Pensioni: novità per disoccupati

4 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 settembre 2018



Pensione anticipata quota 100 per i disoccupati in esubero, proroga Ape sociale, quota 41, reddito di cittadinanza: agevolazioni pensionistiche per i disoccupati.

Sei disoccupato e sei vicino alla pensione? Devi sapere che la nuova manovra finanziaria, ossia la legge di Bilancio 2019, con tutta probabilità disporrà delle misure per tutelare i lavoratori in esubero e già licenziati vicini all’età pensionabile. L’attesa pensione anticipata quota 100, cioè il trattamento pensionistico che si può ottenere quando la somma di età e anni di contributi è pari a 100, dovrebbe essere, almeno in una prima fase, riservata soltanto ai disoccupati e agli esuberi (salvo non si decida di rendere la prestazione accessibile a tutti, ma con rigidi limiti). Dovrebbe poi essere rifinanziato anche l’Ape sociale, cioè l’anticipo pensionistico a 63 anni a carico dello Stato, che tutela, tra le varie categorie, anche i disoccupati di lungo corso. Non è necessaria nessuna proroga, invece, per la pensione anticipata precoci, o pensione anticipata quota 41 (che da 2019 si potrà ottenere con 41 anni e 5 mesi di contributi), in quanto la misura, che agevola le stesse categorie tutelate dall’Ape sociale, è strutturale. Se, invece, sei disoccupato ma ancora lontano dalla pensione, hai comunque diritto a un sostegno: si tratta del reddito di cittadinanza, o pensione di cittadinanza, un sussidio sino a 780 euro mensili che spetterà sia ai disoccupati che a coloro che lavorano, o sono in pensione, ma hanno entrate al di sotto della soglia di povertà. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulle pensioni: novità per disoccupati, quali prestazioni agevolate potranno essere richieste nel 2019 da chi non lavora, a quali condizioni, a quanto ammonteranno gli assegni.

Pensione anticipata quota 100 per disoccupati

La pensione anticipata quota 100 è un trattamento che può essere raggiunto quando la quota, cioè la somma di età e anni di contributi posseduti dal lavoratore, è pari a 100 (ottiene la quota 100, ad esempio, chi ha 64 anni di età e 36 di contributi, perché 64+36=100).

In base alle più recenti proposte, non tutti coloro che raggiungeranno la quota 100 potranno pensionarsi, ma, con tutta probabilità, soltanto i lavoratori in esubero la cui somma di età e contribuzione risulterà pari a 100. Potranno dunque uscire dal lavoro, ad esempio, gli esuberi con 60 anni di età e 40 anni di contributi, o con 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Questa proposta è stata chiamata quota 100 selettiva, perché prevede l’accesso alla pensione, pur senza limiti minimi di età e anzianità contributiva, riservato soltanto a determinate categorie di lavoratori. L’ampiezza delle categorie agevolate sarà determinata dalle risorse che potranno essere messe a disposizione per l’intervento: potranno dunque essere coinvolti altri lavoratori, oltre agli esuberi.

In alternativa, la quota 100 potrebbe essere accessibile a tutti, ma con dei requisiti di età o contributivi minimi, come un’età almeno pari a 64 anni e un requisito contributivo almeno pari a 36 anni.

Per quanto riguarda il calcolo della pensione quota 100, nelle più recenti proposte è stato ipotizzato il ricalcolo contributivo integrale, oppure per le sole annualità che partono dal 1996 (in questo caso si tratterebbe di ricalcolo misto). In quest’ultimo caso, nulla cambierebbe per quei contribuenti che hanno già diritto al calcolo misto della pensione (retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, in quanto possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995), mentre sarebbe penalizzato chi ha diritto al calcolo retributivo della prestazione sino al 31 dicembre 2011.

Le penalizzazioni sarebbero elevate sia per i lavoratori aventi diritto al calcolo contributivo, che per quelli aventi diritto al calcolo misto, nel caso in cui si decida di applicare il calcolo integralmente contributivo.

