Diritto e Fisco | Articoli

Donazione per favorire un erede: si può contestare?

10 settembre 2018


Donazione per favorire un erede: si può contestare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 settembre 2018



Come ci si tutela dai regali fatti a un solo familiare: le donazioni sono valide?

Chi regala una casa, un somma cospicua di denaro, un gioiello prezioso o un deposito bancario a una persona è libero di farlo anche se si tratta di una preferenza sfacciata ai danni degli altri familiari? La risposta è sì ed a fornirla è stata una recente ordinanza della Cassazione [1]. Ma come? Non è forse vero che tutti i figli vanno trattati allo stesso modo, che non c’è possibilità di agevolarne uno rispetto agli altri o rispetto al proprio coniuge? È vero che la legge vieta di diseredare i parenti più stretti? Anche in questo caso la risposta è affermativa. Ma allora come si conciliano le due cose? Cerchiamo di capirci meglio e di spiegare se si può contestare la donazione per favorire un erede. Per comprendere meglio come stanno le cose, facciamo un esempio.

Immaginiamo una signora di settant’anni rimasta vedova, con cui vive una figlia non sposata. L’altra figlia, invece con marito e figli, abita in un’altra casa insieme (giustamente) alla propria famiglia. La prima, lamentando difficoltà economiche, teme di rimanere senza un tetto per il giorno in cui la madre non ci sarà più. Così – piangi oggi e piangi domani – riesce a farsi intestare l’unica casa dell’anziana donna. Lo viene a sapere la sorella, attaccata anch’ella all’abitazione dove è cresciuta (forse più sotto un aspetto venale). Così si rivolge alla madre chiedendole di revocare l’atto di generosità che va ad impoverire le sue legittime aspettative di erede. La madre, ormai stanca, chiede alle due figlie di mettersi d’accordo tra loro poiché per lei sono del tutto indifferenti la modalità della divisione, a patto però che vi sia pace e concordia tra le due. Accordo però che non interviene. Così la figlia sposata si appresta a fare causa alla madre e alla sorella per revocare la donazione volta a favorire un solo erede (erede solo potenziale, ovviamente, visto che la madre è ancora in vita). Che chance ha di ottenere ragioni da un tribunale? Ecco cosa ha detto in merito la Cassazione.

Eredi: vanno trattati tutti nello stesso modo?

Non è vero che gli eredi vanno trattati nello stesso modo. Ma è anche vero che chi fa testamento non è libero di lasciare tutto il proprio patrimonio per come meglio crede. Bisogna rispettare alcune regole. 

Innanzitutto ci sono dei familiari che vanno favoriti rispetto agli altri. Questi sono il coniuge e i figli o, in assenza di questi ultimi, i genitori. Si parla a riguardo di eredi legittimari. Il defunto deve lasciare ad essi una quota minima del proprio patrimonio (cosiddetta legittima), rispettata la quale può anche fare discriminazioni sul residuo.  

In altri termini, una volta garantita la legittima, il testatore è libero di lasciare ai legittimari anche altri beni a uno solo dei legittimari. 

Ad esempio, Antonio lascia ai suoi due figli una casa a testa. A uno dei due lascia però anche l’intero conto corrente. Può farlo? Assolutamente sì, visto che sono state rispettate le quote di legittima.  

Il calcolo delle quote di legittima varia a seconda di quanti sono gli eredi. Ecco qui di seguito una tabella.

Se c’è:
Legittimari
Quota riservata dalla legge ai legittimari
Residua quota del testamento liberamente disponibile
Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se non ci sono figli ½ di eredità + il diritto di abitazione sulla casa coniugale ½ di eredità
Se oltre al coniuge c’è un figlio unico (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita) – al coniuge va 1/3 dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– al figlio unico va 1/3 dell’eredità

1/3 dell’eredità
Se oltre al coniuge ci sono 2 o più figli (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita) – al coniuge va ¼ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ½ dell’eredità va diviso tra i figli in parti uguali

¼ dell’eredità
  Se, oltre al coniuge, c’è uno o entrambi i genitori o, in loro mancanza, altri ascendenti (mancano però i figli) – al coniuge va ½ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ai genitori o altri ascendenti va ¼ dell’eredità

¼ dell’eredità
Se manca il Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se c’è un solo figlio unico (anche se vivono i genitori del defunto) Al figlio unico va ½ dell’eredità ½ dell’eredità
Se ci sono 2 o più figli (anche se vivono ancora i genitori del defunto) Ai figli vanno i 2/3 dell’eredità divisi per parti uguali 1/3 dell’eredità
Se ci sono solo i genitori (o, in loro mancanza, altri ascendenti) del defunto, ma non ci sono figli Ai genitori (o altri ascendenti) va 1/3 dell’eredità 2/3 dell’eredità
Se non ci sono né figli, né genitori o altri ascendenti Si può liberamente disporre dell’intera eredità

Per quanto riguarda invece gli eredi non legittimari, il testatore può lasciare ad essi quanto vuole o anche nulla.

Donazioni come anticipazione dell’eredità

Quando si parla di rispetto delle quote della legittima non si considerano solo i beni lasciati con il testamento, ma anche quelli donati in vita dal defunto. Per cui, se questi ha già regalato una casa a uno dei suoi due figli, nel momento in cui morirà, la donazione fatta in passato – anche a distanza di molti anni – rientra nel calcolo per verificare se è stata rispettata la legittima. 

Quindi, se un padre ha fatto svariate donazioni a un solo figlio e alla sua morte il suo patrimonio è azzerato, l’altro figlio ha diritto di agire contro il fratello affinché gli dia una parte dei beni ricevuti in precedenza dal genitore.

In buona sostanza tutte le donazioni si considerano una sorta di anticipazione della quota di eredità legittima.

Quando contestare le donazioni che agevolano un solo erede

Per contestare la donazione che agevola un solo erede, togliendo all’altro ogni aspettativa sulla propria legittima non si può agire quando ancora il donante è in vita – visto che non si ha certezza del suo patrimonio da dividere alla morte – ma solo con l’apertura del testamento. In tal caso la legge precede la cosiddetta azione di riduzione della legittima.

Risultato: ciascuno è libero di regalare una casa o qualsiasi altro bene a un familiare o a un estraneo, ma se alla sua morte il patrimonio residuo non consente di rispettare le quote di legittima dei legittimari, tale donazione può essere contestata. Ci sono 10 anni dal decesso per poter agire.

Ne consegue che non vi è nullità nell’ipotesi in cui il donante intenda avvantaggiare uno solo dei suoi eredi a discapito degli altri, ai quali il legislatore ha, appunto, accordato lo strumento dell’azione di riduzione da avviare però solo dopo la morte del donante.

note

[1] Cass. ord. n. 21503/2018.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

5 Commenti

    1. è una schifezza !!! il diritto romano ( dettato dal Papa) a differenza di quello anglosassone ,NON concede libertà di usare il proprio patrimonio come si vuole.La solita legge ” sangue del mio sangue” invece di “amore mio amore”.Si guarda all’anagrafe invece che al cuore.Puoi donare tutto solo a terzi,oppure un bel diamante al portatore!!!!Solita ipocrisia nostrana.

  1. Salve vorrei sapere se è possibile fare una donazione ai figli di uno solo dei propri figli, quindi ai nipoti, saltando una generazione di eredi (i figli legittimi del donatore); complesso ma non impossibile; in quel caso i figli come possono fare ad ottenere la legittima? devono fare causa ai nipoti beneficiari della donazione? Grazie

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI