Diritto e Fisco | Articoli

Onere della prova: che significa?

10 settembre 2018


Onere della prova: che significa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 settembre 2018



Processo civile e processo penale: come funzionano le prove e la dimostrazione dei diritti. Che succede in assenza di prove?

Stai per andare in causa e il tuo avvocato ti ha detto che ha bisogno di documenti e testimoni per dimostrare ciò che affermi. Lo ha chiamato onere della prova ma non hai compreso bene a cosa si riferisca. In uno slancio di semplicità ti ha detto che si tratta dell’obbligo, per chi è in causa, di provare i fatti che sono a fondamento della domanda rivolta al giudice. Anche così, però, non hai ben chiaro che significa onere della prova. Non ti preoccupare: si tratta di un argomento molto semplice che proveremo a riassumere nelle seguenti righe.

In particolare proveremo a spiegarti come funzionano le prove in un processo civile e in quello penale, a chi spetta dimostrare i diritti in gioco e, soprattutto, che poteri ha il giudice nel momento in cui una delle due parti – o entrambe – non riesce a raccogliere prove sufficienti per dimostrare la propria pretesa. Il tutto lo faremo ricorrendo al nostro consueto modo di spiegare il diritto, in modo semplice e con numerosi esempi.

Ma procediamo con ordine e rechiamo di capire che significa onere della prova.

In una lite come stabilire chi ha ragione?

Immagina di essere ancora bambino e di litigare con tuo fratello. Sentendovi bisticciare vostra madre arriva e vi sgrida. «Che sta succedendo» vi chiede. Tu le rispondi: «Marco mi ha spinto e mi ha fatto male». Al ché Marco replica: «L’ho fatto perché lui mi ha offeso!». E tu «Non è vero». Lui insiste: «Sì, è vero».

Bene, se questo fosse un processo civile, come andrebbe a finire? Valutando le prove, vostra madre dovrebbe così sentenziare. In merito alla spinta, Marco ha ammesso che il fatto è realmente avvenuto, ma lo ha fatto per reazione a una tua offesa. Dunque c’è una confessione, per cui la spinta è provata: non c’è bisogno che tu la dimostri in altro modo. Si passa al punto successivo: tu hai lamentato di esserti fatto male, cosa facilmente verificabile dal rossore che porti sulle ginocchia. Anche questo fatto è documentabile e quindi provato.

Dall’altro canto Marco ha detto di essere stato offeso, ma tu hai negato questo fatto, né Marco ha altro modo di dimostrarlo non essendo presenti testimoni. Risultato: tu vincerai su Marco e vostra madre dovrà infliggere una punizione solo a lui.

Questo è un esempio di cosa significa onere della prova. In un processo civile, chi rivendica la lesione di un diritto deve anche dimostrare il fatto che ha determinato tale lesione e l’entità della lesione stessa. Se invece non c’è stato un danno o se questo danno, anche se effettivo, non viene dimostrato non si può chiedere alcuna tutela al tribunale.

Esiste la verità in un processo?

Quanto abbiamo appena anticipato in materia di onere della prova è anche la dimostrazione di come, per il processo, non esiste una verità oggettiva; c’è solo la verità che può essere dimostrata in tribunale. In altri termini, un fatto realmente accaduto è come se non fosse mai avvenuto se non lo si può dimostrare. Per cui il giudice, pur avendo nel suo intuito sentore che una persona non stia mentendo, se non vede le prove non può dargli ragione. Ed è anche questa la spiegazione per cui, in un processo in contumacia – ossia dove colui che si difende (convenuto) non si è presentato in giudizio – l’altra parte non ha automaticamente vinto essendo comunque tenuta a dimostrare i fatti e i diritti da essa lamentati.

Tutto ciò, nell’ambito del processo civile, si chiama onere della prova.

Funziona pressappoco nel modo in cui abbiamo detto: chi chiede la tutela di un diritto deve dimostrare che esso esiste e che è stato leso. Così, chi rivendica dal Comune il risarcimento per essere caduto con l’auto in una buca stradale deve prima dimostrare di aver riportato un danno all’auto di proprietà (a tal fine sarà necessaria la fattura del carrozziere o le foto con le ammaccature o la ruota rotta); poi che questo danno è dipeso dalla buca e non da altre ragioni (servirà quindi un testimone che dica di aver visto la macchina finire nel fossato); infine l’ammontare del danno fisico (ad esempio i giorni di invalidità) o patrimoniale (i giorni di assenza dal lavoro).

In poche parole occorre sempre offrire al giudice concreti elementi per ottenere una decisione favorevole. Sembra un principio banale, ma in realtà non lo è, posto che gli esiti di una causa dipendono da ciò.

Onere della prova nel processo civile

L’onere della prova nel processo civile è affermato dal codice civile [1]. Esso afferma quanto segue:

«Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.

Chi eccepisce l’inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda».

In pratica, a chi spetta l’onere della prova? A chi inizia la causa (l’attore). E il convenuto? Se vuol difendersi deve dare prova dei fatti contrari alla domanda dell’attore.

Funziona un po’ come una partita a tennis: se vuoi vincere la mano devi respingere la palla dall’altro lato del campo, ma se non lo fai e resti inerte, il punto va a favore dell’avversario.

Così se una parte dimostra un fatto a proprio favore, la controparte deve dimostrare i fatti contrari.

Facciamo un esempio. Tizio chiede un pagamento di una fattura a Caio. Caio sostiene che sia stata già pagata il 1° marzo. Tizio dice che il pagamento del 1° marzo si riferisce a un precedente debito. Caio sostiene che non è possibile perché il precedente debito era prescritto e, comunque, possiede la quietanza.