Ape sociale per disoccupati

Nel 2019 dovrebbe essere rifinanziata, tra gli interventi a sostegno dei disoccupati vicini alla pensione, l’Ape sociale. Si tratta di un assegno mensile, a carico dello Stato, che può essere richiesto a partire dai 63 anni di età e che sostiene il lavoratore fino al perfezionamento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia (dal 2018 pari a 66 anni e 7 mesi per tutti, dal 2019 pari a 67 anni), sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi (in pratica, per chi matura la pensione di vecchiaia dal 2019 il requisito di accesso si sposta a 63 anni e 5 mesi). L’assegno è uguale alla futura pensione, ma non può superare 1.500 euro mensili.

Possono accedere all’Ape sociale, nello specifico, i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla gestione Separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

I beneficiari dell’Ape sociale devono possedere almeno 30 anni di contributi (contando tutti i periodi non coincidenti maturati presso le gestioni Inps) se appartengono a una delle seguenti categorie:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione e che non si siano rioccupati (il trattamento non spetta, dunque, a chi non ha percepito la Naspi o un sussidio analogo), salvo alcune eccezioni;
  • lavoratori disoccupati il cui rapporto di lavoro è cessato a seguito di un contratto a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti negli ultimi 3 anni;
  • lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104; a partire dal 2018, sono inclusi tra gli assistiti che danno luogo al beneficio della pensione anticipata precoci anche i familiari, parenti o affini, entro il secondo grado; in questo caso, però, è necessario che il coniuge, o l’unito civilmente, e i parenti di primo grado (cioè figli o genitori) conviventi con la persona affetta da handicap in situazione di gravità si trovino in una delle seguenti situazioni:
    • abbiano compiuto i 70 anni di età;
    • risultino anch’essi affetti da patologie invalidanti (occorre fare riferimento alle patologie a carattere permanente che attualmente consentono al lavoratore dipendente di fruire del congedo per gravi motivi familiari; è necessario che la patologia sia documentata e che la documentazione sia inviata alla competente unità operativa, complessa o semplice);
    • siano deceduti o mancanti (si considera l’assenza naturale o giuridica, ad esempio il divorzio).
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori gravosi.

Pensione anticipata quota 41 per disoccupati

Un ulteriore strumento a favore dei disoccupati con molti anni di contributi alle spalle, che continuerà ad essere presente nel 2019, è la pensione anticipata quota 41, o pensione anticipata precoci. Questa pensione può essere raggiunta con 41 anni di contribuzione (41 anni e 5 mesi dal 2019). Può essere ottenuta dalle stesse categorie di lavoratori tutelate dall’Ape sociale, con l’aggiunta degli addetti ai lavori usuranti, ma senza i disoccupati a seguito di lavoro a termine.

Non basta, però, appartenere alle categorie tutelate per fruire della pensione anticipata quota 41, ma è anche necessario essere lavoratori precoci, cioè possedere almeno 12 mesi di contributi da lavoro accreditati prima del compimento del 19° anno di età.

Con la nuova legge di bilancio, si vorrebbe estendere la pensione anticipata quota 41 a tutti i lavoratori, anche non precoci e non appartenenti alle categorie svantaggiate: l’intervento, però, vista la scarsa disponibilità di risorse, potrebbe essere attuato, in base alle ultime notizie, a partire dal 2020. Inoltre, potrebbero essere richiesti 42 anni di contributi per l’uscita dal lavoro.

Pensione di cittadinanza per disoccupati

Per i disoccupati, sia vicini che lontani dalla pensione, dovrebbe essere introdotto dalla legge di Bilancio 2019 un nuovo sussidio a sostegno del reddito, il reddito di cittadinanza, o pensione di cittadinanza.

Grazie a questo sostegno, ciascun cittadino potrà contare su una pensione minima mensile. Nel dettaglio, il reddito di cittadinanza, in base alle attuali proposte, consiste in una prestazione economica mensile, esentasse, accreditata a favore di coloro che possiedono un reddito sotto la soglia di povertà.

