Pensione anticipata

12 Luglio 2019 | Autore:

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Luglio 2019



Pensione anticipata ordinaria, contributiva a 63 anni, con cumulo e totalizzazione, pensione di anzianità: come uscire dal lavoro prima dell’età pensionabile.

Che cos’è la pensione anticipata? Si chiama così, nella generalità dei casi, la pensione che si può ottenere prima del compimento dell’età per la pensione di vecchiaia. Esistono diverse tipologie di pensione anticipata: alcune consentono di uscire dal lavoro senza limiti di età, se l’interessato è in possesso degli anni di contributi richiesti per il trattamento; in altri casi, la pensione anticipata consente di uscire dal lavoro con un determinato requisito contributivo e un’età inferiore all’età pensionabile prevista per il trattamento di vecchiaia. Ad oggi, è possibile uscire dal lavoro a prescindere dal possesso di un’età minima per chi richiede la pensione anticipata ordinaria (che può essere ottenuta anche cumulando i contributi di gestioni diverse), la pensione anticipata precoci e la pensione di anzianità in regime di totalizzazione. Le pensioni che invece consentono di uscire dal lavoro con un’età inferiore, rispetto a quella richiesta dal trattamento di vecchiaia, sono la pensione anticipata contributiva, l’Ape e la pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti. Anche le gestioni previdenziali dei liberi professionisti prevedono, normalmente, pensioni anticipate o di anzianità, con limiti di età inferiori rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia, o addirittura raggiungibili sulla sola base degli anni di contributi.

Bisogna comunque tener presente che le novità, in materia di pensione, sono quasi quotidiane: in questo articolo cercheremo di fornire, costantemente, un quadro su quelle che sono le ultime novità sulla pensione anticipata, in modo da poter tenere informato il nostro lettore in tempo reale. Non dovrai quindi trovare altri link su Google: potrai mettere questa pagina tra le preferite del tuo browser in modo da richiamarla, di tanto in tanto, e scoprire cosa di nuovo è successo in materia di pensione anticipata e di anzianità.

Pensione anticipata ordinaria

La pensione anticipata ordinaria si può ottenere, sino al 31 dicembre 2026, con:

  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

Secondo quanto indicato nel decreto in materia di reddito di cittadinanza e pensioni [1], recentemente convertito in legge, difatti, dal 2019 e sino al 2026  i requisiti per la pensione anticipata non aumentano, ma la decorrenza è spostata in avanti di tre mesi con l’applicazione delle finestre di attesa.

In buona sostanza, chi matura i requisiti per la pensione deve attendere 3 mesi prima di percepire il trattamento. In sede di prima applicazione, chi matura i requisiti dal 1° gennaio 2019 alla data di entrata in vigore del decreto citato (29 gennaio 2019), consegue il diritto al trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019. Per chi matura i requisiti successivamente, è necessario attendere 3 mesi per ricevere la prestazione, che partono dalla di perfezionamento dei contributi necessari.

In particolare:

  • la liquidazione della pensione avviene il primo giorno del mese successivo alla chiusura della finestra, per gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps (come i dipendenti delle aziende del settore privato, gli artigiani e i commercianti);
  • la liquidazione della pensione avviene invece “infra mese”, cioè il primo giorno successivo alla chiusura della finestra, per gli appartenenti alle gestioni esclusive dell’Assicurazione generale obbligatoria (come i dipendenti pubblici).

Blocco dei requisiti per la pensione anticipata per gli addetti ai lavori gravosi e usuranti

Gli addetti ai lavori usuranti o ai lavori gravosi, in base a una normativa precedente al decreto pensioni, possono ottenere la pensione anticipata col blocco dei requisiti, in presenza di specifiche condizioni.

Considerando, però, che il decreto in materia di pensioni e reddito di cittadinanza ha comunque bloccato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, per le due categorie, di fatto, non c’è nessun vantaggio in merito a questa tipologia di trattamento. Anzi, il decreto ha introdotto lo svantaggio dell’attesa di 3 mesi di finestra.

