Diritto e Fisco | Articoli

Dopo la separazione il divorzio è obbligatorio?

11 settembre 2018


Dopo la separazione il divorzio è obbligatorio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2018



Dopo quanto tempo è possibile divorziare e quali termini ci sono per poterlo fare? La possibilità di divorziare va in prescrizione?

Dopo qualche anno di matrimonio, tu e tuo marito avete deciso di separarvi. Avete concordato le modalità del distacco fissando i termini del mantenimento e la divisione dei beni acquistati durante il matrimonio. Da allora è passato molto tempo e nessuno dei due si è fatto più vivo. I bonifici con l’assegno mensile arrivano con precisione e non ci sono state mai contestazioni sul punto. Sembra che la situazione, così come si è ormai consolidata, vada bene a entrambi. Ma la tua paura è che scadano i termini per divorziare. In verità non hai alcuna urgenza che ti spinga a farlo: non vuoi né risposarti (almeno per il momento), né convivi con un’altra persona che ti ha imposto di porre definitivamente fine al precedente matrimonio. Nell’inerzia e nel timore che un nuovo procedimento giudiziale possa rompere l’equilibrio precario che tu e il tuo ex vi siete tacitamente costruiti, sono così passati più di cinque anni. Ora ti chiedi se dopo la separazione il divorzio è obbligatorio. 

In questo articolo cercheremo di spiegarti se esistono dei termini entro cui divorziare, quando non è più possibile farlo e se conviene di più restare separati o procedere subito con il divorzio. Ma procediamo con ordine.

Dopo quanto tempo il divorzio dalla separazione?

La legge fissa un termine minimo entro cui la coppia può procedere al divorzio una volta compiuta la separazione. Questo termine varia a seconda del tipo di separazione (leggi l’approfondimento: Termine per divorzio). Pertanto, si può divorziare non prima che siano decorsi i seguenti termini:

  • in caso di separazione consensuale avvenuta davanti al tribunale: 6 mesi dalla data di comparizione davanti al giudice;
  • in caso di separazione consensuale con negoziazione assistita fatta dagli avvocati: 6 mesi dalla firma dell’accordo;
  • in caso di separazione consensuale in Comune: 6 mesi dalla data di sottoscrizione dell’atto di separazione fatta innanzi all’ufficiale di stato civile;
  • in caso di separazione giudiziale (ossia con la causa in tribunale): 1 anno dalla data della prima udienza davanti al Presidente per il tentativo di conciliazione e l’adozione dei provvedimenti provvisori (provvedimenti in materia di mantenimento e collocazione dei figli, che restano in vigore fino alla sentenza definitiva).

La legge non indica però un termine massimo. Quindi il divorzio può essere chiesto anche dopo molto tempo rispetto alle date appena indicate. Non esistono quindi limiti di tempo oltre cui la possibilità di chiedere il divorzio va in prescrizione o decade. Anche dopo numerosi anni di separazione la coppia può sempre chiedere il divorzio.

Quando non si può più chiedere il divorzio

La coppia separata che si riconcilia e ritorna a vivere insieme e ha di nuovo rapporti sessuali non può più divorziare, ma deve chiedere una nuova separazione. La riconciliazione, anche se avvenuta di fatto, ossia con comportamenti concludenti, fa perdere efficacia alla precedente separazione che va quindi ripetuta per poter divorziare.

In pratica la separazione non sempre è preludio dello scioglimento del matrimonio. I coniugi separati possono riconciliarsi in qualsiasi momento facendo cessare gli effetti della separazione, senza che sia necessario l’intervento del giudice.

La riconciliazione può avvenire sia durante la causa di separazione (in tal caso viene messa a verbale e il processo si estingue) o in un momento successivo. I coniugi possono riconciliarsi:

  • tacitamente, tenendo un comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione;
  • espressamente: dichiarando in un accordo scritto di volere riprendere la normale vita matrimoniale e ripristinarne tutti i doveri.

Se uno dei due coniugi separati chiede il divorzio dall’altro, quest’ultimo può bloccare la domanda dimostrando al giudice che è intervenuta nel frattempo la ricongiunzione. In tal modo obbligherà l’ex a chiedere un nuovo procedimento di separazione.

Per accertare l’avvenuta riconciliazione i coniugi devono avere tenuto un comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione. Il coniuge che vuole provare la riconciliazione deve quindi cercare di dimostrare che si sono verificati fatti quali l’aver ripreso la convivenza, l’avere ripreso i rapporti sessuali, lo svolgimento in comune di una vita sociale, frequentando parenti ed amici o trascorrendo le vacanze insieme (se ciò non avviene solo per il bene dei figli), che rispecchino la volontà non equivoca dei coniugi di ripristinare integralmente sia la convivenza materiale sia l’unione spirituale che è alla base della convivenza ed è caratteristica della vita coniugale. In particolare per provare la riconciliazione:

  • è necessaria una ripresa concreta e durevole della convivenza coniugale e della comunione spirituale e materiale fra i coniugi: non è sufficiente una temporanea ripresa della coabitazione, magari a scopo sperimentale; saltuari ritorni del marito nel luogo di residenza della moglie;
  • non è sufficiente la nascita di un figlio in costanza di separazione;
  • non è sufficiente la coabitazione, proseguita fino a pochi mesi prima della domanda di divorzio;
  • non sono sufficienti comportamenti quali: visite giornaliere al coniuge separato bisognoso di cure o saltuari rapporti sessuali.

Il divorzio è obbligatorio dopo la separazione?

Alla luce di quanto detto possiamo concludere che il divorzio non è obbligatorio e la coppia può restare “separata” a vita. La situazione può mutare in qualsiasi momento, da un lato con una riconciliazione (in tal caso la coppia non si considera più separata) o, dall’altro, con la richiesta di divorzio anche un giorno prima della morte.

Conviene più la separazione o il divorzio?

Come avevamo già spiegato nella guida Conviene divorziare o restare separati?, se la coppia non intende risposarsi, la separazione può essere vantaggiosa per una serie di fattori. Innanzitutto ciascuno dei due coniugi resta erede dell’altro; per cui se uno dei due muore l’altro ne acquista il patrimonio e, in assenza di figli, si considera erede universale. Se però c’è un testamento egli è erede legittimario: significa che ha diritto a una quota minima del patrimonio.

Ai fini del mantenimento, per chi paga conviene divorziare. Difatti se l’assegno di mantenimento (quello dopo la separazione) deve garantire lo stesso tenore di vita che l’ex aveva durante il matrimonio, questa funzione cessa con il divorzio. L’assegno divorzile (quello dopo il divorzio) mira solo a garantire l’indipendenza economica (tenendo tuttavia conto dell’eventuale contributo dato al ménage domestico dall’ex coniuge che, per badare a casa e figli, ha rinunciato alla carriera).

In più, se la coppia resta separata, in caso di morte di uno dei due, il coniuge superstite – anche se dovesse rinunciare all’eredità – ha diritto alla pensione di reversibilità.

Per quanto infine riguarda il Tfr, al coniuge divorziato spetta il 40% del Tfr maturato dall’ex. Stesso diritto però non spetta a chi è solo separato. 

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI