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Diabete: cos’è e come prevenirlo?

13 settembre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 13 settembre 2018



Ogni forma di diabete deriva dall’incapacità dell’organismo di produrre o utilizzare l’insulina.

Se ti senti affaticato/a, hai bisogno di urinare spesso, hai necessità di bere grandi quantità di liquidi, hai notato che ultimamente la tua vista è annebbiata e/o hai subìto una perdita di peso repentina è bene che tu ti rivolga ad un medico, in quanto con molta probabilità potresti avere il diabete. Come e perché ci si ammala di diabete di tipo 1 o di diabete di tipo 2? Come si può prevenire? I medici consigliano di seguire una dieta equilibrata, di non fumare, di praticare un’attività fisica con costanza. Questi fattori sono fondamentali per la prevenzione dell’insorgenza del diabete mellito di tipo 2 nei soggetti a rischio e per la prevenzione dell’obesità e di malattie cardiovascolari. Per saperne di più su Diabete: cos’è e come prevenirlo?, prosegui nella lettura di questo articolo.

Diabete: emergenza sociale

Il diabete mellito rappresenta una gravissima emergenza sociale a livello globale. In tutto il mondo, ne sono colpite oltre 285 milioni di persone. Nell’arco di un ventennio, il diabete ha raddoppiato la propria incidenza in Europa e riguarda sempre più giovani e bambini.  Ogni anno, nel nostro Paese, persone con diabete subiscono un infarto o un ictus; vanno incontro a cecità o ad insufficienza renale cronica; devono essere sottoposte all’amputazione degli arti inferiori; nei casi più gravi muoiono.

Per avere maggiori informazioni sull’argomento, abbiamo intervistato la diabetologa Francesca Faggiano, coordinatrice della branca di diabetologia dell’Asp (Azienda sanitaria provinciale) di Cosenza e past-president Sid (Società italiana di diabetologia) Calabria.

Cos’è il diabete?

“Il diabete mellito (DM) non è una singola entità patologica, ma un gruppo di disturbi metabolici con la caratteristica comune dell’iperglicemia. Nel diabete mellito, l’iperglicemia è la conseguenza di difetti nella secrezione di insulina o nelle sue azioni o, più spesso, di entrambe le alterazioni.”

Perché e come si sviluppa?

“La causa scatenante di ogni forma di diabete è l’incapacità dell’organismo di produrre o utilizzare l’insulina, un ormone fondamentale per  la trasformazione degli alimenti in energia. Ciò avviene quando le cellule del pancreas deputate alla produzione smettono di funzionare o non riescono a produrne a sufficienza per soddisfare le necessità dell’organismo. L’insulina è essenziale per rilasciare lo zucchero (la riserva di energia del corpo) dal sangue verso gli organi e i tessuti vitali. Se non viene curato, il diabete può portare al decesso o causare importanti disfunzioni nella maggior parte di dei sistemi dell’organismo, portando poi a complicanze più serie come malattie cardiache o ai reni, gangrena e cecità.”

Diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2. Quali sono le differenze?

“La maggioranza dei casi di diabete rientra in una delle seguenti due classi generali:

  1. diabete tipo 1: è caratterizzato da un deficit assoluto di insulina causato dalla distruzione delle cellule beta pancreatiche ad opera di meccanismi autoimmuni: in pratica il sistema immunitario “impazzito” incomincia lentamente a distruggere le cellule beta del pancreas deputate alla produzione d’insulina. Rappresenta circa il 5-10% di tutti i casi ed è il sottotipo più comune diagnosticato nei pazienti di età inferiore ai 20 anni.Normalmente insorge all’improvviso nei bambini. Esistono Paesi in cui l’incidenza del diabete mellito tipo 1 è più alta rispetto agli altri. Fra questi, ci sono i paesi scandinavi e, per motivi ancora sconosciuti, la sola Sardegna in Italia, dove si registrano 42 casi ogni 100 mila abitanti. Se non viene curato, segue un peggioramento dello stato di salute, segnato da una perdita ponderale maggiore, vomito, comparsa di corpi chetonici nelle urine (un sottoprodotto tossico  risultante dall’impiego delle scorte grasso da parte del corpo alla ricerca di una fonte di energia alternativa) e perfino il coma. I sintomi classici sono: bisogno di urinare frequentemente; sete intensa; affaticamento ed irritabilità; perdita di peso repentina;
  2. diabete tipo 2: si tratta di un gruppo eterogeneo di disturbi caratterizzati da resistenza periferica all’azione dell’insulina, inadeguata risposta secretoria  delle cellule beta pancreatiche (deficit relativo d’insulina) ed aumento della secrezione di glucosio. Le persone con diabete mellito tipo 2 continuano generalmente a produrre insulina, ma in quantità limitata, solo che per diverse ragioni si manifesta una resistenza all’insulina, la quale non può svolgere il proprio ruolo. Questo tipo di diabete ha incidenza maggiore nelle persone dopo i 40 anni e negli obesi. E’ di certo la forma più diffusa, tanto che rappresenta circa il 90% dei casi di questa malattia. Fra tutti i fattori di rischio c’è la familiarità. Il diabete può essere già presente all’interno di una famiglia e possono passare anni prima che la malattia venga diagnosticata. Circa il 40% delle persone affette da diabete di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa patologia. Si può quindi avere la malattia e non saperlo, visto che a volte occorrono svariati anni prima di manifestare una ridotta tolleranza al glucosio (un livello di zucchero nel sangue superiore alla norma), riscontrabile attraverso un semplice esame del sangue. In molti casi le persone che si ammalano  hanno uno stile di vita sedentario e una dieta ricca di grassi e zuccheri raffinati, svolgono scarso esercizio fisico e sono in sovrappeso o francamente obesi. Questi i sintomi: affaticamento; bisogno di urinare spesso, anche durante la notte; necessità di bere grandi quantità di liquidi; vista annebbiata.”

Perché ci sia ammala di diabete di tipo 1?

“Il diabete mellito tipo 1 è il risultato di interazioni tra fattori genetici, ambientali ed immunologici. La natura delle influenze ambientali rimane un enigma. Sebbene si ritenga che il processo autoimmune sia scatenato da uno stimolo infettivo o ambientale, non è stato stabilito né il tipo di virus né il modo in cui esso promuove l’autoimmunità specifica contro le beta cellule del pancreas. In generale, il diabete mellito tipo 1 è considerato una malattia autoimmune. Ciò significa che il sistema immunitario del corpo attacca e distrugge le cellule apparentemente sane, nel caso del diabete le cellule che producono insulina nel pancreas. Alcune forme di diabete mellito tipo 1 non sono autoimmuni, ma monogeniche, perché causate da una mutazione genetica. Ne esistono diverse varianti MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young). Quelle -2, -3, -5 sono le più frequenti e si stima che circa il 10-15% delle persone con diabete infanto-giovanile possa avere queste forme non autoimmuni.”

Perché ci sia ammala di diabete di tipo 2?

“Le persone con diabete mellito di tipo 2 continuano a produrre insulina, ma quest’ultima non è più efficace o non viene rilasciata in quantità sufficiente al fabbisogno. Nella maggior parte dei casi, le persone con diabete di tipo 2 sono in sovrappeso od obese. Il sovrappeso e la sedentarietà provocano l’insulino-resistenza e, di conseguenza, l’insulina prodotta non raggiunge più i recettori nelle cellule dell’organismo. A volte, può accadere che i recettori dell’insulina siano troppo pochi per permettere al glucosio di entrare ed essere impiegato come combustibile. le persone con diabete mellito tipo 2 possono anche presentare un’anomala secrezione insulinica dopo il pasto, cosa che porta ad avere alti valori glicemici soprattutto post-prandiali.”

Qual è il ruolo dell’insulina?

“L’insulina è una proteina che ha il compito di permettere all’organismo di utilizzare il glucosio come energia, di permettere che quest’ultimo venga immagazzinato nel fegato e nei muscoli, così che il corpo non debba utilizzare il grasso o le proteine come fonte d’energia. In condizioni normali, l’insulina viene rilasciata nell’organismo dopo il pasto. Il suo lavoro è quello di permettere al glucosio, estratto dagli alimenti, di giungere alle cellule nervose e cerebrali, le quali non possono utilizzare altro carburante  o energia in altra forma che non sia il glucosio. L’insulina è dunque la chiave che apre la porta delle cellule e permette al glucosio di entrare. In assenza di insulina, il glucosio rimane nel sangue, impossibilitato ad entrare nelle cellule a cui è necessario. Quando il livello di glucosio nel sangue è troppo elevato, questo zucchero in eccesso va a finire nelle urine. I reni rispondono a questo surplus immettendo di nuovo la sostanza nel sistema, richiamando l’acqua presente nell’organismo per poter “pulire” il sangue dal glucosio. Da qui, la sensazione di sete intensa, il bisogno continuo di bere molto e urinare spesso. Questi due sintomi sono i campanelli d’allarme lanciati dal corpo.”

Cos’è il diabete gestazionale?

“Si tratta di una terza variante del diabete che riguarda le donne in gravidanza e che si risolve dopo il parto. In Italia, le donne con diabete gestazionale sono circa 10 “future mamme” su 100. Si tratta, infatti, della patologia più frequente durante la gestazione. Le principali cause predisponenti sono il sovrappeso e/o obesità, la gravidanza dopo i 35 anni e la familiarità di primo grado per il diabete mellito tipo 2. Il diabete gestazionale rappresenta un serio pericolo, se non curato tempestivamente, per la mamma e il suo bambino. Una donna su tre, dopo il parto, ha un rischio elevato di contrarre il diabete di tipo 2 nei 5 anni successivi. Come detto, l’impatto della malattia non riguarda solo la gestante, ma anche le conseguenze per il feto possono essere serie: un eccessivo peso alla nascita (e quindi un parto più difficile), ipoglicemia, ittero sino alla predisposizione al diabete, all’obesità e alle malattie cardiovascolari da adulto. Questo perché il feto si nutre di troppi zuccheri già nel ventre materno. Il diabete gestazionale può essere diagnosticato tramite un esame del sangue  tra la 24esima e la 28esima settimana di gestazione. Oggi, è possibile diagnosticare la malattia anche con una semplice misurazione della glicemia al momento della prima visita ginecologica.”

Perché ci si ammala di diabete gestazionale?

“Durante la gestazione, il livello di glucosio nel sangue aumenta in risposta agli ormoni della gravidanza e, in alcune donne, il pancreas può non soddisfare la domanda d’insulina supplementare necessaria per mantenere in equilibrio il livello di zucchero nel sangue. Spesso le donne che hanno sofferto di diabete gestazionale partoriscono bambini sovrappeso. Il glucosio in eccesso che circola nel sangue materno attraversa la placenta in direzione del feto, che risponde producendo una quantità maggiore d’insulina. La combinazione di un eccesso di glucosio da un lato (nella mamma)  e di uno d’insulina (nel feto) può far crescere troppo il feto e, dopo la nascita, può esistere il rischio di ipoglicemia, ovvero di livello glicemico troppo basso. Anche se il diabete gestazionale si risolve in genere dopo il parto, per le donne che lo hanno avuto sussiste un rischio maggiore di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto al resto della popolazione.”

È possibile gestire il diabete durante la gravidanza?

“La gestione clinica del diabete gestazionale è basata su terapia medica nutrizionale personalizzata, programma di attività fisica e autocontrollo glicemico con misurazioni quotidiane, da incominciare immediatamente dopo la diagnosi. Nelle donne con diabete mellito gestazionale, la terapia insulinica deve essere impostata subito se gli obiettivi glicemici non vengono raggiunti entro 2 settimane di trattamento con terapia dietetica ed esercizio fisico. Gli obiettivi glicemici da raggiungere durante la gravidanza in donne con diabete gestazionale o pregestazionale (tipo 1 o tipo 2) sono:

<95mg /dla digiuno; <140mg/dl un’ora dopo i pasti; <120mg/dl 2 ore dopo i pasti.

(Fonte: Standard Italiani per la cura del diabete mellito 2018).”

Altre cause di diabete?

