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Lavori socialmente utili: a risarcire l’infortunio è l’INAIL e non l’ente utilizzatore

6 febbraio 2013


Lavori socialmente utili: a risarcire l’infortunio è l’INAIL e non l’ente utilizzatore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 febbraio 2013



È l’INAIL a risarcire gli infortuni avvenuti nel corso di lavori socialmente utili: la recente sentenza della Cassazione che chiarisce un punto controverso.

 

A risarcire il lavoratore socialmente utile per l’infortunio capitatogli durante l’attività di servizio non è l’ente utilizzatore, bensì l’INAIL. Lo afferma la Cassazione in una recente sentenza [1] che dirime un dubbio interpretativo in materia. La Suprema Corte, in particolare, ha chiarito che tra l’ente e il lavoratore non si crea un rapporto di lavoro subordinato, in quanto il contratto di l.s.u. ha solo natura assistenziale.

Dunque la richiesta di risarcimento per l’inabilità sul lavoro non va inoltrata all’ente che utilizza i lavoratori (per esempio, il Comune), ma all’Istituto Nazionale Infortuni sul Lavoro.

L’ente utilizzatore potrebbe essere responsabile solo qualora non abbia adottato gli accorgimenti necessari e utili a impedire l’evento dannoso (per esempio: qualora non siano stati adottati i sistemi di sicurezza sul lavoro, specie per le attività pericolose) [2].

note

[1] Cass. sent. n. 2605/2013.

[2] Responsabilità ai sensi dell’art. 2043 cod. civ.

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