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Sono invalido all’80%: diritti

13 settembre 2018 | Autore:


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A quali agevolazioni si ha diritto con un’invalidità dell’80%: pensione di vecchiaia anticipata, assegno ordinario e pensione d’invalidità, maggiorazione contributiva, Ape social e quota 41.

Sei stato riconosciuto invalido in misura pari all’80%? Le agevolazioni a cui hai diritto sono molto numerose, e sono sia di carattere previdenziale, che economico, lavorativo ed assistenziale. In particolare, puoi avere accesso alla pensione di vecchiaia anticipata per invalidità, alla pensione anticipata quota 41 e all’Ape sociale e, ancora, all’assegno d’invalidità o alla pensione d’invalidità civile. Tra le agevolazioni lavorative, puoi aver diritto alla scelta della sede e ad entrare a far parte delle categorie protette. Inoltre, puoi aver diritto all’esenzione dal ticket ed a protesi e ausili. Se quindi la tua domanda è «Sono invalido all’80%: diritti?» sappi che i benefici previsti per te sono numerosi. Vediamo dunque quali sono e come funzionano le agevolazioni per chi ha un’invalidità pari all’80%.

Pensione di vecchiaia anticipata per invalidità all’80%

La pensione di vecchiaia anticipata è stata introdotta dalla legge Amato [1] a favore dei non vedenti e di chi possiede un’invalidità riconosciuta almeno pari all’80%: il trattamento può essere raggiunto con un’età inferiore a quella pensionabile ordinaria, attualmente pari a 66 anni e 7 mesi, 67 anni dal 2019.

Per ottenere la pensione di vecchiaia anticipata, nel dettaglio, è necessario soddisfare i seguenti requisiti, oltre al possesso dell’invalidità dell’80%:

  • possesso di almeno 20 anni di contributi;
  • possesso di un’età almeno pari a 60 anni e 7 mesi di età, se uomini, o a 55 anni e 7 mesi, se donne;
  • per i non vedenti, i requisiti di età sono pari, rispettivamente, a 55 anni e 7 mesi per gli uomini e 50 anni e 7 mesi per le donne;
  • attesa di una finestra di 12 mesi a partire dalla data di maturazione dell’ultimo requisito.

Non sono ammessi al beneficio i lavoratori del settore pubblico ed i lavoratori autonomi.

L’accertamento dello stato di invalidità in misura non inferiore all’80 % deve essere effettuato dagli uffici sanitari dell’Inps: se il lavoratore, dunque, ha eventualmente già ottenuto il riconoscimento di una percentuale d’invalidità pari o superiore all’80% da parte di un altro ente, la certificazione rilasciata costituisce solo un elemento di valutazione per la formulazione del giudizio medico legale utile alla pensione di vecchiaia anticipata.

In parole semplici, solo la commissione medica dell’Inps può concedere la possibilità di pensionamento anticipato per invalidità, non essendo sufficiente il riconoscimento avuto da altri enti con percentuale non inferiore all’80%. Questo perché, secondo l’Inps, l’invalidità per la pensione di vecchiaia anticipata deve essere valutata secondo le previsioni della cosiddetta Legge 222 [2], cioè la legge che disciplina la previdenza dei lavoratori inabili o invalidi: si parla, difatti, d’invalidità pensionabile.

Assegno ordinario d’invalidità

Chi possiede un’invalidità dell’80%, avendo una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo (superiore, cioè, al 66,67%, arrotondato al 67%), se soddisfa i requisiti contributivi minimi ha diritto all’assegno ordinario di invalidità da parte dell’Inps. Nel dettaglio, l’interessato deve possedere, in una delle gestioni Inps (fondo pensione lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti, coltivatori, gestione Separata, ex Inpdap, ex Enpals…) almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio.  L’assegno è calcolato in base ai contributi versati, come se si trattasse della pensione, ma senza maggiorazioni (come invece avviene per la pensione per assoluta e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa) e viene ridotto se il reddito supera di 4 volte il trattamento minimo (sussistono ancora, per questo trattamento, i limiti di cumulo col reddito da lavoro). L’assegno ordinario d’invalidità è compatibile con l’attività lavorativa, al contrario della pensione per assoluta e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa.

