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Sono in malattia: posso uscire la domenica?

12 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 settembre 2018



Il lavoratore assente per malattia può lasciare la propria abitazione la domenica o durante un giorno festivo per un breve lasso di tempo?

Sei da alcuni giorni in malattia, e sei stanco di restare chiuso in casa per ore ad attendere la visita fiscale dell’Inps. Oggi è domenica, una giornata in cui non lavora quasi nessuno, pensi, quindi, anche se sono in malattia, posso uscire la domenica perché il medico fiscale sicuramente non presta servizio. Sfortunatamente, invece, il medico dell’Inps può passare 7 giorni su 7, domeniche e festivi compresi. E non è tutto: in base alle recenti regole entrate in vigore con la riforma della visita fiscale [1], i controlli domiciliari dell’Inps possono avvenire due o più volte nell’arco della stessa malattia, e addirittura della stessa giornata, se il tuo caso può rientrare, secondo il “cervellone” dell’Inps, tra quelli “sospetti”. Questo, comunque, non comporta che tu debba restare chiuso in casa 24 ore su 24: il lavoratore dipendente assente per malattia, difatti, può uscire la domenica, come nelle altre giornate, al di fuori delle fasce di reperibilità per la visita fiscale. Se sei un dipendente pubblico, dunque, puoi uscire la mattina presto, se rientri entro le 9, oppure nella pausa pranzo, dalle 13 alle 15 o, ancora, dopo le 18. Se sei un dipendente privato, puoi uscire la mattina presto se rientri entro le 10, il pomeriggio dalle 12 alle 17, oppure dopo le 19: non sei, dunque, “condannato all’immobilità”. Devi anche sapere che, in determinate ipotesi, si è esonerati dalla visita fiscale. In altri casi ancora, è possibile giustificare la propria assenza. Facciamo allora il punto della situazione sulla visita fiscale: quali sono le fasce di reperibilità, quando si è esonerati, quando l’assenza è giustificata.

In quali orari ci si deve rendere reperibili per la visita fiscale?

Il medico dell’Inps può passare a controllare il lavoratore in malattia (il cui medico deve aver inoltrato l’apposito certificato telematico all’istituto) 7 giorni su 7, comprese domeniche e festivi, nelle seguenti fasce orarie, dette fasce di reperibilità:

  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i lavoratori del settore privato;
  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti pubblici.

La visita fiscale domiciliare dell’Inps deve avvenire presso l’indirizzo abituale o il domicilio occasionale indicato nel certificato telematico inviato dal medico curante all’istituto.

Che cosa succede se il medico fiscale passa al di fuori delle fasce di reperibilità?

Se il medico dell’Inps passa al di fuori delle fasce di reperibilità, il lavoratore non può subire alcuna sanzione per l’assenza alla visita fiscale. In buona sostanza, al di fuori delle fasce di reperibilità, il lavoratore è libero di uscire. Questo non toglie che il lavoratore potrebbe subire delle sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro, non per l’assenza alla visita fiscale, ma soltanto nel caso in cui sia appurato che svolge delle attività incompatibili con lo stato di malattia, o che potrebbero ritardare o compromettere la guarigione.

Chi è esonerato dalla visita fiscale?

L’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità per la visita fiscale è escluso per i lavoratori assenti a causa di:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione sanitaria;
  • patologie collegate all’invalidità riconosciuta, che ha determinato una riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al 67%.

Deve essere il medico curante a segnalare l’esonero nel certificato medico telematico. L’Inps, in questi casi, può comunque effettuare controlli sui certificati, e il datore di lavoro può segnalare possibili eventi che richiedono particolari verifiche: a seguito della segnalazione, l’Inps potrebbe anche decidere di effettuare dei controlli sanitari.

Che cosa succede se il dipendente esce durante le fasce di reperibilità?

Se il medico dell’Inps non trova il dipendente nel suo domicilio:

  • rilascia, possibilmente a una persona presente nell’abitazione del lavoratore, un avviso con l’invito per il lavoratore a presentarsi il giorno successivo (non festivo) alla visita di controllo ambulatoriale, salvo che l’interessato non riprenda l’attività lavorativa;
  • comunica l’assenza del lavoratore all’Inps che, a sua volta, avvisa il datore di lavoro;
  • se il lavoratore non si reca alla visita ambulatoriale, l’Inps ne dà comunicazione al datore di lavoro ed invita il lavoratore a fornire le proprie giustificazioni entro 10 giorni.

In quali casi l’assenza alla visita fiscale è giustificata?

Al di fuori dei casi di esonero, l’assenza alla visita fiscale si considera giustificata se:

  • il lavoratore è ricoverato in ospedale;
  • il periodo è già accertato da una precedente visita di controllo (questa “giustificazione” dovrebbe valere, però, soltanto nei confronti dei lavoratori del settore privato, mentre per i dipendenti pubblici gli accertamenti sanitari possono avvenire più volte);
  • l’assenza è dovuta a un giustificato motivo, ossia è stata causata da:
    • forza maggiore;
    • situazioni che abbiano reso imprescindibile ed indifferibile la presenza del lavoratore altrove;
    • concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici se si dimostra che le stesse non potevano essere effettuate in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità;
    • ogni serio e fondato motivo che rende plausibile l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio (seria e valida ragione, socialmente apprezzabile) [2].

Assenza alla visita fiscale giustificata: esempi

L’assenza alla visita fiscale può essere giustificata, ad esempio, nei seguenti casi, trattati dalla giurisprudenza:

  • ritiro presso gli Uffici sanitari di radiografie collegate alla malattia in atto;
  • effettuazione di un’iniezione, se il trattamento terapeutico è urgente;
  • visita presso l’ambulatorio del medico, in caso di impossibilità di conciliare l’orario di ricevimento con le fasce di reperibilità;
  • visita presso l’ambulatorio del medico finalizzata a far constatare l’eventuale guarigione della malattia, per riprendere il lavoro;
  • visita presso un medico specialista, in caso di cure dentistiche urgenti;
  • effettuazione di un ciclo di cure presso un istituto convenzionato;
  • urgenza di recarsi in farmacia;
  • effettuazione di attività di volontariato non realizzabile in tempi diversi da quelli delle fasce orarie;
  • visita a un familiare stretto ricoverato in ospedale, quando l’orario di visita ai degenti coincide con le fasce di reperibilità;
  • necessaria assistenza prestata dal lavoratore in ospedale al familiare stretto in gravi condizioni.

Che differenza c’è tra esonero e giustificazione dell’assenza alla visita fiscale?

È molto importante non confondere le due ipotesi di esonero, tassative, con le ipotesi in cui l’assenza alla visita fiscale può essere giustificata: in quest’ultimo caso, difatti, il medico dell’Inps passa comunque e le sanzioni disciplinari non sono escluse a priori, ma deve essere il dipendente a far valere le proprie ragioni.

Che cosa deve fare il dipendente che vuole uscire durante le fasce di reperibilità?

Il contratto collettivo può prevedere l’obbligo, per il lavoratore in malattia, di comunicare al datore di lavoro l’allontanamento dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità (con diverse modalità, come sms, telefono, mail, fax…): se il dipendente risulta assente alla visita fiscale e non ha effettuato la comunicazione, può essere sanzionato disciplinarmente anche se l’assenza è dovuta ad un giustificato motivo.

Ad ogni modo, nei casi di assenza giustificata durante le fasce di reperibilità, è consigliabile che il lavoratore invii una tempestiva comunicazione al datore di lavoro, anche nel caso in cui non sia previsto un obbligo in tal senso dal contratto collettivo, o dal regolamento aziendale; il datore di lavoro, a sua volta, tramite gli appositi servizi telematici, comunica l’assenza all’Inps.

Resta fermo il fatto che il lavoratore debba fornire un’idonea documentazione giustificativa, anche se ha comunicato l’assenza.

Che cosa succede se l’assenza alla visita fiscale è ingiustificata?

Se il lavoratore è assente ingiustificato:

  • alla prima visita fiscale: perde qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia;
  • alla seconda visita fiscale: oltre alla precedente sanzione, si riduce del 50% il trattamento economico per il residuo periodo;
  • alla terza visita fiscale: l’erogazione dell’indennità Inps viene interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia: in pratica, si realizza il mancato riconoscimento della malattia ai fini della corresponsione della relativa indennità.

In ogni caso, l’assenza del lavoratore alla visita fiscale configura un’inadempienza, non solo verso l’Inps, ma anche nei confronti del datore di lavoro, interessato ricevere regolarmente la prestazione lavorativa e perciò a controllare l’effettiva sussistenza della causa che impedisce lo svolgimento dell’attività.

Il lavoratore può essere sanzionato, in relazione alla gravità del caso, anche con il licenziamento per giusta causa, a prescindere dalla presenza o meno dello stato di malattia. In ogni caso, le sanzioni disciplinari devono essere proporzionate al comportamento tenuto complessivamente dal lavoratore nel corso dell’intero rapporto di lavoro.

note

[1] D.lgs. 75/2017

[2] Cass. Sent. n. 10661/2016.


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