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Premio produzione: come viene tassato?

6 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 settembre 2018



I benefici fiscali per le gratifiche previste da contratti aziendali o territoriali al raggiungimento dell’obiettivo. I limiti della tassazione agevolata.

Sei stato particolarmente bravo al lavoro, hai raggiunto un obiettivo importante per l’azienda ed il tuo capo ti dice: «Non so come ringraziarti». La tua risposta è immediata: «Io un’idea ce l’avrei». Arrivate così ad un accordo: oltre alla pacca sulla spalla, avrai in busta paga un riconoscimento economico per il tuo sforzo e per il risultato ottenuto. È quello che si chiama «premio di produzione». Una sorta di ricompensa per avere portato a casa un aumento della produttività piuttosto che del parco clienti (e quindi del fatturato) o un miglioramento del prodotto. Ma come viene tassato il premio di produzione? Quanto ti resta in tasca di quella meritata gratifica e quanto si prende lo Stato di premio di produzione (per un lavoro che hai fatto tu, tra l’altro)?

La domanda che potresti porti è questa: non è che il premio di produzione finisce insieme al resto della retribuzione e mi viene tassato nella stessa maniera, cioè con aliquote dal 23% al 43%?. Insomma, non è che rischio di vedere come si riduce a poco più della metà il risultato del mio sforzo? Domanda legittima, la cui risposta ti porta un po’ di consolazione. Proprio per evitare di portare a casa le briciole della tua gratifica e che, senza muovere un dito, lo Stato incassi quasi la stessa cifra che incassi tu, c’è un’agevolazione che ti permette di non perdere più di tanto dal riconoscimento economico erogato dall’azienda. Una percentuale decisamente più bassa che suona quasi a compromesso tra quello che viene in tasca a te e quello che lo Stato, comunque, si prende. Ecco come viene tassato il premio di produzione.

Premio di produzione: che cos’è?

Il premio di produzione è una gratifica concordata con l’azienda che viene aggiunta alla retribuzione in busta paga per il raggiungimento di un obiettivo preciso. Come dicevamo, si può trattare di un aumento della produttività, di un miglioramento del prodotto o del processo per la sua elaborazione, di un incremento del fatturato, ecc. Il premio può essere pattuito direttamente tra il dipendente ed il datore di lavoro oppure può essere previsto dai contratti nazionali di categoria e si aggiunge allo stipendio base. L’importo è variabile, a seconda degli accordi presi e, nella maggior parte dei casi, a seconda del risultato ottenuto.

Il lavoratore, grazie alla Legge di Stabilità del 2016, può scegliere comunque di incassare il premio di produzione in tutto o in parte come prestazioni del cosiddetto welfare aziendale. In questo caso, le somme convertite non fanno reddito da lavoro dipendente e non vengono tassate con l’aliquota fissa del 10%. Non ci sono nemmeno degli oneri contributivi né per il dipendente né per l’azienda, la quale, tra l’altro, può dedurre questi soldi ai fini Ires.

Premio di produzione: l’aliquota fissa

C’è un’agevolazione, dunque, per non calcare troppo la mano sulla tassazione del premio di produzione. Il beneficio consiste in un’aliquota fissa del 10% al posto dei soliti prelievi, compresi quelli relativi alle addizionali regionali e comunali. Un po’ come se anche lo Stato riconoscesse un «premio sul premio», anche se – conviene ricordarlo – sono sempre soldi tuoi.

L’aliquota del 10% si applica solo sui premi di produzione fino a 3.000 euro se il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non sia stato superiore agli 80mila euro lordi. La cifra non comprende:

  • contributi previdenziali all’Inps o alla cassa di appartenenza;
  • eventuale Tfr.

Significa che se l’anno scorso hai avuto un reddito superiore ad 80mila euro, devi comunicarlo all’ufficio del personale della tua azienda in modo che venga applicata sul premio di produzione l’aliquota ordinaria e non quella fissa del 10%.

Premio di produzione: che succede se supera i 3.000 euro?

Se il premio di produzione che viene tassato al 10% supera il tetto dei 3.000 euro, la parte eccedente verrà interessata dall’aliquota Irpef ordinaria. Vuol dire che se, ad esempio, ti viene riconosciuto un premio di produzione di 4.500 euro (si vede che sei stato bravo), la tassazione sarà:

  • l’aliquota del 10% su 3.000 euro;
  • l’aliquota ordinaria su 1.500 euro.

A meno che tu appartenga alla categoria dei lavoratori che operano in un’azienda in modo paritetico, cioè quelli che all’interno dell’organizzazione aziendale sono coinvolti nei processi di innovazione per aumentare l’efficienza della produttività ed il miglioramento della qualità del prodotto. In questo caso, e se la condizione di lavoratore paritetico è tata formalizzata con un piano di innovazione in azienda, il tetto massimo su cui si applica l’aliquota del 10% sul premio di produzione è di 4.000 euro.

Ad ogni modo, devi sapere che se c’è un errore nella tassazione del premio di produzione hai la possibilità di rimediare nella dichiarazione dei redditi successiva senza dover pagare sanzioni o interessi.

Premio di produzione: chi può avere la tassazione ridotta?

Abbiamo visto quand’è che il premio di produzione viene tassato al 10%. Ma chi può avere questa agevolazione? E c’è qualche lavoratore dipendente a cui non spetta?