Com’è calcolata la pensione anticipata?

La pensione anticipata ordinaria, come la generalità dei trattamenti pensionistici, è calcolata col sistema:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • interamente contributivo, per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Ad oggi non sono più applicate penalizzazioni in base all’età: sino a qualche anno fa, era invece applicata una penalizzazione percentuale per chi si pensionava prima di aver compiuto 62 anni.

Pensione anticipata col cumulo dei contributi

La pensione anticipata ordinaria può essere anche ottenuta in regime di cumulo, ossia sommando i contributi presenti in gestioni diverse.

Attraverso il cumulo, in pratica, i versamenti presenti in casse diverse sono sommati ai fini del diritto alla pensione, mentre ai fini della misura della pensione ogni gestione liquida la quota di propria competenza.

Il cumulo non prevede il ricalcolo contributivo della prestazione, per quanto riguarda le gestioni Inps: al contrario, il totale dei contributi cumulati rileva anche ai fini del sistema di calcolo della pensione da utilizzare. Se, ad esempio, attraverso il cumulo il pensionato raggiunge 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, ottiene il calcolo retributivo della prestazione sino al 31 dicembre 2011, anziché solo sino al 31 dicembre 1995. Non vengono considerati i contributi versati presso le casse professionali, però, ai fini del sistema di calcolo: in pratica, se si raggiungono 18 anni di contributi anche sommando i versamenti presso una gestione dei liberi professionisti, il metodo di calcolo non varia.

Per quanto riguarda le casse professionali, in certi casi il cumulo può determinare il calcolo contributivo della propria quota di pensione, se non si raggiunge un requisito assicurativo o di contribuzione minimo: dipende dal regolamento della specifica gestione.

Pensione anticipata lavoratori precoci

I lavoratori precoci, cioè coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi versati prima del 19° anno di età, possono ottenere la pensione anticipata con 41 anni di contributi (nel 2019, in base alle disposizioni contenute nel decreto pensioni, i requisiti non cambiano: gli adeguamenti alla speranza di vita si applicheranno solo dal 2027), se appartengono a una delle categorie salvaguardate: disoccupati, invalidi in misura almeno pari al 74%, caregiver (coloro che assistono, da almeno 6 mesi, un familiare entro il 2° grado convivente, con handicap grave) e addetti ai lavori gravosi.

Per ciascuna di queste categorie sono previsti dei requisiti specifici, al fine di ottenere la pensione anticipata precoci.

Chi ha diritto alla pensione anticipata precoci?

Nello specifico, Ha diritto alla pensione anticipata con 41 anni di contributi, nel 2019, chi, iscritto alla previdenza obbligatoria prima del 1996, appartiene a una delle seguenti categorie tutelate:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare della prestazione agevolata, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione (il trattamento non spetta, dunque, a chi non ha percepito la Naspi o un sussidio analogo) e che non si siano rioccupati, o siano stati rioccupati con un contratto di lavoro subordinato, con i voucher o col contratto di prestazione occasionale o il libretto famiglia per non più di 6 mesi complessivamente;
  • caregiver, cioè lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104; possono accedere alla misura, dal 2018, anche coloro che assistono un disabile portatore di handicap grave convivente, familiare entro il 2° grado, qualora i suoi genitori o il coniuge abbiano compiuto 70 anni, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti.
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%;
  • addetti ai lavori gravosi per almeno 6 anni negli ultimi 7 prima del pensionamento, o per almeno 7 anni nell’ultimo decennio, facenti parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:
    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
    • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • professori di scuola pre-primaria;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
    • pescatori;
    • lavoratori marittimi;
    • operai agricoli;
    • operai degli impianti siderurgici;
  • addetti ai lavori usuranti o ai turni notturni.

Come si fa la domanda pensione anticipata precoci?

I lavoratori, per accedere alla pensione anticipata precoci, devono in primo luogo presentare domanda all’Inps per il riconoscimento dei requisiti che danno diritto al trattamento.

