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Pistola lanciarazzi: ci vuole porto d’armi e denuncia?

5 settembre 2018


Pistola lanciarazzi: ci vuole porto d’armi e denuncia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 settembre 2018



Va denunciato alla questura il possesso di una pistola lanciarazzi? Ci vuole l’autorizzazione per il trasporto da un luogo a un altro?

Hai intenzione di acquistare una pista lanciarazzi, di quelle che si usano in barca per segnalare la posizione. Se ne trovano di tutti i tipi su internet. Il prezzo poi è abbordabile e una dozzina di razzi costa poche decine di euro. Su un sito hai letto però che si tratta di un’arma e che l’acquisto deve avvenire solo attraverso i rivenditori autorizzati. Non sei un esperto in armi, esplosivi e dispositivi di questo tipo: in vita tua non hai mai usato neanche uno scacciacani, per cui non vuoi rischiare di contravvenire alla legge e tantomeno subire un’incriminazione penale. Ti chiedi allora se per la pistola lanciarazzi ci vuole il porto d’armi e la denuncia. La questione è stata, di recente, analizzata dalla Cassazione [1]. Ecco cosa hanno detto a riguardo i giudici supremi.

Armi proprie e armi improprie

La legge cataloga due tipi di armi: le cosiddette “armi proprie” e le “armi improprie”. Le armi proprie sono quelle che nascono proprio con lo scopo di ferire o uccidere: servono quindi alla difesa o alla caccia e possono essere utilizzate solo se si è in possesso di un porto d’armi. Al contrario le armi improprie sono oggetti che nascono per fini diversi dall’offendere il prossimo ma che, in determinate circostanze, possono essere utilizzate anche a tale scopo; pensa a una catena che può essere impiegata sia per chiudere un cancello che come mezzo contundente in una rissa tra bande rivali; pensa anche a un bastone, un martello, una sega, una pistola scacciacani e persino al manico di una scopa. Per le armi improprie invece non è necessario il porto d’armi (dovremmo altrimenti ipotizzare che per fare le pulizie a casa o per appendere un quadro c’è bisogno della licenza della questura).

Per stabilire se per la pistola lanciarazzi ci vuole il porto d’armi è necessario quindi comprendere a quale di queste due categorie essa appartiene.

Pistola lanciarazzi: ci vuole la licenza?

Anche se la pistola lanciarazzi viene solitamente usata come mezzo di segnale per le imbarcazioni durante la notte, e quindi non nasce con lo scopo di ferire o uccidere, secondo la Cassazione essa si inserisce tra le armi proprie. Questo significa che essa va considerata alla pari di una pistola vera e propria. Sulla scorta di tale principio, i giudici supremi hanno così condannato un uomo a «un anno di reclusione e 250 euro di multa» per «la detenzione illegale di una pistola modello ‘Perfecta’ calibro 6 millimetri».

È del tutto irrilevante, secondo la Suprema Corte, che la pistola lanciarazzi sia priva «sia del caricatore che del tromboncino di supporto per il razzo», elementi che possono essere considerati «funzionali e strutturali indispensabili per l’utilizzo dell’apparecchio come lanciarazzi». I giudici adottano la linea dura e avvertono: «la lanciarazzi è una comune arma da sparo». A questo proposito viene citata la normativa del 1975, che stabilisce, in maniera chiara, che «gli strumenti lanciarazzi, anche se hanno una potenzialità lesiva diversa da quella delle armi naturalmente destinate all’offesa alle persone, presentano caratteristiche e requisiti di intrinseca pericolosità, tali da giustificare pienamente e razionalmente la loro assimilazione ed equiparazione alle armi proprie».

E questa valutazione non può essere modificata, spiegano i magistrati, dalla mancanza dell’apposito tromboncino, poiché «esso può essere facilmente reperito e fissato nell’apposita filettatura della canna» rendendo così l’arma pronta e idonea all’utilizzo.

Dunque, anche per la pistola lanciarazzi ci vuole il porto d’armi. Ma attenzione: la pistola va anche denunciata alle autorità. Difatti il semplice porto d’armi, a seconda del tipo, ti serve per poter “portare” o “trasportare” armi regolarmente denunciate e non ha nessun valore nei confronti di armi detenute abusivamente. Fai quindi molta attenzione a non metterti nei guai; difatti, in assenza di autorizzazione, il detentore a cui sia stato trovato tale strumento (anche se non in funzione) viene processato penalmente.

I precedenti giurisprudenziali 

Con riferimento a fattispecie di porto di pistola a gas 6 mm, priva del prescritto tappo rosso, la Cassazione ha precisato [2] che le armi ad emissione di gas o ad aria compressa che sviluppano un’energia cinetica inferiore a 7,5 joule, pur essendo escluse dalla categoria delle “armi comuni da sparo”, rientrano nella più ampia categoria di “armi” cui fa riferimento la legge [3]. Dunque il porto ingiustificato delle stesse integra la fattispecie incriminatrice prevista da tale disposizione. La Suprema Corte ha inoltre affermato che la pistola lanciarazzi [4] è arma comune da sparo, anche se priva di tromboncino di lancio, potendo questo essere facilmente reperito e fissato nell’apposita filettatura della canna ed essendo l’arma idonea all’impiego ove integrata con la componente mancante.

Dello stesso parere il Tribunale di Napoli [5] secondo cui «la pistola lanciarazzi pur avendo una potenzialità lesiva diversa dalle armi, naturalmente destinate all’offesa alle persone, rientra tra le armi proprie comuni da sparo in quanto le caratteristiche presentano requisiti di pericolosità che possono essere esclusi solo dalla Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi, pertanto, sul detentore l’obbligo di denuncia».

La corte di appello di Palermo [6] sottolinea poi che tale pistola presenta, poi, la stessa potenzialità lesiva delle armi destinate all’offesa alle persone in quanto la sua diversa capacità di offesa non influisce sulla sua pericolosità. Stante tale equiparazione, essa è soggetta alla disciplina giuridica delle armi vere e proprie ed è, perciò, sottoposta all’obbligo di denuncia.

note

[1] Cass. sent. n. 39752/2018 del 4.09.2018.

[2] Cass. sent. n. 10328/2015.

[3] Art. 4 l. n. 110 del 1975.

[4] Cass. sent. n. 43478/2013.

[5] Trib. Napoli sent. n. 1808/2016.

[6] C. App. Palermo, sent. n. 2992/2014.

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