In linea generale, la tassazione ridotta si applica sui premi di produzione che sono contemplati nei contratti di categoria di secondo livello, vale a dire quelli siglati all’interno dell’azienda o a livello territoriale. Non è valida, pertanto, sui contratti collettivi nazionali.

Il premio di produzione può essere tassato al 10% per:

  • dipendenti del settore privato ed i suoi eredi in caso di decesso del beneficiario;
  • i dipendenti delle agenzie di lavoro che prestano la loro attività presso terzi (compresa l’Amministrazione pubblica) attraverso il contratto di somministrazione.

Non può essere, invece, tassato al 10% per:

  • dipendenti statali;
  • dipendenti che prestano la loro opera all’estero per più di 183 giorni l’anno;
  • lavoratori che hanno un reddito assimilato a quelli di lavoro (collaboratori a progetto, rapporto coordinato e continuativo, ecc.).

In questi ultimi casi, al premio di produzione viene applicata l’aliquota Irpef ordinaria. Lo stesso succede con i lavoratori tenuti a raggiungere un obiettivo stabilito per lui dall’azienda. Significa che la legge agevola i premi riconosciuti a tutti i dipendenti secondo un principio aziendale e non al singolo lavoratore che ha ricevuto l’incarico di raggiungere un certo obiettivo (per il quale, di norma, viene pagato un congruo stipendio, o almeno così dovrebbe essere).

Premio di produzione: quando è esentasse?

Ci sono dei casi in cui il premio di produzione viene tassato zero, cioè è completamente esentasse. Ciò succede quando il lavoratore:

  • versa il premio come contributo alla propria cassa di previdenza complementare;
  • converte il premio in azioni dell’azienda;
  • trasforma il premio in beni o servizi offerti dall’azienda (il cosiddetto welfare aziendale). Il dipendente, infatti, può decidere, al posto di prendere i soldi del premio di produzione in busta paga, di ricevere un rimborso spese o un voucher per libri di testo destinati ai figli, corsi di lingue per sé o per i familiari a carico, servizi di assistenza a parenti anziani o per pagare la baby sitter dei ragazzini quando i coniugi sono al lavoro.

La tassazione diventa, invece ordinaria (quindi nemmeno agevolata) quando il lavoratore decide di trasformare il premio di produzione in benefit aziendali che non gli spettano da contratto (ad esempio il cellulare aziendale, il computer portatile, l’auto o un alloggio messo a disposizione dal datore di lavoro ai suoi collaboratori).

Premio di produzione in contributi per assistenza sanitaria

Il lavoratore può scegliere liberamente di convertire il premio di produzione che gli viene riconosciuto dall’azienda in contributi alla propria cassa di assistenza sanitaria. Tali contributi non concorrono a formare reddito e sono deducibili fino ad un massimo di 3.615,20 euro.

Questa agevolazione fiscale spetta solo se:

  • i contributi relativi al premio di produzione vengono versati ad una cassa che ha come finalità esclusiva l’assistenza sanitaria;
  • il versamento è previsto da un contratto collettivo o da un regolamento aziendale;
  • il contributo viene trattenuto dall’azienda dalla retribuzione lorda del lavoratore;
  • la copertura sanitaria riguarda tutti i dipendenti della stessa categoria anche se con posizioni diverse all’interno dell’organigramma aziendale (dirigenti, quadri, impiegati, operai).

Il datore di lavoro può portare in deduzione i contributi frutto della conversione del premio di produzione e versati alla cassa di assistenza sanitaria come costo per lavoro dipendente ai fini Ires. Le somme sono soggette ad un contributo di solidarietà del 10% da devolvere alle gestioni pensionistiche a cui sono iscritti i lavoratori.

Premio di produzione: quando fa reddito?

Il premio di produzione che viene tassato al 10% grazie all’aliquota fissa, e quindi alle condizioni sopra descritte, non concorre alla formazione del reddito complessivo. Questo vuol dire che la gratifica – come anche il bonus Renzi di 80 euro – non aumenta l’importo sul quale vengono calcolate detrazioni e deduzioni.

Bisogna, però, tenere conto dell’ammontare del premio di produzione per il calcolo dell’Isee (qui la nostra guida) cioè dell’indicatore della situazione economica equivalente che serve a certificare la condizione dei nuclei familiari nel caso debbano usufruire di qualche agevolazione fiscale.

Premio di produzione: va riportato nella Certificazione unica?

Se la Certificazione unica viene consegnata in ritardo a causa di un premio di produzione erogato per un obiettivo raggiunto dopo il calcolo del conguaglio delle ritenute, non ci saranno delle sanzioni. È la stessa Agenzia delle Entrate a spiegare che, in questo caso, occorrerà elaborare una nuova Certificazione in modo tale da permettere al lavoratore di applicare l’imposta sostitutiva su acconti o anticipazioni del premio.

Secondo la normativa in vigore, il premio di produzione va riportato nella Certificazione unica in ogni caso e, quindi, quando viene tassato al 10% ma anche quando si applica l’aliquota ordinaria oppure quando il lavoratore ha chiesto la sua trasformazione in servizi di welfare aziendale. Così, si troveranno nel modello della Certificazione questi campi da compilare:

  • 574 e 584 per il premio di produzione detassabile convertito in contributi alla previdenza complementare;
  • 575 e 585 per il premio di produzione detassabile convertito in contributi di assistenza sanitaria;
  • 579 e 589 per il premio convertito in servizi di welfare aziendale.

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