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Portare soldi all’estero: quali rischi?

9 settembre 2018


Portare soldi all’estero: quali rischi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 settembre 2018



Esistono molti modi per portare soldi all’estero: ma quali sono i rischi dell’operazione e come evitare di incorrervi?

Sono moltissimi i motivi che possono spingerci a voler portare i nostri soldi all’estero: dopo una vita di lavoro o in occasione dell’ingresso nel nostro patrimonio di un’eredità, abbiamo a disposizione una discreta somma di denaro e vorremmo investirla in qualche attività o in un’operazione finanziaria in un paese straniero; oppure, non siamo più così tanto convinti della solidità del nostro Paese e temiamo la possibilità di perdere i nostri risparmi; ancora, vorremmo trasferirci all’estero e quindi stiamo preparando il terreno, mettendo da parte le finanze necessarie.
Quale che sia il motivo è importante capire che esistono dei rischi quando si portano i propri soldi all’estero: dal pericolo di smarrire il denaro o di depositarlo presso soggetti poco affidabili, fino ai possibili guai con le autorità italiane e straniere, compreso il rischio di commettere il reato di riciclaggio, subire sequestri e altre sanzioni. Ma allora esistono dei metodi sicuri per portare soldi all’estero? Con questo articolo esaminiamo tutte le possibili alternative da percorrere, indicando i rischi di questa operazione e i metodi per evitarli.

Trasferire denaro all’estero: si può?

La prima domanda che ci si pone quando si riflette sull’opportunità di portare soldi all’estero è se questa cosa sia possibile, anche da un punto di vista legale. In realtà, trasferire il denaro all’estero è perfettamente legale. A determinare il rischio di avere complicazioni è la scelta delle modalità: in altri termini, è importante sapere in che modo procedere, sia per evitare il rischio di perdere il proprio denaro che di infrangere una o più norme che regolano questa materia.

Bisogna precisare, innanzitutto, che il libero trasferimento di fondi è ammesso dalla legge, salve le condizioni che esamineremo in prosieguo, a patto però che si tratti di soldi “puliti”: si deve trattare, in altri termini, di denaro detenuto lecitamente o, comunque, proveniente da guadagni dichiarati.
Per questo, la prima cosa di cui accertarsi quando si spostano soldi all’estero è la loro legittima provenienza: deve trattarsi dei proventi della propria attività lavorativa o remunerazioni di altro tipo (come rendite immobiliari e simili), oppure eredità, donazioni, vincite al gioco, ecc., purché le somme in questione siano state dichiarate al Fisco.

Ne consegue che, se stiamo trasferendo all’estero del denaro proveniente da un’attività illecita (ad esempio, una truffa) o derivante da operazioni non note al Fisco (come un guadagno da lavoro in nero, o peggio), la stessa operazione rischia di essere immediatamente etichettata come illegale: il rischio, cioè, è sia quello di commettere il reato di riciclaggio, sia quello di attirare le attenzioni del Fisco rispetto ad un’operazione palesemente preordinata a frodarlo. Ci ritroveremmo, in un solo colpo, dinanzi ad una o più infrazioni penalmente rilevanti, con pesantissime conseguenze dal punto di vista economico e personale.

Questi sono soltanto alcuni dei motivi per cui è fondamentale conoscere alla perfezione sia le normative concernenti il trasferimento dei soldi all’estero sia i rischi che questa operazione può comportare: nei prossimi paragrafi esamineremo, dunque, i metodi più sicuri dal punto di vista legale e più efficaci per tutelare il proprio denaro.

Portare soldi all’estero: quali sono i metodi sicuri?

Esistono moltissimi canali per poter portare soldi all’estero, avendo presente che l’operazione può avvenire in un’unica soluzione, oppure attraverso diverse operazioni. Le più importanti, tuttavia, sono rappresentate dalle seguenti:

  • spostamento fisico del denaro (tramite contanti);
  • trasferimento telematico mediante i canali bancari (essenzialmente con bonifico);
  • impiego di intermediari specializzati nel money transfer.

Tralasciando, per il momento, il trasferimento per contanti, per il quale esistono delle regole più stringenti, possiamo dire da subito che il metodo più sicuro per portare soldi all’estero è sicuramente quello che passa attraverso il canale bancario.
Le banche, infatti, mettono a disposizione dei propri clienti strumenti certificati e garantiti per il trasferimento fondi, potendo assicurare sia la tracciabilità dell’operazione che la perfetta legalità della stessa.

