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Assegno e pensione d’invalidità: quando sono ridotti?

1 ottobre 2018 | Autore:


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Assegno ordinario d’invalidità, pensione d’invalidità civile, pensioni d’inabilità: in quali casi i trattamenti sono tagliati o sospesi?

A favore degli invalidi, la normativa prevede diversi incentivi economici, alcuni di tipo previdenziale, altri di assistenza. Gli invalidi in misura superiore ai 2/3, ad esempio, hanno diritto a una misura previdenziale, l’assegno ordinario d’invalidità: questa prestazione, che è calcolata allo stesso modo della pensione, è riconosciuta se si possiede un requisito contributivo minimo, ed è ridotta se si producono redditi di lavoro; lo stesso vale per le pensioni d’inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro, che richiedono un requisito contributivo più elevato e una maggiore riduzione della capacità lavorativa, ma sono ridotte anch’esse in presenza di redditi derivanti da un’attività lavorativa. Sono prestazioni di assistenza, invece, la pensione d’invalidità civile (assegno di assistenza per invalidi civili parziali) e la pensione d’inabilità civile (assegno di assistenza per invalidi civili totali): questi trattamenti non richiedono un requisito contributivo minimo, ma il rispetto di limiti di reddito severi. Facciamo allora il punto su assegno e pensione d’invalidità: quando sono ridotti, quali sono i limiti di reddito da rispettare per ogni prestazione.

Chi è invalido?

Per capire quando si ha diritto alle prestazioni economiche collegate all’invalidità, bisogna innanzitutto aver ben chiaro chi può essere considerato invalido: per invalidità si intende la riduzione della capacità lavorativa, derivante da un’infermità o da una menomazione; se l’interessato non è in età lavorativa (minorenni, over 65), per valutare l’invalidità non ci si deve riferire alla capacità lavorativa, ma alla capacità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età:

L’invalidità non deve essere confusa con l’handicap, che è lo svantaggio sociale derivante da un’infermità o una menomazione; nello specifico, è considerato portatore di handicap chi presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia stabile che progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa.

Una condizione ancora differente è la non autosufficienza, che consiste nell’impossibilità permanente di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza, o di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore.

Chi ha diritto alle prestazioni per invalidità?

L’invalidità può dare luogo a benefici e agevolazioni quando è riconosciuta da una specifica commissione medica. Per il riconoscimento è necessario, dopo aver ottenuto l’apposita certificazione medica introduttiva rilasciata dal proprio medico curante, inoltrare all’Inps la domanda d’invalidità.

Che cos’è l’assegno ordinario d’invalidità?

L’assegno ordinario d’invalidità è una prestazione, riconosciuta dall’Inps, che spetta a chi possiede una riduzione della capacità lavorativa superiore ai 2/3. Ne hanno diritto, in particolare, la generalità degli iscritti alle gestioni Inps: ad esempio, spetta a chi è iscritto al fondo pensione lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti, gestione separata. Anche le casse dei liberi professionisti prevedono delle prestazioni legate all’invalidità degli iscritti, ma con regole diverse.

Perché si possa ottenere l’assegno ordinario d’invalidità, nel dettaglio, è necessario possedere:

  • almeno 5 anni di contributi;
  • almeno 3 anni di contributi versati nell’ultimo quinquennio;
  • un’invalidità superiore ai 2/3, ossia la riduzione della capacità lavorativa a meno di 1/3.

L’assegno d’invalidità spetta anche a chi lavora, ma viene ridotto se il reddito prodotto supera determinate soglie.

Quando si riduce l’assegno d’invalidità?

L’assegno ordinario d’invalidità è cumulabile con i redditi da lavoro, ma limitatamente. Per i titolari di assegno di invalidità, difatti, la legge prevede una riduzione dell’assegno se il titolare continua a lavorare e supera un determinato limite di reddito. In particolare:

  • se il reddito supera 4 volte il trattamento minimo annuo l’assegno d’invalidità si riduce del 25%: in pratica, se il reddito supera 26.385,84 euro annui (che corrispondono al trattamento mensile, 507,42 euro, moltiplicato per 13 mensilità e per 4), l’assegno d’invalidità è ridotto di ¼;
  • se il reddito supera 5 volte il trattamento minimo annuo l’assegno d’invalidità si riduce del 50%: in pratica, se il reddito supera 32.982,30 euro annui (che corrispondono al trattamento mensile, 507,42 euro, moltiplicato per 13 mensilità e per 5), l’assegno d’invalidità viene dimezzato.

Il trattamento derivante dal cumulo dei redditi con l’assegno di invalidità ridotto, in ogni caso, non può essere comunque inferiore a quello che spetterebbe qualora il reddito risultasse pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente a quella nella quale il reddito posseduto si colloca.

Quando si verifica la seconda riduzione dell’assegno d’invalidità?

Se l’assegno già ridotto resta lo stesso superiore al trattamento minimo, cioè supera 507,42 euro mensili,  può subire un secondo taglio, in questo caso una trattenuta. L’applicabilità di questa riduzione dipende dall’anzianità contributiva dell’interessato:

  • con almeno 40 anni di contributi non deve essere applicata alcuna trattenuta aggiuntiva;
  • con meno di 40 anni di contributi scatta la seconda trattenuta, che varia a seconda che il reddito provenga da lavoro dipendente o autonomo:
    • relativamente al lavoro dipendente, la trattenuta è pari al 50% della quota di assegno che eccede il trattamento minimo, entro comunque l’importo dei redditi da lavoro percepiti;
    • relativamente al lavoro autonomo, invece, la trattenuta è pari al 30% della quota eccedente il trattamento minimo, ma non può essere superiore al 30% del reddito prodotto.

Questa seconda riduzione non può essere applicata se:

  • l’ulteriore reddito conseguito è inferiore al trattamento minimo;
  • il lavoratore è impiegato in contratti a termine di durata inferiore a 50 giornate nell’anno solare;
  • il reddito conseguito deriva da attività socialmente utili svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani promossi da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private, o da altre peculiari attività (operai agricoli, collaboratori familiari, giudici di pace e tributari, amministratori locali, cariche pubbliche elettive…).

Che cosa sono le pensioni per inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro?

Le pensioni per inabilità alle mansioni e inabilità a proficuo lavoro sono riconosciute ai dipendenti pubblici, in presenza dei requisiti contributivi (15 o 20 anni di anzianità di servizio, a seconda della gestione previdenziale e della specifica inabilità riconosciuta), quando è constatata una riduzione della capacità lavorativa: la riduzione è più limitata nel primo caso (alle sole specifiche mansioni ricoperte) e più ampia nel secondo (a qualsiasi proficuo lavoro), ma non è estesa in modo assoluto, come nel caso di inabilità a qualsiasi attività lavorativa.

Quando si riducono le pensioni per inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro?

Le pensioni per inabilità alle mansioni e a proficuo lavoro sono cumulabili limitatamente con i redditi da lavoro, nella generalità dei casi, a meno che l’interessato non raggiunga 40 anni di contributi.

In particolare, se l’assegno è superiore al trattamento minimo (507,42 euro al mese per il 2018) il rateo di assegno eccedente il trattamento minimo può subire una riduzione qualora l’interessato svolga un’attività lavorativa.

La riduzione varia a seconda della provenienza del reddito:

  • se il reddito è da lavoro dipendente, il taglio della pensione è pari al 50% della quota eccedente il trattamento minimo, fermo restando che la decurtazione non può superare il reddito stesso;
  • se il reddito è da lavoro autonomo, la riduzione è pari al 30% della quota eccedente il trattamento minimo, e comunque non può essere superiore al 30% del reddito prodotto.

In ogni caso la riduzione non si applica:

  • se il reddito conseguito è inferiore al trattamento minimo Inps;
  • se il pensionato è impiegato in contratti a termine la cui durata non superi le 50 giornate nell’anno solare;
  • se il reddito deriva da attività svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili, promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private;
  • se il lavoratore è occupato in qualità di operaio agricolo;
  • se il pensionato è occupato in qualità di addetto ai servizi domestici e familiari;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepite per l’esercizio della funzione di giudice di pace;
  • se il reddito conseguito è un’indennità o un gettone di presenza percepiti dagli amministratori locali;
  • se il reddito conseguito è un’indennità comunque connessa a cariche pubbliche elettive;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepita dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepita dai giudici tributari.

Come sono applicate le trattenute sulla pensione d’inabilità?

Nel caso in cui la riduzione sia applicata, la trattenuta viene effettuata direttamente sulla retribuzione, a cura del datore di lavoro, oppure sugli arretrati di pensione, dall’ente previdenziale, in caso di tardiva liquidazione della prestazione, per i lavoratori subordinati.

Per i lavoratori autonomi la trattenuta è invece effettuata sulla pensione, dall’ente previdenziale.

Che cos’è la pensione d’invalidità civile?

La pensione d’invalidità civile, o assegno di assistenza per gli invalidi civili parziali, è una prestazione dell’Inps che spetta a chi possiede un’invalidità riconosciuta dal 74% al 99%, se è disoccupato e non supera determinati limiti di reddito.

Agli invalidi in misura pari al 100% spetta l’assegno per invalidi civili totali, o pensione d’inabilità civile, nella stessa misura, ma i limiti di reddito per averne diritto sono più alti.

La pensione d’invalidità civile ammonta a 282,55 euro al mese, sia per gli invalidi civili parziali che per gli invalidi civili totali.

Chi ha diritto alla pensione d’invalidità civile?

Per ottenere l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali bisogna possedere i seguenti requisiti:

  • essere invalidi parziali di età compresa tra i 18 e i 66 anni e 7 mesi, con una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 74 e il 99%;
  • essere cittadini italiani, europei o extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo;
  • avere un reddito annuo non superiore a 4853,29 euro;
  • essere in stato di disoccupazione (lo stato di disoccupazione si mantiene, anche se si lavora, se non si superano 8mila euro di reddito su base annua, se l’attività esercitata è di lavoro dipendente o co.co.co., oppure non si superano 4.800 euro su base annua, se l’attività è di lavoro autonomo; non è più necessario, per ottenere l’assegno dall’Inps, l’obbligo dell’iscrizione nelle liste di collocamento speciali).

Quando si perde la pensione d’invalidità civile?

Se l’interessato è lavoratore dipendente e supera i 4.853,29 euro di reddito, senza superare 8mila euro su base annua, pur non perdendo lo stato di disoccupazione perde la pensione d’invalidità civile, in quanto oltrepassa il limite di reddito assoluto. In ogni caso, ai fini del calcolo del limite di reddito personale annuo rileva solo quello dell’invalido e non dei familiari.

Chi ha diritto alla pensione d’inabilità civile?

Per ottenere la pensione d’inabilità civile per invalidi civili totali bisogna possedere i seguenti requisiti:

  • essere invalidi di età compresa tra i 18 e i 66 anni e 7 mesi, con una riduzione della capacità lavorativa pari al 100%;
  • essere cittadini italiani, europei o extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo;
  • avere un reddito annuo non superiore a 16.664,36 euro annui.
  • non è richiesto lo stato di disoccupazione.

Quando si perde la pensione d’inabilità civile?

La pensione d’inabilità civile si perde al superamento del limite di reddito di 16.664,36 euro annui.

Dichiarazione per il diritto alla pensione d’invalidità civile

Per confermare la sussistenza delle condizioni per il diritto all’invalidità civile, come il rispetto dei limiti di reddito e il requisito della mancanza di occupazione, una volta ottenuto l’assegno, l’interessato annualmente deve presentare all’Inps, con la compilazione del modulo Iclav, una dichiarazione sostitutiva. In questa dichiarazione, l’invalido attesta di prestare o non prestare attività lavorativa e deve dichiarare i dati necessari per verificare la permanenza dei requisiti previsti per l’assegno mensile d’invalidità, sulla base dei redditi prodotti nell’anno richiesto e della mancanza di prestazione lavorativa.

Il modello Iclav deve essere presentato, per indicare gli eventuali redditi conseguiti nel periodo di riferimento della dichiarazione, dagli:

  • invalidi parziali, non ricoverati, con solo diritto alla pensione d’invalidità civile;
  • invalidi parziali, ricoverati, con solo diritto alla pensione d’invalidità civile;
  • invalidi parziali, non ricoverati, titolari di altro reddito, con solo diritto alla pensione d’invalidità civile;
  • invalidi parziali, ricoverati titolari di altro reddito, con solo diritto alla pensione d’invalidità civile;
  • invalidi parziali, privi di perequazione automatica ma con limite di reddito personale pari o inferiore a quello stabilito per legge.

Chi ha diritto alla pensione d’invalidità civile deve inoltre presentare il modello Red.

Quali redditi si devono dichiarare per il diritto alla pensione d’invalidità civile?

Per il diritto alla pensione d’invalidità civile è necessario dichiarare:

  • i redditi di lavoro dipendente, anche derivanti da contratti a tempo determinato e part time;
  • i redditi derivanti da lavoro parasubordinato, come co.co.co e co.co.pro;
  • i redditi derivanti da lavori socialmente utili;
  • i redditi derivanti da lavoro autonomo
  • i redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente, lavoro autonomo occasionale, redditi d’impresa o professionali conseguiti dagli aderenti al regime forfettario o dei contribuenti minimi;
  • i redditi presunti, appartenenti alle tipologie appena elencate, relativi all’anno in corso.

Gli importi dei redditi da indicare sono, come chiarito dalla Cassazione [1], quelli corrispondenti all’imponibile fiscale, indipendentemente dal loro ammontare, anche se inferiori alle soglie limite.

Non rileva il reddito dell’abitazione principale.

Come si comunica la perdita dei requisiti per la pensione d’invalidità?

Se l’interessato supera la soglia di reddito annuale di 4.853,29 euro, o di 16.664,36 euro se inabile, entro 30 giorni deve inviare un’immediata comunicazione all’Inps del venir meno dei requisiti richiesti per il diritto alla pensione d’invalidità.

La comunicazione può essere inviata attraverso il patronato, o il servizio online, disponibile nel portale dell’Inps, “Verifica dati socio-economici e reddituali per la concessione delle prestazioni economiche”, modello AP 70. Lo stesso modello può essere utilizzato per comunicare il sopraggiungere di una situazione di incompatibilità: l’assegno mensile, difatti, è incompatibile con le altre pensioni di invalidità, con le pensioni per invalidi di guerra, lavoro e servizio. L’invalido può scegliere comunque la pensione a lui più favorevole.

Che cos’è la pensione d’inabilità?

A chi possiede un’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa spetta la pensione d’inabilità al lavoro. Questa prestazione è incompatibile con qualsiasi occupazione, e con l’iscrizione ad albi ed elenchi. Chi lavora, dunque, perde la pensione d’inabilità.



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