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Naspi: come funziona in caso di licenziamento o di dimissioni

29 Settembre 2018


Naspi: come funziona in caso di licenziamento o di dimissioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Settembre 2018



Sto per essere assunto in una nuova azienda come operaio idraulico con contratto a tempo indeterminato sin dall’inizio con una clausola di 31 giorni lavorativi di prova quindi 6 settimane e un giorno. Alla scadenza dei 31 giorni lavorativi di prova se venissi licenziato per mancato superamento del periodo di prova rientrerei nella NASPI e quindi con i requisiti per percepire l’indennità di disoccupazione? 

Il dipendente licenziato durante la prova, o alla scadenza della stessa, ha diritto all’indennità di disoccupazione purché abbia raggiunto 30 giornate lavorate nell’anno e 13 settimane di contributi nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

Questo perché i giorni di lavoro durante il periodo di prova sono a tutti gli effetti considerati come attività lavorativa e, quindi, utili al computo numerico per il raggiungimento dell’indennità di disoccupazione.

Stesso diritto spetta al dipendente che ha rassegnato le dimissioni volontarie durante la prova o alla scadenza delle stesse, se queste sono motivate da una giusta causa.

Secondo la Circolare n. 97/2003 dell’INPS, conformatasi all’orientamento espresso dalla Corte Costituzionale nella sentenza 269/2002, per giusta causa deve intendersi l’ipotesi di dimissioni non riconducibili alla libera scelta del lavoratore, ma indotte da comportamenti altrui, idonei ad integrare la condizione di improseguibilità del rapporto di lavoro.

Invece, nel caso in cui il lavoratore abbia interrotto la prova per ragioni personali non ha diritto alla Naspi, poiché lo stato di disoccupazione deve essere involontario.

Il ragionamento è facile da intuire: il lavoratore potrebbe, infatti, cercare lavoro e licenziarsi di proposito al raggiungimento numerico dell’indennità per poter usufruire delle somme destinate dallo stato agli indigenti, senza dover andare a lavorare.

Tanto premesso, se il lettore con il periodo di prova espletato avrà accumulato le trenta giornate lavorative nei dodici mesi precedenti e le 13 settimane di contributi nel quadriennio precedente, così come disposto dalla normativa di settore, allora nessuno gli potrà disconoscere il diritto alla NASPI.

Diversamente, il lettore non potrà subito usufruire di quelle somme, ma quel periodo di prova gli servirà, insieme con le altre attività lavorative che andrà ad espletare, a raggiungere il periodo minimo per il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione.

Si consiglia, ad ogni modo, di iniziare tranquillamente il periodo di prova e di evitare, in caso di conflitto con il proprio datore di lavoro, decisioni affrettate quali le dimissioni.

In questo caso, infatti, per ottenere il computo dell’indennità, sarebbe costretto ad adire il Giudice del lavoro per dimostrare che quelle dimissioni sono state necessitate dalla giusta causa sopra richiamata, con notevole aggravio di tempi e spese giudiziali.

In ipotesi del genere, sarebbe più opportuno farsi licenziare dal datore di lavoro, così da fare salvo quanto di buono costruito fino a quel momento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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