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Lavoratori precoci e domanda di pensionamento anticipato

29 settembre 2018


Lavoratori precoci e domanda di pensionamento anticipato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 settembre 2018



Nel luglio 2017, come lavoratore precoce, ho presentato domanda di pensionamento avendo 41 anni di contributi, con 29 anni di lavori gravosi (in riferimento a D.L 21.04. 2011 n.67, D.L. 214 del 2011 LEGGE 11.12.2016 n.232 con circolare Inps n.90 del 24.05.2017). La domanda è stata rifiutata e mi è stato risposto che gli anni mi erano stati riconosciuti ma non li avevo svolti negli ultimi 7. Venivo pertanto invitato a rifare la domanda, che però è stata nuovamente bocciata a luglio perché il datore di lavoro ha prodotto il modulo ap 116 non aggiornato, richiesto il 23 02 2018 e da inps sostituito a inizio marzo 2018 (la loro circolare invitava a rimediare entro aprile 2018). Ho diritto al riconoscimento con i requisiti elencati sopra oppure l’Inps alla mia prima istanza ha sbagliato? Nel caso cosa posso fare? 

In via preliminare è bene ricordare che l’articolo 1, co. 199 della legge 232/2016 come attuato dal successivo DPCM 87 del 23 maggio 2017, al fine di agevolare il pensionamento dei cd. lavoratori precoci, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare prima della maggiore età, consente – a partire dal 1° maggio 2017 – a coloro che si trovano in condizione di difficoltà di accedere alla pensione anticipata con uno sconto rispetto alle norme attualmente in vigore, introdotte nel 2012 dalla Legge Fornero (L. n. 92/2012). 

In pratica, la predetta norma dà la possibilità di anticipare il pensionamento maturando 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, nei confronti di quei soggetti che hanno lavorato prima dei 19 anni, per almeno 12 mesi in modo effettivo anche non continuativi e che risultino in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 (cioè sono nel cd. sistema misto). 

Per poter accedere all’agevolazione previdenziale è necessario far parte di almeno uno dei cinque seguenti profili di tutela: 

1. stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, e che hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi; 

2. assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104; 

3. hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, di grado almeno pari al 74%; 

4. siano lavoratori dipendenti impiegati in “mansioni gravose” svolti da almeno sei anni in via continuativa negli ultimi sette anni o, dal 1° gennaio 2018, da almeno sette negli ultimi dieci anni. Si tratta di attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo (cd. lavori gravosi). I requisiti devono essere posseduti al momento del pensionamento. 

5. lavoratori usuranti che soddisfano e condizioni di cui all’articolo 1, commi da 1 a 3 del decreto legislativo del 21 aprile 2011, n. 67. 

In merito al punto 4 “attività gravosi” – per la quale il lettore ha avanzato domanda – il Decreto 5 febbraio 2018 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 47, del 26 febbraio 2018, ha aggiornato l’elenco delle attività gravose che, a partire dal 1 gennaio 2018, hanno diritto all’accesso alla pensione anticipata al raggiungimento di 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. 

L’elenco completo contiene le seguenti categorie di lavori considerati gravosi: 

1. gli operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; 

2. i conduttori di gru e di apparecchi di sollevamento, conduttori di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; 

3. i conciatori di pelli e di pellicce; 

4. i conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; 

5. i conduttori di mezzi pesanti e camion; 

6. le professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; 

7. gli addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; 

8. gli insegnanti di scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido; 

9. i facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati; 

10. il personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia di uffici ed esercizi commerciali, nei servizi di alloggio e nelle navi; 

11. gli operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti; 

12. gli operai nell’agricoltura, zootecnica e pesca; 

13. i pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative; 

14. i siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi tra i lavori usuranti di cui al D.Lgs. n. 67/2011; 

15. i marittimi imbarcanti a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne. 

Detto quanto sopra, se a luglio 2017 (data di presentazione della domanda all’INPS) il lettore non aveva svolto almeno 6 anni di attività gravose negli ultimi 7 anni di lavoro – requisito questo modificato dal 1° gennaio 2018, ossia almeno 7 anni di attività gravose negli ultimi 10 anni di lavoro – non può accedere al pensionamento anticipato con 41 anni di contributi. Purtroppo, in questi casi, i requisiti e condizioni sono dettate dalle leggi alle quali l’Inps deve adeguarsi, causando la reiezione della domanda di pensionamento del lettore. 

Mentre la norma alla quale il lettore fa riferimento “nell’arco di vent’anni lavorativi”, riguarda il lavoro usurante. È bene non confondere il lavoro derivante da mansioni gravose con il lavoro usurante, in quanto la normativa vigente tiene ben distinte queste categorie di lavoro. 

Dal 2017 con il Decreto Ministeriale del 20 settembre u.s. (G.U. 3/10/2017) sono state apportate modifiche in materia di accesso ai benefici per i lavoratori addetti a mansioni ed attività usuranti. Nel dettaglio, il beneficio pensionistico è riconosciuto ai lavoratori che, in possesso dei requisiti soggettivi richiesti, abbiano svolto una o più delle attività usuranti per un tempo pari: 

– ad almeno sette anni negli ultimi dieci anni di attività lavorativa, compreso l’anno di maturazione dei requisiti, per le pensioni aventi decorrenza entro il 31 dicembre 2017; 

– o almeno la metà della vita lavorativa per le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2018 in poi. 

È chiaro che in quest’ultimo caso bisogna rientrare nell’ambito soggettivo di quanto stabilisce il D.L. 21.04.2011, 67. 

In conclusione, per accedere alla pensione anticipata con il lavoro gravoso, l’attività dev’essere svolto per un massimo di 7 anni negli ultimi 10 anni lavorativi, mentre dal 2018 i lavori usuranti hanno due opzioni: ad almeno sette anni negli ultimi dieci anni di attività lavorativa o almeno la metà della vita lavorativa. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio 

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