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Lavorare nella pubblica amministrazione senza concorso: si può?

29 settembre 2018


Lavorare nella pubblica amministrazione senza concorso: si può?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 settembre 2018



Il laureato in giurisprudenza cosa può fare nella pubblica amministrazione senza il superamento di un concorso pubblico? In tanti sono entrati negli uffici comunali come impiegati negli anni scorsi senza concorso e poi sono stati stabilizzati. A prescindere dalla stabilizzazione(ad esempio il bidello), tanti lavorano con contratti a termine nel pubblico senza concorso, precari ma almeno lavorano a tutti i livelli, scuola pubblica per supplenze, partecipate, uffici comunali, ministeriali,etc. Sono tutti irregolari?

La Costituzione dice che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge (art. 97, co. 3). Questa norma costituisce la regola generale su cui si basa l’instaurazione di un rapporto di impiego con la pubblica amministrazione. Esistono però eccezioni, cioè casi in cui il rapporto di impiego non è subordinato a un concorso. 

Lo stesso art. 35 del d. lgs. n. 165/2001 (Testo unico sul pubblico impiego) dice che: «L’assunzione nelle amministrazioni pubbliche avviene con contratto individuale di lavoro: 

a) tramite procedure selettive, conformi ai principi del comma 3, volte all’accertamento della professionalità richiesta, che garantiscano in misura adeguata l’accesso dall’esterno; 

b) mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento ai sensi della legislazione vigente per le qualifiche e profili per i quali è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo, facendo salvi gli eventuali ulteriori requisiti per specifiche professionalità. 

Le assunzioni obbligatorie da parte delle amministrazioni pubbliche, aziende ed enti pubblici dei soggetti di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, avvengono per chiamata numerica degli iscritti nelle liste di collocamento ai sensi della vigente normativa, previa verifica della compatibilità della invalidità con le mansioni da svolgere. Per il coniuge superstite e per i figli del personale delle Forze armate, delle Forze dell’ordine, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e del personale della Polizia municipale deceduto nell’espletamento del servizio, nonché delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata di cui alla legge 13 agosto 1980, n. 466, e successive modificazioni ed integrazioni, tali assunzioni avvengono per chiamata diretta nominativa». 

Nello specifico, l’art. 16 della legge n. 56/1987 stabilisce che le Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e gli enti pubblici non economici a carattere nazionale, per i posti da ricoprire nei ruoli periferici e per relative sedi periferiche, le province, i comuni e le unità sanitarie locali effettuano le assunzioni dei lavoratori, da adibire a mansioni per le quali non sia previsto titolo professionale e da inquadrare nei livelli per i quali è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo, sulla base di selezioni effettuate tra gli iscritti nelle liste di collocamento ed in quelle di mobilità, a condizione che essi abbiano i requisiti richiesti. Essi sono avviati numericamente alla selezione secondo l’ordine di graduatoria risultante dalle liste delle circoscrizioni territorialmente competenti. 

In pratica, la pubblica amministrazione interessata può procedere al reclutamento del personale da avviare a selezione sia autonomamente, diffondendo l’informazione attraverso un avviso pubblico affisso nel proprio albo per almeno cinque giorni lavorativi, dandone contestualmente comunicazione al Centro per l’impiego competente e utilizzando anche i mezzi di informazione, sia tramite il Centro per l’impiego di appartenenza, presentando una specifica richiesta di avviamento a selezione. 

Le persone interessate a partecipare alle selezioni tramite il Centro per l’impiego devono iscriversi presso le apposite liste (dette comunemente “liste dell’art. 16” con riferimento alla norma sopracitata) presso il centro per l’Impiego di riferimento. I requisiti per potersi iscrivere sono i seguenti:

– avere assolto l’obbligo scolastico; 

– essere maggiorenni; 

– possedere i requisiti per accedere al pubblico impiego – essere iscritti al Centro per l’impiego di competenza. 

Esistono poi le ipotesi di chiamata numerica per le assunzioni obbligatorie delle persone indicate dalla legge n. 68/1999 (persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e portatori di handicap intellettivo): in questa circostanza, le amministrazioni e gli enti pubblici procedono per chiamata numerica degli iscritti nelle liste di collocamento, previa verifica della compatibilità dell’invalidità con le mansioni da svolgere. 

Ancora, ci sono casi di chiamata diretta nominativa, che riguarda l’assunzione di coniuge e figli del personale di forze armate, forze dell’ordine, corpo nazionale dei vigili del fuoco e personale della polizia locale deceduto nell’espletamento del servizio, nonché delle vittime di terrorismo e criminalità organizzata. 

A tutto ciò va aggiunta un’altra considerazione: la possibilità, per le pp.aa., di far ricorso a personale esterno (esternalizzazione) nei limiti e alle condizioni in cui la legge lo preveda, od anche quando non sia possibile provvedere altrimenti ad esigenze eccezionali ed impreviste, di natura transitoria. In realtà, tutte le forme di esternalizzazione dell’attività pubblica quali le consulenze individuali, le forme di collaborazione esterna, i contratti di prestazione d’opera intellettuale, i contratti a tempo determinato, hanno la comune e generale funzione di acquisire professionalità qualitativamente e quantitativamente assenti nella pubblica amministrazione. 

In questo senso, la disposizione fondamentale è da rintracciare ancora nel t.u.p.i., ove all’art. 7, sesto comma, si dice che: « Fermo restando quanto previsto dal comma 5-bis, per specifiche esigenze, cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire esclusivamente incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, [di natura occasionale o coordinata e continuativa,] ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza dei seguenti presupposti di legittimità: 

a) l’oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall’ordinamento all’amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell’amministrazione conferente; 

b) l’amministrazione deve avere preliminarmente accertato l’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno; 

c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata; non è ammesso il rinnovo; l’eventuale proroga dell’incarico originario è consentita, in via eccezionale, al solo fine di completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore, ferma restando la misura del compenso pattuito in sede di affidamento dell’incarico (4); 

d) devono essere preventivamente determinati durata, [luogo,] oggetto e compenso della collaborazione. 

Si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti di collaborazione [di natura occasionale o coordinata e continuativa] per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi o con soggetti che operino nel campo dell’arte, dello spettacolo, dei mestieri artigianali o dell’attività informatica nonché a supporto dell’attività didattica e di ricerca, per i servizi di orientamento, compreso il collocamento, e di certificazione dei contratti di lavoro di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, purché senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica , ferma restando la necessità di accertare la ma-turata esperienza nel settore. 

Il ricorso ai contratti di cui al presente comma per lo svolgimento di funzioni ordinarie o l’utilizzo dei soggetti incaricati ai sensi del medesimo comma come lavoratori subordinati è causa di responsabilità amministrativa per il dirigente che ha stipulato i contratti… in caso di violazione delle disposizioni di cui al presente comma, fermo restando il divieto di costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, si applica quanto previsto dal citato articolo 36, comma 5-quater. 

Le amministrazioni pubbliche disciplinano e rendono pubbliche, secondo i propri ordinamenti, procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione». 

L’art. 5-bis, sopra richiamato, così recita: «È fatto divieto alle amministrazioni pubbliche di stipulare con-tratti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. I contratti posti in essere in violazione del presente comma sono nulli e determinano responsabilità erariale …». 

In breve. la facoltà di ricorrere a collaborazioni esterne non può considerarsi una prerogativa arbitraria di chi amministra ma va collocata nell’ambito del contesto normativo predisposto dal legislatore, il quale la consente solo in situazioni assolutamente residuali e per un tempo assolutamente limitato. 

Come si evince dalle norme sopra riportate, è possibile lavorare alle dipendenze della p.a. anche senza concorso. Per quanto riguarda i laureati in giurisprudenza, essi potranno essere chiamati solamente nei casi sopra visti, e cioè al ricorrere di specifiche esigenze della p.a., oppure beneficiando della normativa per i disabili. Gli incarichi non possono essere definiti a priori, nel senso che, in questa sede, non è dato sapere quali ruoli un laureato in giurisprudenza potrà ricoprire: dipende di volta in volta dalle esigenze cui la p.a. dovrà far fronte. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva

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