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Violenza sulle donne

6 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 settembre 2018



Cos’è la violenza di genere? Cosa prevede la legge per combattere la violenza sulle donne? Ecco alcune forme speciali di tutela previste per le donne.

La Costituzione italiana sancisce a chiare lettere il principio di uguaglianza tra le persone: tutti sono uguali davanti alla legge e tutti hanno diritto a veder tutelate le proprie ragioni. L’uguaglianza, però, non può essere cieca, nel senso che non può spingersi fino a trattare tutti, ma proprio tutti, in maniera indifferenziata. Ad esempio, a chi soffre di gravi problemi di salute non può essere richiesto di sgomitare come gli altri nella giungla rappresentata dal mondo del lavoro; chi è meno abbiente non può pagare le tasse alla stessa maniera di chi è milionario; e così via. Per questa ragione, le persone più deboli necessitano di un aiuto da parte dello Stato; questo non significa fare favoritismi, ma semplicemente tendere una mano a chi, spesso incolpevolmente, parte con un handicap rispetto agli altri. Questo è il punto di partenza per comprendere perché la legge italiana, a volte, prevede delle norme specifiche per determinati soggetti. Riprendendo l’esempio fatto sopra, colui che, a causa della propria patologia, non riesce a compiere gli atti della vita quotidiana oppure non può lavorare, ha diritto di essere riconosciuto invalido civile e ad essere iscritto nelle liste di collocamento mirato. Sul fronte penale, gli individui maggiormente soggetti a soprusi a causa delle loro particolari condizioni devono ottenere una tutela maggiore che, il più delle volte, si traduce in un aumento della pena per chi ha commesso il fatto criminoso. La violenza di genere rientra senz’altro fra queste ipotesi: è un dato praticamente incontestabile quello secondo cui le donne sono le vittime principali delle violenze e dei soprusi degli uomini. Per far fronte ad una situazione che, qualche tempo fa, è stata avvertita come un’emergenza vera e propria, la legge ha previsto dei casi in cui se la persona offesa dal delitto è una donna, allora la pena deve essere aumentata. Se pensi che questo argomento possa interessarti, ti invito a proseguire nella lettura: spiegheremo cos’è e come viene combattuta la violenza sulle donne.

Violenza di genere: cos’è?

Violenza sulle donne è sinonimo di violenza di genere: per essa si intende qualsiasi forma di sopruso adoperato su una persona per il solo fatto di appartenere al genere femminile. In qualche modo, dietro la violenza di genere si nasconde un’avversione nei confronti di persone ritenute più vulnerabili e, quindi, più facilmente aggredibili. Di conseguenza, può essere definita violenza di genere ogni forma di prepotenza, sia fisica che psicologica, perpetrata nei confronti delle donne.

Quando sentiamo parlare, in televisione, alla radio o in internet, di violenza sulle donne, pensiamo immediatamente al femminicidio; nella violenza di genere, in realtà, rientrano tutte le condotte di aggressione nei confronti delle donne: dalle percosse ai maltrattamenti, passando per lo stalking e le minacce.

Violenza sulle donne: è reato?

Ti sembrerà strano, ma in Italia non esiste il reato di violenza sulle donne; ovviamente, però, costituisce reato ogni forma di violenza, fisica o psicologica, che integri gli estremi della condotta penalmente rilevante (maltrattamenti, lesioni, percosse, diffamazione, ecc.). In questi casi, è sempre possibile sporgere denuncia alle autorità competenti per ottenere la punizione del colpevole e il risarcimento del danno. In pratica, la violenza sulle donne rappresenta una grande categoria dove possono essere fatti rientrare una serie cospicua di illeciti, tutti caratterizzati dal fatto che essi sono stati realizzati a danno del gentil sesso.

Femminicidio: cos’è?

Come anticipato, spesso la violenza sulle donne viene sommariamente identificata con il femminicidio: con quest’ultima espressione (per nulla elegante e, a parere di chi scrive, poco rispettoso del genere femminile) si intende l’omicidio ai danni di una donna, fenomeno tristemente diffuso in Italia e che ha spinto il legislatore a prendere dei provvedimenti.

È bene chiarire che, così come non esiste un reato autonomo di violenza di genere, nemmeno ne esiste uno di femminicidio. L’uccisione di una donna viene punita come un normale omicidio [1]: se così non fosse, si darebbe luogo ad una insopportabile discriminazione tra la morte di un uomo e quella di una donna.

Quindi, quando senti parlare, in televisione o alla radio, di femminicidio, sappi che non si tratta di una forma speciale di omicidio: non esiste un articolo di legge che preveda una sanzione per l’assassinio di una donna diversa da quella contemplata per l’uccisione di un uomo.

