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Accrediti sul conto corrente: controlli dell’Agenzia delle Entrate

4 settembre 2018


Accrediti sul conto corrente: controlli dell’Agenzia delle Entrate

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 settembre 2018



Le indagini fiscali sui rapporti finanziari dei contribuenti, sui bonifici e sulle movimentazioni parte dalle società per estendersi alle persone fisiche.

Partono finalmente i controlli fiscali su bonifici, saldi, movimentazioni dei conti correnti e investimenti finanziari. La grande lente del fisco si è messa in azione dopo anni di sostanziale inattività. Obiettivo: individuare i contribuenti a maggior rischio di evasione. In verità la norma che attribuisce all’Agenzia delle Entrate il potere di controllare i rapporti bancari e postali dei cittadini c’è già da quasi sei anni ma di essa non è stato fatto buon uso, tanto è vero che, in passato, la Corte dei Conti aveva criticato la sostanziale inerzia del fisco. Il provvedimento delle Entrate dello scorso 31 agosto invece dà il via definitivo alle nuove indagini sugli accrediti sul conto corrente. Si parte con le società di persone e di capitali per poi estendere le attività a tutti gli altri contribuenti e, quindi, anche alle persone fisiche. Chi rischia di più? Ovviamente chi ha usato il proprio conto con leggerezza ricevendo, tramite bonifico o versamento diretto, del denaro che poi non ha indicato nella propria dichiarazione dei redditi. Lo strumento di indagine con cui verranno setacciati i rapporti finanziari dei contribuenti si chiama “Anagrafe tributaria” o meglio, Anagrafe dei conti correnti che è una apposita sezione della prima. Chi teme di essere scoperto farà bene a sfruttare i vari sistemi di emersione del “nero”, ad esempio con il ravvedimento operoso. Ma procediamo con ordine e vediamo come funzionano i nuovi controlli dell’Agenzia delle Entrate sugli accrediti sul conto corrente e su tutte le altre movimentazioni.

Archivio dei rapporti finanziari: cos’è?

L’Anagrafe tributaria è quel grosso sistema informativo che, per ciascun contribuente munito di codice fiscale o partita Iva, raccoglie ed elabora i dati e le notizie aventi rilevanza ai fini tributari. Rappresenta così un archivio con le informazioni inerenti ai cittadini che possono rilevare per i controlli fiscali, per la verifica dei dati dichiarati e della reale capacità contributiva. Si alimenta grazie ai dati forniti dagli stessi contribuenti (dichiarazioni dei redditi, atti, proprietà), dalle amministrazioni fiscali (accertamenti, ruoli, ecc.), dalle pubbliche amministrazioni (Inps, Comune, ecc.) e da terzi (il datore di lavoro, le banche, le poste, ecc.).   

Una sezione dell’Anagrafe tributaria è l’Archivio dei rapporti finanziari, più comunemente conosciuta come Anagrafe dei conti correnti. In essa confluiscono le informazioni fornite da banche e poste sui rapporti in essere con la propria clientela. Si va dall’individuazione dei conti correnti al relativo saldo, dalle movimentazioni in entrate e in uscita (bonifici, accrediti, versamenti, prelievi e pagamenti vari) alle cassette di sicurezza, per finire agli investimenti e al deposito titoli. Il conto corrente diventa così un’entità completamente trasparente agli ispettori del fisco che, in qualsiasi momento, possono sapere quanto denaro hanno i cittadini e come lo utilizzano. 

A istituire l’anagrafe dei conti correnti è stata una legge del Governo Monti [1] per far fronte alla grossa crisi finanziaria che aveva colpito in quegli anni l’Italia. 

Il controllo del conto corrente è un aspetto determinante nella fase dei controlli fiscali perché è spesso indice di capacità contributiva e rappresenta anche il frutto dell’evasione. Si parla sempre più spesso anche di Risparmiometro, uno strumento che è in grado di verificare se i risparmi accumulati sul conto sono o meno in linea con il reddito dichiarato: una persona che accumula troppo rispetto al proprio stipendio può rivelare la presenza di altri redditi non dichiarati.

Attenzione però: se è vero che tutti i contribuenti sono sottoposti ai controlli per quanto riguarda i versamenti e gli accrediti sul conto corrente, per quanto invece riguarda i prelievi l’indagine può scattare solo nei confronti degli imprenditori e delle società (e sempre a condizione che l’importo prelevato sia superiore a mille euro in un giorno o a cinquemila in un mese). Di tanto avevamo già parlato in Versamenti o prelievi sul conto: cosa controlla il fisco?

Le informazioni contenute nell’Archivio dei rapporti finanziari sono altresì utilizzabili per le attività connesse alla riscossione esattoriale da parte di Agenzia Entrate Riscossione, nonchè da organi diversi dall’Amministrazione finanziaria per l’espletamento degli accertamenti finalizzati alla ricerca e all’acquisizione della prova e delle fonti di prova nel corso di un procedimento penale, sia ai fini delle indagini preliminari, sia nelle fasi processuali successive, ovvero negli accertamenti di carattere patrimoniale per le finalità di prevenzione.

L’uso insoddisfacente dell’Anagrafe dei conti correnti 

Se è vero che l’Anagrafe dei conti correnti è un ottimo strumento per rivelare l’evasione, è anche vero che di esso sino ad oggi è stato fatto un uso minimo. La lentezza nell’uso dello strumento ha consentito a molti evasori di farla franca nonostante le prove del nero fossero facilmente visibili tramite un’indagine bancaria da remoto. Un paio di volte, la relazione della Corte dei Conti [2] ha stigmatizzato l’inefficienza dell’Agenzia delle Entrate nell’impiego delle banche dati per gli accertamenti fiscali. Nonostante una lunga fase di sperimentazione interna, che ha coinvolto anche Sogei, il provvedimento che avrebbe dovuto indicare i criteri selettivi per l’individuazione dei contribuenti a maggior rischio basandosi sulle risultanze finanziarie non ha visto la luce. Una situazione che ha portato la magistratura contabile a stigmatizzare «il chiaro sottoutilizzo» dell’Archivio rapporti. Le critiche non avevano risparmiato nemmeno i diversi ministri dell’economia che si erano nel frattempo succeduti, i quali, pur titolari dei poteri di indirizzo e vigilanza, «non erano mai intervenuti attraverso specifiche indicazioni affinché l’Agenzia provvedesse a elaborare le liste come dovuto per espressa previsione normativa». 

Oggi però le cose dovrebbero cambiare. Ecco perché.

Le nuove indagini sugli accrediti dei conti correnti

Con un provvedimento dello scorso 1° agosto [3], l’Agenzia delle Entrate ha comunicato di avviare una prima fase di sperimentazione per quanto attiene alla nuova procedura antievasione. Nel mirino per ora cadono le società di persone e di capitali con movimenti in accredito sul conto corrente che non hanno presentato le dichiarazioni fiscali per l’anno 2016. I controlli saranno successivamente estesi a tutti gli altri contribuenti, anche alle persone fisiche. Parte così la sperimentazione di una nuova procedura di analisi del rischio di evasione basata sull’utilizzo integrato delle informazioni comunicate dalle banche e dalle poste all’Archivio dei rapporti finanziari e degli altri elementi presenti in Anagrafe tributaria. Saldi e movimentazioni di conti correnti e investimenti finanziari saranno utilizzati per individuare i contribuenti a maggiore rischio di evasione. 

La nuova tecnica messa a punto dall’Amministrazione finanziaria ha individuato le società che, a fronte di accrediti sui conti correnti (rivelati dall’Anagrafe dei rapporti finanziari) non hanno presentato la dichiarazione dei redditi ai fini Irpef, Ires ed Iva per l’anno 2016 o, nel caso di avvenuta presentazione, non sono stati indicati i redditi ricevuti. Ora, per testare l’efficacia del modello di analisi, le posizioni selezionate verranno trasmesse alle Direzioni provinciali competenti per le valutazioni relative all’avvio di ordinarie attività di controllo.

La presenza di accrediti sui conti correnti della società ai quali non facciano seguito evidenziazioni di volumi d’affari o di ricavi nelle dichiarazioni dei redditi o dell’Iva saranno la base di appoggio per le indagini del fisco È del tutto evidente infatti che a fronte di tali comportamenti dichiarativi si potrebbero celare fattispecie, più o meno elaborate, di evasione e sottrazione di materia imponibile sia ai fini delle imposte dirette che dell’Iva.

note

[1] DL n. 201/2011.

[2] Corte dei Conti delibera n. 11/2017/G

[3] Ag. Entrate provv. del 1.08.2018 Prot. n. 197357/2018.

Agenzia delle Entrate provv. del 1.08.2018 Prot. n. 197357/2018.

Disposizioni di attuazione dell’articolo 11, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201. Sperimentazione di una procedura di analisi del rischio di evasione per le società con l’utilizzo delle informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari

IL DIRETTORE DELL’AGENZIA

in base alle attribuzioni conferite dalle norme riportate nel seguito del presente provvedimento

Dispone

1. Attività di sperimentazione della procedura di analisi del rischio di evasione

1.1 È avviata la fase di sperimentazione di una procedura di analisi del rischio di evasione per le società di persone e le società di capitali basata sull’utilizzo integrato delle informazioni comunicate dagli operatori all’Archivio dei rapporti finanziari e degli altri elementi presenti in Anagrafe tributaria.

