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Gestione separata e requisiti per la pensione anticipata

28 settembre 2018


Gestione separata e requisiti per la pensione anticipata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 settembre 2018



Ho 62 anni e circa 37 anni di storia contributiva da dipendente di azienda privata, di cui tre figurativi. Vorrei andare in pensione anticipata a 64 anni mediante l’iscrizione alla Gestione Separata ed il cumulo in tale gestione di tutti i contributi con il calcolo contributivo. Quali sarebbero le aliquote applicate per i periodi di lavoro dipendente, prima e dopo il 1995?

In via preliminare pare opportuno riepilogare brevemente le condizioni ed i requisiti da possedere per poter richiedere all’INPS la possibilità di avvalersi dell’opzione di cumulo nella Gestione separata INPS, disciplinato dall’art. 2, co. 32 della L. 8 agosto 1995, n. 335 e adottato per mezzo del Decreto 2 maggio 1996, n. 282. 

Chi decide di avvalersi di tale opzione può far confluire presso la Gestione separata INPS i contributi da lavoro dipendente ed autonomo accreditati in altre casse previdenziali, ad esclusione delle casse professionali private, assoggettando dunque tutta la contribuzione posseduta presso le gestioni Inps al calcolo interamente contributivo. 

Come giustamente il lettore ha fatto notare, grazie al computo presso la Gestione separata INPS è possibile raggiungere diversi trattamenti previdenziali, tra cui la pensione anticipata che può essere maturata: 

– a 63 anni e 7 mesi di età (64 anni dal 2019), stante il possesso di almeno 20 anni di contributi (esclusi i contributi figurativi). 

A tal fine, il lettore dovrà rispettare determinati requisiti imprescindibili per collocarsi in pensione: 

1. innanzitutto, la pensione anticipata a 63 anni e 7 mesi è opzionabile soltanto se ne deriva una pensione mensile almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, che corrisponde esattamente a 1.268,40 euro; 

2. deve risultareiscritto alla Gestione separata INPS e aver versato almeno un mese presso tale gestione; 

3. deve aver maturato meno di 18 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995. Al fine, sono considerati tutti i contributi, compresi quelli volontari e figurativi; 

4. deve avere almeno 15 anni di contributi, di cui almeno 5 anni successivi al 31 dicembre 1995. 

Se soddisfa i suddetti requisiti il lettore potrà accedere al cumulo nella Gestione separata INPS, che calcolerà la sua pensione con il sistema contributivo. Tale sistema si basa sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa, rivalutati e trasformati in rendita da un coefficiente che aumenta all’aumentare dell’età pensionabile. 

In particolare, il calcolo contributivo si divide in due quote: 

– la quota A, sino al 31 dicembre 1995; 

– la quota B, dal 1° gennaio 1996 in poi.

Per ricavare l’assegno di pensione corrispondente alla Quota B, bisogna innanzitutto: 

– accantonare, per ogni anno, il 33% della retribuzione lorda corrisposta dal 1996 (il 33% è l’aliquota valida per la generalità dei lavoratori dipendenti), oppure l’aliquota contributiva prevista dall’INPS per le altre categorie di lavoratori; 

– rivalutare i contributi accantonati ogni anno, in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale, ovvero all’incremento del Pil nominale, che comprende anche il tasso di inflazione che si registra anno per anno; 

– sommare i contributi rivalutati, ottenendo così il montante contributivo; 

– moltiplicare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, una cifra espressa in percentuale che varia in base all’età, ottenendo così la quota B di pensione. 

Per determinare la Quota A della pensione, in caso di opzione per il sistema contributivo, il procedimento è più complicato. In sostanza: 

– si prendono le 10 retribuzioni annue precedenti il 1996 (o le retribuzioni 1993-1995 per i dipendenti pubblici); 

– si applica l’aliquota contributiva pensionistica riferita all’epoca del versamento (quella del 1995, ad esempio, era pari al 27,12% per la generalità dei dipendenti); 

– si rivalutano i contributi così ottenuti, sulla base della media quinquennale del Pil nominale; 

– si ricava una media annua di contribuzione (capitalizzata) dividendo il totale della somma complessivamente accantonata per 10 (o per 3, per i dipendenti pubblici); 

– si moltiplica il risultato ottenuto per il numero complessivo degli anni di anzianità, valutati però ponderandoli con il rapporto tra l’aliquota contributiva vigente in ciascun anno e la media delle aliquote contributive vigenti nei 10 (o 3) anni precedenti quello in cui viene esercitata l’opzione; 

– si ottiene, così, il montante contributivo della quota A, che deve essere moltiplicato per il coefficiente di trasformazione per trasformarsi in quota A di pensione. 

In conclusione, per un analisi più approfondita sull’ammontare dei contributi versati a favore del lettore, dal quale è possibile calcolare l’importo pensionistico, si consiglia allo stesso di accedere sul suo fascicolo previdenziale online sul sito dell’INPS e scaricarsi l’estratto conto contributivo. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio

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