Pensione d’invalidità civile

Se l’invalido all’80% non possiede i requisiti contributivi minimi elencati, può aver diritto a un altro assegno a carico dell’Inps collegato allo stato d’invalidità, l’assegno di assistenza. Nel dettaglio, questo trattamento, noto come pensione di invalidità civile, spetta se il proprio reddito risulta inferiore a 4.853,29 euro e l’invalidità riconosciuta è almeno pari al 74%. L’assegno di assistenza ammonta, per il 2018, a 282,55 euro al mese. Si tratta di un reddito esente da Irpef, per il quale, contrariamente all’assegno d’invalidità ordinario, è richiesto lo stato di disoccupazione. Al compimento di 66 anni e 7 mesi, la pensione d’invalidità civile viene convertita in assegno sociale.

Esenzione ticket per invalidità

Con l’80% d’invalidità, possedendo quindi un’invalidità superiore ai due terzi, si ha anche diritto all’esenzione totale dal ticket sulle prestazioni specialistiche e di diagnosi strumentale [3]; è possibile inoltre fruire di un’agevolazione per il pagamento dei medicinali prescritti con ricetta medica (a tal proposito è consigliabile rivolgersi direttamente alla propria Asl o alla Regione di residenza).

Scelta prioritaria della sede di lavoro

In quanto lavoratore con invalidità superiore ai due terzi, chi ha un’invalidità dell’80% ha diritto di scelta prioritaria tra le sedi di lavoro disponibili, se è dipendente di una pubblica amministrazione.

Contributi figurativi per la pensione

Con un’invalidità dell’80% si ha inoltre diritto al beneficio pensionistico dei contributi figurativi, o maggiorazione contributiva: nel dettaglio, per i lavoratori con invalidità superiore al 74%, per ogni anno lavorato alle dipendenze di un datore di lavoro pubblico o privato sono accreditati 2 mesi di contributi figurativi in più, sino ad un massimo di 5 anni. L’agevolazione può essere riconosciuta dal 2002 in poi. Questo beneficio è riconosciuto, da una nota legge del 2000 [4], a partire dall’anno 2002, ma possono essere presi in considerazione, ai fini della maggiorazione, anche i periodi pregressi, purché successivi al riconoscimento dell’invalidità superiore al 74%.

La maggiorazione è utile anche per raggiungere il requisito contributivo, o la maggiore anzianità in assenza del requisito anagrafico, per la pensione di anzianità o anticipata.

Il beneficio nella misura di due mesi per ogni anno di lavoro fino ad un massimo di cinque anni è riconosciuto entro l’anzianità contributiva massima di 40 anni per il calcolo della pensione con il sistema di calcolo retributivo.

I due mesi di contributi in più non assumono rilevanza nel calcolo della quota di pensione contributiva (per le pensioni a calcolo misto), né nel calcolo della pensione da liquidare integralmente con il sistema contributivo: questo, perché nel calcolo contributivo l’importo della pensione è determinato moltiplicando il montante individuale dei contributi (cioè il totale dei contributi accreditati, rivalutati) per il coefficiente di trasformazione relativo all’età al momento del pensionamento.

Ape sociale per invalidità

Un altro beneficio previdenziale al quale si può accedere con l’80% d’invalidità è l’Ape sociale: si tratta di un assegno che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dalla posteriore data della domanda di prestazione) sino al perfezionamento del requisito della pensione di vecchiaia (sino al 2018, 66 anni e 7mesi, dal 2019 67 anni), per un massimo di 3 anni e 7 mesi.

L’assegno è calcolato allo stesso modo della futura pensione, ma non può superare i 1500 euro mensili.

All’Ape sociale si può accedere con 30 o 36 anni di contributi (tra tutte le gestioni Inps, considerando anche eventuali contributi esteri; le donne hanno diritto allo sconto contributivo di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due), a seconda della categoria di appartenenza.

Coloro che possiedono un’invalidità riconosciuta almeno pari al 74% raggiungono la prestazione con un minimo di 30 anni di contributi (o 29, o 28 anni, se donne con figli). Per ottenere l’Ape sociale si deve cessare l’attività lavorativa; ci si può reimpiegare in seguito, ma non si deve superare il reddito annuo di 8mila euro, se si viene reimpiegati come dipendenti o parasubordinati, o di 4800 euro, se la nuova attività è di lavoro autonomo.

La prestazione è incompatibile con i sussidi di disoccupazione e con qualsiasi pensione diretta.

Pensione quota 41 per invalidità

Le stesse categorie beneficiarie dell’Ape sociale (con qualche piccola eccezione) sono anche destinatarie della pensione anticipata con 41 anni di contributi, o quota 41. Possono dunque ottenere questo tipo di pensione anche coloro che possiedono un’invalidità riconosciuta almeno pari al 74%. Per raggiungere la pensione anticipata quota 41, però, non basta appartenere alle categorie tutelate, ma è anche necessario essere lavoratori precoci, ossia con 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del 19° anno di età.

Congedo per invalidità

In quanto lavoratore con invalidità oltre il 51%, il dipendente riconosciuto invalido all’80% può fruire di un congedo per cure relative all’infermità riconosciuta, per un periodo non superiore a 30 giorni l’anno. I costi sono a carico dell’azienda; la retribuzione si calcola allo stesso modo dell’indennità di malattia, ma il congedo non è computato ai fini del periodo di comporto, cioè del periodo massimo di conservazione del posto di lavoro.

Appartenenza alle categorie protette

Considerando che l’invalidità è sopra il 45%, la persona riconosciuta invalida in misura pari all’80% ha la possibilità di usufruire del collocamento mirato [5]. Si tratta dell’accesso ai servizi di sostegno e di collocamento dedicati alle categorie protette: per usufruirne, è necessario recarsi presso il centro per l’impiego, presentando, oltre al verbale di invalidità, la relazione conclusiva rilasciata dalla preposta Commissione dell’Asl.

Ricordiamo che i disabili destinatari delle norme sul collocamento obbligatorio sono:

  • le persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali ed i portatori di handicap intellettivo, in possesso di riduzione della capacità lavorativa (invalidità) superiore al 45%;
  • gli invalidi del lavoro, con un grado di invalidità, accertato dall’Inail, superiore al 33%;
  • i ciechi assoluti o le persone con un residuo visivo non superiore a 1/10 a entrambi gli occhi;
  • i sordomuti, cioè le persone colpite da sordità sin dalla nascita o prima dell’apprendimento della parola;
  • le persone che percepiscono l’assegno di invalidità civile, per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione permanente a meno di 1/3 della capacità lavorativa;
  • gli invalidi di guerra, gli invalidi civili di guerra e gli invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla 1° all’8° categoria.

Rientrano tra le categorie protette e sono soggette a una particolare tutela anche le seguenti persone, non disabili:

  • orfani e coniugi superstiti dei lavoratori deceduti per causa di lavoro, guerra o servizio, o per l’aggravarsi dell’invalidità derivante da tali cause;
  • coniugi e figli di grandi invalidi di guerra, di servizio o di lavoro;
  • profughi italiani rimpatriati;
  • familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Per poter beneficiare dei vantaggi offerti dal collocamento obbligatorio, è necessario che il lavoratore rientrante nelle categorie protette si iscriva nell’apposito elenco, tenuto dagli uffici competenti. Per l’iscrizione nell’elenco è necessario lo stato di disoccupazione.

L’invalido all’80% può, inoltre, essere incluso dall’azienda nelle quote di riserva relative alla legge sul collocamento obbligatorio, cioè nei posti che l’azienda deve per legge mettere a disposizione delle categorie protette. Considerando che l’invalidità supera il 60%, difatti, il lavoratore può essere incluso nelle quote di riserva a prescindere dall’orario del contratto, a meno che la sua inabilità è stata causata da un inadempimento del datore di lavoro.

Diritto a protesi ed ausili

Considerato, infine, che possiede un’invalidità superiore al 33,33%, l’invalido all’80%  ha diritto a protesi ed ausili eventualmente necessari per la patologia riconosciuta nel verbale di accertamento della commissione medica.

note

[1] D.lgs. 503/1992.

[2] L. 222/1984.

[3] Art.6 DM 1/2/1991.

[4] Art.80, Co.3, L. 388/2000.

[5] L.68/1999.


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