Diritto e Fisco | Articoli

Pensione senza tasse

4 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 settembre 2018



In quali casi è possibile non pagare le imposte sulla pensione: no tax area per i pensionati, trasferimento all’estero.

Ogni mese una grande fetta della tua pensione se ne va via per colpa delle tasse? Purtroppo, questo rappresenta un grave problema per la maggior parte dei pensionati italiani, il cui potere d’acquisto, già debole di per sé a causa degli importi bassi degli assegni, è ulteriormente ridotto dalle imposte. In molti, per evitare di pagare le tasse sulla pensione, hanno deciso di trasferirsi all’estero. A questo proposito, però, bisogna osservare che non sempre chi si trasferisce all’estero beneficia della detassazione della pensione italiana: la possibilità di non pagare le tasse sulla pensione in Italia, difatti, dipende dalle convenzioni contro la doppia imposizione esistenti tra l’Italia e il Paese in cui ci si trasferisce, dal tipo di prestazione percepita (alcune pensioni continuano comunque a scontare le imposte nel nostro Paese) e dal perfezionamento, o meno, dei requisiti per essere considerati residenti all’estero. Trasferirsi al di fuori del nostro Paese, a prescindere dalla tassazione, può risultare comunque conveniente se il potere d’acquisto della pensione risulta più elevato. Ad ogni modo, se la tua pensione è molto bassa e non hai altri redditi, non sei tenuto a pagare le tasse nemmeno in Italia, perché le detrazioni per reddito di pensione superano le imposte dovute (no tax area pensionati). Ma procediamo per ordine, e vediamo in quali casi si ha diritto alla pensione senza tasse.

Quante tasse si pagano sulla pensione?

Per sapere a quanto ammontano le tasse sulla pensione, bisogna saper determinare l’ammontare dell’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche: quest’imposta è calcolata su tutti i redditi del cittadino (di lavoro, di pensione, sui fabbricati, etc. ad esclusione dei redditi soggetti a tassazione separata, o sostitutiva).

Il calcolo dell’Irpef è per fasce di reddito, dette scaglioni. Ad ogni scaglione di reddito si applica un’aliquota diversa, cioè una percentuale d’imposta diversa:

  • sino a 15mila euro, l’aliquota è pari al 23%;
  • oltre 15mila e fino a 28mila euro, è pari al 27%;
  • oltre 28mila e fino a 55mila, ammonta al 38%;
  • oltre 55mila e fino a 75mila, è pari al 41%;
  • oltre 75mila è pari al 43%.

L’Irpef, nello specifico, si calcola applicando l’aliquota d’imposta specifica per ogni fascia di reddito: ad esempio, ipotizzando che l’unico reddito sia una pensione pari a 26mila euro, i primi 15mila euro sono tassati al 23% ed i restanti 11mila sono tassati con l’aliquota della seconda fascia, il 27%; l’imposta sulla pensione ammonta dunque a 6.420 euro. Deve però essere diminuita delle detrazioni per reddito di pensione (la detrazione è un importo che diminuisce le imposte, a differenza della deduzione, un importo che diminuisce il reddito da sottoporre a tassazione), e rapportata alla mensilità di pensione.

Oltre all’Irpef devono essere calcolate sulla pensione l’addizionale regionale e comunale: questi tributi hanno un importo differente a seconda di quanto stabilito dalla regione e dal comune di residenza. Le aliquote risultano più basse rispetto alle aliquote Irpef (solitamente l’addizionale regionale è pari all’1,23% del reddito imponibile e la comunale allo 0,80%, alcune regioni e comuni prevedono poi delle fasce di esenzione); l’addizionale regionale è calcolata esclusivamente a saldo, ossia con trattenute sulla pensione nell’anno successivo a quello d’imposta, l’addizionale comunale è invece calcolata sia in acconto che a saldo.

Come si calcolano le detrazioni sul reddito di pensione?

Una volta determinato l’importo dell’Irpef lorda, deve essere determinata l’Irpef netta trattenuta nel cedolino mensile sottraendo la detrazione per reddito di pensione, che spetta se il reddito complessivo non supera 55mila euro nell’anno di riferimento.

La detrazione non è uguale per tutti i pensionati, ma il calcolo differisce a seconda della fascia di reddito di appartenenza.

Quali pensionati non pagano tasse in Italia?

Per i pensionati , sia al di sotto che al di sopra dei 75 anni, esiste la cosiddetta no tax area: si tratta di una fascia di reddito al di sotto della quale l’importo della detrazione supera l’importo dell’imposta sul reddito. In pratica, se il reddito non supera il limite della no tax area, non si paga Irpef sulla pensione; la no tax area è stata recentemente elevata a 8mila euro annui per tutti i pensionati.

In ogni caso, la detrazione spettante va rapportata ai giorni in cui spetta il diritto alla pensione nell’anno e non è cumulabile con le altre detrazioni sui redditi (da lavoro dipendente e assimilati, da lavoro autonomo, da impresa minore).

Per tutti i pensionati, le detrazioni per reddito di pensione sono pari a:

  • nel caso in cui il reddito complessivo non sia superiore a 8mila euro (quindi sia entro la no tax area): 1880 euro;
  • nel caso in cui il reddito complessivo sia compreso tra 8mila e 15mila euro si deve applicare la seguente formula:

1297 + [583 × (15000 – reddito complessivo) / 7000];

  • nel caso in cui il reddito complessivo sia compreso tra 15mila e 55mila euro si deve applicare la seguente formula:

1297 × [(55000 – reddito complessivo) / 40000].

Chi si trasferisce all’estero paga le tasse sulla pensione?

Non sempre chi si trasferisce all’estero smette di pagare le tasse sulla pensione: innanzitutto, per non scontare più l’Irpef si deve risultare stabilmente residenti fuori dall’Italia. Alcune pensioni italiane, poi, continuano ad essere soggette alla tassazione italiana anche se il pensionato si è trasferito. Inoltre, alle pensioni non più soggette all’Irpef è applicata la tassazione del Paese di destinazione, che potrebbe risultare scarsamente conveniente.

Chi è considerato residente all’estero?

Per essere considerati residenti all’estero ed evitare la doppia tassazione della pensione italiana all’estero è necessario soddisfare le seguenti condizioni:

  • non essere stati iscritti nell’anagrafe delle persone residenti in Italia per più della metà dell’anno (e cioè per 183 giorni negli anni normali, 184 in quelli bisestili), con contestuale iscrizione all’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero).;
  • non avere avuto il domicilio in Italia per più di metà dell’anno;
  • non aver avuto dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno.

Se manca anche uno solo di questi requisiti si è considerati residenti fiscalmente in Italia.

Si è, inoltre, considerati residenti in Italia, salvo prova contraria, se si è cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati nei cosiddetti paradisi fiscali, cioè in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con apposito decreto del Ministro delle Finanze.

Come si chiede la detassazione della pensione?

Per beneficiare della detassazione della pensione italiana all’estero bisogna produrre all’Inps l’attestazione in originale della residenza fiscale rilasciata dalla competente autorità estera al pensionato (documento che non può essere autocertificato), nonché l’attestazione o autocertificazione di cancellazione dall’anagrafe comunale italiana/iscrizione all’Aire.

L’Inps ha recentemente precisato [1] che la detassazione della pensione ad opera direttamente dell’Inps stessa ha carattere facoltativo e non comporta, pertanto, un obbligo di adeguamento per l’istituto, in caso d’incertezza sulla presenza dei requisiti previsti dalle rispettive convenzioni. In questi casi l’Inps continua ad applicare alla pensione la tassazione italiana, che potrà eventualmente essere rimborsata in seguito.

Chi si trasferisce in corso d’anno deve pagare le tasse sulla pensione?

La detassazione della pensione si applica in rapporto all’anno di riferimento, cioè all’anno a cui l’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) trattenuta si riferisce. Se vengono trattenuti dall’Inps degli importi a conguaglio riferiti all’anno d’imposta precedente, questi non vanno restituiti al pensionato trasferito all’estero che nell’anno precedente risulta residente in Italia; non è infatti possibile applicare retroattivamente le convenzioni internazionali contro la doppia tassazione.

In buona sostanza, non importa qual è il mese in cui è materialmente effettuato il prelievo fiscale, ma ciò che ha rilievo è l’anno d’imposta a cui si riferisce il prelievo, che viene eventualmente restituito solo se per l’anno di riferimento si può beneficiare della defiscalizzazione.

A questo proposito, è opportuno ricordare che, in caso di trasferimento della residenza nel corso dell’annualità di riferimento, se l’interessato risiede in Italia per un periodo inferiore a metà anno, ci sono alcune convenzioni internazionali contro la doppia imposizione che prevedono il frazionamento del periodo d’imposta, in particolare in quelle vigenti con la Svizzera e con la Germania, come specificato dall’Agenzia delle Entrate [2].

Inoltre, le convenzioni possono prevedere regimi fiscali diversi a seconda che si tratti di pensioni erogate a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori del settore privato o di pensioni a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori pubblici.

Per quanto riguarda, poi, la tassazione della pensione all’estero, occorre precisare che la maggior parte delle convenzioni contro le doppie imposizioni sottoscritte dall’Italia con Paesi terzi, prevedono una diversità di trattamento fra pensionati ex dipendenti pubblici ed ex dipendenti privati.

Su quali pensioni devono sempre essere pagate le tasse in Italia?

La normativa prevede, nella generalità dei casi, che la tassazione del reddito da pensione sia effettuata nel Paese di residenza, pertanto l’Inps di solito rilascia al pensionato estero l’ammontare della pensione al lordo della ritenuta fiscale, per evitare la doppia tassazione.

Fanno eccezione, però, gli ex dipendenti pubblici, ai quali è riservata la tassazione esclusiva dell’Italia, tranne che in tre Paesi: Tunisia, Senegal ed Australia.

Di conseguenza, il pensionato ex dipendente pubblico, come residente all’estero, non ha alcun vantaggio fiscale dalla percezione della pensione fuori dall’Italia. Per quanto riguarda invece l’eventuale tassazione cumulativa del reddito di lavoro dipendente od autonomo oltre quello da pensione è necessario fare riferimento alle norme del Paese nel quale risulta la residenza.

note

[1] Inps Circ. 3830/2017.

[2] Ris. 471/E/2008.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. DAL 2017 x i dipendenti pubblici ex INPDAP si aggiunga ai 3 paesi citati, anche il CILE, mentre x l’Australia si tenga in debito conto che è richiesto un deposito bancario in c/c Australiano di minimo 200.000 €.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI