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Onorario avvocato superiore alle tariffe: che fare?

6 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 ottobre 2018



Senza accordo scritto l’avvocato può applicare la tariffa che vuole

Ti sei rivolto ad un avvocato e ritieni che la parcella che ti ha presentato sia troppo elevata. Ora non sai come comportarti, se puoi chiedergli maggiori dettagli sull’importo degli onorari applicati, oppure se devi segnalare l’accaduto al Consiglio dell’Ordine, o ancora se in futuro potrai farti fare un preventivo della parcella che ti presenterà per l’attività da svolgere, o concordare direttamente con il legale il costo del suo lavoro. Nel 2014 sono state introdotte delle tabelle ministeriali a cui l’avvocato può fare riferimento del calcolo della parcella, ma è previsto un limite massimo o minimo ai suoi onorari? Se l’onorario che ti sottopone l’avvocato è superiore alle tariffe, cosa puoi fare? E’ legittimo un accordo scritto tra cliente e avvocato che preveda onorari superiori a quelli stabiliti dal Ministero? Vedremo in questa breve guida come si applicano le tariffe forensi e come si può prevenire una parcella inaspettatamente alta.

La parcella dell’avvocato

L’avvocato, come ogni professionista, deve essere pagato per il lavoro svolto e ciò sia in caso di esito positivo, che in caso di esito negativo della vertenza che gli si affida.

La parcella viene calcolata tenendo conto della materia (diritto civile, diritto penale, diritto amministrativo), del tipo di attività svolta (stragiudiziale o giudiziale), del Giudice davanti al quale si dovrà agire (Giudice di pace, Tribunale, TAR, Corte d’Appello, Corte dei Conti, Consiglio di Stato, Corte di Cassazione, Corti extra-nazionali), della fase processuale che si dovrà affrontare (fase di studio, introduttiva, istruttoria, decisionale) e del valore della controversia.

Nel calcolo della parcella, oltre ai compensi computati in base alle predette caratteristiche dell’incarico conferito, sono generalmente inserite le spese vive eventualmente sostenute ed anticipate dal professionista (marche da bollo, marche per diritti, spese di notifica, contributo unificato, spese postali, spese di trasferta e così via).

Il compenso cos’ calcolato dal professionista viene infine aumentato dei c.d. “accessori”, ossia il rimborso forfettario per spese generali del 15% (che copre le spese per la gestione dell’incarico nel suo complesso e non specificamente computabili, quali ad esempio il costo del telefono, della segretaria, delle copie di atti e documenti fatte in studio, eccetera), il contributo del 4% per la cassa di previdenza avvocati (c.p.a.) e l’iva del 22%.

Tutti i costi inseriti nell’avviso di nota o parcella (il documento contabile che precede la fattura), è bene siano ben dettagliati per consentire al cliente di comprendere esattamente perché deve pagare una certa somma al professionista.

Nel caso in cui la parcella non presenti in dettaglio i costi di ciascuna attività o spesa addebitata al cliente, quest’ultimo ben potrà chiedere al professionista una specificazione delle spese sostenute e delle singole attività svolte, con presentazione altresì di tutte le pezze giustificative delle spese anticipate di cui chiede il rimborso (ad es. la fotocopia delle marche da bollo acquistate, del biglietto del treno utilizzato per la trasferta e così via).

Le tariffe ministeriali

Ogni avvocato può applicare le tariffe che ritiene proporzionate alla quantità ed alla difficoltà dell’attività svolta, non essendo obbligato ad attenersi ad importi minimi o massimi prefissati.

Esiste tuttavia una tabella ministeriale, in vigore dal 2014, che riporta le tariffe forensi cui i Giudici devono attenersi in sede di liquidazione delle spese di lite, calcolate in base al tipo di attività da svolgersi, la materia, il giudice adito, il valore della causa, la fase processuale.

Questa tabella può essere un valido riferimento anche per gli avvocati, indicando essa degli importi “medi” che, avendo fonte ministeriale, difficilmente sono contestabili dal cliente, essendo stati “a monte” calcolati e ritenuti ragionevoli in sede ministeriale, in base al decoro ed alla dignità della professione ed al tipo di attività generalmente svolta dal professionista.

A queste tabelle fa riferimento anche il Consiglio dell’Ordine quando chiamato a dare un parere di congruità della parcella presentata dall’avvocato al cliente che la contesta e/o non la paga.

Gli importi indicati nella tabella in parola, possono essere aumentati o diminuiti in percentuale, in base alla difficoltà e all’urgenza dell’incarico, oppure a seconda che l’incarico sia conferito da un singolo cliente o da un gruppo di clienti e al loro totale vanno comunque aggiunti, i costi delle spese vive eventualmente sostenute dal professionista, il rimborso forfettario del 15%, il contributo c.p.a. del 4% e l’iva del 22%

L’accordo scritto

Generalmente nel calcolo della parcella, l’avvocato tiene conto delle tabelle ministeriali sopra descritte. Tuttavia, può accadere che il conto richiesto al cliente risulti molto più “salato”.

In questo caso al cliente, sorpreso e contrariato dall’inaspettata richiesta di pagamento, non resta che:

  • chiedere al professionista un maggior dettaglio dell’attività svolta e/o delle spese sostenute e dei relativi costi
  • chiedere al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati un giudizio di congruità sulla parcella ricevuta, per comprendere se essa sia effettivamente rispondente alla qualità e quantità dell’attività esercitata dal professionista.

Si può evitare l’inconveniente di vedersi presentare una parcella dall’importo inaspettatamente alto sottoscrivendo al momento del conferimento dell’incarico all’avvocato un accordo nel quale siano preventivati e dettagliati i coati della sua attività.

In questo modo sarà possibile avere da subito un’idea di cosa costerà il lavoro affidato al professionista.

Nell’accordo è anche possibile inserire la possibilità di rateizzare il compenso preventivato, ad esempio mediante pagamento a conclusione di ciascuna fase processuale, o entro una certa data.

Nell’accordo possono essere preventivate “in linea di massima” le spese vive che dovranno essere sostenute, potrà essere inserito un aumento del compenso pattuito in una determinata misura percentuale in caso di conciliazione della causa, oppure nel caso in cui l’incarico dovesse rivelarsi più complesso del previsto (non sempre infatti è esattamente prevedibile e preventivabile l’attività che l’avvocato dovrà svolgere).

Sottoscritto l’accordo, sia il cliente che l’avvocato saranno tenuti a rispettarne le previsioni, dovendo richiedere e pagare quanto ivi indicato.

Il patto di quota lite

 Sono vietati i patti con i quali si stabilisce che l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa (cosiddetto patto di quota lite).

E’ possibile invece pattuire un compenso parametrato ad una percentuale calcolata sul valore della causa che viene affidata all’avvocato.

Il palmario

Convenuto l’importo della parcella mediante accordo scritto, oppure a seguito della presentazione di questa da parte dell’avvocato, o di pagamento delle spese da parte del tuo avversario (in caso di condanna alle spese di lite, oppure se stabilito in una accordo conciliativo), potrai sempre, se lo ritieni, integrare il pagamento al tuo avvocato, corrispondendogli qualcosa in più, per tua esclusiva libera e volontaria scelta.

Il pagamento spontaneo da parte tua di un importo “extra” rispetto a quello richiesto dal professionista di definisce palmario. Sarai tu, a decidere liberamente se e in che misura aggiungerlo al conto presentato dal professionista.


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