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Residenza: cosa serve in casa?

11 settembre 2018


Residenza: cosa serve in casa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2018



Spostare la residenza da un comune ad un altro, oppure da un’abitazione ad un’altra nell’ambito dello stesso comune è semplice dal punto di vista pratico. Occorre, però, considerare che la residenza non può essere scelta in modo arbitrario dal cittadino ma deve essere necessariamente fissata nel luogo in cui la persona abita. Quando viene fatta una richiesta di cambio residenza, le autorità comunali effettuano dei controlli per verificare se è vero che quel soggetto vive nel luogo in cui vuole spostare la residenza. È bene sapere quali caratteristiche deve avere l’abitazione in cui si vuole spostare la residenza.

C’è chi non la cambia mai durante tutto il corso della propria vita e c’è chi, invece, la cambia molto frequentemente. In ogni caso con la residenza non si scherza. Infatti, il cittadino non può decidere dove stabilire la propria residenza a proprio piacimento. La residenza deve coincidere con il luogo in cui il soggetto realmente vive. Inoltre, per poter essere fissata la residenza in un’abitazione, questa deve possedere determinati requisiti. L’abitazione deve essere, in sostanza, abitabile e vivibile. Se così non è la richiesta di residenza può essere rigettata. Ma per ottenere la residenza: cosa serve in casa? Vediamolo insieme.

Che cos’è la residenza?

Innanzitutto è bene chiarire che cosa si intende con il termine residenza. La residenza è il luogo in cui una persona ha la sua dimora abituale [1], ove cioè vive in modo stabile e duraturo.

Come ha chiarito la giurisprudenza, la residenza di una persona è quel luogo in cui la persona vive abitualmente ed ha intenzione di viverci stabilmente. La giurisprudenza individua la residenza, dunque, guardando alla realtà dei fatti e, cioè, a dove vive il soggetto ma anche alla volontà del soggetto stesso che in quel luogo ha intenzione di starci a lungo. Per capire qual è la volontà del soggetto occorre osservare le sue consuetudini di vita e i suoi rapporti sociali nel luogo in cui vive [2].

Sono quindi due gli elementi che caratterizzano la residenza:

  • l’individuo vive e dimora in quel determinato luogo;
  • l’individuo ha intenzione di vivere in quel determinato luogo per un bel periodo come dimostrano le sue abitudini di vita e i suoi rapporti sociali con i concittadini.

È chiaro, dunque, che il cittadino non decide dove mettere la residenza a suo piacimento. È la legge a stabilire qual è la residenza e cioè il luogo in cui di fatto il cittadino vive, ha rapporti sociali, è stabilmente inserito. Conta, dunque, la realtà dei fatti sopra ogni altra cosa. Ciò non vuol dire che il soggetto deve stare sempre e solo in quel luogo. Se ad esempio un soggetto ha la residenza a Roma ma per lavoro sta quasi sempre a Milano resta comunque Roma la sua residenza se, al di là del lavoro, vive a Roma, ha a Roma la sua famiglia, ha a Roma i suoi rapporti sociali principali etc.

Cosa comporta la residenza?

Stabilire la residenza di un individuo è molto importante perché da essa discendono una serie di conseguenze. Infatti, è nel comune di residenza che il cittadino, tra le altre cose:

  • paga le tasse comunali. Si pensi all’addizionale comunale sull’imposta sul reddito delle persone fisiche IRPEF. Ognuno la paga nel comune di residenza ed in base all’aliquota stabilita dal comune di residenza;
  • vota. Ogni cittadino è iscritto nelle liste elettorali del comune nel quale ha la propria residenza;
  • ha il proprio medico curante. La residenza determina anche la cosiddetta residenza sanitaria. Automaticamente, infatti, il cittadino residente in un comune deve scegliere un medico curante tra quelli della ASL di competenza del comune in cui risiede;
  • svolge gli adempimenti relativi allo stato civile. Matrimonio, separazione, divorzio, cambio di sesso, morte. Tutte le vicende della vita di una persona che devono essere registrate nei registri dello stato civile sono gestite dal comune di residenza;
  • riceve comunicazioni ufficiali ed eventuali atti giudiziari. Quando un soggetto deve fare causa ad un altro soggetto, ne verifica prima la residenza perché è a quell’indirizzo che devono essere inviati gli atti giudiziari. Lo stesso fa lo Stato e le amministrazioni pubbliche se devono inviare una comunicazione al cittadino;
  • ha diritto a contributi e benefici. Spesso i comuni erogano contributi e altri benefici ai cittadini che risiedono nel proprio territorio;
  • è in base alla residenza che si determina la competenza territoriale del giudice in molti tipi di cause.

Come si richiede la residenza?

Chi cambia città o indirizzo deve comunicarlo all’Ufficio Anagrafe del comune entro 20 giorni dal trasferimento.

L’Ufficiale d’Anagrafe effettua l’iscrizione anagrafica nei due giorni lavorativi successivi alla dichiarazione e successivamente provvede ad accertare la sussistenza dei requisiti previsti e a fare i dovuti controlli tramite i vigili urbani.

Gli effetti giuridici delle iscrizioni anagrafiche hanno inizio dalla data di presentazione della dichiarazione. Tuttavia, se gli accertamenti danno esiti negativi, l’Ufficio Anagrafe interrompe il procedimento e invia una comunicazione al richiedente, che potrà replicare presentando memorie o documenti utili all’istruttoria.

È importante non dichiarare mai il falso ad una pubblica autorità. In caso di dichiarazioni false, infatti, verrà informata l’autorità giudiziaria. Chi dichiara il falso a un pubblico ufficiale va incontro alla decadenza dai benefici e a sanzioni penali.

Quali documenti vanno presentati?

Ogni comune si organizza in modo diverso ma, in generale, si deve presentare un’istanza con cui si chiede il cambio di residenza.

L’istanza deve contenere:

  • i dati identificativi del richiedente (nome, cognome, data di nascita, precedente residenza, stato civile, professione, titolo di studio, patente, targhe dei veicoli di proprietà, indirizzo di nuova residenza, titolo in base al quale occupa l’abitazione, dati catastali dell’abitazione in cui intende trasferire la residenza);
  • i dati indentificativi degli altri famigliari che intendono trasferire la residenza insieme al richiedente.

All’istanza deve essere allegata copia del documento d’identità del richiedente e delle persone che trasferiscono la residenza unitamente al richiedente che, se maggiorenni, devono sottoscrivere il modulo.

Infatti, in caso di trasferimento di intero nucleo familiare può presentarsi anche un solo componente della famiglia purché sia:

  • maggiorenne;
  • in possesso della fotocopia dei documenti d’identità delle persone maggiorenni che trasferiscono la residenza unitamente al richiedente. In questo caso, il modulo deve essere sottoscritto anche dai componenti maggiorenni.

Come detto, se l’istanza viene accolta e non ci sono problemi, ai fini di legge il cambio di residenza produce effetti dalla data di presentazione dell’istanza. Per questo si parla di cambio di residenza in tempo reale.

Cosa succede una volta presentata la richiesta di cambio di residenza?

Una volta ricevuta la richiesta di cambio di residenza, l’Ufficio Anagrafe verificherà l’effettivo trasferimento tramite sopralluoghi presso l’abitazione da parte degli agenti di polizia municipale. Potranno inoltre essere acquisite informazioni utili presso enti ed amministrazioni pubbliche e private.

Se l’accertamento è positivo (la famiglia è presente all’indirizzo dichiarato)  l’Ufficio Anagrafe trasmette la richiesta di residenza al comune di precedente iscrizione anagrafica per la cancellazione. Anche il comune di precedente iscrizione può disporre accertamenti per verificare l’effettiva emigrazione della famiglia.

A questo punto, il comune di precedente iscrizione comunica l’avvenuta cancellazione e l’Anagrafe del comune può iscrivere la famiglia nel registro della popolazione residente.

Durante il periodo di definizione della pratica non è possibile ottenere il rilascio di certificati anagrafici, ci si può avvalere dell’autocertificazione.

In cosa consistono i controlli?

Come abbiamo detto per ottenere la residenza devono sussistere i due requisiti oggettivo e soggettivo e cioè il soggetto richiedente deve realmente vivere lì, con l’intenzione di starci stabilmente.

Il controllo dei vigili ha, dunque, questo obiettivo: verificare che il richiedente viva realmente nell’abitazione in cui chiede di spostare la propria residenza.

Da questo punto di vista, dunque, i vigili urbani controlleranno l’effettiva vivibilità dell’abitazione e cioè la presenza di tutte le condizioni necessarie per viverci come, ad esempio:

  • la presenza delle utenze allacciate (acqua, energia elettrica, gas);
  • la presenza dei mobili necessari a vivere in una abitazione. Di certo ai vigili urbani non interessano i gusti personali del richiedente ma ci sono dei mobili senza i quali è difficile credere che il richiedente viva in quella abitazione. In particolare verrà verificata la presenza del letto, dell’armadio, dei sanitari funzionanti, della cucina funzionante.
  • qualsiasi indizio da cui si capisca che il soggetto vive realmente lì: presenza di generi alimentari, scarpe, vestiti, etc.

Per poterci spostare la residenza la casa deve essere munita di abitabilità?

Il tema della residenza è un tema autonomo e non ha nulla a che vedere con altri aspetti amministrativi dell’abitazione. Ci potremmo chiedere se, ad esempio, è possibile spostare la residenza in una casa abusiva oppure in una casa priva del certificato di agibilità.

In realtà la residenza viaggia su un binario autonomo. La verifica dei vigili urbani ha come unico obiettivo capire se l’individuo vive realmente lì. Punto. Non interessa ai vigili se la casa è agibile o abusiva o abbastanza confortevole.

La mancanza del certificato di agibilità non è dunque un motivo valido per negare al richiedente l’iscrizione anagrafica.

Chi vive in una casa priva del certificato di abitabilità rischia, invece, di ricevere una sanzione amministrativa [3].

Cosa fare se viene negato il cambio di residenza?

Se l’amministrazione comunale rifiuta il cambio di residenza, il richiedente può impugnare tale rifiuto con ricorso al Prefetto entro 30 giorni dalla comunicazione del diniego.

In ogni caso, il richiedente può anche tentare di presentare una nuova richiesta di residenza. Può, infatti, accadere che il diniego è stato disposto perché nella casa ancora non c’era tutto e, nel frattempo, il richiedente ha sistemato per bene l’abitazione. In questo caso la nuova richiesta di residenza potrebbe, dunque, essere accolta poiché emerge con evidenza che il richiedente vive effettivamente nell’abitazione in cui vuole spostare la residenza.

note

[1] Articolo 43, comma 2, c.c.; Articolo 3, d.P.R. n. 223 del 1989.

[2] Cassazione 28 maggio 2018,  n. 13241.

[3] Articolo 70, comma 1, lett. b), D. Lgs. 30 dicembre 1999 n. 507.


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