Violenza sulle donne: cosa dice la legge?

La legge [2], pur non sanzionando espressamente la violenza sulle donne, ha introdotto alcune modifiche al codice penale in modo da punire più severamente alcune condotte commesse nei confronti delle donne. Come vedremo, la legge non ha ritenuto di dover maggiormente tutelare la donna in base semplicemente al suo sesso, bensì solamente nelle circostanze in cui ella sia maggiormente vulnerabile, e cioè quando si trovi in stato di gravidanza.

Ad esempio, è stata prevista un’apposita aggravante per il reato di stalking nel caso in cui la vittima sia una donna in stato di gravidanza, oppure nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza [3]; un’aggravante comune (cioè, applicabile a più reati) è stata introdotta per tutti i delitti contro la vita, l’incolumità individuale e la libertà personale quando il fatto è commesso in danno di persona in stato di gravidanza [4].

Violenza sessuale: quando è aggravata?

La violenza sulle donne è spesso associata alla violenza sessuale: in effetti,  sebbene astrattamente si tratti di un delitto che possa essere commesso anche nei confronti degli uomini, è un dato di fatto che la quasi totalità delle persone offese da questo terribile reato siano di sesso femminile. La violenza sessuale rappresenta uno dei soprusi più odiosi e vili nei confronti delle donne, in quanto unisce la violenza fisica (o psichica) alla violazione della sfera personale più intima.

Consapevole di ciò, il legislatore ha previsto una specifica ipotesi aggravata (cioè, punita con maggiore severità) qualora la violenza sessuale sia commessa nei confronti di donna in stato di gravidanza [5]. In questa circostanza, la violenza (sessuale) è di genere perché si scaglia contro vittime (donne in stato di gravidanza) accomunati da un fattore comune: lo stato di debolezza derivante dalle particolari condizioni di salute.

Allontanamento d’urgenza dalla casa familiare: cos’è?

Un’altra misura molto importante adottata dal legislatore per far fronte alla violenza sulle donne è quella che prevede la possibilità per la polizia giudiziaria di disporre, previa autorizzazione del pubblico ministero, l’allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto in flagranza dei delitti di violazione degli obblighi di assistenza familiare, abuso dei mezzi di correzione o di disciplina ed altri delitti di violenza, prostituzione e pornografia in danno di minori, se sussistono fondati timori di reiterazione delle condotte e di pericolo per le persone offese [6].

In pratica, si tratta di una misura (pre)cautelare prevista nei confronti degli individui che si sono macchiati di delitti per lo più commessi in ambito familiare e per i quali si ritiene sia opportuno provvedere con immediatezza all’allontanamento. Il provvedimento può essere adottato indifferentemente nei confronti di un uomo o di una donna: tuttavia, è innegabile il fatto che tale misura sia stata inserita dal legislatore in un più ampio progetto di prevenzione della violenze sulle donne.

Addirittura, il pubblico ministero può disporre il giudizio direttissimo nei confronti di una persona che è stata allontanata d’urgenza dalla casa familiare per la contestuale convalida dell’arresto entro le successive quarantotto ore, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini.

Ammonimento del questore: cos’è?

Un altro strumento previsto nell’ambito della lotta contro la violenza sulle donne è l’ammonimento del questore. Di norma, il questore può intervenire nei casi di stalking intimando all’autore della condotta persecutoria di cessare dal suo comportamento illecito; dal 2013, anche in assenza di querela, il questore può procedere all’ammonimento dell’autore del fatto nei casi in cui alle forze dell’ordine siano segnalati in forma non anonima fatti riconducibili ai delitti di percosse e lesioni personali aggravate consumate o tentate, nell’ambito di violenza domestica. L’ammonimento, quindi, è stato esteso ad ogni forma di violenza perpetrata tra le mura domestiche; un’arma in più per combattere la violenza sulle donne.

Violenza sulle donne e gratuito patrocinio

A tutela delle donne che hanno subito violenza, la legge ha pensato di estendere il gratuito patrocinio in particolari casi: in pratica, la persona offesa dai reati di maltrattamenti in famiglia, mutilazioni femminili, violenza sessuale di gruppo e stalking può essere ammessa al patrocinio a spese dello stato anche in deroga ai limiti di reddito previsti dalla legge.

note

[1] Art. 575 cod. pen.

[2] Legge n. 119/2013 del 15.10.2013.

[3] Art. 612-bis, comma terzo, cod. pen.

[4] Art. 61, nr. 11-quinquies, cod. pen.

[5] Art. 609-ter, cod. pen.

[6] art. 384-bis c.p.p.

Autore immagine: Pixabay.com


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