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Quando sequestro auto

11 Ottobre 2018 | Autore:


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Cos’è il sequestro amministrativo? È possibile sequestrare un’auto durante un procedimento penale? Cosa succede se si circola con auto sequestrata? Si paga il bollo?

Anche se digiuni di conoscenze giuridiche, tutti sanno cos’è il sequestro; o, almeno, se lo immaginano a grandi linee. Al sequestro viene sempre attribuita una connotazione negativa, legata alla commissione di un illecito penale (si pensi al sequestro di un’auto rubata), civile (un debito non pagato) o amministrativa (violazione del codice della strada). E in effetti è così: il sequestro è sempre una misura cautelativa, idonea ad evitare conseguenze ulteriori e più gravi rispetto ad un fatto non positivo. Il sequestro ha sempre a che vedere con un bene la cui libera disponibilità arrecherebbe danno ad altre persone (alla vittima o al creditore, ad esempio) oppure vanificherebbe le esigenze di giustizia (impedendone la confisca). Trattandosi di strumento che priva una persona di una cosa di sua proprietà, il sequestro deve essere necessariamente disposto nei soli casi tassativamente previsti dalla legge; nell’ipotesi di sequestro civile o penale, poi, occorre sempre il provvedimento dell’autorità giudiziaria. Si tratta di una materia delicata, dunque. Uno degli episodi più frequenti che hanno a che vedere con questo argomento è senz’altro il sequestro dell’auto: fenomeno oltremodo spiacevole, soprattutto se utilizzi l’autovettura per andare a lavoro. E allora: cosa fare a questo punto? Come agire contro un sequestro? Se sei interessato a questo argomento, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme quando c’è sequestro auto.

Sequestro: cos’è?

È molto importante intendersi; per questo, prima di vedere quando avviene il sequestro auto, spieghiamo cos’è il sequestro. Il sequestro è uno strumento conosciuto sia dal diritto civile che da quello penale e amministrativo: esso comporta sempre la sottrazione di un bene, mobile o immobile, al fine di evitare che dello stesso il legittimo proprietario possa disporne.

In ambito civile, la sottrazione del bene è, più che altro, giuridica, nel senso che molto spesso la cosa sequestrata viene lasciata in custodia al proprietario stesso. L’effetto concreto che si ottiene con il sequestro, pertanto, è quello di rendere inefficaci nei confronti dei terzi gli atti di disposizione compiuti dal titolare. Ciò non toglie che la cosa sequestrata possa essere affidata alla custodia di un terzo. In campo penale, il sequestro può essere di diversi tipi; per la precisione, tre: sequestro probatorio; sequestro conservativo; sequestro preventivo.

In ambito amministrativo, il sequestro scatta ogni volta che sia violata una norma di legge alla quale, però, non consegue una sanzione penale, bensì una meramente economica: classico esempio di sanzione economica è quella che consegue all’infrazione delle regole del codice della strada (la classica multa, insomma). Analizziamo ora le principali ipotesi di sequestro auto.

Sequestro conservativo auto: cos’è?

Cominciamo con il sequestro conservativo dell’auto. Il creditore può chiedere al giudice il sequestro di uno o più beni del debitore quando, in attesa di una sentenza che accerti il suo diritto, esiste il pericolo che il debitore trasferisca o consumi i beni predetti [1]. Ove ciò accadesse, infatti, l’eventuale provvedimento del giudice che accerta la pretesa del creditore non potrebbe più portare all’effettivo soddisfacimento del suo diritto, perché è ormai andata persa la garanzia del credito.

Una volta ottenuto il sequestro, viene nominato un custode che il compito di curare l’amministrazione dei beni sequestrati. Conseguenza principale del sequestro è che, nei confronti del creditore, non hanno effetto eventuali atti di disposizione di tali beni [2]. Praticamente: se vanti un credito verso una persona che non vuole pagarti, dovrai necessariamente metterti un avvocato e adire il tribunale competente. Come saprai, però, la giustizia italiana è molto lenta e non è da escludersi che, nelle more, il tuo debitore possa “impoverirsi”, cioè privarsi volontariamente dei suoi beni, allo scopo preciso di impedirti di recuperare i soldi che ti deve. In ipotesi come queste, potrai chiedere al giudice il sequestro dei suoi beni (anche il sequestro dell’auto, ovviamente), così da poter star tranquillo che, quando il giudice emetterà al sentenza, potrai rivalerti sulle cose sequestrate. Il sequestro, infatti, impedisce che gli atti compiuti sui beni sequestrati possano avere effetti nei confronti del creditore: in pratica, se il debitore decide di vendere l’auto sequestrata, la vendita non sarà a te opponibile, nel senso che potrai comunque rivalerti sulla stessa come se non fosse mai stata ceduta.

Questo tipo di sequestro può essere chiesto anche nell’ambito di un procedimento penale. Il sequestro conservativo ha una finalità prevalentemente economica: infatti, il suo scopo è quello di sottrarre all’imputato la disponibilità di beni mobili o immobili in vista del pagamento della pena pecuniaria, delle spese del procedimento oppure del risarcimento dovuto alla persona offesa [3]. Il sequestro conservativo può essere richiesto sia dal pubblico ministero che dalla parte civile interessata al risarcimento del danno; a disporlo è il giudice con ordinanza, avverso la quale è possibile ricorrere al tribunale in sede di riesame [4].

Sequestro penale auto: come funziona?

Detto del sequestro civile disposto a tutela del creditore, vediamo ora l’ipotesi in cui l’auto sia sottoposta a sequestro durante un procedimento penale. Cos’è il sequestro penale dell’auto? Abbiamo già detto che esistono tre tipi diversi di sequestro all’interno del processo penale: il sequestro conservativo, quello preventivo e quello probatorio. Il primo lo abbiamo già analizzato nel paragrafo precedente; affrontiamo ora gli altri due casi.

Per quanto riguarda il sequestro preventivo, la legge dice che, quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze dello stesso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice ne dispone il sequestro con decreto motivato. Il giudice può altresì disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca. Nel corso delle indagini preliminari, quando non è possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del giudice, il sequestro è disposto con decreto motivato direttamente dal pubblico ministero. Negli stessi casi, prima dell’intervento del pubblico ministero, al sequestro procedono ufficiali di polizia giudiziaria, i quali, nelle quarantotto ore successive, trasmettono il verbale al pubblico ministero del luogo in cui il sequestro è stato eseguito. Questi, se non dispone la restituzione delle cose sequestrate, richiede al giudice la convalida entro quarantotto ore dal sequestro, se disposto dallo stesso pubblico ministero, o dalla ricezione del verbale, se il sequestro è stato eseguito di iniziativa dalla polizia giudiziaria. Il sequestro perde efficacia se non sono osservati i termini sopra indicati ovvero se il giudice non emette l’ordinanza di convalida entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta [5].

Il sequestro probatorio è invece un mezzo di ricerca della prova che consiste nell’assicurare una cosa mobile o immobile al procedimento per finalità probatorie, mediante lo spossessamento della cosa e la creazione di un vincolo di indisponibilità sulla medesima. Questa indisponibilità serve per conservare immutate le caratteristiche del bene, al fine dell’accertamento dei fatti. Dunque, lo scopo del sequestro probatorio è quello di assicurare al processo il relativo mezzo di prova.

Di norma, oggetto del sequestro probatorio è il corpo del reato, cioè la cosa sulla quale o mediante la quale è stato commesso il reato [6]: si pensi al sequestro dell’arma del delitto (coltello, pistola, ecc.), oppure al sequestro di banconote false, di un mezzo danneggiato, ecc. Corpo del reato sono anche le cose che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato: si pensi, ad esempio, al denaro proveniente da ricettazione o da riciclaggio. Il sequestro probatorio, quindi, protegge quelle cose che possono essere utili alle indagini e che, se lasciate prive di custodia, rischiano di disperdersi o di diventare irrecuperabili. Nel caso di sequestro auto, questo potrebbe avvenire nell’ipotesi in cui l’auto sia stata il mezzo per realizzare un reato, oppure l’arma del delitto stesso: si pensi a chi uccida o ferisca un’altra persona investendola con la propria vettura.

Sequestro amministrativo auto: cos’è?

Giungiamo all’ipotesi più frequente di sequestro auto: quello amministrativo. Il sequestro amministrativo dell’auto è una sanzione prevista dal codice della strada tutte le volte in cui si debba procedere alla confisca del veicolo (ad esempio, nelle ipotesi di guida in stato di ebbrezza o sotto sostanze stupefacenti). Lo scopo è sempre di tipo cautelativo: evitare che la libera disponibilità del bene possa impedire l’applicazione della misura finale, cioè della confisca del mezzo. Il sequestro, quindi, è necessariamente provvisorio, mentre la confisca consiste in una pena accessoria che viene comminata a seguito di condanna e che consiste in una vera e propria espropriazione a favore dello Stato.

