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Le forti raffiche di vento sono un caso fortuito?

9 settembre 2018


Le forti raffiche di vento sono un caso fortuito?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 settembre 2018



Responsabilità oggettiva per cose fortuite: quando gli eventi atmosferici possono escludere la responsabilità del proprietario dell’oggetto che ha causato il danno.

Che nottata! Una vera e propria bufera di vento si è abbattuta sulla città. Sei stato svegliato più volte dalle raffiche che filtravano attraverso le tapparelle producendo quel caratteristico sibilo. Hai sentito sbattere porte, finestre e oggetti vari lungo la strada. Nel calduccio delle tue coperte, al buio, hai solo immaginato quali danni stesse provocando tale sorta di tifone. Ne hai però avuto contezza solo una volta alzato e aperta la saracinesca: la via sembra uno scenario da far west con carta, plastica, cassonetti della spazzatura, terra e rami d’albero sparsi ovunque. Le tende di un vicino sono state piegate e lo senti lamentarsi proprio in quello stesso istante. Mentre il circondario conta i danni, ti accorgi che anche tu non stai meglio. Un vaso da fiori è caduto dal primo piano sul tettuccio della tua auto, scalfendolo seriamente. «Colpa della tromba d’aria, non certo mia» dice il proprietario dell’appartamento a cui subito ti rivolgi per ottenere i danni. Tu invece gli fai notare che i vasi vanno sempre assicurati al parapetto del balcone e che, in ogni caso, potevano essere rimossi per tempo. Lui invece non ne vuole sapere e richiama un articolo del codice civile [1]. Lo leggete insieme: chi custodisce un oggetto è responsabile per i danni da esso provocati a terzi a meno che non dimostri che ciò si è verificato per un «caso fortuito» ossia per un evento straordinario e imprevedibile. E qui sorge il dubbio: le forti raffiche di vento sono un caso fortuito? A dare una risposta è una recente sentenza del tribunale di Como [2]. 

È vero che chi rompe paga?

Il principio di base della morale popolare così come del diritto è che chi rompe paga. Il punto, però, è che spesso la distruzione di un oggetto può dipendere da fattori esterni non sempre prevedibili come gli agenti atmosferici: pioggia, neve o anche una scossa di terremoto possono agevolare quel meccanismo a catena che, come reazione finale, ha la lesione di un bene altrui, in questo caso però a prescindere dalla colpa di uno specifico soggetto. È proprio il caso del vaso caduto dal balcone. In tale ipotesi non è detto che il proprietario ne debba rispondere, trattandosi di eventi che fuoriescono dalla sfera del suo controllo. Per capire se e quanto questi è responsabile bisogna prima valutare una serie di circostanze come l’entità della forza maggiore (il vento), il grado di diligenza prestato dal titolare nell’ancorare l’oggetto alla ringhiera (in modo da evitare quantomeno le fonti prevedibili di pericolo) e il comportamento del danneggiato (parcheggiare l’auto, durante una tempesta, proprio in prossimità di un balcone può essere considerata una concausa del danno. Si pensi anche a una persona che, subendo infiltrazioni d’acqua dal piano di sopra, lasci in corrispondenza dello stillicidio una poltrona pregiata senza preoccuparsi di spostarla di qualche centimetro). Cerchiamo di spiegarci meglio. Per farlo dobbiamo capire cos’è e come funziona la responsabilità oggettiva del proprietario di un oggetto. Solo allora potremo spiegare e capire se le forti raffiche di vento sono un caso fortuito.

Cos’è la responsabilità oggettiva

Se il principio cardine della responsabilità civile è che può essere chiamato a rispondere solo chi ha agito con colpa o in malafede, ci sono dei casi in cui la responsabilità viene attribuita anche in assenza di questi due presupposti, per il solo fatto di avere una relazione diretta con l’oggetto o il soggetto che ha provocato il danno. Ad esempio, il padrone di un animale risponde del morso da questi sferrato a un passante anche se non ha voluto il fatto; stesso discorso per i genitori del figlio che dà uno spintone al compagno di scuola o per il proprietario dell’auto che, per un guasto al freno a mano, durante la notte prende la discesa e va a sbattere contro un altro veicolo parcheggiato.

Questa è la responsabilità oggettiva: una responsabilità cioè che prescinde da dolo o colpa. Una tipica forma di responsabilità oggettiva è quella di chi ha in custodia un oggetto (sia questi il proprietario o anche il semplice possessore o detentore). Ritorniamo all’esempio del vaso da fiori che è il più calzante e intuitivo (ma i casi potrebbero moltiplicarsi: si pensi alle tubature di un appartamento che si rompono e provocano infiltrazioni all’immobile sottostante; alla buca lasciata aperta in un terreno privato che causa una frattura a un passante; al pavimento scivoloso sulle scale del palazzo che fa scivolare un condomino; a una scala traballante che fa cadere la domestica, ecc.). Ebbene, per il codice civile, il proprietario dell’oggetto – cui è immediatamente e automaticamente attribuita la responsabilità – può esonerarsi dal risarcimento solo a condizione di dimostrare che, anche prestando la massima diligenza nel prevedere ed evitare l’evento, il danno si sarebbe prodotto lo stesso. È proprio questo il concetto di caso fortuito. Le strade possono essere tenute in perfetto stato di manutenzione ma se arriva un forte terremoto non si salva nessuno e certo il Comune non può essere di questo responsabile; se arriva una valanga e travolge gli sciisti, il proprietario della pista non può avere alcuna colpa in merito, ecc.

Il vento è un caso fortuito?

La natura del caso fortuito è quindi collegata a un evento imprevedibile e inevitabile. Non si può dire che una normale pioggia possa essere un caso fortuito anche se superiore alle medie stagionali perché tutti dobbiamo prefigurarci che, comunque, possano verificarsi intemperie più forti di altre e, quindi, prendere le dovute precauzioni. Lo stesso dicasi del vento. Ma c’è gente che non ha mai visto in vita sua un tornado. Ecco questo potrebbe allora essere considerato un caso fortuito. Le forti raffiche di vento rientrano quindi nel caso fortuito solo se viene accertata l’eccezionalità della loro potenza, una velocità tale cioè da essere imprevedibili e inevitabili anche con la massima accortezza e previdenza. 

Nel caso deciso dal tribunale di Como, da una pensilina in corrispondenza della fermata dell’autobus si staccava un cartello pubblicitario finendo in testa a una passante. La compagnia di trasporto però non veniva ritenuta responsabile. Infatti a far propendere il giudice per la sussistenza di un caso fortuito è stata la produzione in giudizio di un estratto del bollettino meteorologico, relativo al giorno del sinistro, che provava la presenza di forti raffiche di vento con velocità compresa tra i 44 e i 67 km/h.

Per questo motivo il Tribunale ha ritenuto che il distacco del cartello pubblicitario è stato causato dalla raffiche di vento che hanno interessato il luogo dell’evento, posto che «nell’orario in cui è avvenuto avevano raggiunto un’intensità ed una velocità particolarmente elevata, tali da poterle considerare un evento imprevedibile ed inevitabile, idoneo ad interrompere qualsivoglia nesso di causa tra il comportamento del custode della pensilina e l’evento dannoso».

note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Trib. Como, sent. del 27.06.2018.

Tribunale di Como, sez. I Civile, sentenza 27 giugno 2018

Giudice Petronzi

Fatto e diritto

Con atto di citazione ritualmente notificato, l’attrice ha convenuto in giudizio la A.s.f. Autolinee s.r.l. esponendo che in data 24.04.2016, mentre era in attesa dell’autobus alla fermata sita in Como (CO), piazza Vittoria, era stata colpita da un pannello pubblicitario distaccatosi dalla pensilina sotto la quale si trovava e, sulla base di questo assunto, ha chiesto la condanna della convenuta, quale soggetto esercente la custodia sulla predetta pensilina, al risarcimento del danno, patrimoniale e non, patito in conseguenza del sinistro.

