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Mi spetta l’indennità di trasferta senza fogli di attestazione?

29 settembre 2018


Mi spetta l’indennità di trasferta senza fogli di attestazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 settembre 2018



Sono dipendente a tempo indeterminato presso una s.r.l. Per motivi di lavoro ho dovuto effettuare circa 25 giorni di trasferta estera che, però, il committente non mi vuole riconoscere, dicendo che da procedura interna non è riconosciuta l’indennità. Io non ho firmato nessun foglio dove ciò veniva attestato nel contratto (CCNL Terziario Distribuzione e Servizi, Impiegato di II livello). È una pratica legale o posso pretendere il pagamento dell’indennità di trasferta? 

I contratti collettivi che disciplinano il settore  commercio/terziario sono doversi, a seconda dell’associazione di categoria cui aderisce l’azienda presso cui il lettore lavora ed ognuno di questi contratti collettivi regolamenta in modo differente l’istituto della trasferta.

In mancanza di informazioni certe circa il CCNL applicato nel caso di specie, bisogna fare riferimento al CCNL Confcommercio e Confesercenti (quello che generalmente trova maggiore applicazione) che all’art. 160 disciplina, denominandola “missione”, la trasferta.

Detta disposizione prevede che “L’azienda ha facoltà di inviare il personale in missione temporanea fuori della propria residenza.

In tal caso al personale – fatta eccezione per gli operatori di vendita – compete:

1) il rimborso delle spese effettive di viaggio;

2) il rimborso delle spese effettive per il trasporto del bagaglio;

3) il rimborso delle spese postali, telegrafiche ed altre, sostenute in esecuzione del mandato nell’interesse dell’azienda;

4) una diaria non inferiore al doppio della quota giornaliera della retribuzione di fatto di cui all’art. 187; qualora non vi sia pernottamento fuori sede, la diaria verrà ridotta di un terzo.

Per le missioni di durata superiore al mese verrà corrisposta una diaria ridotta del 10%. Analogamente si procederà quando le attribuzioni del lavoratore comportino viaggi abituali. In luogo delle diarie di cui al n. 4 del 2° comma, nonché della diaria di cui al 3° comma del presente articolo, il datore di lavoro ha facoltà di corrispondere il rimborso a piè di lista delle spese di vitto e alloggio, con trattamento uniforme per tutto il personale. Per brevi trasferte in località vicine verrà rimborsata la spesa effettiva del viaggio e quella di soggiorno”.

Ciò significa, dunque, che il datore di lavoro ha due alternative: riconoscere la diaria, oppure riconoscere il rimborso c.d. a piè di lista.

È sempre possibile tuttavia, nonostante le previsioni contrattualcollettive, concordare tra azienda e lavoratore una diversa disciplina della trasferta.

Nel caso di specie nessun diverso patto è stato sottoscritto dal lettore, pertanto l’unica disciplina applicabile è quella contrattualcollettiva sopra descritta.

Il lettore pertanto ha pieno diritto di chiedere all’azienda presso cui lavora il pagamento della trasferta, mediante una delle due modalità previste dall’art. 160 del CCNL Terziario distribuzione e servizi, citato, o comunque dalla corrispondente norma del contratto collettivo di categoria applicato al suo rapporto di lavoro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini

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