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La successione negli appalti: come funziona

6 Ott 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Ott 2018



Se cessa l’appalto, chi subentra è obbligato ad assumerti

Sei dipendente di un’impresa che ha in appalto il servizio di pulizie o il servizio di ristorazione, o bar/colazioni presso un albergo, un ufficio, un’area di servizio e hai ricevuto una comunicazione di licenziamento per cessazione dell’appalto. Ti trovi spaesato perché non sai che fare: ti chiedi se il licenziamento sia legittimo, se chi subentra nell’appalto possa avere bisogno di te o sia obbligato in qualche modo a tenerti come dipendente. Il settore delle pulizie e multiservizi, proprio perché caratterizzato dalla prevalente gestione delle attività in regime di appalto, è disciplinato da norme che tendono a garantire al dipendente di mantenere il proprio posto di lavoro anche in caso di cambio o cessazione di appalto. Vediamo allora in questa breve guida la successione negli appalti come funziona, quali sono i tuoi diritti e cosa puoi fare nel caso in cui siano violati sia nei confronti dell’impresa che cessa l’appalto, sia nei confronti di chi vi subentra.

L’appalto di servizi

Si ha un appalto quando un soggetto, detto committente o appaltante, affida l’esecuzione di un lavoro o servizio ad un altro soggetto, detto appaltatore, che con i propri dipendenti si impegna a svolgerlo.

Si pensi ad esempio ad un’area di servizio autostradale, nella quale venga affidata ad un’impresa di pulizie il compito di pulire, mediante l’impiego di propri dipendenti, i bagni adiacenti le pompe di benzina, oppure i locali del bar o del ristorante annesso alla stazione di servizio; oppure ad un albergo che affidi ad una ditta esterna la gestione del servizio colazioni o la pulizia ai piani, pattuendo che questa fornisca propri dipendenti con qualifica di camerieri o addetti alle pulizie e ne gestisca il rapporto di lavoro.

In questo caso chi svolge direttamente il servizio di pulizie o ristorazione (appaltatore) gestisce direttamente il rapporto di lavoro con i dipendenti che manda presso la struttura del committente.

Tali dipendenti lavorano per l’appaltatore, presso la sede del committente, con il quale però non hanno alcun rapporto.

Quando un’impresa o un esercizio decide di affidare ad una ditta esterna una parte del lavoro da svolgere indìce una gara di appalto e, al miglior offerente (che dunque vince la gara), concede la gestione del servizio che intende esternalizzare. Tale affidamento ha una durata temporanea, finchè non verrà indetta una nuova gara di appalto.

Se all’esito della nuova gara di appalto chi attualmente gestisce il servizio appaltato vince, proseguirà nello svolgimento del suo incarico, diversamente cesserà di operare presso l’impresa committente e cederà il posto all’impresa vincitrice che ha acquisito l’appalto.

Il licenziamento per cessazione dell’appalto: quando si può impugnare?

In caso di cessazione dell’appalto, cosa succede ai dipendenti che erano addetti al servizio appaltato? Essi potranno essere impiegati dall’impresa presso altri appalti, o in altre posizioni lavorative utili e compatibili con il livello di inquadramento attribuito al momento dell’assunzione, oppure potranno essere licenziati.

Se hai ricevuto una lettera di licenziamento motivata dalla “cessazione dell’appalto” devi subito rivolgerti ad un sindacato o ad un legale perché controllino che effettivamente il licenziamento sia legittimo.

Infatti, in questi casi, prima di licenziarti, il datore di lavoro deve valutare se può ricollocarti in altre posizioni lavorative, ricorrendo al licenziamento solo come soluzione estrema (c.d. obbligo di repêchage).

Il datore, infatti, dovrà valutare se ci sono altri incarichi, compatibili con il tuo livello di inquadramento e con le mansioni che svolgi, che possa affidarti, presso tutte le sedi che ha e gli eventuali appalti in corso. Addirittura, il datore dovrebbe valutare la possibilità di ricollocarti anche a mansioni inferiori, pur di evitare di licenziarti e proporti un’effettiva alternativa lavorativa al licenziamento.

Se così non accade, il licenziamento è illegittimo e può essere da te impugnato per ottenere tutela (reintegrazione e/o risarcimento, a seconda delle norme applicabili al caso concreto).

I termini per impugnare il licenziamento sono di:

  • 60 giorni dalla sua comunicazione, a mezzo pec o raccomandata a.r. da inviare al datore di lavoro (c.d. impugnazione stragiudiziale)
  • 180 giorni decorrenti dalla data dell’impugnazione stragiudiziale per fare ricorso al Giudice del Lavoro.

Se entro i predetti termini non fai nulla, perdi per sempre la possibilità di contestare il licenziamento subìto.

Il dovere di assunzione da parte dell’impresa che subentra nell’appalto

Nei settori in cui l’appalto rappresenta la forma prevalente di gestione del lavoro (in particolare si fa riferimento ai settori delle pulizie e multiservizi), il contratto collettivo di categoria, ossia il contratto che disciplina in linea generale tutti i rapporti di lavoro di quel settore lavorativo, contiene una specifica norma, detta “clausola sociale” o “clausola di salvaguardia” che impone all’azienda che subentra nell’appalto di assumere tutto il personale in forza presso il precedente appaltatore (uscente).

Ciò significa, in pratica, che se cessa l’appalto dell’azienda tua datrice di lavoro e questa ti licenzia per cessazione dell’appalto, la nuova impresa che svolgerà al suo posto il lavoro ha il dovere di assumerti.

Il nuovo appaltatore può liberarsi dal dovere di assumere il personale in forza presso il vecchio appaltatore uscente solo previa consultazione e previo accordo con le Organizzazioni sindacali di categoria.

Il nuovo appaltatore è tenuto ad assumerti a parità di mansioni e di livello; non è invece obbligato a corrisponderti la medesima retribuzione che percepivi dal vecchio datore di lavoro, se questa conteneva elementi (quali incentivi, premi, compensi particolari) solo a te concessi.

Inoltre, il nuovo appaltatore è libero di applicare al tuo rapporto di lavoro un contratto collettivo diverso da quello utilizzato dal precedente datore.

Anche la tua anzianità di servizio potrà venir meno e il rapporto di lavoro iniziare “da zero”.

Il rispetto dell’obbligo di assumerti da parte del nuovo appaltatore, fa venire meno ovviamente la necessità e le condizioni per impugnare il licenziamento nei confronti del precedente datore di lavoro, annullandosi il danno che il licenziamento illegittimo ti avrebbe provocato (ossia la perdita del posto di lavoro, comunque conservato perché sei stato subito assunto dal nuovo appaltatore).

La tutela in caso di mancata assunzione

Se il nuovo appaltatore non ti assume vìola una norma specifica del contratto collettivo, dunque in pratica è come se violasse la legge.

Questo significa che, in caso di mancata assunzione potrai agire in giudizio nei confronti del nuovo appaltatore e chiedere al Giudice che, accertato l’avvenuto cambio di appalto, ordini al nuovo appaltatore di assumerti e lo condanni (a titolo di risarcimento del danno da te nel frattempo subìto) a pagarti una somma di denaro pari alle retribuzioni che avresti percepito dal momento dell’inizio dell’appalto da parte della nuova impresa fino al momento dell’effettiva tua assunzione.


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