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Bollette arrivate in ritardo: devo pagare sanzioni?

6 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 settembre 2018



Che succede se mi viene consegnata la fattura quando è già scaduta? Di chi è la colpa? L’Agcom cerca soluzioni con una consultazione.

Ritiri la posta dalla cassetta, trovi tra le buste quella che contiene la bolletta della luce o del gas, la apri e il tuo sguardo va automaticamente in due direzioni: la prima verso l’importo da pagare, la seconda verso la data di scadenza. E, per una volta, ti soffermi su quest’ultima, sgrani gli occhi e resti impietrito perché scopri che avresti dovuto pagare la luce o il gas quattro giorni fa. Ma com’è possibile? La risposta è semplice: la bolletta è arrivata in ritardo. Ti chiederai, giustamente: «Devo pagare sanzioni?». Il dubbio che ti viene, infatti, è se oltre al danno c’è pure la beffa, cioè se insieme all’importo dovuto per consumi e tasse bisogna pure versare degli interessi di mora per non avere pagato in tempo. Certo, la colpa non è tua. Ma come si può dimostrare che non hai pagato per un ritardo nella consegna della bolletta e non perché te ne sei dimenticato o non hai voluto? E, già che ci siamo, di chi è la colpa? Del fornitore che ha elaborato tardi la fattura o delle Poste che non te l’ha consegnata in tempo?

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ci ha pensato e ci sta lavorando. Ha sentito i colleghi delle altre Authority (tra cui quello dell’energia), ha ascoltato quello che hanno da dire gli operatori del settore (tenuti ad emettere le fatture con il dovuto anticipo), si è confrontata con Poste italiane (che devono materialmente recapitare le buste in tempo utile) ed ha sentito la voce delle associazioni dei consumatori. Tutto ciò per trovare una soluzione utile alle bollette arrivate in ritardo e per evitare che tu debba pagare delle sanzioni.

Bollette in ritardo: che succede?

Se paghi una bolletta della luce o del gas in ritardo, il fornitore ti invia qualche giorno dopo la scadenza una raccomandata che contiene un sollecito di pagamento ma non ti toglie né la corrente elettrica né il gas. Il sollecito indica:

  • la data ultima per saldare quanto dovuto;
  • il modo in cui l’utente deve comunicare l’avvenuto pagamento;
  • i costi relativi ad eventuale sospensione e riattivazione della fornitura.

Pagare una bolletta in ritardo comporta anche il versamento degli interessi di mora, che vengono calcolati in base ai giorni di ritardo e al tasso di riferimento stabilito dalla Banca Centrale Europea maggiorato del 3,5%. Ti toccherà pagare anche le spese previste dal contratto. Il fornitore potrebbe chiederti anche le spese postali.

Bollette in ritardo: gli interessi di mora

Dicevamo degli interessi di mora sull’importo delle bollette di luce e gas pagate in ritardo. Attenzione, perché questi interessi riguardano solo gli utenti che vengono considerati cattivi pagatori, vale a dire che nell’ultimo anno hanno pagato in ritardo almeno due bollette anche non consecutive.

Chi è, invece, un buon pagatore ed ha sgarrato una sola volta dovrà pagare il tasso di interesse legale per i primi 10 giorni.

Bollette in ritardo: entro quando vanno pagate

Come sai, sulla bolletta della luce o del gas è indicata la data di scadenza, cioè il giorno entro il quale bisogna pagare l’importo dovuto. Lo stesso succede con il sollecito di pagamento: riporta una data entro la quale pagare la bolletta non corrisposta. Il fornitore, però, è tenuto a specificare come ha calcolato quel termine ultimo, cioè da quale data è partito, se da quella dell’emissione della raccomandata o da quella in cui è stata spedita. Questo perché per legge il termine non può essere inferiore a:

  • 20 giorni di calendario, se calcolato dall’emissione della raccomandata;
  • 15 giorni di calendario se calcolato dall’invio della raccomandata;
  • 10 giorni di calendario se calcolato dalla ricevuta di avvenuta consegna all’utente della comunicazione di costituzione in mora inviata via Pec.

Inoltre, la raccomandata deve riportare le modalità di pagamento ed il termine entro il quale verrà inviata la richiesta di sospensione della fornitura se la bolletta non risulterà pagata.

