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Assistenza coniuge separato malato: cosa prevede la legge?

9 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 settembre 2018



La legge prevede che il coniuge separato debba prestare assistenza a quello malato? In linea generale no, ma bisogna verificare gli elementi del caso concreto. Vediamo perché.

Nel matrimonio i coniugi debbono prestarsi assistenza morale e materiale. Non dare assistenza al coniuge che si trova in stato di malattia non solo è una violazione dei doveri matrimoniali (che può portare ad una pronuncia di addebito di una eventuale separazione), ma può anche costituire reato penalmente perseguibile se il coniuge malato si trova in una situazione di incapacità di provvedere a se stesso. Il reato viene punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e questa è solo la pena base. Nel momento in cui interviene tra i coniugi la separazione essi non hanno più l’obbligo di coabitazione e di fedeltà reciproca, però la legge non chiarisce se rimanga o meno il dovere di assistenza morale, mentre stabilisce che quello di assistenza materiale è rappresentato unicamente dal dovere di fornire l’assegno di mantenimento, qualora uno dei coniugi non abbia propri redditi adeguati. Vedremo, allora, come sia fondamentale verificare tutti gli elementi del caso concreto per stabilire cosa prevede la legge sull0assistenza del coniuge malato a carico dell’altro, in uno stato in cui è già intervenuta la separazione.

L’assistenza del coniuge malato nel matrimonio

Con il matrimonio per i coniugi sorge, non solo, l’obbligo reciproco di fedeltà, ma anche gli obblighi di assistersi moralmente e materialmente [1], oltre che di collaborare nell’interesse della famiglia e di coabitare nello stesso tetto.

Assistenza morale e materiale significa fornire sostegno all’altro coniuge non solo dal punto di vista economico, ma anche spirituale.

Sotto il profilo economico ciascuno dei coniugi, dunque, non può disporre liberamente dei propri redditi e delle proprie sostanze se non ha prima adeguatamente soddisfatto le esigenze familiari [2].

E tra queste esigenze ben potrebbe esservi la necessità di provvedere, anche economicamente, ai bisogni del coniuge che si trova in uno stato di malattia.

D’altronde l’assistenza del coniuge malato, in costanza di matrimonio, rientra anche nell’obbligo di assistenza morale: il coniuge deve fornire all’altro tutto il sostegno affettivo, spirituale e psicologico che gli è necessario, soprattutto nello stato di malattia.

Così, ad esempio, i giudici hanno ritenuto addebitabile la separazione al marito che aveva rifiutato di prestare alla moglie, affetta da sclerosi multipla, l’aiuto necessario, nonostante la coniuge avesse bisogno di essere costantemente assistita.

Il marito non avendola sostenuta nella malattia aveva dimostrato di non adempiere ai propri impegni morali e materiali previsti dalla legge e che nascono con il matrimonio [3].

Inoltre il coniuge che, disinteressandosi di quello malato, lo abbandona in uno stato di incapacità è perseguibile anche penalmente per il reato di abbandono di persona incapace, della quale ha per legge doveri di assistenza, cura e custodia [4].

Quindi, assodato che l’assistenza al coniuge malato rientra, indiscutibilmente, nei doveri che nascono con il matrimonio, sia materiali (e che comportano, in particolare, sostenere con apporti economici, ma anche con le proprie energie fisiche, il coniuge malato), che morali (ossia dare sostegno spirituale e affettivo al coniuge in malattia), bisogna capire se tali doveri rimangono pur se interviene la separazione tra i coniugi.

L’assistenza del coniuge malato nella separazione

Anzitutto bisogna premettere che essere separati è ben diverso dall’essere divorziati.

Il divorzio, infatti, elimina definitivamente il vincolo coniugale: vengono meno tutti gli obblighi derivanti dal matrimonio e ciascuno dei coniugi, riacquistando lo stato libero, si può risposare, almeno in Comune.

Invece la separazione è prevista dalla legge come una situazione transitoria, infatti è possibile che i coniugi si riconcilino sia dopo aver dato avvio al giudizio di separazione e, quindi, in corso di causa [5], sia anche dopo che è intervenuta la sentenza di separazione. In quest’ultimo caso, senza bisogno dell’intervento del giudice, i coniugi possono di comune accordo far sì che la sentenza tra loro non abbia più nessun effetto, con una dichiarazione espressa, o ricostituendo, di fatto, la comunione di vita [6].

Appurato che la separazione è una situazione solo transitoria che può portare alla eliminazione definitiva del vincolo coniugale, ma anche ad una possibile riconciliazione fra i coniugi – i quali, infatti, anche in stato di separazione continuano a chiamarsi tali – bisogna vedere quali sono gli obblighi che essi hanno in questa fase di «passaggio».

La legge non contiene una disciplina completa degli effetti della separazione, prevedendo solo, sotto il profilo patrimoniale, l’eventuale obbligo di mantenimento a carico di un coniuge e a favore dell’altro [7]. Perciò, nella separazione è regolato espressamente solo il dovere di contribuzione, per l’aspetto del mantenimento, mentre la sorte degli altri doveri è dibattuta.

Certamente durante la separazione cessa l’obbligo di coabitazione, mentre si ritiene che gli altri doveri – quali l’assistenza morale, la collaborazione, la fedeltà – siano sospesi per effetto della separazione [8].

Quindi, secondo l’orientamento prevalente, la separazione rende quiescenti, ossia sospende, tutti quegli obblighi derivanti dal matrimonio, che presuppongono «l’affectio coniugalis» (ossia la comunione di vita tra i coniugi), eccettuato l’obbligo di contribuzione [9].E, allora, si potrebbe concludere che il coniuge malato da cui ci si sta separando o da cui si è già separati non ha diritto ad avere alcuna assistenza, perché la legge non prevede nulla a riguardo.

In realtà non è proprio così. Infatti, si è ritenuto che fino a quando non ci sia la risoluzione definitiva del rapporto coniugale (ossia con il divorzio), rimanga tra marito e moglie in fase di separazione, l’obbligo di prestarsi una solidarietà «minima», visto che essi non possono ancora definirsi totalmente estranei [10].

Ma cosa significa che è ancora operante tra i coniugi una solidarietà «minima»? Questa solidarietà comporta necessariamente l’assistenza del coniuge separato in situazione di malattia? È necessario, per rispondere al quesito, capire la gravità della malattia del coniuge e lo stadio in cui si trova la separazione.

La mancata assistenza del coniuge malato prima della decisione di separazione

In una prospettiva di lealtà e correttezza nella definizione dei rapporti e tutela della dignità personale dell’altro coniuge, la giurisprudenza, ad esempio, ha ritenuto causa di addebito della separazione il comportamento di quel coniuge che, già introdotta la domanda di separazione e prima della decisione definitiva, non aveva prestato quel sostegno e quella solidarietà minima all’altro coniuge, tanto da averlo messo in pericolo per quanto riguarda le sue esigenze essenziali di vita [11]. Così i giudici hanno dato rilevanza anche a comportamenti posti in essere dopo l’instaurazione del giudizio di separazione che violano quei doveri di solidarietà minima che i giudici ritengono ancora esistenti fra i coniugi in separazione.

Però in questo caso bisognerà guardare:

  • alla gravità della situazione in cui si trova il coniuge malato e al fatto che da un giorno all’altro, dopo la domanda di separazione, egli sia lasciato completamente solo dall’altro coniuge «sano», non potendo contare sull’assistenza di altre persone;
  • alla positiva circostanza che il coniuge in «salute» assista non personalmente quello malato, ma gli fornisca comunque, materialmente, i supporti necessari per la malattia: in questo caso nessun rischio di addebito per il coniuge che ha dimostrato quella solidarietà «minima» che la giurisprudenza chiede.