1.2 La procedura individua le società di persone e di capitali per le quali, pur risultando sui conti correnti movimenti in accredito secondo le informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari, per l’anno di imposta 2016 è stata:

– omessa la presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette ed ai fini IVA;

– presentata la dichiarazione ai fini delle imposte dirette o ai fini IVA priva di dati contabili significativi.

1.3 I contribuenti individuati in base alla procedura di analisi del rischio di evasione di cui al punto 1.1 sono potenzialmente selezionabili per l’effettuazione delle ordinarie attività di controllo.

2. Modalità di verifica dell’efficacia della procedura di analisi del rischio

2.1 La Divisione Contribuenti trasmette alle Direzioni regionali e alle Direzioni provinciali l’elenco delle posizioni di competenza, individuate ai sensi del punto 1.3, tramite un applicativo informatico al quale possono accedere utenti appositamente abilitati.

2.2 Per ogni posizione segnalata, è comunicata l’informazione sulla numerosità dei conti correnti e sul totale aggregato dei saldi e dei movimenti dei rapporti finanziari, nonché gli ulteriori elementi significativi presenti in Anagrafe tributaria.

2.3 Le Direzioni provinciali valutano le posizioni comunicate ai fini dell’ordinaria attività di controllo e comunicano gli esiti delle attività svolte mediante la compilazione di una scheda di feedback, resa disponibile attraverso un apposito applicativo informatico.

Motivazioni

L’articolo 11, commi 2 e 3, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, ha introdotto l’obbligo per gli operatori finanziari di comunicare all’Archivio dei rapporti finanziari previsto dall’articolo 7, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, e successive modificazioni, le movimentazioni che hanno interessato i rapporti finanziari ed ogni informazione relativa ai predetti rapporti necessaria ai fini dei controlli fiscali.

Il comma 4 dell’articolo 11 del medesimo decreto dispone che le informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari sono utilizzate dall’Agenzia delle entrate per le analisi del rischio di evasione.

In attuazione delle predette disposizioni, è stata elaborata una procedura sperimentale di analisi del rischio di evasione per le società di persone e le società di capitali mediante l’utilizzo integrato delle informazioni comunicate dagli operatori all’Archivio dei rapporti finanziari e degli altri elementi presenti in Anagrafe tributaria.

Con l’ausilio di tale procedura di analisi, sono state individuate le società di persone e le società di capitali per le quali, pur risultando sui conti correnti movimenti in accredito secondo le informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari, è stata omessa la presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette ed ai fini IVA per l’anno 2016 o, nel caso di avvenuta presentazione, non sono stati indicati i dati contabili significativi.

Allo scopo di effettuare un riscontro dell’efficacia del modello di analisi, le posizioni selezionate sono trasmesse alle Direzioni provinciali competenti per le valutazioni relative all’avvio di ordinarie attività di controllo.

Gli esiti delle valutazioni e delle attività effettuate sono comunicati alla Divisione Contribuenti con modalità informatiche.

Riferimenti normativi

Attribuzioni del Direttore dell’Agenzia delle Entrate

Decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e successive modificazioni (articolo 57; articolo 62; articolo 66; articolo 67, comma 1; articolo 68, comma 1; articolo 71, comma 3, lettera a); art. 73, comma 4);

Statuto dell’Agenzia delle Entrate (articolo 5, comma 1; articolo 6, comma 1);

Regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle Entrate (articolo 2, comma 1);

Decreto del Ministro delle Finanze 28 dicembre 2000; Disciplina normativa di riferimento

Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605 e successive modificazioni – Disposizioni relative all’anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti;

Decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322 e successive modificazioni, recante modalità per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all’imposta regionale sulle attività produttive e all’imposta sul valore aggiunto;

Legge 27 luglio 2000, n. 212 – Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente;

Decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 – Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici;

Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 37561 del 25 marzo 2013, recante disposizioni di attuazione dell’articolo 11, commi 2 e 3, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214, “Modalità per la comunicazione integrativa annuale all’Archivio dei rapporti finanziari”;

Legge 23 dicembre 2014, n. 190 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (articolo 1, comma 314);

Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 18269 del 10 febbraio 2015, recante disposizioni sull’istituzione del Tracciato unico delle comunicazioni all’Archivio dei rapporti finanziari di cui al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 25 marzo 2013 e al

Roma, 31 agosto 2018


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