nei bambini: portano i ragazzi a isolarsi progressivamente, trascorrendo una vita in parallelo a quella reale e sviluppando una forte disfunzione dei rapporti interpersonali. Dunque l’allarme non riguarda solo il rischio di impoverimento delle famiglie ma anche e soprattutto la crescita psicologica dei minori la tecno-dipendenza.

Come difendersi?

Per difendersi, come anticipato in apertura, sarà bene leggere le recensioni fornite dagli altri utenti che molto spesso criticano le “app spilla soldi”. In ogni caso è possibile agire sulle impostazioni generali dello smartphone, aggiornando le impostazioni generali e disattivando gli acquisti. In questo modo avremo almeno tutelato i nostri figli. In alternativa, È possibile proteggere gli acquisti tramite password.


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