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Regalo nozze: contanti, assegno o bonifico?

11 settembre 2018


Regalo nozze: contanti, assegno o bonifico?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2018



Buste di matrimonio e versamento in contanti: cosa può fare il fisco e cosa prevede la legge italiana?

Ti stai per sposare oppure sei stato semplicemente invitato a un matrimonio di un amico. La lista di nozze è stata già fatta e a tutti i familiari è stata fornita l’indicazione del negozio ove acquistare gli oggetti per la casa di cui la futura coppia di sposi avrà bisogno. Tuttavia c’è sempre qualcuno che preferisce la busta. Coi soldi in contanti non si sbaglia mai e, in più, è più agevole e pratico per chi la dona. Ma qui sorge spesso un problema: come va consegnato il denaro? In altre parole il regalo di nozze deve avvenire in contanti, assegno o bonifico? 

Se questo è il tuo problema, in questo articolo ti spiegheremo quali sono i risvolti fiscali che possono sorgere da un matrimonio. E dunque ti diremo se e quando è possibile che l’Agenzia delle Entrate effettui dei controlli sui regali che marito e moglie ricevono in prossimità del proprio matrimonio. Ti chiariremo inoltre cosa prevede la legge a riguardo e fino a che cifra è possibile dare in contanti. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di rispondere subito all’interrogativo: il regalo di nozze va dato in contanti, assegno o bonifico?

Regali di matrimonio in contanti: sono legali?

C’è ancora chi crede che i regali di nozze costituiti da somme di denaro non possano avvenire in contanti, ossia con le tradizionali buste consegnate a mano il giorno del matrimonio, ma devono per forza essere elargiti con bonifico o assegno. La notizia però non è affatto vera. Si tratta di una bufala circolata sul web qualche anno fa e che ha generato un bel po’ di condivisioni, con conseguente (e inutile) vespaio di polemiche. La realtà è ben diversa e i novelli sposi (così come i loro invitati) possono stare tranquilli: anche per i regali di nozze valgono le regole generali secondo cui qualsiasi trasferimento di denaro tra soggetti diversi deve avvenire con strumenti tracciabili solo se è di almeno 3.000 euro. Fino invece a 2.999,99 euro si possono usare i contanti. Poiché una busta non supera quasi mai 200-300 euro per ospite, i contanti sono quindi ancora leciti e la busta non è vietata. 

Solo se, per ipotesi, si volesse regalare 3.000 euro o un importo maggiore (cosa che potrebbe tutt’al più riguardare un genitore posta l’entità della somma) si deve procedere con un assegno o un bonifico. Non c’è neanche bisogno del notaio se l’importo viene accreditato come contributo per l’acquisto di un bene specifico (ad esempio la prima casa o l’auto). In tale ipotesi si parla infatti di «donazione indiretta» che – a detta della Cassazione – può avvenire informalmente, con il semplice bonifico. Per non pagare il notaio e le imposte sulla donazione è però necessario rispettare due regole di prudenza: 

  • la causale del bonifico fatta dal donante deve indicare la finalità della donazione (ad esempio «contributo acquisto casa»); 
  • il successivo atto di acquisto cui la donazione è finalizzata deve specificare che il prezzo viene (in tutto o in parte) pagato con il denaro ricevuto in regalo, indicando nome e cognome del donante (ad esempio: «L’acquirente versa il prezzo con assegno bancario di euro… di cui euro… provengono a titolo di donazione dal padre avvenuta a mezzo bonifico del …»).

Regali di matrimonio e versamento contanti: quali rischi?

Ci possono essere dei rischi di carattere fiscale (e non invece per quanto attiene al rispetto della normativa antiriciclaggio) solo per gli sposi se, una volta raccolta una grossa disponibilità di liquidi, si avventurano in spese superiori al reddito dichiarato all’Agenzia delle Entrate. Potrebbe cioè scattare un controllo con il redditometro. Ma la Cassazione ha di recente detto che, dimostrando la provenienza di tale maggiore ricchezza dai regali di nozze, l’accertamento decade. Sul punto leggi Regali di nozze e fisco: cosa si rischia? In pratica è necessaria la prova della provenienza delle donazioni le quali non vanno indicate nella dichiarazione dei redditi e, quindi, non devono essere tassate. Ma è chiaro che se il contribuente dovesse, con questi soldi, permettersi dei beni di lusso, l’Agenzia delle Entrate potrebbe insospettirsi. Sospetti che possono però essere messi subito a tacere dimostrando che si tratta di regali di nozze. La prova deve essere documentale. Ecco perché di sicuro ricevere regali di nozze con bonifico o assegno garantisce di più il contribuente: anche a distanza di tempo avrebbe i documenti – costituiti dalla movimentazione bancaria – per rispondere all’offensiva del fisco. Diversamente, sarà bene che il versamento sul conto delle donazioni nunziali avvenga in coincidenza con la funzione, non cioè dopo molti giorni. Tale coincidenza di date potrebbe essere considerata un indizio sufficiente a dimostrare che la provenienza del denaro è costituita dalle buste degli invitati.


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