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Come vivere con una invalidità al 75%

7 ottobre 2018 | Autore:


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Diritti e agevolazioni per gli invalidi al 75%: assegno di assistenza, esenzione ticket, collocamento mirato, protesi ed ausili, assegno ordinario d’invalidità.

Ti è stata riconosciuta un’invalidità del 75%, al momento non lavori, e vuoi sapere se hai diritto a dei sussidi economici, come una piccola pensione? Devi sapere che la legge prevede numerosi diritti ed agevolazioni per coloro a cui è stata riconosciuta un’invalidità, cioè una riduzione della capacità lavorativa, del 75%. Tra i vari benefici possono essere riconosciuti anche degli incentivi economici, come l’assegno ordinario d’invalidità e l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali; ci sono poi dei benefici previdenziali, come la maggiorazione contributiva per invalidità, che ti aiutano a pensionarti prima e, ancora, di tipo lavorativo, come il collocamento mirato, che agevola i disabili nel trovare un impiego. Se dunque ti stai chiedendo come vivere con una invalidità al 75%, gli aiuti ed i sussidi sono numerosi: vediamo quali sono.

Quando viene riconosciuta l’invalidità del 75%?

L’invalidità del 75% viene riconosciuta se la riduzione della capacità lavorativa, derivante da un’infermità o da una menomazione, è pari a 3/4 in altre parole, la capacità lavorativa residua deve essere pari a 1/4. Se l’interessato non è in età lavorativa (è minorenne o ha compiuto l’età pensionabile), per valutare l’invalidità non ci si riferisce alla capacità lavorativa, ma alla capacità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età:

L’invalidità non deve essere confusa con l’handicap, che è lo svantaggio sociale derivante da un’infermità o una menomazione, cioè da una minorazione che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa.

Una condizione ancora differente è la non autosufficienza, che consiste nell’impossibilità permanente di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza, o di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore.

L’invalidità del 75%, ad ogni modo, può dare luogo a benefici e agevolazioni quando è riconosciuta dalla commissione medica competente. Per il riconoscimento è necessario, dopo aver ottenuto l’apposito certificato medico introduttivo, rilasciato dal proprio medico curante, inoltrare all’Inps la domanda d’invalidità.

Diritto a protesi ed ausili

L’invalido al 75%, poiché possiede un’invalidità riconosciuta in misura almeno pari a un terzo (cioè al 33,33%), ha diritto a protesi ed ausili relativi alla patologia riconosciuta nel verbale di accertamento della commissione medica.

Contrassegno per disabili

La commissione medica può inoltre, indipendentemente dalla percentuale d’invalidità riconosciuta, indicare sul verbale il diritto al contrassegno per disabili, per usufruire dei parcheggi. Il contrassegno è rilasciato dal proprio Comune di residenza, ma il diritto di ottenerlo dipende però dalla tipologia di menomazione posseduta.

Iscrizione nelle categorie protette

L’Invalido al 75%, in quanto possiede una percentuale d’invalidità superiore al 45%, ha la possibilità di usufruire del collocamento mirato previsto dalla Legge 68 [1]. Per questi e per altre categorie d’invalidi, difatti, è infatti previsto l’accesso ai servizi di sostegno e di collocamento dedicati ai disabili.

Nel dettaglio, gli invalidi che hanno diritto all’iscrizione nelle categorie protette sono:

  • le persone in età da lavoro con minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali ed i portatori di handicap intellettivo, in possesso d’invalidità (riduzione della capacità lavorativa) superiore al 45%;
  • gli invalidi del lavoro, con un grado di invalidità, accertato dall’Inail, superiore al 33%;
  • i ciechi assoluti o le persone con un residuo visivo non superiore a 1/10 a entrambi gli occhi;
  • i sordomuti, cioè le persone colpite da sordità sin dalla nascita o prima dell’apprendimento della parola;
  • le persone che hanno diritto all’assegno di invalidità civile, per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione permanente a meno di 1/3 della capacità lavorativa;
  • gli invalidi di guerra, gli invalidi civili di guerra e gli invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla 1° all’8° categoria.

In quanto lavoratore con invalidità civile superiore al 60%, l’invalido al 75% può inoltre essere compreso nelle quote di riserva dell’azienda.

Congedo per cure di 30 giorni all’anno

L’invalido al 75% lavoratore dipendente, poiché possiede un’invalidità riconosciuta superiore al 50%, può fruire di un congedo per cure relative all’infermità riconosciuta, per un periodo non superiore a 30 giorni l’anno. Il congedo è retribuito come le assenze per malattia, ma non rientra nel periodo massimo di conservazione del posto, quindi non determina il superamento del comporto. I costi del congedo sono, però, a carico dell’azienda, quindi la possibilità di ottenere queste assenze per invalidità va verificato all’interno del contratto collettivo di riferimento.