Si è costituita la convenuta compagnia di autolinee chiedendo di essere autorizzata alla chiamata in causa del terzo, la Avip Italia s.r.l., quale società cui aveva affidato l’incarico di effettuare la manutenzione degli impianti di fermata degli autobus, e svolgendo domanda di manleva nei confronti di quest’ultima. Nel merito, ha chiesto il rigetto della domanda attorea, essendo la propria responsabilità esclusa dal caso fortuito, che, nel caso di specie, doveva ritenersi integrato dalle forti raffiche di vento che in occasione del sinistro avevano colpito i luoghi oggetto di causa, provocando il distacco del cartello pubblicitario.

Autorizzata la chiamata in causa, si è costituita la Avip Italia s.r.l., chiedendo, a sua volta, di essere autorizzata alla chiamata in causa del terzo, Zurich Insurance P.l.c., quale suo assicuratore per la responsabilità civile, e svolgendo domanda di manleva nei confronti di quest’ultima. Nel merito, ha chiesto il rigetto della domanda attorea, associandosi alla difesa della convenuta e chiedendo altresì il rigetto della domanda di manleva, dal momento che il sinistro oggetto del giudizio non era stato causato da un difetto di manutenzione della pensilina alla stessa ascrivibile, bensì dal caso fortuito. Autorizzata anche la chiamata in causa del terzo Zurich Insurance P.l.c., quest’ultima si è costituita chiedendo il rigetto della domanda attorea e della domanda di manleva nei propri confronti svolta dalla Avip, invocando anch’essa il caso fortuito.

La causa è stata istruita con sole produzioni documentali.

La domanda di parte attrice è infondata e merita rigetto.

Va innanzitutto osservato che non è oggetto di contestazione fra le parti il verificarsi del sinistro oggetto di causa ma unicamente l’ascrivibilità dello stesso alla responsabilità della convenuta ovvero al caso fortuito.

Orbene, la fattispecie in esame rientra nell’alveo applicativo della disposizione di cui all’art. 2051 c.c., norma secondo cui “ciascuno è responsabile dal danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito ”, norma che pone a carico del custode della cosa fonte del danno una forma di responsabilità che, secondo la giurisprudenza di legittimità, ha natura di responsabilità oggettiva (ex pluribus, Cass. 4279/2008; Cass. 25243/2006; Cass. 376/2005; Cass. 21684/2005), o comunque per colpa presunta (ex pluribus, Cass. 3651/2006; Cass. 6767/2001; Cass. 8997/1999), in quanto prescinde dall’accertamento dell’elemento soggettivo, salva la prova liberatoria del caso fortuito che deve essere fornita dal custode.

Come noto, il caso fortuito consiste in quell’evento imprevedibile ed inevitabile, dotato di una sua propria ed esclusiva autonomia causale, che recide il nesso di causa tra il comportamento del custode e l’evento dannoso. Ed esso può dirsi integrato, tra le varie ipotesi, da forze incoercibili o imprevedibili della natura quali raffiche di vento di velocità e potenza eccezionali, come peraltro affermato da pronunce giurisprudenziali di merito e di legittimità relative a casi assai simili a quello di specie (arg ex Cass. 2020/1970, nonché, a contrario, Tribunale di Ascoli Piceno, sent. 10 febbraio 2016, n. 175; inoltre, Cass. 2482/2018, anche se con riferimento a precipitazioni atmosferiche, ha affermato che queste ultime “integrano l’ipotesi di caso fortuito, ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., allorquando assumano i caratteri dell’imprevedibilità oggettiva e dell’eccezionalità, da accertarsi con indagine orientata essenzialmente da dati scientifici di tipo statistico (i c.d. dati pluviometrici) riferiti al contesto specifico di localizzazione della res oggetto di custodia, la quale va considerata nello stato in cui si presenta al momento dell’evento atmosferico”).