Il reddito di cittadinanza dovrebbe ammontare a 780 euro per ogni persona adulta e disoccupata; per chi ha un reddito sotto soglia, pensione compresa, il reddito di cittadinanza integrerà gli importi percepiti sino ad arrivare a 780 euro al mese.

Potranno chiedere il reddito di cittadinanza i cittadini maggiorenni che soddisfano una delle seguenti condizioni:

  • si trovano in stato di disoccupazione o risultano inoccupati (cioè hanno perso il posto o non hanno mai lavorato);
  • percepiscono un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;
  • percepiscono una pensione inferiore alla soglia di povertà, pari, come abbiamo detto, a 780 euro mensili.

Il reddito di cittadinanza sarà compatibile con l’attività lavorativa: nello specifico, se il lavoratore ha un contratto part time, il suo salario sarà integrato, attraverso il reddito di cittadinanza, fino ad arrivare a 780 euro al mese.

Naspi e altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili.

Lo stesso accadrà per i pensionati che lavorano: si avrà diritto all’integrazione alla pensione minima di 780 euro soltanto se il reddito di pensione e il reddito di lavoro, sommati assieme, risultano inferiori a 780 euro mensili.

Che cosa devono fare i disoccupati per ottenere il reddito di cittadinanza?

In base a quanto recentemente annunciato dal ministro Luigi Di Maio, il reddito di cittadinanza obbligherà il beneficiario non solo a cercare assiduamente un lavoro ed a riqualificarsi, ma anche ad offrire 8 ore alla settimana di lavoro gratuito per il proprio Comune di residenza.

Chi si rifiuterà di lavorare perderà il sussidio.

Per quanto riguarda, poi, la partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro previste per il beneficiario del reddito, sarà obbligatorio (a meno che l’interessato non sia pensionato):

  • iscriversi presso i centri per l’impiego e offrire subito la disponibilità al lavoro;
  • iniziare un percorso per essere accompagnati nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego;
  • offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (come abbiamo osservato, l’impegno lavorativo richiesto è di 8 ore settimanali);
  • frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;
  • effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno;
  • comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito;
  • accettare uno dei primi tre lavori che verranno offerti: in particolare, l’interessato che percepisce il reddito di cittadinanza potrà rifiutare al massimo tre proposte lavorative nell’arco di due anni; avrà anche la possibilità di recedere dall’impiego per due volte nell’arco dell’anno solare; superati questi limiti, perderà la somma.

Chi ha un lavoro a tempo pieno, ma è sottopagato, avrà comunque diritto all’integrazione del reddito, senza bisogno di partecipare alle iniziative di politica attiva del lavoro. Lo stesso vale, ovviamente, per i pensionati, che avranno diritto alla pensione minima da 780 euro al mese.

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1 Commento

  1. SONO STATO LICENZIATO NEL 2015 CON LA LEGGE 604/66, HO TERMINATO LA NASPI NEL 2017, OGGI A 62 ANNI MI TROVO SENZA LAVORO, SE FOSSE STATA PROROGATA LA QUOTA 93 DI RENZI(APE SOCIALE, TUTTO A CARICO DELLO STATO), SAREI ANDATO IN PENSIONE ANTICIPATA A 63 ANNI NEL 2019.HO 35 ANNI E 10 MESI DI CONTRIBUTI PER DIRITTO (1863 SETTIMANE) E 38 PER MISURA(1996).CON LA QUOTA 100 O QUOTA SELETTIVA E/O MODULABILE NON SO SE VALGONO I CONTRIVUTI FIGURATIVI. ALLA FACCIA DELLA CANCELLAZIONE DELLA LEGGE FORNERO! SPERIAMO CHE NELLA PROSSIMA FINANZIARIA 2019,QUALCUNO SI RICORDA DI NOI DISOCCUPATI, ALTRIMENTI DEVO VERSARE ANCORA 9 SETTIMANE DI CONTRIBUTI VOLONTARI DI TASCA PROPRIA, CHE NON HO,ED ATTENDERE ALTRI 2 ANNI.FINO AD ARRIVARE A 64 ANNI.- GRAZIE. RANIERI.-

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