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Avvocato in Spagna: sugli “abogados” il Cnf ricorre alla Corte Ue

5 febbraio 2013


Avvocato in Spagna: sugli “abogados” il Cnf ricorre alla Corte Ue

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 febbraio 2013



In Italia è possibile esercitare la professione di avvocati dopo aver conseguito il titolo in Spagna, Paese ove non è necessario superare il difficoltoso esame di abilitazione previsto invece dalla nostra legge: il Consiglio Nazionale Forense, a tutela della serietà della categoria degli avvocati, ha appena presentato ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per chiedere se questa diffusa pratica possa essere considerata lecita o meno.

Il Consiglio Nazionale Forense ha appena interpellato la Corte dell’Unione europea per sapere se la diffusa pratica di recarsi in Spagna per fare l’esame di Stato da ”abogado”, per poi tornare in Italia e svolgere la professione forense, costituisce un’ipotesi di abuso del diritto.

L’escamotage, ormai a tutti noto, è finalizzato a superare lo scoglio dell’esame di Stato italiano per poter esercitare l’attività di legale all’interno del territorio.

Già nel luglio del 2010 il Cnf aveva presentato un esposto all’Antitrust contro una società di servizi per pubblicità ingannevole. La pubblicità continua ad essere diffusa, sebbene non si riferisca più esplicitamente alla Spagna ma a due possibili alternative consentite dall’Europa:

1) o acquisire il titolo di avvocato in un Paese Ue, per poi iscriversi all’Albo degli avvocati in Italia come avvocato stabilito e dopo tre anni di esercizio della professione, chiederne l’integrazione nell’Albo italiano come avvocato ordinario;

2) oppure fare l’esame in un Paese Ue, per poi chiedere al ministero della Giustizia il riconoscimento immediato del titolo, previo superamento della prova attitudinale.

Sulla questione era intervenuta, circa un anno fa, la Corte di Cassazione (leggi l’articolo “Diventare avvocato in Spagna si può”) che aveva riconosciuto il diritto ad essere iscritti nell’elenco degli avvocati comunitari a quanti avessero conseguito il titolo in un altro Paese dell’UE.

note

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Articolo di Fe.Mi. – Il Sole 24 Ore del 05.02.13 – pag. 17

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