Dal punto di vista funzionale, il trasferimento avviene tramite un bonifico bancario, con la particolarità che il conto di destinazione sarà registrato presso una banca estera. L’unico inconveniente di questa soluzione è legata alla presenza di costi di commissione piuttosto elevati: anche questo problema, tuttavia, viene meno se il trasferimento avviene all’interno dell’area SEPA (circoscritta ai paesi appartenenti all’Unione Europea e a quelli che hanno aderito a questa specifica convenzione), che impedisce agli istituti finanziari di applicare commissioni speciali per i bonifici esteri.

Un altro vantaggio che deriva dalla scelta del canale bancario si spiega in funzione dei rapporti con le autorità fiscali: nel momento in cui dovessero sorgere contestazioni rispetto alla vostra posizione tributaria, infatti, il bonifico rappresenta la migliore prova documentale (anche grazie alla presenza della causale) per certificare che il trasferimento è avvenuto in perfetta aderenza alle condizioni previste dalla legge.

Tra gli altri metodi sicuri per portare soldi all’estero c’è l’impiego di carte prepagate: in questo caso, il vantaggio è rappresentato dalla velocità e minor complessità dell’operazione, che normalmente non viene neanche assoggettata a particolari forme di controllo da parte delle autorità. Si tratta della soluzione ideale per inviare denaro ad un familiare o un amico all’estero. Tuttavia, lo svantaggio è legato alla soglia massima giornaliera relativa al tipo di carta utilizzata (normalmente compresa nella fascia dai 250 ai 500 euro): per questo motivo, si tratta di un metodo non consigliabile quando c’è bisogno di trasferire somme più elevate.

Infine, uno dei metodi più diffusi e sicuri per portare soldi all’estero è quello operato da intermediari specializzati in Money transfer. Questi soggetti operano nella veste di agenti del soggetto che intende effettuare l’operazione, incaricandosi di operare il trasferimento sia materialmente che in formato telematico: ad esempio, è possibile depositare il denaro da trasferire e poi ritirarlo presso uno dei punti dell’agenzia.
Va precisato, però, che in questo caso esistono delle soglie massime per l’operazione (999 euro ogni settimana) e che le commissioni applicate possono essere anche molto salate, potendo consistere in una percentuale sulla somma versata cui può aggiungersi anche un’ulteriore tariffa da pagare al momento del prelievo.

Ci sono limiti al trasporto contanti?

Uno dei modi classici con cui portare soldi all’estero è quello legato al trasferimento di denaro contante attraverso la frontiera. In questo caso, è bene precisare che, pur trattandosi astrattamente del metodo più affidabile (dal momento che consente di avere sempre con sé la somma in questione) e meno costoso, è altrettanto vero che la legge italiana e quella europea prevedono forti limitazioni al passaggio di denaro alla frontiera, anche a fronte del maggior rischio di evasione connesso al fenomeno.

In particolare, la disciplina attualmente vigente in materia [1] prevede una soglia massima per il trasferimento di denaro in contanti all’estero, pari a 9.999,99 euro: chiunque voglia trasferire una somma pari o superiore a questa è tenuto al rilascio di una dichiarazione presso le autorità competenti (come l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia delle Dogane o la Guardia di Finanza). Questo onere deve essere assolto (anche in via telematica) entro le 48 ore dal trasferimento dei fondi, purché la comunicazione avvenga prima del passaggio di frontiera e comprende anche le ipotesi in cui il denaro è rappresentato da strumenti al portatore, come i traveller’s cheques.

Tale dichiarazione alle autorità deve contenere una serie di informazioni fondamentali:

  • generalità del contribuente che esegue il trasferimento e di chi lo riceve (se si tratta di soggetti diversi);
  • provenienza dei fondi oggetto di trasferimento;
  • possibili destinazioni e impiego del denaro.

Viceversa, quando si vogliono portare all’estero somme inferiori alla soglia prevista non sono richieste formalità particolari, salvi gli obblighi derivanti dall’applicazione delle norme interne in materia di limiti ai prelievi e ai pagamenti in contante. Tuttavia, anche in questo caso potrebbe risultare opportuno segnalare alle autorità fiscali la movimentazione dei contanti, onde evitare possibili futuri accertamenti.

C’è differenza a seconda della destinazione?

Un altro degli aspetti che può determinare rischi quando si portano soldi all’estero è la diversa disciplina esistente a seconda che il trasferimento avvenga o meno verso un paese appartenente all’Unione Europea.

