HOME Articoli

Editoriali La rivincita di Yahoo! Il caso “About Elly”

Editoriali Pubblicato il 21 ottobre 2011

Articolo di




> Editoriali Pubblicato il 21 ottobre 2011

Il reclamo proposto da Yahoo! ribalta l’ordinanza del Tribunale di Roma che l’aveva condannata alla cancellazione di milioni di link.

In un precedente articolo avevo raccontato di come, nell’ambito di un giudizio cautelare d’urgenza – quindi privo di istruttoria approfondita – il Tribunale di Roma avesse stabilito un precedente a dir poco agghiacciante.

La Open Gate, società titolare dei diritti di distribuzione, nel nostro paese, della pellicola iraniana “About Elly”, aveva chiesto, e poi ottenuto dal magistrato, la cancellazione dal motore di ricerca Yahoo! degli oltre dieci milioni di link alla pellicola, trattandosi di siti non autorizzati che consentivano la visione del film in streaming o il download P2P.

Il che, oltre a costituire una violazione del principio di neutralità della rete, confliggeva anche con la possibilità pratica, per il motore di ricerca, di individuare, ad uno ad uno, tutti i presunti siti pirata, dovendo provvedere (secondo il giudice) alla concreta verifica di quali fossero autorizzati e quali no e infine procedere alla loro cancellazione. Un’operazione tanto complessa quanto costosa, che avrebbe rischiato di mandare in tilt tutta la convenienza del sistema delle indicizzazioni automatiche dei motori come Yahoo!, Google, ecc.

Per fortuna, il giudizio di reclamo proposto dalla società americana ha dato un esito opposto, ristabilendo la giusta interpretazione della legge.

Le sezioni specializzate del Tribunale capitolino hanno precisato una serie di principi che dovranno essere considerati cardini della futura giurisprudenza che andrà a formarsi in tema di diritti digitali.

Innanzitutto, il collegio di magistrati ha precisato che il titolare dei diritti di un’opera, che richieda all’intermediario (nella fattispecie Yahoo!) di rimuovere un determinato contenuto, deve indicare con precisione l’indirizzo web responsabile dell’illecito. Nel caso di specie invece, era stata imposta la generica cancellazione di tutti i link che riconducevano al film “Abou Elly”, senza specificare quali. Invece è principio del processo civile porre l’onere della prova in capo a colui che introduce la domanda, dando specifica e dettagliata documentazione di ogni singolo illecito.

In secondo luogo, il Tribunale del reclamo ha stabilito che imporre una responsabilità in capo all’Internet Service Provider (ISP) per le condotte poste dai terzi – utenti della rete estranei alla sua sfera – finirebbe per creare una nuova figura di responsabilità oggettiva non prevista dalla legge. Invece, nel nostro ordinamento, le ipotesi di responsabilità oggettiva sono “tipiche”, ossia possono essere solo quelle espressamente previste dalla legge (per es. il caso della responsabilità del proprietario per il danno cagionato da animali; o quella per il danno cagionato da cose in custodia; o ancora quella dei genitori per il fatto illecito dei minori; o quella per l’esercizio di attività pericolose). Questo proprio per il carattere eccezionale di tale tipo di responsabilità: ossia quello di prescindere da qualsiasi partecipazione (dolosa o colpevole) all’illecito da parte del responsabile, che assumerebbe solo una veste di garante. Ebbene, nessuna norma stabilisce una responsabilità oggettiva in capo agli ISP. Al contrario, la direttiva comunitaria, meglio conosciuta come “Pacchetto Telecom”, prevede l’esatto contrario, cioè la neutralità dell’intermediario. Dunque, nel silenzio della legge, nulla autorizza a ritenere che l’intermediario possa essere responsabile per le condotte dei netizen.

Dulcis in fundo, il tribunale ammette finalmente, in un passaggio coraggioso, che la normativa europea, nella consapevolezza delle preoccupazioni dell’industria delle telecomunicazioni e dei fornitori di accesso ha ritenuto necessario precisare che, nel bilanciamento tra questi due contrapposti interessi, “deve essere assicurato il rispetto delle esigenze di promozione e tutela della libera circolazione dei servizi della società dell’informazione”. Il che significa riconoscere apertamente che la libertà di circolazione dei contenuti deve considerarsi un bene di primaria importanza, superiore agli interessi economici di parte. E scusate se è poco…


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

APPROFONDIMENTI

15 Ott 2011 | di Angelo Greco

La condanna di Yahoo!

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI