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Tassa Airbnb: cosa succede se non è stata pagata?

22 Luglio 2017


Tassa Airbnb: cosa succede se non è stata pagata?

> Business Pubblicato il 22 Luglio 2017



Molti intermediari immobiliari non hanno adempito al versamento della ritenuta. Quali sono le conseguenze?

Con la manovra correttiva della Legge di Stabilità 2017 [1] è stata introdotta la ta tassa per gli affitti brevi: chi offre per un limitato periodo una casa, un appartamento, o una stanza in locazione, come tipicamente avviene sul noto sito Airbnb, è obbligato al versamento della cedolare secca [2] con aliquota al 21%.

Tassa AirBnB affitti brevi: pagano in pochi

La cosiddetta «tassa Airbnb»  è entrata in vigore dal 1° giugno, prevedeva che il versamento dell’imposta avvenisse entro il 17 luglio 2017.

L’imposta corrisponde ad una ritenuta del 21% sull’importo dell’affitto riscosso: a quanto risulta, ben pochi intermediari hanno obbedito alle prescrizioni di legge. Quali saranno adesso le conseguenze per gli inadempienti? L’Agenzia delle Entrate può risalire a chi non ha pagato?

Tassa Airbnb: cosa rischia l’intermediario?

La normativa ha introdotto nuove modalità di versamento della tassa sugli affitti brevi e non prevede sanzioni a carico del titolare: non è lui, difatti, che deve versare la ritenuta del 21% all’erario, ma è l’intermediario. La ritenuta va fatta al momento del versamento dell’affitto al locatore con modello F24 telematico. Chi non dovesse averlo fatto va incontro ai rischi di un accertamento.

Ora si avvicina un’altra scadenza: l’intermediario deve comunicare in via telematica alle Entrate, entro il 30 giugno 2018, i dati di ogni contratto stipulato. I contratti in copia dovranno essere conservati per 5 anni.

Tassa Airbnb: cosa rischia il proprietario?

Per quanto riguarda il locatore non ha alcun dovere rispetto alla ritenuta e se questa è stata omessa dall’intermediario non ci sono sanzioni per il proprietario, che potrebbe però trovarsi a dover pagare un conguaglio.

Per il locatore difatti si presentano due strade per il pagamento della tassa:

  • se l’intermediario gli ha versato l’intero importo sarà il locatore a dover pagare, nel 2018, l’Irpef o la cedolare secca del 21 per cento;
  • se l’intermediario gli ha effettuato la ritenuta, versandogli il 79% dell’affitto, il locatore pagherà invece solo in caso di saldo Irpef a debito;

Il locatore in ogni caso dovrà ricevere dall’intermediario la Cu (certificazione unica) che attesta la ritenuta effettuata.

Il locatore può scegliere di saldare i conti con il fisco semplicemente indicando la scelta per la «cedolare» secca nella prossima dichiarazione dei redditi.

Airbnb non paga la «sua» tassa?

Il portale Airbnb si è rifiutato di effettuare la ritenuta del 21% sui compensi incassati per gli affitti conclusi per suo tramite. Nello stesso modo si sono comportati altri portali web d’intermediazione, come Homeaway, e gli agenti immobiliari aderenti alla Fiaip: impossibile, secondo loro, adeguarsi alle nuove disposizioni sull’applicazione della tassa sugli affitti brevi a causa delle insufficienti indicazioni pratiche. Gli intermediari immobiliari, inoltre, contestano l’obbligo di dover svolgere il ruolo di sostituti d’imposta, non avendo alcun riconoscimento professionale. Al momento, quindi, sembra che gli intermediari in questione non hanno nessuna intenzione di raccogliere la tassa dai proprietari per girarla al Fisco.

É ancora « guerra aperta » dunque, vi terremo aggiornati.

note

[1] Dl 50/2017 art. 4.

[2] Dl 23/2011 art. 3.

Autore immagine: Pixabay.com


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