Chi paga i contributi durante la malattia?

7 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Ottobre 2018



Durante la malattia il lavoratore è coperto dal punto di vista previdenziale? Chi paga i contributi per malattia?

Qualora un lavoratore dipendente, indipendentemente dalla tipologia del contratto di lavoro in essere, viene colpito da un evento di malattia, causando la temporanea assenza sul posto di lavoro, sorge spontaneo chiedersi se anche tali periodi possano essere considerati validi ai fini del diritto alla pensione. La risposta è certamente positiva. I periodi di malattia sono coperti dai c.d. contributi figurativi: si tratta di quei contributi che vengono accreditati in maniera gratuita, senza onere a carico del lavoratore al lavoratore, nei periodi in cui non ha prestato attività lavorativa né dipendente né autonoma. Ma chi paga i contributi durante la malattia? Ebbene, i contributi figurativi sono garantiti dall’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) che riconosce automaticamente i contributi senza necessità di versamenti da parte del lavoratore. Pertanto, i periodi di malattia risultano pienamente validi per il raggiungimento dei requisiti pensionistici ma anche per la misura del trattamento previdenziale, ossia per l’importo finale dell’assegno che andrà a percepire il lavoratore. Ma andiamo con ordine e vediamo nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere sui contributi durante la malattia.

A cosa servono i contributi durante la malattia?

Come anticipato poc’anzi, l’accreditamento dei contributi nel periodo in cui il lavoratore si trovi nella temporanea inabilità al lavoro per un periodo non inferiore a sette giorni per malattia, permette al lavoratore stesso di maturare:

  • il diritto alla pensione, sommandoli agli altri contributi accreditati, ai fini del raggiungimento della pensione di vecchiaia o anticipata;
  • una pensione più elevata.

Grazie ai contributi figurativi per malattia e infortunio, il lavoratore ha il diritto di maturare tutte le tipologie di pensioni, esclusa l’ex pensione di anzianità (ora pensione anticipata) che prevedeva il raggiungimento di 35 anni (1820 contributi).

Non sono invece utili per il diritto alla prosecuzione volontaria nel versamento della contribuzione e per il diritto all’indennità di disoccupazione (in quanto il periodo di malattia viene considerato come periodo neutro).

Quanti contributi figurativi per malattia si possono accreditare?

Non è possibile accreditare un numero infinito di contributi figurativi per malattia. Al riguardo, infatti, l’Inps prevede che si possono accreditare contributi figurativi per malattia o infortunio, sino a un massimo di 22 mesi nell’arco della vita lavorativa, esclusi gli inabili per infortunio sul lavoro.

Affinché il lavoratore possa ottenere l’accredito figurativo per malattia è necessaria la presenza di almeno 1 contributo settimanale versato prima del periodo di malattia o infortunio.

È possibile accreditare più di 22 mesi?

In particolari casi previsti dalla legge [1] il lavoratore in malattia potrà vedersi riconoscere anche più di 22 mesi di contributi figurativi; tale situazione si realizza qualora l’assicurato sia divenuto permanentemente e totalmente inabile al lavoro.

Tuttavia, affinché l’assicurato possa valorizzare ai fini pensionistici il periodo di inabilità al lavoro, deve rinunciare in cambio alla pensione di inabilità.

Quali malattie maturano i contributi figurativi?

A questo punto sorge spontaneo chiedersi quali siano i periodi accreditabili per malattia. Ebbene, l’INPS riconosce l’accredito per:

  • malattia indennizzata;
  • malattia tempestivamente accertata;
  • malattia professionale;
  • malattia non indennizzata per essersi verificata in periodi non lavorati;
  • malattia che non dà luogo ad indennizzo (es. malattia per lavoro domestico);
  • infortunio sul lavoro.

Dunque, come riconosciuto dalla legge [2], tale contribuzione è utile sia qualora si tratti di indennità di malattia occorsi all’interno di un normale rapporto di lavoro dipendente sia qualora l’indennizzo non sia stato erogato (es. malattia intervenuta all’interno di un rapporto di lavoro domestico), nonché negli infortuni sul lavoro che abbiano dato luogo ad una inabilità temporanea.

Non sono, invece, accreditabili i periodi di malattia e infortunio di durata inferiore ai 7 giorni.

È necessario presentare domande per l’accredito figurativo per malattia?

L’Inps, fino al 2012, prevedeva un meccanismo in base al quale era necessario presentare apposta domanda per il riconoscimento della contribuzione figurativa da malattia. Tale sistema è stato semplificato dal 2013, per cui non è più necessario chiedere all’Inps l’accreditamento di tali periodi.

Un discorso a parte meritano i periodi non indennizzati o comunque occorsi al di fuori del rapporto di lavoro per i quali è necessaria la produzione di un’apposita documentazione da parte del lavoratore o dei suoi superstiti.

Si ricorda, sul punto, che l’accredito figurativo per malattia è riconosciuto anche nelle gestioni speciali dell’INPS, quali la gestione speciale artigiani ed esercenti attività commerciali; resta fuori invece la gestione separata Inps.

Ho diritto ai contributi figurativi durante la malattia non retribuita?

Infine, per quanto concerne il periodo di malattia non retribuita, ossia quel periodo scoperto dal punto di vista economico, che corrisponde a un massimo di 18 mesi nell’arco dei 3 anni), il dipendente pubblico ha diritto ugualmente alla contribuzione figurativa laddove gli stessi siano affetti da gravi patologie, per i quali è esaurita l’ordinaria malattia.

note

[1] Articolo 45 della Legge 183/2010.

[2] Articolo 56, co. 1, lett. a) del RDL 4 ottobre 1935 n. 1827


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