In una situazione del genere, Tizio deve prima dimostrare il proprio credito per l’emissione dell’ultima fattura. Caio deve a sua volta dimostrare il pagamento del 1° marzo magari con un assegno o un bonifico bancario. Tizio dovrà dimostrare il precedente credito, derivante da un rapporto diverso. Caio dovrà depositare la quietanza già ricevuta per tale pagamento anteriore.

Onere della prova nel processo penale

Nel processo penale vige la regola della «la presunzione di non colpevolezza, con l’onere della prova della responsabilità gravante sull’accusa. Tale principio non è valido nel processo civile dove non sempre l’onere della prova è a carico del ricorrente (come vedremo a breve).

Il difetto di prove

Spesso infatti succede che le persone sia avviano in causa senza avere le prove o dando per scontati dei fatti che tali non sono (come ad esempio l’entità di un risarcimento del danno morale). Succede poi che alcuni documenti vadano smarriti o che i testimoni si dimentichino i fatti o si rimangino la loro disponibilità a presentarsi davanti al giudice. In tutti tali casi, chi resta senza prove non vince la causa. Se quindi si tratta dell’attore (colui che inizia il processo), il giudizio si chiude con il rigetto della sua istanza e viene condannato alle spese processuali; se invece si tratta del convenuto (l’avversario citato in giudizio), la sentenza lo condanna per come richiesto dall’attore (con l’eventuale rimborso delle spese processuali).

Insomma, in caso di difetto di prove il giudice deve ritenere i fatti dalla parte, e da questa dedotti nell’atto processuale, come non esistenti.

Da quanto detto possiamo intuire come la legge penalizzi chi inizia il giudizio perché sullo stesso pesa il dovere principale di portare le prove a sostegno delle proprie ragioni. Il convenuto potrà vincere una causa per il semplice fatto che la controparte non è riuscita a dimostrare quanto sostenuto.

Facciamo un esempio. Firmo un contratto con cui acquisto un’automobile al presso di 15mila euro e mi accordo verbalmente che al momento della consegna verrà data in omaggio l’assicurazione furto e incendio gratuita, ma mi dimentico di inserire tale condizione nel contratto; al momento del ritiro, il concessionario nega di dovermi consegnare l’assicurazione e su ciò sorge una lite. In processo, dovrò essere in grado di provare l’esistenza dell’accordo verbale su tale punto. Se non sarò in grado di farlo (ad esempio perché il collaboratore dell’autosalone che avrebbe potuto testimoniare per me è irreperibile) gli esiti del giudizio potrebbero essere negativi.

In poche parole il processo si fonda esclusivamente sulle prove che saranno presentate dalle parti al giudice durante la cosiddetta fase istruttoria.

Nel processo penale bisogna però considerare due elementi essenziali:

  • le prove spettano sempre all’accusa (ossia allo Stato rappresentato dalla Procura della Repubblica) e non alla vittima;
  • le dichiarazioni della vittima sono considerate come prove testimoniali, al contrario di quelle invece dell’accusato che non hanno valore. Invece nel processo civile, le dichiarazioni delle parti non hanno valore di prova;
  • vige la presunzione di non colpevolezza: per cui, in assenza di un «ragionevole dubbio» sulla colpevolezza dell’imputato, in assenza di prove ritenuti gravi dal giudice, questi dovrà essere dichiarato innocente.

Bisogna sempre provare i fatti?

Ci sono però dei casi in cui la legge esonera la parte dal dimostrare i propri diritti. Ad esempio è il caso in cui intervengono delle presunzioni. Facciamo l’esempio di una macchina che ha sbandato per colpa della ghiaia lasciata dalla ditta di lavori. Come dimostrare che l’incidente non è avvenuto per colpa dell’alta velocità? Nessuno era presente e non si può dimostrare a che andatura andasse il mezzo. In assenza di prove dirette si può ricorrere alla cosiddetta «prova indiretta» costituita dalle frenate sull’asfalto. Dalla lunghezza di queste si può ricostruire la velocità a cui procedeva il veicolo. Insomma, da un fatto noto si può risalire a uno ignoto. Questa è detta  presunzione o, nel linguaggio comune, indizio. Essa può esonerare la parte dal dover dimostrare un fatto che sarebbe altrimenti impossibile da provare (appunto la velocità).

Esistono due tipi di presunzioni:

  • presunzioni semplici o relative: queste, pur dimostrando un determinato fatto, possono essere sempre contrastate da una prova contraria. È l’esempio di poc’anzi delle frenate che dimostrano la velocità del mezzo; ma la scatola nera montata sulla macchina potrebbe contrastare tale indizio;
  • presunzioni assolute: sono quelle che non ammettono prova contraria. Ad esempio il certificato di proprietà risultante agli atti notarili dimostra la proprietà e non c’è verso di dare una dimostrazione diversa. Carta canta.

Vi sono degli altri casi in cui la legge invece non richiede le prove. Come nel caso di presunzioni di responsabilità oggettiva. Ad esempio, il proprietario di un cane è responsabile per il morso da questi dato al passante anche se non è colpevole e non ha voluto l’evento. I genitori risarciscono i danni dei figli minorenni sfuggiti al loro controllo al pari dei relativi insegnanti e così via. In questi casi il proprietario del cane o i genitori, se vogliono evitare una condanna, devono dimostrare che il fatto è avvenuto per caso fortuito e di aver fatto di tutto per evitare l’evento. Si ha quindi quella che viene detta inversione dell’onere della prova: in buona sostanza, non spetta più all’attore dimostrare l’altrui responsabilità ma al convenuto, per difendersi, e provare di non avere colpe.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI