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Assicurazione sulla vita: come funziona

27 Settembre 2018


Assicurazione sulla vita: come funziona

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Settembre 2018



Eventi imprevedibili possono lasciare i propri familiari senza alcuna fonte di reddito: ecco perché stipulare un’assicurazione sulla vita e tutto ciò che bisogna sapere sul suo funzionamento.

Tra i prodotti assicurativi più noti ci sono sicuramente le polizze vita: si tratta di una forma di assicurazione che ha come obiettivo quello di tutelare il coniuge, i figli e altri beneficiari dal rischio derivante dalla prematura morte dell’assicurato.
Tuttavia, le clausole relative a questo tipo di contratto sono le più eterogenee, come pure gli elementi da tenere in considerazione quando si decide di stipulare una polizza vita. È questo il motivo per cui conviene soffermarsi in dettaglio sugli aspetti principali che riguardano l’assicurazione sulla vita: come funziona, quali sono i costi e quali le condizioni per stipularla.

Cos’è l’assicurazione sulla vita?

Le cosiddette polizze vita sono una specie del più ampio genere delle assicurazioni: si tratta, quindi, di un contratto tipico, disciplinato dal codice civile [1] e che presenta una struttura e un funzionamento determinato, lasciando libertà alle parti di poter inserire clausole e altre pattuizioni per arricchire la stipulazione.

Nel suo meccanismo tipico, il contratto di assicurazione ha la funzione di tenere indenne l’assicurato dalle conseguenze di carattere economico derivanti dal verificarsi di un determinato evento dannoso. Questa funzione, tipica delle assicurazioni contro danni (di cui un esempio è la polizza RC auto), è lievemente diversa all’interno delle polizze vita: in queste ultime, infatti, viene comunque assicurato un evento dannoso, con la particolarità, tuttavia, che si tratta della morte dell’assicurato. Ne consegue, quindi, che l’assicurazione verserà le somme dovute secondo il contratto ai beneficiari individuati al momento della stipula (si tratta, quindi, di un’assicurazione a favore di terzi).

In particolare, i soggetti coinvolti nel contratto di assicurazione sulla vita sono:

  • l’assicurato (il contraente), che versa il premio periodico indicato nel contratto;
  • l’assicuratore (la compagnia di assicurazioni), che si assume il rischio di versare il capitale (sotto forma di rendita periodica o di capitale una tantum) a uno o più soggetti indicati in contratto;
  • uno o più beneficiari, quali familiari, figli, coniuge, individuati al momento della stipula, che ricevono il capitale o la rendita stabilita al momento del verificarsi dell’evento morte, con in più gli interessi maturati sui premi accantonati nel tempo.

Peraltro, questo meccanismo di rivalutazione del capitale, spiega efficacemente il motivo per cui, sempre più, l’assicurazione sulla vita viene vista come una forma di investimento o di risparmio, deviando parzialmente dalla sua funzione originaria di mezzo di protezione nei confronti dei più stretti familiari in caso di morte del contraente.

Assicurazione sulla vita: come funziona?

Sotto il nome di assicurazione sulla vita entrano a far parte, come accennato, fenomeni molto diversi da loro, in funzione delle più diverse tipologie di clausole che vengono inserite nella stipulazione. Sulla scorta dei casi più ricorrenti nella prassi, è possibile dividere le assicurazioni sulla vita in due grandi famiglie:

  • le polizze vita caso morte
  • le polizze vita caso vita.

Le polizze vita caso morte rispettano integralmente lo schema prima riportato: si tratta di un contratto che viene stipulato dal contraente con funzione protettiva nei confronti della propria famiglia, che verrebbe a trovarsi, in ipotesi, privata di altri mezzi di sostentamento. Si può immaginare il caso di Tizio, unico soggetto che lavora in famiglia, che grazie al proprio stipendio riesce a mantenere dignitosamente moglie e figli e pagare le rate del mutuo. Alla sua morte, chiaramente, i superstiti avrebbero immani difficoltà a sopravvivere. Per questo, la assicurazioni sulla vita per il caso morte permettono di integrare o mantenere intatte le possibilità economiche dei beneficiari, anche in caso di tragica dipartita del contraente.

