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Pensione lavoratori agricoli

12 ottobre 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 12 ottobre 2018



Pensione anticipata e di vecchiaia dei lavoratori agricoli: come si contano le giornate, quali sono i requisiti per uscire dal lavoro, come si calcola l’assegno.

Sei un lavoratore agricolo e vuoi sapere quando andare in pensione? Devi innanzitutto tener conto che il sistema previdenziale dei lavoratori agricoli subordinati è, in via generale, analogo a quello dei lavoratori dipendenti gestito dall’Inps, ma presenta alcune particolarità per quanto riguarda gli operai. Nello specifico, nonostante i requisiti richiesti per la pensione siano gli stessi (pensione di vecchiaia a 67 anni dal 2019, pensione anticipata con 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne….) ci sono delle differenze, rispetto agli altri lavoratori, sul conteggio dei contributi giornalieri, che sono valutati diversamente secondo il tipo di pensione, anticipata, di anzianità o di vecchiaia. Facciamo allora il punto sulla pensione lavoratori agricoli: requisiti, computo delle giornate, eccedenze e maggiorazioni.

Chi sono i lavoratori agricoli?

In base alla durata del rapporto di lavoro e alle mansioni, si distinguono le seguenti qualifiche di lavoratori agricoli:

  • otd (braccianti agricoli o giornalieri di campagna): lavoratori assunti per lavori breve durata, a carattere saltuario o in sostituzione di operai con diritto di conservazione del posto;
  • oti (salariati fissi) assunti con contratti di lavoro senza scadenza;
  • compartecipanti individuali o familiari: lavoratori che, individualmente o con il proprio nucleo familiare, si assumono l’obbligo di coltivare in compartecipazione un terreno altrui. Non c’è assunzione ma stipula di un contratto;
  • piccoli coloni: lavoratori che costituiscono, in fondi che non richiedono giornate di lavoro superiori alle 119, un rapporto di lavoro di natura associativa, avente per oggetto la conduzione del fondo o l’allevamento del bestiame;
  • piccoli coltivatori diretti: proprietari di terreni che si distinguono dai coltivatori diretti perché i terreni necessitano meno di 104 giornate di lavoro annue.

Come si contano i contributi dei lavoratori agricoli?

Un anno di contributi, per i lavoratori agricoli a termine, si raggiunge, ai fini del diritto e della misura della pensione, con 270 giornate annue di contribuzione effettiva, volontaria o figurativa: questo requisito vale per la generalità delle pensioni, escluse quelle anticipate e di anzianità. Sono escluse dal conteggio dei contributi utili, ai fini del diritto, le giornate di disoccupazione e malattia.

Per sapere quante giornate di contributi occorrono per raggiungere una specifica prestazione, bisogna moltiplicare il numero di anni necessari a perfezionare il requisito per la contribuzione minima annua (pari, come osservato, a 270 contributi giornalieri)

Ad esempio, considerando che per il diritto all’assegno ordinario di invalidità ed alla pensione di inabilità sono necessari:

  •  minimo 5 anni di contribuzione versata nell’arco della vita assicurativa;
  •  almeno 3 anni versati, accreditati o dovuti nel quinquennio che precede la data di presentazione della domanda;

i requisiti necessari per i lavoratori agricoli risultano dunque:

  • 1350 contributi giornalieri (5 anni × 270 giornate annue);
  • 810 contributi giornalieri (3 anni × 270 giornate annue) versati nell’ultimo quinquennio.

Il requisito delle giornate contribuite, nella generalità dei casi, è indipendente dal numero delle giornate di iscrizione negli elenchi degli operai agricoli, dal sesso e dall’età. Gli elenchi, che contengono i dati assicurativi individuali espressi in giornate e compilati distintamente per lavoratori a tempo determinato e a tempo indeterminato, costituivano la condizione per il riconoscimento di qualsiasi prestazione agricola: dal 1° gennaio 1996 sono compilati unicamente per i lavoratori a tempo determinato.

Che cosa succede se non si raggiungono le 270 giornate nell’anno?

Se il lavoratore non raggiunge almeno 270 contributi obbligatori giornalieri nell’anno, può integrarli con i contributi volontari; se possiede contributi figurativi espressi in settimane, devono essere contate 6 giornate per ciascuna settimana.

Se il lavoratore, nell’anno, possiede anche contributi non agricoli, non può comunque contare più di 52 settimane. In pratica, se possiede già 270 giornate, non può contare alcun contributo aggiuntivo; se ne possiede di meno, i contributi extra agricoli possono essere aggiunti per la differenza, fino ad arrivare a 52 settimane.

Come si ragguagliano i contributi agricoli?

Per ragguagliare la contribuzione agricola e non, i coefficienti di trasformazione sono:

  • 5,1923 giornate per ogni settimana di contributi;
  • 4,333 (52/12) settimane per ogni contributo mensile;
  • 0,19259 settimane per ogni contributo giornaliero.

Infatti, 5,1923 × 52 (settimane nell’anno) equivale a 269,99 giornate (arrotondato 270) e 270 giornate, moltiplicate per 0,19259, equivalgono a 51,99 settimane (arrotondato 52).

Ad esempio, se un lavoratore, nell’anno, ha 212 giornate di contributi agricoli (che equivalgono a 41 settimane) e possiede anche 15 settimane di attività extra-agricola, potrà contare solo 11 settimane di contributi non agricoli, per non superare le 52 settimane annue.