In particolare:

  • chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2019 (ossia 41 anni di contributi) deve presentare domanda di certificazione dei requisiti entro il 1° marzo 2019;
  • chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2020 (pari, ugualmente, a 41 anni di contributi) deve presentare domanda di certificazione dei requisiti entro il 1° marzo 2020;
  • non è prevista una scadenza per questo tipo di pensione agevolata, la cui domanda di certificazione potrà dunque essere presentata entro il 1° marzo di ogni anno; è stato cancellato l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita media.

Le domande per il riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio presentate oltre il 1° marzo, ma non oltre il 30 novembre di ogni anno, possono ugualmente essere prese in considerazione, ma solo se residuano le necessarie risorse finanziarie.

Ad ogni modo, alla presentazione della domanda di certificazione non è necessario possedere tutti i requisiti richiesti, ma solo quelli specificamente previsti per la categoria di lavoratori in cui si rientra (ad esclusione del periodo almeno trimestrale di conclusione della prestazione per la disoccupazione), oltre, ovviamente, all’accredito di 12 mesi di contributi da effettivo lavoro prima del compimento dei 19 anni.

Gli altri requisiti, cioè i 41 anni di contributi, sono invece certificati dall’Inps “in prospettiva” e possono essere maturati entro la fine dell’anno (per i lavori gravosi deve essere certificato lo svolgimento di queste attività per 6 anni negli ultimi 7 anni prima della pensione).

L’Inps, a seguito della presentazione della domanda di certificazione dei requisiti, comunica il suo accoglimento, o meno.

Una volta certificati i requisiti da parte dell’Inps, gli interessati devono presentare la domanda di pensione anticipata vera e propria. Anche ai lavoratori precoci si applicano le finestre mobili di 3 mesi per la decorrenza della pensione.

Pensione di anzianità in totalizzazione

La totalizzazione è uno strumento che, come il cumulo, dà la possibilità di ottenere il diritto alla pensione sommando i gratuitamente contributi versati in gestioni diverse.

Attraverso la totalizzazione è possibile raggiungere, senza limiti di età, la pensione di anzianità (simile alla pensione anticipata, in quanto può essere raggiunta, in questo caso, sulla sola base degli anni di contributi), con:

  • 41 anni di contributi;
  • l’attesa di una finestra di 21 mesi.

Come si calcola la pensione in totalizzazione?

La pensione in totalizzazione è calcolata secondo il sistema contributivo, che si basa sulla contribuzione accantonata, rivalutata in base al Pil, e trasformata in assegno da appositi coefficienti che aumentano al crescere dell’età. Ogni gestione calcola separatamente la propria quota di pensione.

Se, però, presso una delle gestioni previdenziali privatizzate si matura il requisito di contribuzione utile alla pensione di vecchiaia, il calcolo di quella quota non è contributivo, ma segue il sistema di calcolo proprio della gestione. Il più delle volte, le casse dei liberi professionisti prevedono, sino a un determinato anno, il calcolo reddituale della pensione (basato sui redditi migliori), poi il calcolo contributivo: è dunque questa sorta di calcolo misto che deve essere utilizzato, se presso il fondo si ottiene il requisito contributivo per la pensione di vecchiaia, senza bisogno di sommare i contributi accreditati presso altre gestioni.

Pensione anticipata a 64 anni

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo della pensione può ottenere, nel 2019, la pensione anticipata a 64 anni di età (sino al 31 dicembre 2018, si può ottenere con 63 anni e 7 mesi di contributi). Si tratta della cosiddetta pensione anticipata contributiva, che può essere raggiunta, nel 2019, con i seguenti requisiti:

  • almeno 64 annidi età;
  • almeno 20 anni di contributi;
  • un assegno di pensione pari almeno a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè pari a 1282,37 euro mensili (valore valido per l’anno 2019).

Ricordiamo che i lavoratori che hanno diritto al calcolo integralmente contributivo della pensione e che possono richiedere la pensione anticipata contributiva sono coloro che:

  • non possiedono contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995;
  • pur possedendo contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995, hanno optato per il computo dei contributi nella gestione separata dell’Inps.

Ape volontario

Un altro modo per anticipare la pensione consiste nell’anticipo pensionistico volontario, o Ape volontario: questo strumento consente l’uscita dal lavoro 3 anni e 7 mesi prima rispetto alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

L’Ape volontario è ottenuto grazie a un prestito bancario, il cosiddetto prestito pensionistico, un finanziamento che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione.

Il trattamento è esentasse: ciò significa che l’assegno ricevuto mensilmente a titolo di Ape non ha trattenute tributarie, non essendo gravato dalle imposte.

L’Ape volontario, per quanto riguarda l’importo dell’assegno, può arrivare:

  • al 75% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 36 mesi;
  • all’80% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 24 e pari o inferiore a 36 mesi;
  • all’85% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è compresa tra 12 e 24 mesi;
  • al 90% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è inferiore a 12 mesi.

L’Ape volontario determina un taglio della futura pensione: la penalizzazione non è soltanto dovuta ai costi di restituzione di prestito pensionistico, ma anche all’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza e al contributo per il fondo di garanzia.

Ape sociale

L’Ape sociale ha un funzionamento molto simile all’Ape volontario, in quanto accompagna il lavoratore dai 63 anni di età sino all’età per la pensione di vecchiaia: il costo dell’anticipo pensionistico, però, è a carico dello Stato, e l’importo dell’assegno è uguale a quello della futura pensione, con un massimo di 1500 euro mensili.

Le categorie beneficiarie dell’Ape sociale sono le stesse che possono fruire della pensione anticipata precoci, con l’aggiunta dei lavoratori a termine disoccupati (lavoratori disoccupati il cui rapporto di lavoro è cessato a seguito di un contratto a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti negli ultimi 3 anni), ma senza gli addetti ai lavori usuranti.

Disoccupati, caregiver e invalidi dal 74% ottengono l’anticipo con almeno 30 anni di contributi, mentre per gli addetti ai lavori gravosi ne occorrono 36. Le donne hanno diritto a una riduzione del requisito contributivo di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.

L’Ape sociale è stata prorogata al 2019: potranno cioè richiederla coloro che maturano i requisiti utili sino al 31 dicembre 2019.

Pensione per gli addetti ai lavori usuranti e notturni

Un’ulteriore pensione agevolata è la pensione di anzianità a favore degli addetti a mansioni usuranti e turni notturni. Questa pensione di anzianità si può raggiungere con un minimo di 35 anni di contributi e di 61 anni e 7 mesi di età.

Nel dettaglio, per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
  • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
  • almeno 35 anni di contributi.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione non è più necessario attendere la cosiddetta finestra, pari a 12 mesi per i dipendenti e a 18 mesi per gli autonomi, perché è stata abolita dalla Legge di bilancio 2017.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno.

Per saperne di più: Pensione addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni.

Pensione anticipata quota 100

Oltre alle tipologie di pensione anticipata e di anzianità elencate, dal 2019 è presente un nuovo trattamento anticipato introdotto dal decreto pensioni: si tratta della cosiddetta pensione quota 100. La pensione anticipata quota 100, che può essere liquidata da aprile 2019, prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e contribuzione posseduta, è pari a 100. In base a quanto indicato nel decreto, però, non tutti coloro la cui quota è pari a 100 possono pensionarsi con questo trattamento, ma può uscire dal lavoro solo chi possiede un requisito di età minimo pari a 62 anni ed una contribuzione minima pari a 38 anni (di cui 35 al netto dei periodi di disoccupazione e malattia non integrata, per gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria Inps).

La pensione anticipata quota 100 può essere ottenuta col cumulo dei contributi, cioè sommando i versamenti accreditati in casse diverse, ad esclusione delle casse professionali. Per la quota 100, il requisito di età e quello contributivo non saranno assoggettati agli adeguamenti alla speranza di vita.

Alla pensione quota 100, poi, sono applicate le finestre di attesa; per chi percepisce il trattamento, non è permesso lavorare sino all’età pensionabile (67 anni dal 2019); possono essere prodotti solo redditi da lavoro autonomo occasionale in misura inferiore a 5mila euro annui.

I requisiti per la pensione quota 100 possono essere maturati sino al 31 dicembre 2021.

Come si calcola l’importo della pensione quota 100?

Per arginare il grande numero di potenziali pensionati con la quota 100 e rendere sostenibile questa nuova possibilità, era stato ipotizzato sia il ricalcolo contributivo delle annualità di pensione dal 1996 in poi (in pratica, il calcolo misto anche per chi avrebbe diritto al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011), sia il ricalcolo contributivo integrale. Erano state ipotizzate anche penalizzazioni percentuali, per ogni anno mancante all’età pensionabile.

In base a quanto disposto nel decreto, invece, la quota 100 è calcolata come qualsiasi altro trattamento pensionistico, senza penalizzazioni e senza il ricalcolo misto o il ricalcolo integralmente contributivo.

Il calcolo della pensione è dunque:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Per saperne di più: Quota 100 senza penalità

Per capire meglio le differenze di calcolo della pensione: Come si calcola la pensione.

Pensione anticipata quota 41

Una nuova proposta proposta prevede la possibilità di ottenere la pensione con 41 di contributi per tutti, senza limiti di età: si tratta della cosiddetta pensione anticipata quota 41.

Ad oggi, la possibilità di ottenere la pensione con 41 anni di contribuzione esiste già, ma, come abbiamo osservato, è riservata ai lavoratori precoci appartenenti a categorie svantaggiate.

Con la nuova pensione anticipata quota 41, si punta ad estendere il trattamento a tutti i lavoratori, anche non precoci e non appartenenti alle categorie svantaggiate. La misura potrebbe essere attuata nel 2022, ma non è menzionata nel decreto pensioni.

Proroga opzione Donna

Uno degli interventi attuati dal decreto di riforma pensioni consiste nella  proroga dell’opzione donna, una speciale pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

In base alle disposizioni del decreto, per potersi pensionare con opzione donna devono essere rispettati precisi requisiti di età:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario essere nate entro il 31 dicembre 1960, e possedere 35 anni di contributi al 31 dicembre 2018; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario essere nate entro il 31 dicembre 1959, e possedere 35 anni di contributi al 31 dicembre 2018; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 58 anni e le autonome che hanno compiuto 59 anni entro il 31 dicembre 2018, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

Nona salvaguardia

Un altro modo di anticipare la pensione, volto a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero, potrebbe essere costituito dalla proroga degli interventi di salvaguardia.

In particolare, come richiesto dal comitato degli Esodati, in futuro potrebbe essere attuata una nona salvaguardia per consentire di ottenere la pensione, sia di anzianità che di vecchiaia, con le regole precedenti all’entrata in vigore della Legge Fornero: di anno in anno, a partire dal 2012, data di entrata in vigore della Riforma Fornero, si sono difatti succeduti otto decreti di salvaguardia per “salvare” particolari categorie di lavoratori esodati.

La nona salvaguarda dovrebbe tutelare, nello specifico, le stesse categorie beneficiarie dell’ultima salvaguardia, ossia:

La misura non compare nel decreto pensioni, né in norme successive.

Pensione anticipata 5 anni prima: contratto di espansione

Grazie al nuovo contratto di espansione, previsto dal decreto Crescita, i lavoratori delle grandi aziende possono pensionarsi 5 anni prima di maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.

In sostanza, per ottenere il prepensionamento è sufficiente avere:

  • un’età minima di 62 anni e 20 anni di contributi;
  • in alternativa, almeno 37 anni e 10 mesi di contributi, se uomini, o 36 anni e 10 mesi di contribuzione, se donne.

Per approfondire: Pensione con 5 anni di anticipo.

note

[1] DL 4/2019.


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