In particolare, per i trasferimenti all’interno dell’Unione Europea, i regolamenti comunitari prevedono l’assoluta libertà di movimentazione dei capitali, così da favorire la possibilità di stabilirsi, lavorare o semplicemente trasferirsi in uno o più Stati membri diversi da quello di provenienza, senza la necessità di dover fornire particolari spiegazioni alle autorità dei Paesi coinvolti nell’operazione.
L’unica condizione, ovviamente, è che lo spostamento in sè deve essere legale, cioè avere ad oggetto sia somme lecitamente detenute sia rispettare le condizioni prima esaminate per far uscire denaro dal Paese.

Le cose diventano un po’ più complicate quando lo Stato di destinazione non fa parte dell’Unione europea: infatti, nel caso di trasferimenti di denaro extra-UE, non esiste una specifica disciplina valevole per tutti i casi, ma operano le singole convenzioni bilaterali stipulate tra l’Italia (o l’UE) e il Paese in questione. In questo secondo caso, onde evitare rischi di sorta rispetto all’operazione che si intende effettuare, è bene verificare presso gli uffici competenti (l’ambasciata o il consolato) o per il tramite di un operatore qualificato, le modalità ammesse e i limiti previsti.

Quali rischi per chi porta soldi all’estero?

La breve panoramica finora condotta sulle modalità con cui portare soldi all’estero ci permette di sintetizzare tutti i rischi principali connessi a questa operazione. Si è già detto che per il trasferimento di denaro all’estero è possibile rivolgersi a canali ufficiali, sottoposti a dei vincoli e limiti da parte delle autorità pubbliche.
Oltre a questi è chiaramente possibile portare soldi all’estero in modo “informale”, ad esempio affidando questi ultimi ad un amico o ad un parente. Ma quando si pone in essere un’operazione del genere è bene sapere che si va incontro a due tipologie di rischi: da un lato quelli connessi direttamente all’operazione, dall’altro quelli di carattere legale.

Dal primo punto di vista, non è difficile ipotizzare tutta una gamma di problematiche che potrebbero coinvolgere il vostro denaro: smarrimento, furto, sequestro da parte delle autorità e chissà cos’altro. Vale davvero la pena risparmiare qualche decina di euro di commissioni rispetto ad un bonifico e accollarsi il rischio di perdere del tutto il proprio denaro?

Per quanto concerne, invece, i rischi di carattere legale, questi sono anche più preoccupanti. Innanzitutto, come visto, esistono dei limiti ben precisi alla possibilità di trasferire denaro contante da un Paese all’altro; inoltre, per le operazioni sopra soglia sono previste delle specifiche autorizzazioni, con annesso dovere di fornire determinate informazioni prima di attraversare la frontiera.
In particolare, se non vengono osservate esattamente le norme concernenti il trasferimento di contanti all’estero, la legge prevede delle sanzioni amministrative molto salate, così riassumibili:
– se non viene denunciato il tentativo di trasferire all’estero una somma pari o superiore agli euro 9.999, si rischia una sanzione che va dal 10% al 30% dell’importo, quando l’eccedenza rispetto alla soglia massima tollerata non supera, a sua volta, i 10.000 euro;
– se, invece, l’importo che si vuole trasferire in eccedenza (e in modo irregolare) supera i 10.000 euro, la sanzione sale dal 30% al 50% dell’intero capitale.

Chiaramente, in tutti questi casi è anche ben possibile poter subire un sequestro delle somme illecitamente esportate, oltre alla possibilità di poter essere sempre assoggettati alle sanzioni esaminate, qualora l’irregolarità venga riscontrata in un momento successivo all’attraversamento della frontiera. Il Fisco, inoltre, potrà porre in essere tutti gli accertamenti necessari per verificare la provenienza del denaro, eventualmente riscontrando il tentativo di sottrarre i capitali alla relativa tassazione: in questo caso, il rischio è di subire non più solo sanzioni, ma persino un processo per evasione fiscale.

Anche nel caso del trasferimento mediante bonifico bancario è ben possibile attirare le attenzioni del Fisco, specialmente quando la somma risulta non congrua rispetto alla propria dichiarazione dei redditi o con gli strumenti di verifica utilizzati dallo Stato (quali il redditometro). In presenza di eventuali contestazioni da parte delle autorità fiscali (e, chiaramente, nel presupposto che la propria posizione sia in buona fede), è possibile reagire dimostrando che tali proventi “sospetti”, trasferiti all’estero, sono il frutto di donazioni da parte di familiari e amici, oppure derivano da redditi non soggetti a tassazione (come la vendita di un auto ad un privato), purché in entrambi i casi sia possibile dare traccia degli spostamenti di danaro attraverso sistemi certificati.

I controlli dello Stato sui fondi non cessa neppure nel momento in cui questi pervengono nel paese di destinazione. Infatti, la legge italiana prevede dei controlli sui soggetti fiscalmente residenti in Italia, dei quali viene operato il monitoraggio delle attività finanziarie estere. In particolare, questa disciplina prevede l’obbligo per i contribuenti residenti in Italia di compilare un’apposita sezione del modello Redditi PF (il cd. Quadro RW), in cui devono essere indicate le attività estere di natura finanziaria detenute dal soggetto durante il relativo periodo di imposta [2].
Nel dettaglio, i depositi bancari esteri che superano la soglia di 15.000 euro devono essere dichiarati nel Quadro RW. La spiegazione deriva dal fatto che questi capitali detenuti all’estero sono suscettibili di produrre reddito (ad esempio, perché connessi ad un’attività lavorativa nel paese straniero), i quali sono però imponibili in Italia ove non già sottoposti a tassazione da parte delle autorità estere.

La violazione delle norme che concernono la compilazione del Quadro RW comporta l’applicazione di sanzioni amministrative che possono andare dal 3% al 15% dell’importo riscontrato all’estero. La sanzione, peraltro, è raddoppiata se si accerta che le somme sono detenute in paesi rientranti nella cd. “black list”: questo per il rischio che si tratti di attività potenzialmente illecite e/o frutto di evasione fiscale.

Portare soldi all’estero: quando è riciclaggio?

Un’ultima categoria di rischi può derivare dalla imputazione del reato di riciclaggio: si tratta di una fattispecie che viene contestata nei confronti dei soggetti che cercano di liberarsi o di sottrarre agli occhi delle autorità i proventi derivanti da un precedente delitto. Chiaramente, quando si portano soldi all’estero e si tratta di somme di non certa provenienza, è molto probabile destare sospetti, anche alla luce di una disciplina legislativa nazionale ed europea molto stringente.

Sul punto, tuttavia, è di recente intervenuta una importante pronuncia della Corte di Cassazione, la quale ha definito esattamente i presupposti entro cui è possibile contestare il reato in questione [3]. La Corte, infatti, ha osservato che per potersi parlare di riciclaggio non è sufficiente la disponibilità di un quantitativo di danaro sproporzionato, ma è necessario che sia quanto meno presente un indizio riferito ad una pregressa attività illecita, della quale tale denaro costituisca il provento. In altri termini, se non si ha prova di un precedente delitto (presupposto della contestazione in termini di riciclaggio), non si può certo pretendere di affermare l’intento fraudolento alla base della condotta di chi, come nel caso di specie, procede al trasferimento di denaro all’estero.

La questione, in particolare, vedeva un cittadino extracomunitario fermato ai controlli aeroportuali mentre tentava di imbarcarsi con oltre 150mila euro in contanti. Dopo il sequestro delle somme, la difesa aveva avanzato reclamo avvero la misura cautelare per insussistenza di prove che lasciassero intendere la provenienza delittuosa della somma in questione. Nell’accogliere queste osservazioni, la Cassazione ha confermato che il semplice possesso di una somma di danaro ingente non può lasciare intendere, in assenza di altri riscontri investigativi, l’esistenza del delitto presupposto, elemento necessario per l’imputazione di riciclaggio.

Ciò posto, occorre comunque ricordare, come peraltro fatto dai giudici di legittimità nella sentenza che stiamo commentando, che anche in assenza dei presupposti per la contestazione di questo reato, restano ferme tutte le altre norme – prima esaminate – in tema di limiti al trasferimento di denaro in contante: ne consegue che, se anche non c’è sempre il rischio di vedersi contestare il riciclaggio, è sempre necessario rispettare la disciplina sul trasferimento di denaro, onde evitare tutti gli altri problemi che possono insorgere quando si decide di portare i propri soldi all’estero.

note

[1] Si tratta del D.Lgs. 195/2008 e successive modifiche, a sua volta approvato per attuare il Regolamento Comunitario 1880/2005.

[2] Si veda l’art. 4 del D.L. 167/1990, convertito in L. 227/1990 e da ultimo modificato dall’art. 9 della Legge n. 87/2013.

[3] Il riferimento è a Cass. 27 agosto 2018, n. 39006.

Autore immagine: 123rf com


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