Bollette in ritardo: cosa fare se mi tolgono luce o gas

Se si passa dalle parole ai fatti, cioè se dopo il sollecito non si paga la bolletta della luce o del gas, si procede alla sospensione della fornitura nel termine indicato. Appare ovvio che vorrai riattivarla. Che cosa devi fare? La prima cosa, pagare quello che non hai pagato. Dopodiché, puoi fare richiesta al fornitore affinché ti riaccenda la luce e ti ridia il gas. La richiesta deve essere accompagnata dalla ricevuta dell’avvenuto pagamento.

Il fornitore, a questo punto, invia al distributore la richiesta di riattivazione. Se la documentazione arriva entro le 18 di un giorno feriale, la richiesta partirà il giorno dopo e, arrivata al distributore, quest’ultimo procederà alla riattivazione il giorno successivo, sempre che sia feriale (augurati che non succeda di sabato, insomma).

Questa operazione ha i suoi costi. Nel mercato libero, si pagano 26,76 euro (dimezzati se il contatore è telegestito) più eventuali oneri commerciali contenuti nel contratto. Nel mercato libero, invece, si paga:

  • 26,76 euro (sempre ridotti alla metà con contatore telegestito);
  • 23 euro di oneri amministrativi per la riduzione della potenza o per la sospensione della fornitura;
  • 23 euro per la riattivazione.

Totale per il libero mercato: 72,76 euro.

Se i tempi di riattivazione non vengono rispettati, anche tu hai i tuoi diritti: puoi avere un indennizzo automatico dell’importo di:

  • 35 euro se la riattivazione avviene entro il doppio del tempo previsto;
  • 7° euro se avviene entro il triplo del tempo;
  • 105 euro se si supera il triplo del tempo.

Bollette in ritardo: l’intervento dell’Agcom

Quanto abbiamo visto fin qui fa capire quanto può essere oneroso, da ogni punto di vista, ricevere le bollette in ritardo rischiando di pagare delle sanzioni senza averne colpa. Anzi, a volte senza sapere di chi è la colpa.

Un primo provvedimento, a questo proposito, è già stato approvato nella Legge di Bilancio 2018 e consiste nell’obbligo per tutti gli operatori del servizio postale di riportare sulla bolletta della luce o del gas la data in cui è stata spedita all’utente finale.

L’Agcom ha deciso di sentire direttamente gli utenti attraverso una consultazione pubblica [1]. Non si tratta, certamente, di un referendum ma di un’iniziativa mirata a definire, tutti insieme, le modalità tecniche e operative per attuare il provvedimento appena indicato. Per definire, in altre parole, di chi è la colpa se una bolletta arriva in ritardo, cioè se dal fornitore che emette la fattura o dalle Poste che la consegnano in ritardo, cosa non sempre facile da stabilire. Il tutto, attraverso qualsiasi tipo di contributo (commenti, documenti, elementi informativi).

Bollette in ritardo: come si svolge la consultazione dell’Agcom?

La consultazione voluta dall’Agcom per evitare l’arrivo in ritardo delle bollette e le conseguenti sanzioni per il pagamento oltre la data di scadenza si svolge fino al 25 settembre 2018, dopodiché sarà il Ministero per lo Sviluppo economico a pronunciarsi in merito.

In pratica, bisogna rispondere alle quattro domande contenute nell’allegato B della delibera con cui l’Agcom ha convocato la consultazione.

Domanda n. 1: la data dello Sdi sulle fatture elettroniche

La prima domanda che l’Agcom pone a chi vuole partecipare alla consultazione per suggerire come affrontare il ritardo delle bollette e non pagare sanzioni riguarda la fatturazione elettronica, obbligatoria in Italia dal 1° gennaio 2019. La soluzione proposta a tale riguardo durante i colloqui tenuti in precedenza dall’Agcom consiste nella stampa della data di accettazione dello Sdi (il Sistema di interscambio) all’interno della fattura.

Su questo, il Garante ha espresso qualche perplessità legata a quanto determinato dalla Legge di Bilancio. L’Autorità ritiene, infatti, che i vincoli legati alla fattura elettronica riguardano solo un certo numero di consumatori, cioè i circa 6 milioni di titolari di partita Iva ed escludono tutti gli altri che continueranno a ricevere la bolletta in formato cartaceo.

Ad ogni modo, la prima domanda posta è la seguente: «Alla luce della Legge di Bilancio e degli obblighi derivanti dalla fatturazione elettronica, quali sono gli orientamenti in merito alla soluzione consistente nella stampa a cura del consolidatore della data di accettazione dello Sdi all’interno della fattura?»