“Il diabete secondario è conseguenza di patologie che alterano la secrezione insulinica (es. pancreatite cronica o pancreasectomia) o l’azione insulinica (es. acromegalia o ipercortisolismo) o dipende dall’uso cronico di farmaci (es. steroidi, antiretrovirali, antirigetto) o dall’esposizione a sostanze chimiche.”

Prevenire il diabete con lo sport: è possibile?

“L’esercizio fisico quotidiano, ben strutturato, moderato e costante è fondamentale per la prevenzione dell’insorgenza del diabete mellito di tipo 2 nei soggetti a rischio e anche per la prevenzione del sovrappeso, obesità e malattie cardiovascolari nella popolazione generale. L’allenamento può diminuire l’insulino-resistenza e permette quindi alle cellule di rispondere meglio ad essa, utilizzando di conseguenza il glucosio del sangue in modo più efficace. Una semplice seduta  di allenamento aumenta la sensibilità di ricezione dell’insulina da parte delle cellule per 48-72 ore. Quando i recettori diventano più sensibili, i livelli di glucosio nel sangue si mantengono stabili, perché lo zucchero viene trasferito alle cellule invece di restare nel flusso sanguigno. Anche la diminuzione della quantità di grasso corporeo migliora la sensibilità all’insulina. L’esercizio fisico può aiutare a ridurre il livello di glucosio e stimolare l’azione dell’insulina nel corpo, ma può anche:

  • dare una bella carica d’energia;
  • migliorare la circolazione sanguigna;
  • rinforzare i muscoli;
  • migliorare la capacità respiratoria;
  • ritardare gli effetti dell’invecchiamento;
  • modificare il profilo lipidico abbassando il colesterolo “cattivo” (LDL) e aumentando quello “buono” (HDL);
  • aumentare la sensazione di benessere combattendo lo stress dovuto alla malattia;
  • ritardare o prevenire le complicanze cardiovascolari.

Quando s’intraprende un’attività sportiva è sempre bene parlarne con il proprio medico. Inoltre, bisogna sempre tenere sotto controllo la glicemia prima e dopo lo sforzo. Mai dimenticarsi di fare lo stretching prima e dopo l’allenamento.”

Quali sono i benefici dell’attività fisica per il paziente diabetico?

I benefici dell’attività fisica nel diabete mellito tipo 2:

  • il livello di glucosio nel sangue si avvicina alla normalità, cosa che permette una più vasta scelta di alimenti;
  • il pancreas non deve produrre troppa insulina;
  • fa perdere peso.

I benefici dell’attività fisica nel diabete mellito tipo 1:

  • i picchi glicemici possono essere ridotti, specie dopo i pasti;
  • la dose d’insulina può essere ridotta anche del 20% ( solo dopo consulto medico-specialistico).

Bisogna tenere presente che le persone affette da diabete mellito tipo 1 si iniettano l’insulina e per evitare l’ipoglicemia è buona norma aggiungere una quota di carboidrati in più. Per esempio, un’attività fisica leggera come il giardinaggio richiederà un’aggiunta di carboidrati di 10mg prima di cominciare ed altri 10mg dopo 15 minuti da quando si è terminato. (Ad es. una mela o una pesca, o 7 albicocche secche, oppure 1/4 di succo di frutta, o un biscotto secco). Nel caso di uno sforzo più intenso, come ad esempio un’ora di tennis, si può avere bisogno di 30-40mg di carboidrati in più prima di iniziare e di 15mg ogni mezz’ora. (Ad es. una scodella o una barretta di cereali,oppure un panino integrale con pochi grassi).”

Che tipo di attività fisica è consigliata?

“L’esercizio aerobico aumenta la sensibilità all’insulina. Si può scegliere, ad esempio, fra nuoto, bicicletta, jogging, aerobica, canottaggio, ecc. Lo scopo è quello di svolgere un’attività continuativa per un periodo di tempo da 20 a 45 minuti, preceduta da un riscaldamento di 5-10 minuti  e seguita da un rilassamento di durata analoga. Bisogna attrezzarsi per misurare spesso la glicemia nei primi tre mesi di un nuovo programma di esercizi.”


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