Viceversa, le polizze caso vita hanno un meccanismo completamente diverso: in questo caso, infatti, non si deduce come evento quello della morte del contraente, ma si fissa una determinata scadenza al contratto. Se entro questa data non si verifica la morte del contraente, l’assicurazione sulla vita assolve una funzione integrativa del reddito (ad esempio, della pensione) del contraente e della sua famiglia.

La differenza, quindi, non è tanto nel meccanismo di base, quanto nel momento in cui scatta, a carico dell’assicurazione, l’obbligo di corrispondere il capitale versato nei confronti, rispettivamente, dei beneficiari e del contraente originario. Ci si trova nell’un caso di fronte ad una ordinaria assicurazione sulla vita; nel secondo dinanzi ad una forma di previdenza integrativa o di investimento a lungo termine. A ben vedere, tuttavia, nel momento in cui si sceglie di stipulare questo tipo di polizza è bene tenere presente che esistono dei costi per l’assicurazione sulla vita che potrebbero incidere non poco sull’entità del capitale riscattato al momento della scadenza del contratto, abbassando notevolmente il rendimento sperato. Tali sono, in particolare:

  • i costi diretti, cioè le commissioni prelevate dal premio al momento del loro versamento;
  • i costi indiretti, o di gestione, trattenuti dalla compagnia al momento della liquidazione, a copertura della gestione del capitale durante tutta la vigenza del contratto.

Oltre a questi due esempi, è possibile trovare altre tipologie di assicurazioni sulla vita. Una delle più diffuse, negli ultimi anni, è la polizza vita stipulata all’atto della concessione del mutuo: la banca pretende dal cliente la stipulazione di una polizza vita a copertura dell’evento morte o per infortuni, così da potersi assicurare la permanenza di un reddito (volto a coprire il pagamento delle rate residue del prestito) anche ove il debitore muoia o diventi non più abile a svolgere attività lavorative.

Dal punto di vista funzionale, l’assicurazione sulla vita prevede, in ogni caso, l’obbligo a carico del contraente di versare il premio periodico nei confronti della compagnia; mentre quest’ultima è tenuta, al verificarsi dell’evento o alla scadenza del contratto, a versare la rendita o il capitale pattuito, maggiorato degli eventuali interessi e della rivalutazione monetaria (tenendo conto, cioè, degli aumenti dell’inflazione intercorsa durante la durata del rapporto).

L’evento dannoso dedotto in contratto, a differenza di altre tipologie di assicurazioni, risulta molto meno problematico: infatti, salva la presenza di clausole come quelle che escludono il risarcimento in presenza di suicidio o di morte non imprevedibile in capo al contraente (che, per esempio, si è esposto volontariamente al rischio di un evento mortale), l’evento che fa scattare l’obbligo indennitario è unico. Tuttavia, come vedremo di qui a breve, è fondamentale conoscere le diverse clausole inserite all’interno del contratto, onde evitare il rischio di trovarsi di fronte al rifiuto della compagnia di eseguire le prestazioni pattuite.

Quali elementi valutare prima della stipula?

Prima di stipulare un’assicurazione sulla vita è bene studiare attentamente le diverse offerte proposte dalle compagnie assicurative, partendo ovviamente dalle proprie esigenze: infatti, potrebbe risultare preferibile l’una o l’altra soluzione, a seconda che l’intento del contraente sia quello di coprire il rischio morte o, viceversa, di effettuare un investimento. La raccomandazione principale è quella di leggere attentamente il contratto, così da scovare immediatamente possibili clausole sgradite.

È importante sapere che, normalmente, le compagnie assicurative richiederanno specifici esami clinici in capo al contraente, oltre ad esprimere la volontà di effettuare indagini sul suo stile di vita: si tratta di un comportamento perfettamente legittimo, dal momento che in questo modo l’assicurazione previene il rischio di dover coprire un evento morte altamente probabile, senza richiedere un premio adeguato. La determinazione del premio, in particolare, dipende essenzialmente da alcuni fattori relativi alla vita dell’assicurato:

  • l’età del contraente è uno dei principali fattori valutati: non a caso, l’acquisto di polizze vita è difficilmente concesso a chi supera i 70 anni;
  • la presenza di alcune patologie può determinare un premio maggiore, oltre alla possibilità di applicazione del periodo di “carenza”, durante il quale la compagnia non può essere chiamata al rimborso se l’evento si verifica (di solito dai 6 mesi ai 5 anni successivi alla stipulazione del contratto);
  • peraltro, alcune patologie gravi (quali immunodeficienze e tumori) possono determinare il netto rifiuto da parte della compagnia di assicurare il soggetto;
  • anche abitudini dannose, come un regime alimentare poco sano, l’uso di tabacco o di alcool, determinano variazioni sul premio;
  • l’attività lavorativa ha anch’essa incidenza sul premio, tenuto conto che un impiegato d’ufficio ha, astrattamente, meno possibilità di ammalarsi rispetto all’operaio di una fonderia;
  • infine, altro elemento che influisce sul premio è la durata del contratto: infatti, più lunga è la scadenza, maggiori saranno i costi richiesti.

Ove una o più di queste circostanze venissero taciute alla compagnia e successivamente scoperte, il contraente vedrebbe sicuramente sciolto il contratto, perdendo i premi fino a quel momento versati; può finanche ipotizzarsi il rischio di una denuncia per truffa ai danni della compagnia. Se, invece, le false informazioni vengono scoperte dopo la morte del soggetto, ma prima dell’erogazione del premio, l’assicurazione ha la possibilità di rifiutarsi di corrispondere l’indennizzo.

Come si accennava, anche le modalità che sottostanno l’evento dannoso possono determinare il rischio che la compagnia si rifiuti di erogare il risarcimento. Normalmente, infatti, l’evento morte dedotto in contratto è unicamente quello a carattere accidentale: per tale si intende la morte del contraente non voluta, non prevista e non evitabile. Ciò porta ad avere una serie di esclusioni dalla copertura assicurativa, che possono andare dal suicidio agli infortuni in presenza di sport estremi (quali gare automobilistiche, scalate in alta montagna, e così via), così come è molto difficile il riconoscimento del risarcimento nei confronti degli eredi di coloro che svolgono attività professionali ad alto rischio, come i vigili del fuoco. Allo stesso modo, la compagnia può rifiutarsi di liquidare il premio anche in presenza di eventi dovuti a palese negligenza da parte dell’assicurato, come accade in caso di guida in assenza della patente o di momentaneo abuso di sostanze stupefacenti.

Quali sono i vantaggi della polizza vita?

Dopo aver esaminato gli elementi da valutare attentamente prima di stipulare il contratto di assicurazione, è possibile concludere il nostro excursus sul funzionamento della sulla vita ricapitolando i vantaggi che è possibile conseguire con questo tipo di strumento.

Innanzitutto, si è già detto che grazie alle polizze vita caso morte è possibile garantire ai superstiti della propria famiglia delle condizioni economiche adeguate, permettendo di conservare, almeno in parte, il medesimo stile di vita goduto prima della morte del contraente. A questo aspetto, specialmente nel caso delle assicurazioni stipulate in presenza di un mutuo, si somma anche il beneficio di tutelare l’immobile dalle possibili azioni di recupero da parte della banca creditrice: infatti, la famiglia avrà la possibilità di continuare a sostenere le spese per il rientro dal prestito, evitando l’espropriazione dell’abitazione. Da ultimo, si è già visto come le polizze vita possano rappresentare uno strumento di integrazione del proprio reddito, su cui molti lavoratori (soprattutto autonomi) puntano per incrementare i propri fondi pensionistici.

Ma quando è conveniente stipulare un’assicurazione sulla vita? Innanzitutto, è bene ricordare che i premi versati sono soggetti alla possibilità di detrazione dalla dichiarazione dei redditi fino al 19%; al contempo, i beneficiari sono esenti da imposte sui redditi o da quella di successione rispetto al capitale e alla rendita periodica percepita, salve le tasse da pagare sugli interessi maturati e accantonati dalla compagnia assicurativa. Oltre a questi vantaggi fiscali, le polizze vita risultano generalmente convenienti in presenza di famiglie monoreddito, oppure quando si è giovani e si intende costruire una rendita o un capitale per sé o per i figli. Al contrario, i soggetti in età più avanzata troverebbero minore convenienza nell’operazione (anche in considerazione del premio più elevato richiesto), mentre chi vive in una famiglia con maggiori disponibilità economiche potrebbe valutare più conveniente investire in altro modo le somme altrimenti destinate al pagamento dei premi.

note

[1] La disciplina dell’assicurazione in generale è contenuta agli artt. 1882 s.s. c.c.


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