Domanda n. 2: l’indicazione della spedizione entro una data

Il secondo quesito posto dall’Agcom riguarda una questione puramente di forma che, però, può creare qualche disguido. Si tratta di inserire nella fattura l’indicazione sulla data entro la quale la bolletta viene spedita. Successivamente, ci potrebbe essere un’altra indicazione sulla data di ricezione del flusso di bollette inviato dal fornitore o sulla data di stampa a cui aggiungere un certo numero di giorni determinato dal contratto di utenza per procedere all’accettazione e immissione nella rete dell’operatore postale. Tempi tecnici, insomma, che partono da quella dicitura «spedita entro il gg/mm/aaaa», cioè giorno, mese e anno. Troppo generica per l’Agcom, che preferirebbe la dicitura «spedita il» anziché «spedita entro il» che non terrebbe conto, ad esempio, di anomalie (ritardi, scioperi, ecc.).

Ecco, allora, la seconda domanda: «Quali sono gli orientamenti in merito alla soluzione consistente nell’inserimento in fattura a cura del consolidatore dell’indicazione “spedita entro il xx/xx/xxx”»?

Domanda n. 3: la soluzione tecnica proposta dall’Agcom

Questa domanda si allaccia a quella precedente. L’Agcom chiede esplicitamente (e si sbilancia dicendo che sarebbe la soluzione più opportuna» di esprimersi sulla possibilità di inserire da parte dell’operatore di Poste italiane sulla busta che contiene la bolletta la dicitura «spedita il xx/xx/xxx» al momento in cui riceve la corrispondenza da inviare all’utente finale. Secondo l’Autorità, si tratta della modalità più coerente con la Legge di Bilancio ed in grado di offrire maggiori certezze sulla data di spedizione e sui responsabili di eventuali ritardi.

Nonostante ciò, il Garante vuole sentire osservazioni e risposte su questa domanda: «Quali sono gli orientamenti in merito alla soluzione tecnica consistente nella stampa sulla busta contenente la fattura, a cura dell’operatore postale, della data di spedizione intesa come la data di accettazione/ingresso nella sua rete di recapito postale?».

Domanda n. 4: i tempi di attuazione

L’ultima domanda della consultazione voluta dall’Agcom su come evitare il ritardo delle bollette per non rischiare di dover pagare delle sanzioni riguarda la tempistica di attuazione della proposta che emergerà dalla consultazione stessa e che verrà decisa in ultima istanza dal Ministero per lo Sviluppo economico. L’Agcom ritiene che sia sufficiente un periodo transitorio di 6 mesi dalla pubblicazione della delibera (quindi dal 25 luglio 2018, il che significa entro il 25 gennaio 2019) per adeguare i sistemi degli operatori postali al fine di procedere alla stampa della data di spedizione sulle buste che contengono le bollette di luce e gas.

L’Autorità invita i partecipanti alla consultazione ad esprimersi su quanto ha osservato nelle tre soluzioni precedenti. Pertanto, la domanda a cui rispondere è: «Si condividono le considerazioni dell’Autorità in merito alla tempistica di attuazione delle nuove modalità tecniche e operative?».

Bollette in ritardo: come partecipare alla consultazione dell’Agcom?

Chi vuole partecipare alla consultazione sul ritardo delle bollette può inviare le proprie osservazioni sotto la dicitura «Consultazione pubblica sul Regolamento di attuazione dell’art.1 comma 9 della Legge 27 dicembre 2017, N. 205 (Legge di Bilancio 2018)». Bisogna anche indicare la denominazione del soggetto rispondente. L’invio può essere effettuato tramite raccomandata a/r, corriere o raccomandata a mano a questo indirizzo:

Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Direzione Servizi Postali.

Ufficio Vigilanza e Tutela dei Consumatori.

Via Isonzo 21/b

00198 – Roma

All’attenzione del responsabile del procedimento, ing. Alessandra Basili.

È possibile recapitare il messaggio anche:

  • via Pec (posta elettronica certificata) all’indirizzo agcom@cert.agcom.it;
  • via e-mail (in formato Word) all’indirizzo a.basili@agcom.it.

L’Agcom chiede ai partecipanti di esprimere le loro osservazioni in modo puntuale e sintetico, cioè a non uscire dal seminato, sulle quattro domande elencate in precedenza. È addirittura possibile chiedere un’audizione per illustrare meglio i propri ragionamenti inviando un’istanza con le stesse modalità appena citate (Pec, raccomandata, corriere, ecc.) almeno 10 giorni prima della scadenza del 25 settembre.

note

[1] Delibera Agcom n. 398/18/CONS


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