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Pensioni: come andare in pensione prima con 20 anni di contributi

6 settembre 2018 | Autore:


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Pensione di vecchiaia anticipata, pensione anticipata ordinaria, Ape volontario: come uscire dal lavoro con 20 anni di versamenti.

Vorresti andare in pensione, ma possiedi soltanto 20 anni di contributi, o poco più, e sei ancora lontano dall’età pensionabile per la vecchiaia? Devi sapere che la pensione di vecchiaia non è l’unico trattamento che può essere raggiunto con 20 anni di contributi, ma esistono altri tipi di pensione che si possono ottenere con gli stessi anni di versamenti, ma un’età inferiore: si tratta della pensione anticipata contributiva, della pensione di vecchiaia anticipata e dell’anticipo pensionistico, o Ape. Purtroppo, non tutti possono accedere a queste tipologie di pensione anticipata: la pensione anticipata contributiva, ad esempio, che si può ottenere a 63 anni e 7 mesi, è accessibile soltanto per chi ha diritto al calcolo contributivo della pensione, oppure attraverso il computo nella gestione separata; la pensione di vecchiaia anticipata è riservata a chi ha un’invalidità pensionabile dell’80%. L’Ape volontario ha una platea di destinatari più ampia, ma è scarsamente conveniente, ed inaccessibile, comunque, ai cattivi pagatori ed a chi ha un trattamento basso. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulle pensioni: come andare in pensione prima con 20 anni di contributi, quali trattamenti consentono l’uscita anticipata dal lavoro con un ventennio di versamenti, oltre alla pensione di vecchiaia.

Pensione di vecchiaia anticipata con 20 anni di contributi

Per i lavoratori dipendenti del settore privato, in possesso d’invalidità pensionabile almeno pari all’80%, è possibile ottenere la pensione di vecchiaia, con 20 anni di contributi:

  • a 55 anni e 7 mesi di età, più l’attesa di 12 mesi di finestra, se donne;
  • a 60 anni e 7 mesi di età, più 12 mesi di finestra, se uomini.

Il requisito di età sarà pari, nel 2019, rispettivamente a 56 anni e 61 anni.

Per i non vedenti, i requisiti di età sono pari, rispettivamente, a 55 anni e 7 mesi per gli uomini e 50 anni e 7 mesi per le donne, e diventeranno pari, rispettivamente, a 56 e 51 anni dal 2019. Si deve attendere anche in questi casi una finestra di 12 mesi.

Ricordiamo che, per chi rientra in una delle tre deroghe Amato, è possibile ottenere sia la pensione di vecchiaia, che la pensione di vecchiaia anticipata, con soli 15 anni di versamenti. Per approfondire: Pensione con 15 anni di contributi.

Pensione anticipata con 20 anni di contributi

Con 20 anni di contribuzione è anche possibile ottenere la pensione anticipata a 63 anni e 7 mesi di età, per chi non ha contributi versati prima del 1996: in questo caso, però, il trattamento deve risultare almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè almeno pari a 1.268,40 euro (valore per l’anno 2018). Dal 2019 il requisito di età per la pensione anticipata contributiva cambia e sale a 64 anni.

Anche chi possiede contributi versati alla data del 31 dicembre 1995 può ottenere questo tipo di pensione anticipata, ma solo se sceglie il computo nella gestione Separata Inps, cioè se sceglie di far confluire tutti i suoi contributi (esclusi quelli versati nelle casse professionali) presso la gestione Separata, sottoponendo così tutti i contributi al calcolo contributivo (generalmente penalizzante). Per capire come mai il calcolo contributivo di solito è sfavorevole: Guida al calcolo della pensione.

Come ottenere la pensione anticipata con 20 anni di contributi per chi ha versamenti al 1995?

Come appena detto, è possibile ottenere la pensione anticipata contributiva, con 20 anni di versamenti, anche per chi possiede contributi accreditati prima del 1996, se, però, richiede il loro computo nella gestione separata.

Nello specifico, per accedere al computo è necessario, oltre all’iscrizione alla gestione Separata con l’accredito di almeno 1 mese di contribuzione, possedere i seguenti requisiti, che sono gli stessi dell’opzione contributiva:

  • avere almeno 15 anni di contributi complessivamente accreditati;
  • possedere meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • possedere almeno 5 anni di contributi dal 1° gennaio 1996 in poi.

In buona sostanza, sono esclusi dal computo sia i lavoratori la cui pensione è calcolata col sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011, cioè coloro che possiedono oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, sia coloro il cui calcolo della pensione è già interamente contributivo, in quanto non possiedono nemmeno un contributo precedente al 1996 (questi ultimi possono comunque ottenere la pensione anticipata a 63 anni, come appena osservato).

È piuttosto problematica, poi, la situazione dei lavoratori che hanno perfezionato i requisiti per l’esercizio della facoltà di computo entro il 31 dicembre 2011: questi, in base a una precedente interpretazione della normativa da parte dell’Inps, potrebbero domandare il computo solo nel caso in cui abbiano maturato anche i requisiti per la pensione nel sistema contributivo entro il 31 dicembre 2011, secondo la disciplina precedente alla legge Fornero.

In pratica, questi lavoratori dovrebbero aver perfezionato almeno 65 anni di età (60 se donne) unitamente a 5 anni di contribuzione effettiva, oppure 40 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica, oppure ancora la quota 96. Sul punto, però, l’Inps si è pronunciata con un’ulteriore circolare, che sembrerebbe accordare la facoltà di computo anche a chi ne ha maturato i requisiti prima del 31 dicembre 2011 (per approfondire: Requisiti per il computo nella gestione Separata).

Ci si augura comunque un chiarimento definitivo della questione da parte dell’Inps.

Anticipo pensionistico volontario con 20 anni di contributi

Sono sufficienti 20 anni di contributi anche per accedere all’anticipo pensionistico volontario, o Ape volontario: si tratta di una prestazione, da non confondere con la pensione anticipata, che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dal momento in cui domanda il trattamento) sino all’età in cui può ottenere la pensione di vecchiaia.

In pratica, con l’Ape il lavoratore può ricevere un assegno, a partire dai 63 anni di età, se possiede almeno 20 anni di contributi, sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia, con un anticipo massimo possibile pari a 3 anni e 7 mesi.

Considerando che l’età per la pensione di vecchiaia, attualmente, è pari a 66 anni e 7 mesi, l’anticipo può essere richiesto con un minimo di 63 anni di età; per coloro che matureranno i requisiti per la pensione di vecchiaia dal 2019, però, il requisito slitta a 63 anni e 5 mesi di età, dato che dal 2019 l’età pensionabile sarà elevata a 67 anni. In caso di futuri adeguamenti alla speranza di vita nel 2021, il decreto sull’Ape volontario prevede la concessione dell’Ape supplementare, ossia un allungamento del periodo di percezione dell’anticipo.

L’Ape volontario è ottenuto grazie a un prestito bancario, che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione: la restituzione del finanziamento comporta delle penalizzazioni non indifferenti.

L’Ape volontario è esentasse, e l’importo massimo dell’assegno non può superare, rispettivamente:

  • il 75% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 36 mesi;
  • l’80% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 24 e pari o inferiore a 36 mesi;
  • l’85% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è compresa tra 12 e 24 mesi;
  • il 90% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è inferiore a 12 mesi.

L’anticipo minimo da richiedere deve essere comunque pari a 6 mesi e la futura pensione, al netto della ritenuta Ape, non deve essere inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo (circa 710 euro); inoltre il rateo dell’anticipo sulla pensione, da solo o assieme ad altri debiti pregressi, non può superare il 30% della prestazione stessa.

L’Ape è precluso per chi versa in particolari situazioni di difficoltà economica (si veda: Niente Ape per chi ha debiti) e per chi, soggetto al calcolo interamente contributivo della pensione, ha diritto a una futura pensione inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè a circa 680 euro.

Pensione di vecchiaia in totalizzazione con 20 anni di contributi

La pensione in regime di totalizzazione consente di ottenere un trattamento unico sommando gli anni di contributi accreditati presso casse diverse, col ricalcolo contributivo (salvo il raggiungimento del diritto ad autonoma pensione presso una delle gestioni previdenziali privatizzate). Con 20 anni di contributi, è possibile ottenere la pensione di vecchiaia in totalizzazione, che richiede, però, un’età minima di 65 anni e 7 mesi. In realtà, il trattamento non consente nessun anticipo rispetto all’età pensionabile prevista per la pensione di vecchiaia ordinaria, ma determina invece un ritardo, in quanto, una volta compiuti i 65 anni e 7 mesi di età (66 anni dal 2019), si deve attendere che trascorra una finestra di 18 mesi.

Il vantaggio, relativamente alla totalizzazione, è che i 20 anni di contribuzione possono anche non essere accreditati in una sola cassa. La convenienza di questo strumento, tuttavia, è stata notevolmente limitata dall’entrata in vigore del cumulo dei contributi: grazie al cumulo, difatti, si può ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria (a 66 anni e 7 mesi di età, lo ricordiamo; a 67 anni dal 2019), con 20 anni di contributi, senza oneri e senza ricalcolo contributivo (salvo le eccezioni previste dalle casse dei liberi professionisti)

Si può andare in pensione con meno di 20 anni di contributi?

Ci sono diversi casi in cui è possibile pensionarsi con meno di 20 anni di contributi. In particolare, ci si può pensionare:

Per approfondire: Pensione con pochi anni di contributi.

Per quanto riguarda le deroghe Amato, però, la pensione con 15 anni di contributi richiede l’età ordinaria per la pensione di vecchiaia, salvo il caso in cui non si abbia diritto alla pensione di vecchiaia anticipata per invalidità, o non si rientri in una salvaguardia.

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia contributiva, con meno di 20 anni di contributi, questa richiede, oltre all’assenza di versamenti al 1996 (salvo il caso in cui l’interessato possa optare per il computo nella gestione Separata), un’età pensionabile più alta rispetto a quella richiesta per il trattamento di vecchiaia ordinario (70 anni e 7 mesi di età, 71 dal 2019).

Non ci sono limiti di età per l’assegno d’invalidità e la pensione d’inabilità, ma bisogna possedere determinati requisiti sanitari.

Alcune casse professionali e fondi di previdenza complementari o integrativi prevedono infine, in determinati casi, la possibilità di raggiungere la pensione con meno di 20 anni di contributi: ad esempio, la pensione di vecchiaia contributiva degli avvocati può essere raggiunta con un minimo di 5 anni di versamenti.

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1 Commento

  1. Ho versato 30 anni di contributi all’ Inps, e 5 anni al Fondo clero che non vogliono riconoscermi. A dicembre compio 60 anni voglio andare i. Pensione come fare. Ho bisogno, ho problemi in famiglia di invalidita mia sorella.

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