Secondo la legge [7], nell’ipotesi in cui è prevista la sanzione accessoria della confisca amministrativa, l’organo di polizia che accerta la violazione provvede al sequestro del veicolo o delle altre cose oggetto della violazione facendone menzione nel verbale di contestazione della violazione. L’auto sequestrata viene comunque lasciata al proprietario, il quale è nominato custode con l’obbligo di depositare il veicolo in un luogo di cui abbia la disponibilità o di custodirlo, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio, provvedendo al trasporto in condizioni di sicurezza per la circolazione stradale.

Avverso il provvedimento di sequestro è ammesso ricorso al prefetto entro sessanta giorni o, in alternativa, al giudice di pace, entro trenta giorni dal sequestro; nel caso di rigetto del ricorso, il sequestro è confermato; al contrario, nel caso di accoglimento, il veicolo viene immediatamente dissequestrato.

Entro i trenta giorni successivi alla data in cui, esauriti i ricorsi anche giurisdizionali proposti dall’interessato o decorsi inutilmente i termini per la loro proposizione, è divenuto definitivo il provvedimento di confisca, il custode del veicolo trasferisce il mezzo, a proprie spese e in condizioni di sicurezza per la circolazione stradale, presso il luogo individuato dal prefetto.

Ovviamente, sequestrare l’auto significa vietarne l’utilizzo: chiunque, durante il periodo in cui il veicolo è sottoposto al sequestro, circola abusivamente con il veicolo stesso è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 2.006 a 8.025 euro; si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi.

Circolazione auto sequestrata: è reato?

Parlando del sequestro amministrativo dell’auto abbiamo detto che circolare con un’auto sequestrata comporta l’applicazione di una severa sanzione pecuniaria; ma potrebbe non essere l’unica conseguenza. Il codice penale, infatti, punisce il custode cui è stata affidata la cosa sequestrata quando sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora il bene sottoposto a sequestro disposto dal giudice penale o dall’autorità amministrativa, al solo scopo di favorire il proprietario. Ugualmente (anche se con pena leggermente ridotta) è punito il proprietario nominato custode se si macchia della stessa condotta [8]. Dunque, chi circola con l’auto sottoposta a sequestro amministrativo, cosa rischia? Si incorre in una semplice multa oppure addirittura in reato?

In relazione al sequestro disposto nel corso di un procedimento penale (sequestro probatorio, preventivo e conservativo), non v’è nulla da dire: chi rimuove, sottrae o distrugge un bene che l’autorità giudiziaria penale aveva sottoposto a sequestro, commette reato. Per quanto riguarda il sequestro disposto dall’autorità amministrativa, invece, il discorso è diverso. Abbiamo detto che il sequestro amministrativo ha finalità cautelare, essendo volto a custodire e conservare beni che sono strumento o risultato di un illecito amministrativo, o che comunque sono ad esso pertinenti e dunque sono utili all’accertamento dell’infrazione, in vista di un’eventuale sanzione finale. In pratica, è ciò che accade nell’ipotesi del sequestro auto a seguito di violazione del codice della strada ogniqualvolta alla trasgressione debba conseguire la confisca del veicolo.

Deve escludersi che rientrino nella previsione di reato istituti giuridici simili al sequestro amministrativo, sotto il profilo del vincolo di indisponibilità che comportano su di un veicolo, ma con nome differente e con finalità diverse: così, ad esempio, deve essere escluso che commetta reato chi circoli con l’auto sottoposta a fermo amministrativo.

Le condotte sanzionate dal codice penale consistono nella sottrazione, soppressione, distruzione, dispersione o nel deterioramento della cosa sequestrata. Ora, il problema è capire come inquadrare il comportamento di chi circoli con l’auto sottoposta a sequestro amministrativo. La soluzione va trovata nello scopo della norma, cioè nel bene giuridico tutelato, che sarebbe il buon andamento della pubblica amministrazione e che nella norma in esame si specifica sotto il profilo dell’interesse alla conservazione del vincolo cautelare costituito con il sequestro. Dunque, la circolazione diventa sottrazione penalmente rilevante quando si concretizzi in un ostacolo, anche solo in un ritardo, nel reperimento del bene sequestrato.

