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Causali contratto di lavoro a termine (a tempo determinato)

10 settembre 2018


Causali contratto di lavoro a termine (a tempo determinato)

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 settembre 2018



Le modifiche introdotte dal “decreto dignità” possono comportare l’automatica trasformazione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato se non vengono rispettate le causali.

Non è più così facile stipulare un rapporto di lavoro a tempo determinato di durata superiore a 12 mesi se non si indicano le cosiddette causali ossia le ragioni per cui l’azienda ha deciso di utilizzare questo particolare tipo di contratto. Ciò per evitare che le aziende possano ricorrere indebitamente a tale strumento che, per quanto più costoso, non offre le problematiche del contratto ordinario in caso di licenziamento. Difatti, se per licenziare un dipendente assunto a tempo indeterminato devono ricorrere specifici motivi (legati al suo comportamento, come nel licenziamento disciplinare, oppure all’andamento della produzione, come nel licenziamento per ragioni aziendali), il rapporto di lavoro a termine si scioglie automaticamente alla data indicata in contratto, ossia alla sua scadenza. Il tutto senza rischi di contestazioni da parte del lavoratore. La legge appena introdotta quindi riduce la flessibilità del lavoro per potenziare la tutela dei dipendenti. Ma in cosa consistono le causali del contratto di lavoro a termine (o a tempo determinato)? La spiegazione è assai importante perché, se tali causali non vengono rispettate, il rapporto di lavoro si converte in uno a tempo indeterminato: in pratica, il dipendente si considera assunto senza più termini di scadenza.

In questo articolo cercheremo di fare il punto della situazione spiegando quali devono essere le motivazioni indicate nelle causali in un contratto a termine, quali sono le ragioni che possono spingere l’azienda ad escludere il contratto a tempo indeterminato e qual è la durata massima consentita a un contratto a termine privo di causali. Ma procediamo con ordine.

Contratto a termine senza causale: quando?

Un contratto a tempo determinato può essere stipulato senza causali – ossia senza indicare le ragioni per cui l’imprenditore ha deciso di impiegare il dipendente solo per un periodo di tempo limitato – a condizione che abbia una durata inferiore a 12 mesi.

Anche i successivi rinnovi non devono indicare causali se sono inferiori a 12 mesi a condizione che l’intera durata del rapporto di lavoro non superi 24 mesi.

Dunque, la possibilità di stipulare un contratto a termine senza indicare la causale vale solo per i contratti di durata massima pari a 12 mesi.

Contratto a termine con causale: quando?

Il contratto di lavoro a termine (ossia a tempo determinato) può durare anche più di 12 mesi, purché fino a un massimo di 24 mesi. Le proroghe non possono essere più di 4.

Se la durata del contratto è maggiore di 12 mesi è necessario che il contratto riporti la causale (come abbiamo appena detto, se invece la durata è inferiore a 12 mesi non è necessario indicare la causale).

Proroghe e rinnovi del contratto a termine: necessaria la causale?

Per le proroghe del contratto a termine valgono le stesse regole: se hanno una durata inferiore a 12 mesi non devono indicare le causali, altrimenti sì.

Per i rinnovi del contratto a termine, la causale va indicata sempre, a prescindere dalla durata.

Quali sono le causali?

La legge indica quali devono essere le causali. Attenzione però: vengono elencati solo i motivi generici ma spetta poi al datore spiegarli in relazione alla propria realtà, indicando quali sono gli specifici scopi. Cerchiamo di capirci meglio.

Le causali ammesse dal Decreto Dignità, alle quali il datore di lavoro deve attenersi per mettersi al riparo dalla conversione del contratto in rapporto subordinato a tempo indeterminato, sono le seguenti:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  • esigenze di sostituzione di altri lavoratori (bisognerà specificare il nominativo della persona sostituita, oltre al termine di scadenza del contratto);
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

L’imprenditore non può limitarsi a riportare il testo della causale usato dalla normativa (ad esempio con la formula «esigenze temporanee e oggettive, estranee all’attività» o «esigenza temporanea di sostituzione di lavoratori»), ma deve spiegare in cosa consistono, materialmente, le esigenze per la propria realtà. Insomma deve indicare quali sono le esigenze temporanee e oggettive, quelle di sostituzione dei lavoratori o quelle connesse a incrementi temporanei dell’attività.

Esempi di causali nel contratto di lavoro a termine

Facciamo qualche esempio concreto.

Immaginiamo un imprenditore che intende inaugurare una nuova linea di prodotti o offrire un servizio per la clientela diverso da quelli offerti in precedenza. Avvierà una prima fase di test, per verificare la risposta del mercato, per poi organizzarsi in modo stabile. In questa prima fase, monitorerà costi e benefici, per cui potrebbe ritenere non conveniente spingersi nell’assunzione di dipendenti a tempo indeterminato visto che, se non otterrà gli utili sperati, cesserà l’esperimento. Così, in tale ipotesi, può ricorrere al contratto a termine indicando, come causale, le esigenze temporanee e oggettive. Ad ogni modo, scaduti i 24 mesi dovrà comunque assumere i dipendenti a tempo indeterminato.

Immaginiamo ora un imprenditore che decide di mettere ai saldi la merce in magazzino per poter cambiare locale. Prevedendo un afflusso maggiore di clientela, può assumere una persona a tempo determinato indicando, come causale, l’incremento temporaneo dell’attività lavorativa. Al contrario la causale non può consistere nell’intensificazione dell’attività in alcuni periodi dell’anno (si pensi alle attività stagionali che producono di più nel periodo estivo o invernale, oppure all’ipotesi delle maggiori vendite durante il Natale). Difatti si tratta di esigenze programmabili dall’azienda.

Che succede se il contratto a termine non indica la causale?

Come detto, se il contratto a termine non indica la causale, esso si converte in un contratto a tempo indeterminato. Chiaramente per la conversione sarà necessario che il dipendente si rivolga al giudice facendo causa all’azienda. Il tribunale, a sua volta, dichiarerà l’illegittimità del contratto e instaurerà, tra il dipendente e il datore, un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Stessa regola riguarda anche i contratti in cui la causale è molto generica, è falsa (ossia viene indicata una delle tre esigenze che però non sussiste) oppure si limita a riportare la dizione della legge senza chiarire, nel concreto, in cosa consistono tali esigenze temporanee.

Riportare la causale in contratto non salva il datore di lavoro dalle eventuali contestazioni del dipendente. Se, infatti, quest’ultimo dovesse ritenere che la causale è illegittima, spetta all’azienda dimostrare in causa l’effettività della stessa e la sussistenza delle esigenze temporanee [2].

Secondo la Cassazione [3], Il datore deve indicare in modo puntuale le circostanze che contraddistinguono una particolare attività e che rendono conforme alle sue esigenze la prestazione a tempo determinato, così da rendere evidente il legame tra la sua durata temporanea e le esigenze che è chiamata a realizzare. Le specifiche ragioni di carattere tecnico organizzativo, produttivo o sostitutivo devono soddisfare un onere di indicazione sufficientemente dettagliata, con lo scopo di assicurare trasparenza, veridicità e immodificabilità delle ragioni di apposizione del termine [4].

note

[1] DL n. 87/2018 con. in legge n. 96/2018.

[2] Cass. sent. n. 208/2015.

[3] Cass. sent. n. 1522/2016.

[4] Cass. sent. n. 23864/2016.

Autore immagine: 123rf com

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