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Quando non si paga il mutuo cosa succede

10 settembre 2018


Quando non si paga il mutuo cosa succede

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 settembre 2018



Complice la grave crisi economica degli ultimi anni, sempre più spesso le persone che sottoscrivono un contratto di mutuo non riescono poi a pagarne le rate.

Il contratto di mutuo è un accordo in virtù del quale il mutuante presta dei soldi (o altri beni fungibili) al mutuatario, che da parte sua si obbliga a restituirli al mutuante nella stessa quantità [1]. Oggi è uno dei contratti maggiormente stipulati con i vari istituti di credito, dal momento che raramente si possiede la liquidità necessaria per acquistare, ad esempio, un immobile. Il cliente della banca si obbliga a restituire l’intero ammontare del prestito (aumentato ovviamente degli interessi) nel tempo, normalmente tramite delle rate da versare mensilmente. In questo periodo di grave crisi economica, però, sempre più spesso i mutuanti non si trovano nelle condizioni di poter restituire la somma ottenuta in prestito. Ma cosa succede quando non si paga il mutuo?

Cosa può fare la banca contro il debitore insolvente?

Debitore insolvente è il termine legale che indica, semplicemente, il debitore di una somma di denaro che non salda poi il suo debito. Molto spesso si sente anche il termine moroso, da mora che invece significa ritardo.
Cosa può fare la banca a fronte del mancato pagamento? Quali armi possiede contro il debitore insolvente?
Il primo meccanismo di tutela che viene riconosciuto all’istituto di credito contro il debitore inadempiente è la risoluzione del contratto. In parole povere, l’istituto di credito che non ha ricevuto il pagamento nei tempi prestabiliti può ritirarsi dal contratto in virtù dell’inadempimento della controparte. Ciò ovviamente non sta a significare che la banca rinuncia alla parte della somma che non le è ancora stata versata. Anzi, semmai è tutto il contrario. Infatti, a fronte del ritardo del cliente la banca può richiedere il pagamento immediato dell’intera somma dovuta, anche se il contratto sottoscritto prevedeva invece una restituzione in rate mensili.
Quella però della risoluzione del contratto può essere considerata una extrema ratio, ossia l’ultima alternativa percorsa dalla banca quando non vi sono altre soluzioni. Questo perché alla banca conviene ottenere i vari pagamenti dilazionati nel tempo, mentre sa che richiedere il pagamento della somma in un’unica soluzione costituisce un rischio. Proprio per questo motivo la banca normalmente preferisce percorrere altre vie, e ricorrere alla risoluzione quando non ci sono più alternative possibili ed è chiaro ormai che il debitore non pagherà quanto dovuto.

È verosimile che al momento della stipula del contratto, la banca abbia inserito delle clausole contrattuali in virtù delle quali si riserva la possibilità di recedere dal contratto a fronte dell’insolvenza del debitore. Vi sono dei casi in cui anche la diminuzione delle garanzie inizialmente prestate al fine della conclusione del contratto può comportare la risoluzione del contratto. Ad esempio, nel caso in cui un imprenditore fallisca, la banca può aspettarsi, più o meno verosimilmente, che non sia in grado di restituire la somma e che diverrà dunque insolvente.

In cosa consiste la segnalazione alla Centrale Rischi Finanziari? Cosa comporta?

La Centrale Rischi Finanziari è una società attiva in ambito europeo che offre informazioni agli istituti di credito circa le garanzie creditizie dei vari clienti, al fine di evitare rischi finanziari. Nel caso in cui il debitore non paghi una o più rate del mutuo alla banca creditrice, scatterebbe immediatamente la segnalazione alla Centrale Rischi Finanziari.
Nel caso in cui la banca riuscisse a dimostrare che il ritardo nel pagamento non è dovuto ad una semplice mancanza momentanea di liquidità, il debitore verrebbe segnalato anche presso la Centrale Rischi istituita presso la Banca d’Italia. Quest’ultima segnalazione è certamente la più grave, e, come stabilito dalla Corte di Cassazione, vi si può ricorrere solo nel caso in cui il debitore sia in una condizione di gravità tale da ritenere ragionevolmente che non sarà in grado di pagare nemmeno le rate successive.

C’è la possibilità, seppur remota, che la banca proceda alla segnalazione del debitore insolvente alla Centrale Rischi Finanziari senza prima aver accertato che la colpa del ritardo nel pagamento sia effettivamente imputabile al mutuatario. In questo caso, la banca sarebbe colpevole di aver violato il principio di solidarietà alla base del contratto di mutuo, che obbliga i contraenti a non pregiudicare la controparte contrattuale senza fondato motivo.

Cosa succede se il debitore non paga il mutuo?

Se la banca decide di far valere le sue ragioni a fronte dell’inadempimento della controparte, e di chiedere quindi la risoluzione del contratto, cosa sarà obbligato a fare il debitore? Il mutuatario insolvente sarà chiamato a rendere l’intera somma ricevuta grazie al mutuo, quindi tutte le rate non pagate più la somma residua, aumentata ovviamente degli interessi di mora.

È importante sottolineare che in Italia la legge regola rigidamente il cosiddetto anatocismo bancario. L’anatocismo altro non è che quel meccanismo in virtù del quale gli interessi non pagati alla banca producono altri interessi. La legge italiana prevede che la banca possa chiedere gli interessi non versati una volta sola nel corso di un anno, e solo a patto che si tratti di interessi moratori. Infatti l’anatocismo bancario sul capitale è severamente vietato.

Quando è previsto il pignoramento dei beni del debitore insolvente?

Il contratto di mutuo, per l’importanza che riveste, è sovente sottoscritto alla presenza di un notaio. Se questa formalità viene rispettata, il contratto stesso ha la valenza di una sentenza esecutiva. Laddove il debitore si dimostri insolvente e non versi tutto quanto dovuto alla banca nei termini previsti, l’istituto di credito può procedere immediatamente al pignoramento dei beni del mutuatario senza prima richiedere un decreto ingiuntivo all’autorità competente. Tutto ciò che deve fare è sollecitare il debitore al pagamento: questo sollecito è detto atto di precetto. Passati dieci giorni dal sollecito, laddove il debitore non abbia versato la somma dovuta secondo contratto, la banca può procedere al pignoramento dei beni. L’atto di precetto scade dopo novanta giorni dall’avvenuta ricezione.

Il mutuo non necessariamente prevede la presenza di un notaio per la sottoscrizione. Nel caso in cui quindi non venga rispettata questa formalità, prima di procedere al pignoramento dei beni del mutuatario insolvente, la banca deve munirsi di un decreto ingiuntivo. Il decreto ingiuntivo viene notificato al debitore, che ha a sua disposizione quaranta giorni per pagare la somma dovuta oppure, se crede vi sia ragione di farlo, di opporsi al decreto stesso (come nel caso in cui sospetti che la banca si sia macchiata del reato di usura).

Cosa succede se il debitore ha ipotecato la propria casa?

Ci sono dei casi in cui, insieme al contratto di mutuo, viene sottoscritta anche un’ipoteca sull’immobile oggetto di finanziamento. Grazie all’esistenza dell’ipoteca, la banca avrà un diritto di prelazione sugli altri eventuali creditori nel caso di inadempimento del debitore. Infatti, potrà rivalersi per prima sull’immobile oggetto di ipoteca fino a soddisfare completamente il suo credito.

Cos’è la legge salva suicidi?

In virtù del fatto che il mancato pagamento delle rate del mutuo può provocare danni enormi, come la perdita della casa di proprietà, nel 2012 il Governo ha adottato la cosiddetta legge salva suicidi, che consente al debitore insolvente di estinguere il debito salvando però la propria casa. Il debitore che si trovi in uno stato di effettivo sovraindebitamento (nel caso in cui il patrimonio non basti a ripagare l’intera somma) può appellarsi a questa legge e redigere un piano di restituzione del debito in rate che siano per lui sostenibili. Non solo: in determinati casi, particolarmente gravi, si può anche richiedere che la somma dovuta sia diminuita fino ad un massimo del 80% della somma totale. Per avvalersi di questa procedura occorrerà rivolgersi al tribunale competente in materia, che a sua volta nominerà un contabile incaricato di quantificare non solo l’ammontare del debito nei confronti della banca ma anche l’intero patrimonio del debitore insolvente. Sulla base di queste indagini verrà poi redatto il piano di rientro.

note

[1] art. 1813 c.c.


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