Orbene, nel caso di specie deve ritenersi integrata la prova liberatoria del caso fortuito, essendo stato dimostrato, tramite la produzione in giudizio di un estratto del bollettino meteorologico relativo al giorno del sinistro (24.04.2016), che il luogo ove si è verificato il sinistro di cui è causa era interessato, in quella occasione, da forti raffiche di vento, con velocità compresa tra i 44 e i 67 km/h (cfr. doc. 7 fasc. conv.). Tale circostanza è peraltro confermata dalla documentazione versata in atti dalla stessa parte attrice, ed in particolare dalle tabelle Arpa sub doc nn. 10 e 11 fasc. attoreo: da queste tabelle emerge che la velocità massima del vento e delle raffiche presenti all’ora in cui, in base alla prospettazione di parte attrice, si è verificato il sinistro (ossia intorno alle ore 13.00 – cfr. rapporto polizia locale sub doc. 3 fasc. attoreo) era, quanto al vento, di 9.2 m/s (corrispondenti a circa 33 km/h) e, quanto alle raffiche, di 15.2 m/s (corrispondenti a circa 54 km/h ). In base alle medesime tabelle è altresì possibile constatare che nell’orario in cui si è verificato il sinistro il vento ha raggiunto il picco massimo di velocità rispetto al giorno precedente e ai giorni successivi (e in particolare nel periodo 23.04.2016 – 30.04.2016).

Deve ritenersi pertanto, anche in via presuntiva, che il distacco del cartello pubblicitario dalla pensilina della fermata dell’autobus che ha colpito l’attrice è stato causato in via esclusiva dalle raffiche di vento che hanno interessato il luogo, teatro del sinistro, e che nell’orario in cui è avvenuto avevano raggiunto un’intensità ed una velocità particolarmente elevata, tali da poterle considerare un evento imprevedibile ed inevitabile, idoneo ad interrompere qualsivoglia nesso di causa tra il comportamento del custode della pensilina e l’evento dannoso.

Ne consegue pertanto il rigetto della domanda attorea, essendo la responsabilità della convenuta esclusa dal caso fortuito.

Le spese di lite della attrice e delle terze chiamate seguono la soccombenza e sono pertanto poste a carico della parte attrice, liquidate come da dispositivo, in applicazione dei principi dettati dal D.M. Giustizia 55/14 che ha stabilito le modalità di determinazione del compenso professionale per l’attività svolta, applicando, nel caso di specie, i valori minimi dello scaglione compreso tra euro 1.001,00 ed euro 5.200,00, stante la manifesta sproporzione tra valore determinabile tramite il formale petitum (rientrante nello scaglione da euro 5.200,00 ad euro 26.000,00) e l’effettivo valore della controversia (arg ex Cass. 14691/2015, Cass. 7807/2013, Cass. 23809/2012), anche in ragione della non elevata complessità della stessa, del ridotto numero di questioni trattate e delle esigua attività processuale svolta, prendendo in considerazione le sole fasi di studio, introduttiva e decisionale, ed escludendo pertanto la fase istruttoria, di fatto non espletata.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza ed eccezione disattesa, così provvede:

a) rigetta la domanda di parte attrice;

b) condanna la parte attrice alla rifusione delle spese di lite della convenuta, che si liquidano in euro 811,00 per compensi, oltre rimborso forf. al 15%, I.v.a., C.p.a. come per legge;

c) condanna la parte attrice alla rifusione delle spese di lite della terza chiamata Avip Italia s.r.l., che si liquidano in euro 811,00 per compensi, oltre rimborso forf. al 15%, I.v.a., C.p.a. come per legge;

d) condanna la parte attrice alla rifusione delle spese di lite della terza chiamata Zurich Insurance P.l.c.., che si liquidano in euro 811,00 per compensi, oltre rimborso forf. al 15%, I.v.a., C.p.a. come per legge.

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