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FMI: pensioni e contratti collettivi bloccano la crescita

28 Luglio 2017


FMI: pensioni e contratti collettivi bloccano la crescita

> Business Pubblicato il 28 Luglio 2017



La ricetta del fondo monetario si avvicina ad un programma elettorale. I dettagli sulle stime di crescita e sui suggerimenti per la riduzione della spesa.

Se il presente non appassiona sul futuro dell’economia italiana gravano numerose variabili negative: dai problemi delle banche alla qualità della Pubblica amministrazione che resta tra le più basse in Europa. È quello che afferma il Fondo Monetario Internazionale nelle sue ultime analisi dedicate al nostro Paese.

Secondo gli esperti Fmi i redditi pro-capite torneranno ai livelli pre-crisi solo fra un decennio: gli italiani guadagnano in media meno di 20 anni fa, con i salari e la ricchezza della popolazione in età lavorativa scesi sotto i livelli del 1995, prima dell’ingresso nell’euro. Tanto che la quota degli italiani a rischio povertà è aumentata e l’emigrazione dall’Italia resta elevata.

Spesa pubblica alle stelle: colpa delle pensioni

Sempre secondo l’analisi del Fmi, nei dieci anni precedenti alla crisi la spesa pubblica in Italia è cresciuta più rapidamente delle entrate, principalmente a causa del costo delle pensioni: il governo è riuscito a contenere la spesa, principalmente bloccando i salari e le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e tagliando gli investimenti pubblici, ma non è stato in grado di invertire l’andamento della spesa eccessiva. «L’economia italiana – sottolinea il Fondo monetario – sta sperimentando il terzo anno di moderata ripresa economica. Tuttavia ci sono dei rischi nel futuro causati dalle incertezze politiche e dalle possibili battute d’arresto al processo di riforme. Il percorso di crescita avrà come conseguenze un ritorno ai livelli di reddito pre crisi solo tra diversi anni». Infatti dopo il +0,9% del 2016, il Fmi prevede un pil al +1,3% per il 2017 e all’1,0% nel 2018. Si badi che si tratta di stime al rialzo rispetto a quanto previsto solo qualche mese fa, ma ancora non basta a far dire agli esperti che si è fuori dal tunnel della crisi economica.

 

I giovani pagano di più i costi della crisi

Nonostante il gli esperti del Fondo Monetario sottolineino che le riforme avviate sono state fino ad oggi fondamentali per sostenere la crescita, quest’ultima appare ancora lenta.

La crisi si è fatta sentire soprattutto sui lavoratori e sui giovani: la disoccupazione supera l’11% (arriverà prevedibilmente all’11 netto solo a fine 2018), sebbene in calo rispetto al picco di quasi il 13%. La disoccupazione giovanile è a circa il 35%, tra le più alte in Europa. La quota di popolazione a rischio di povertà è aumentata.

Il miglioramento di questo trend negativo secondo il Fondo monetario passerebbe da alcuni snodi fondamentali:

  • riduzione delle aliquote fiscali sul lavoro;
  • riforma della contrattazione salariale;
  • contrasto all’evasione fiscale;
  • riduzione della spesa pensionistica;
  • aumento degli investimenti pubblici;
  • concentrazione di maggiori risorse verso le fasce deboli della popolazione.

Un programma che se sviluppato pare dare le linee guida per le prossime elezioni.


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