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Mi vogliono far licenziare: cosa fare?

9 settembre 2018


Mi vogliono far licenziare: cosa fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 settembre 2018



Dimissioni estorte dal datore di lavoro: come fare causa per ottenere il risarcimento o la reintegra?

Costretto a licenziarsi senza volerlo: il dipendente obbligato dal datore di lavoro a lasciare il posto può tutelarsi anche se è stato lui stesso a firmare la lettera di dimissioni? Immagina che il tuo capo ti chiami e, segretamente, ti dica che l’azienda sta andando male. Ti invita a dimetterti perché ha scoperto, nel frattempo, che hai rubato dei buoni benzina. Se non lo farai promette di querelarti, cosa che, oltre a costringerti a difenderti in un processo penale, comporterà ugualmente la perdita del posto. Vorresti difenderti sostenendo che non ti sei mai appropriato di soldi non tuoi ma il timore di uno scandalo ti fa riflettere. In un ultimo slancio di orgoglio provi quantomeno a chiedere di essere licenziato, cosa che ti consentirebbe almeno di ottenere la disoccupazione; richiesta respinta al mittente. Così decidi di consultarti prima con un avvocato e gli chiedi: «Mi vogliono far licenziare: cosa fare?». Se il tuo difensore ha letto l’ordinanza della Cassazione di qualche giorno fa [1] è probabile che ti darà le seguenti istruzioni. Vediamo dunque come difendersi se il capo vuole che ti licenzi.

Costringere alle dimissioni: come comportarsi?

La costrizione è un reato. In termini giuridici si chiama estorsione. La prima cosa che si può fare è denunciare il capo. Verosimilmente potrebbero non esserci i tempi tecnici: tre mesi dal fatto. E in più c’è il rischio che il capo faccia la controquerela nel caso in cui il lavoratore abbia davvero qualche scheletro nell’armadio di tipo penale come nell’esempio di poc’anzi. Chi se la sente può comunque andare dai carabinieri tenendo conto che, se non ha modo di dimostrare la pressione subìta, in tribunale le sue dichiarazioni saranno considerate una prova (al contrario di quelle dell’accusato). Nel penale funziona così. Ma attenzione: il reato non implica che sarai risarcito se non ti costituisci parte civile e non chiedi l’indennizzo. Il che significa che comunque dovrai intraprendere una seconda causa davanti al giudice civile ordinario. Tanto vale rivolgerti subito a lui. Ma in che modo?

Dimissioni indotte dal datore di lavoro: si può impugnare il licenziamento?

In alternativa alla denuncia il dipendente ha la possibilità di impugnare il licenziamento. Ci sono in teoria 60 giorni, ma questo termine non vale quando il licenziamento è stato orale come nel caso in cui ti hanno obbligato a dare le dimissioni. Se infatti le dimissioni sono state indotte dal datore di lavoro siamo in realtà nel campo del licenziamento verbale che non conosce termini per la contestazione. E allora il dipendente che teme di essere denunciato per altri fatti potrebbe lasciar decorrere i tre mesi che ha il datore per sporgere la querela nei suoi confronti e, successivamente, impugnare le dimissioni indotte.

Senonché sorge un problema. Il giudizio di impugnazione del licenziamento è di tipo civile e non penale; qui non vale più la regola secondo cui le dichiarazioni della vittima sono prove. Il lavoratore allora dovrà dimostrare in un altro modo le dimissioni estorte. Ma come? Qui arriva il chiarimento della Cassazione.

Mi hanno obbligato a dare le dimissioni: come faccio a dimostrarlo?

Il dipendente può sicuramente registrare quello che gli intima di fare il capo a porte chiuse. Secondo la Cassazione, il file audio che testimonia l’estorsione può essere una valida prova nel processo di impugnazione del licenziamento.

Il dipendente ha rassegnato le dimissioni sua sponte o è il datore che gliele ha estorte?

Il lavoratore che deduce di aver registrato i colloqui che proverebbero la violenza morale a suo carico ben può produrre i file audio in giudizio. La controparte può disconoscerli ma non basta semplicemente sostenere che le voci sono difficilmente distinguibili o che non c’è prova della data in cui la registrazione è avvenuta. Questa resta una prova documentale a tutti gli effetti se l’avversario non la contesta. Ma attenzione: per escludere il materiale audio dal giudizio non risulta sufficiente che sia difficile identificare i soggetti che parlano nella registrazione o collocare la conversazione in un determinato periodo di tempo. La contestazione deve essere esplicita, specifica e circostanziata; significa che bisogna convincere il giudice sull’alterazione dei file audio. Compito tutt’altro che facile.

note

[1] Cass. ord. n. 21898/18 del 7.09.2019.

[2] Art. 2712 cod. civ.


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