L’assistenza del coniuge malato dopo la separazione

Dato che “la legge non prevede espressamente che il coniuge separato debba assistere quello malato”, una volta che è stata pronunciata definitivamente la separazione non ci sono conseguenze civili o penali per il coniuge che non assiste, almeno a livello morale e fisico, l’altro.

Visto che tuttavia, come si è detto, permane l’obbligo di assistenza materiale e di collaborazione «minima», è evidente che il coniuge separato potrà essere chiamato a fornire i supporti economici necessari all’altro coniuge per fronteggiare lo stato di malattia, qualora quest’ultimo non abbia mezzi adeguati propri. E se il coniuge «sano» in questa situazione di indigenza e malattia dell’altro non gli fornisce, almeno a livello materiale, i mezzi necessari alle cure (e valutati all’interno dell’assegno di mantenimento), potrà essere considerato responsabile del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [12].

Conclusioni

  • in linea generale, assistere il coniuge malato da cui ci si è separati non è un obbligo previsto per legge;
  • tuttavia, siccome tra i coniugi separati permane l’obbligo di assistenza materiale e di darsi una reciproca collaborazione «minima», prima che intervenga la decisione sulla separazione e dopo che essa è intervenuta, se il coniuge malato si trova in una grave situazione e non ha mezzi adeguati propri, l’altro dovrà fornirgli, perlomeno, i mezzi economici necessari per fronteggiare la malattia. Così eviterà un’eventuale pronuncia di addebito della separazione, o, intervenuta la decisione sulla separazione, eviterà di violare gli obblighi di assistenza familiare, nel caso in cui il coniuge malato non abbia i mezzi economici per curarsi;
  • se la malattia del coniuge è molto grave, tanto da renderlo incapace di provvedere a sé, non è possibile avviare il procedimento di separazione e abbandonare di punto in bianco la casa familiare, senza aver prima assicurato al coniuge malato l’assistenza, anche di terzi, necessaria.

Si potrebbe, infatti, incorrere nel reato di «abbandono di persona incapace». Anche se la separazione fa cessare l’obbligo di coabitazione, in ogni caso abbandonare da un giorno all’altro il coniuge malato in stato di pericolo può integrare questo reato. Infatti il coniuge che convive con quello malato si trova in una posizione particolare e deve, come dice la legge, «custodirlo»: questo dovere, quand’anche non siano più attivi gli obblighi matrimoniali a causa dell’avvio della separazione, nasce dalla situazione «di fatto» di coabitazione che sino a quel momento è esistita [13].

In questo caso il coniuge potrà, tuttavia, garantire a quello malato, a livello almeno materiale i supporti di cui necessità in modo da non lasciarlo in una situazione di pericolo e, al tempo stesso, evitare di prendersene direttamente cura.

note

[1] Art. 143 c.c.

[2] Cassazione 1995 n. 1321.

[3] Corte di appello di Napoli, sentenza n. 8.3.2007.

[4] Cassazione penale, Sezione V, 25.3.2016 n. 12644.

[5] Articolo 154 c.c.

[6] Articolo 157 c.c.

[7] Articolo 156 c.c.

[8] Cassazione penale 14.6.1996 n. 8897; Dogliotti, La separazione personale ed i suoi effetti, in Tratt. Bonilini, Cattaneo, I, 2a ed., Torino, 2007, 505.

[9] Bonilini, Manuale di diritto di famiglia, 3a ed., Torino, 2005, 184; Bianca, Diritto civile, II, La famiglia. Le successioni, 4a ed., Milano, 2005, 209.

[10] Zatti P., La separazione personale, Cedam, Padova, 1984.

[11] Tribunale Cassino 3.7.2007; Cassazione 1987 n. 5813.

[12] Articolo 570 bis c.p.

[13] Cassazione penale 12.1.2016 n. 19448.

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