Esenzione dal ticket sanitario

Per l’invalido al 75%, in quanto possiede una riduzione della capacità lavorativa superiore ai 2/3, è prevista l’esenzione totale dal ticket sulle prestazioni specialistiche e di diagnosi strumentale. Può fruire inoltre di un’agevolazione per il pagamento dei medicinali prescritti con ricetta medica.

Priorità nella scelta della sede

L’invalido al 75%, se dipendente pubblico, risultando invalido in misura superiore ai 2/3, ha diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili.

Assegno ordinario d’invalidità

L’invalido al 75%, risultando invalido in misura superiore ai 2/3, ha poi diritto, con almeno 5 anni di contribuzione, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio, all’assegno ordinario d’invalidità. L’assegno, calcolato allo stesso modo della pensione, spetta a prescindere dalla gestione previdenziale di appartenenza (dipendenti pubblici, dipendenti di aziende del settore privato, lavoratori autonomi…), purché facente capo all’Inps.

L’assegno d’invalidità è cumulabile limitatamente con i redditi di lavoro; per approfondire: Assegno d’invalidità.

Pensione d’invalidità civile

L’invalido al 75%, in quanto possiede un’invalidità riconosciuta superiore al 74% ha diritto a un assegno di assistenza, o pensione d’invalidità civile, concessa dalla maggiore età sino all’età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi nel 2018, 67 anni dal 2019). L’importo del trattamento, erogato dall’Inps, è di 282,55 euro mensili, con un limite di reddito di 4.853,59 euro (i valori si riferiscono al 2018).

La pensione d’invalidità civile richiede lo stato di disoccupazione (anche parziale, purché le entrate derivanti dall’attività lavorativa non determinino il superamento dei limiti di reddito), ma non richiede, come l’assegno d’invalidità ordinario, il pagamento di un minimo di contributi all’Inps, nonostante sia erogata dall’istituto.

La prestazione è incompatibile con qualsiasi pensione diretta d’invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, e con tutte le prestazioni pensionistiche d’invalidità per causa di guerra, di lavoro o di servizio, comprese le rendite Inail. In questi casi, l’interessato può comunque optare per il trattamento più favorevole.

Maggiorazione contributiva

Per chi possiede un’invalidità riconosciuta dal 75% in su sono previsti dei benefici per la pensione: nel dettaglio, ogni 12 mesi lavorati sono accreditati 2 mesi di contributi extra, sino ad un massimo di 5 anni. La maggiorazione contributiva spetta a partire dalla data di riconoscimento dell’invalidità in misura pari o superiore al 75%.

Ape sociale

Un altro beneficio previdenziale al quale si può accedere con una determinata percentuale d’invalidità (è richiesta una misura pari o superiore al 74%) è  l’Ape socialesi tratta di un assegno che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età sino al perfezionamento del requisito della pensione di vecchiaia (67 anni dal 2019), per un massimo di 3 anni e 7 mesi.

L’assegno, o anticipo pensionistico, è calcolato allo stesso modo della futura pensione, ma non può superare i 1500 euro mensili.

All’Ape sociale si può accedere con 30 o 36 anni di contributi (tra tutte le gestioni Inps, considerando anche eventuali contributi esteri, come chiarito da un nuovo messaggio Inps), a seconda della categoria di appartenenza.

Coloro che possiedono un’invalidità riconosciuta almeno pari al 74% raggiungono la prestazione con un minimo di 30 anni di contributi (le donne con figli hanno diritto a uno sconto di un anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni, possono perciò accedere con 28 o 29 anni di contributi). Per ottenere l’Ape sociale si deve cessare l’attività lavorativa; ci si può reimpiegare in seguito, ma non si deve superare il reddito annuo di 8mila euro, se si viene reimpiegati come dipendenti o parasubordinati, o di 4800 euro, se la nuova attività è di lavoro autonomo.

Pensione anticipata precoci

Chi possiede un’invalidità pari o superiore al 74% può aver diritto anche alla pensione anticipata per i lavoratori precoci: questa pensione, nel dettaglio, si può ottenere con 41 anni di contributi (41 anni e 5 mesi dal 2019), se si appartiene alle stesse categorie tutelate di lavoratori che hanno accesso all’Ape sociale (con l’aggiunta degli addetti ai lavori usuranti e l’esclusione dei lavoratori a termine). Il lavoratore deve però risultare iscritto alla previdenza obbligatoria prima del 1996 e possedere almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del compimento del 19° anno di età.

La prestazione è incompatibile con i sussidi di disoccupazione e con qualsiasi pensione diretta.

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