Pensione anticipata lavoratori agricoli

Il requisito di 270 giornate l’anno non è valido per la pensione anticipata dei lavoratori agricoli : per questo trattamento bastano, infatti, 156 giornate l’anno.

Il coefficiente di trasformazione è dunque differente, e deriva dal rapporto fra 52 e 156: una giornata corrisponde a 0,333 settimane.

Il coefficiente 0,19259 è comunque utilizzato, ma determina unicamente l’anzianità contributiva utile alla misura della pensione.

Può essere contata la contribuzione figurativa accreditata per disoccupazione speciale agricola  e integrazione salariale agricola.

Come si rivalutano i periodi precedenti al 1984?

I contributi agricoli versati o accreditati per periodi anteriori al 1° gennaio 1984 devono essere rivalutati, poiché prima di tale data i contributi annuali richiesti erano differenti, con distinzioni secondo sesso ed età. In particolare, il coefficiente di rivalutazione per questi periodi è pari a:

  • 2,60 per gli uomini;
  • 3,86 per le donne e i ragazzi.

Per ciascun anno devono essere rivalutati separatamente:

  •  la contribuzione utile per il diritto, esclusi i periodi di disoccupazione ordinaria e di malattia;
  •  tutta la contribuzione agricola, utile al diritto ed alla misura della pensione.

Ai fini del diritto non possono essere contate più di 156 giornate per ciascun anno ed ai fini della misura non possono essere contate più di 270 giornate l’anno (la contribuzione extra agricola è invece computabile senza limiti).

I contributi figurativi per servizio militare, malattia o infortunio, gravidanza e puerperio devono essere trasformati in giornate, contando 6 giornate per ogni settimana.

La contribuzione figurativa per disoccupazione ordinaria agricola, una volta rivalutata, è computabile solo per l’anzianità contributiva e non per il diritto alla pensione.

Come si contano le eccedenze nei contributi?

Se il lavoratore possiede oltre 270 giornate di contribuzione in un anno, le giornate eccedenti possono essere usate per coprire un anno in cui risultino almeno 30 giornate di contributi effettivi agricoli, senza ovviamente superare 270 giorni.

L’attribuzione dell’eccedenza va effettuata procedendo all’indietro dall’anno di decorrenza della pensione e deve essere precedente alla rivalutazione.

Per gli anni che precedono il 1984 non è necessario integrare e rivalutare, se risultano almeno 104 giornate annue per gli uomini e 70 giornate per le donne e i ragazzi, in quanto si tratta dei vecchi requisiti validi per avere un’annualità intera.

Come si contano i contributi da lavoro autonomo non agricolo?

Se assieme alla contribuzione per lavoro agricolo esistono contributi versati nelle gestioni degli artigiani e dei commercianti, le giornate agricole anteriori al 1984 non devono essere rivalutate ed i contributi giornalieri vanno trasformati in settimanali con i seguenti coefficienti:

  • per i braccianti, ogni contributo giornaliero deve essere moltiplicato per 0,333, per gli uomini, o per 0,50, per donne e ragazzi;
  • per i salariati fissi, ogni contributo mensile va moltiplicato per 4,333 ed ogni contributo giornaliero per 0,173, se anteriore al 1° agosto 1968, o per 0,166, se successivo a questa data.

Le settimane, trasformate e sommate, sono utili col solo limite della capienza massima (eccetto riguardo alla pensione anticipata, per la quale va considerato il valore minore tra l’anzianità corrispondente alle giornate accreditate e l’anzianità ricavata moltiplicando per 52 il numero di anni di iscrizione negli elenchi agricoli); non è ammesso lo storno delle eccedenze.

Se la contribuzione agricola deve essere sommata con i contributi versati nella gestione dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, i contributi agricoli vanno valutati in questo modo:

  • non devono essere rivalutati i periodi precedenti al 1984;
  • non si stornano le eccedenze;
  • un anno di contributi è coperto con 156 giornate;
  • i contributi agricoli di donne e ragazzi, di qualsiasi periodo, vanno rivalutati per il coefficiente 1,50.

Se l’interessato raggiunge la pensione senza bisogno di contare i contributi da lavoro autonomo (artigiani, commercianti o coltivatori diretti, coloni e mezzadri), con questi contributi è liquidato un supplemento di pensione.

Come si calcola l’anzianità dei lavoratori agricoli?

In base a quanto esposto, riepiloghiamo le operazioni necessarie al computo dell’anzianità del lavoratore agricolo:

  • per ogni anno vanno individuate le giornate di iscrizione negli elenchi, le giornate di disoccupazione e di integrazione salariale;
  • devono poi essere ragguagliate a giornate le settimane di contribuzione figurativa per malattia, maternità, servizio militare e infortunio, contando 6 giornate per ogni settimana;
  • se esistono dei contributi extra agricoli, anche questi vanno ragguagliati alle giornate, senza superare 270 giorni l’anno (o 156 per la pensione anticipata, o in caso di computo di contribuzione da lavoro autonomo);
  • bisogna poi sommare tutte le giornate, sia effettive che figurative;
  • in seguito, si deve provvedere all’eventuale riporto delle eccedenze;
  • infine, è necessario provvedere all’eventuale rivalutazione, per i periodi anteriori al 1° gennaio 1984.
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