In buona sostanza, per capire se chi circola con auto sottoposta a sequestro amministrativo incorre in reato, la giurisprudenza [9] dice che si deve tenere conto della particolare disciplina del sequestro stesso, caratterizzato dal fatto che l’espropriazione del bene del privato non si realizza immediatamente, ma solo con la successiva confisca. In pratica, secondo la Corte di Cassazione, non è consentito accomunare la “sottrazione” prevista dal reato e la “circolazione” prevista dal codice della strada, sebbene quest’ultima, ad una prima lettura, possa apparire una specificazione della sottrazione. Ciò perché si ha sottrazione penalmente rilevante solo quando il movimento della cosa sequestrata sia in grado di offendere il bene protetto dalla legge penale. La mera circolazione non è in grado di raggiungere tale risultato in quanto occorre qualcosa di ulteriore che consenta alla “circolazione” di divenire “sottrazione” penalmente rilevante.

Quindi, chi circola con auto sequestrata, se il sequestro deriva da infrazione amministrativa, non commette reato, a meno che la condotta di circolazione non impedisca, successivamente, di giungere alla confisca della vettura stessa. Esempio: se prendi la tua auto sequestrata per farla sparire, allora sì commetterai reato, perché avrai sottratto la cosa sequestrata alla confisca, sanzione accessoria successiva al sequestro. Se, invece, ti limiti ad un utilizzo normale del mezzo, senza impedire che dallo stesso derivi un danno e, soprattutto, senza impedire che lo stesso possa poi essere confiscato, allora sarai soggetto soltanto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 2.006 a 8.025 euro.

Bollo auto veicolo sequestrato: va pagato?

Infine, un ultimo aspetto: se l’auto è sequestrata il bollo va pagato? Il bollo auto di un veicolo sequestrato non va pagato, purché la pubblica amministrazione abbia richiesto al P.R.A. (cioè al Pubblico Registro Automobilistico) l’annotazione del sequestro.

Se ciò non è avvenuto, al cittadino privato della sua autovettura non resta che proporre ricorso al giudice di pace, promuovendo un’azione giudiziaria che va sotto il nome di perdita di possesso. Lo scopo è quello di ottenere una sentenza del magistrato che dichiari che il ricorrente non è più possessore del mezzo e, quindi, non è più tenuto al pagamento del bollo auto.

In presenza di violazioni gravi del codice della strada che comportano il sequestro del mezzo spetta, di norma, alla Prefettura chiedere al P.R.A. l’annotazione del vincolo amministrativo. Se la pubblica amministrazione non si attiva subito e, nel frattempo, continuano ad arrivare le richieste di pagamento del bollo, tocca al cittadino procedere presso il giudice di pace e richiedere la cosiddetta perdita del possesso. Fatto ciò, l’interessato dovrà recarsi al P.R.A. e fare istanza per la trascrizione della suddetta perdita di possesso per indisponibilità del veicolo. Tutto ciò vale per qualsiasi tipi di sequestro, sia esso penale, giudiziario o amministrativo. Resta invece escluso dall’annotazione al P.R.A. il fermo amministrativo dei veicoli disposto per violazione del codice della strada.

Bollo auto e fermo amministrativo

Per il fermo amministrativo, infatti, il discorso è diverso. La Corte Costituzionale, con una sentenza [10], ha stabilito la piena legittimità del pagamento del bollo auto durante il fermo amministrativo. Secondo la Consulta, infatti, il fermo amministrativo [11] è una misura cautelativa provvisoria, con effetti indiretti di conservazione della garanzia patrimoniale, che non comporta la materiale sottrazione della vettura alla disponibilità del proprietario, nonostante questa non possa essere utilizzata; anzi, neppure  non gli viene impedito di venderla a terzi. Ed infatti, il bollo auto è un tributo collegato non alla circolazione, ma alla proprietà del veicolo.

C’è, tuttavia, una possibilità per non pagare il bollo auto di un veicolo sottoposto a fermo amministrativo. Com’è noto, il bollo auto è un tributo regionale: pertanto, chi ha subito il fermo dell’auto dovrà informarsi circa la disciplina applicata dalla propria Regione e verificare se questa ha previsto o meno un’esenzione dal pagamento del bollo auto. Solo in quest’ultimo caso sarà esentato dal pagamento del bollo; altrimenti, dovrà versarlo.

note

[1] Art. 2905 cod. civ.

[2] Art. 2906 cod. civ.

[3] Art. 316 cod. proc. pen.

[4] Art. 317 cod. proc. pen.

[5] Art. 321 cod. proc. pen.

[6] Art. 253 cod. proc. pen.

[7] Art. 213 cod. della strada.

[8] Art. 334 cod. pen.

[9] Cass., sent. n. 7029 del 22.02.2010.

[10] Corte Cost., sent. n. 47/2017.

[11] Art. 214 cod. della strada.

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