Diritto e Fisco | Editoriale

Offese sui social: è reato?

12 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 ottobre 2018



Quando le offese sui social network, in particolare sulla bacheca di facebook, configurano un illecito penale: il reato di diffamazione ed i suoi requisiti.

Dopo anni di insopportabili provocazioni, non ce l’hai più fatta e, senza riuscire a controllarti, hai risposto ad un ragazzo postando un messaggio offensivo, e di cattivo gusto, sulla sua bacheca facebook? In cuor tuo ti giustifichi dicendo che se l’è cercata ma, pensandoci a mente fredda (e con un po’ di lucidità in più), ti rendi conto di essere stato un po’ esagerato perché ciò che gli hai scritto era davvero crudele e le espressioni che hai usato erano effettivamente offensive, denigratorie e insinuanti, per cui sei un po’ preoccupato? Ti chiedi, a cosa potresti andare incontro se lui decidesse di denunciarti ed, in particolare, la domanda che ti poni è se le offese sui social sono reato? Hai sicuramente sentito parlare della diffamazione, un reato previsto dal nostro ordinamento che ne disciplina i requisiti essenziali. Affinchè possa dirsi configurato tale reato è necessario che un soggetto, comunicando con più persone, offenda la reputazione di un terzo (non presente). È il tuo caso? Tu hai offeso il tuo amico rivolgendoti solo a lui (e non a terzi) ma, in realtà, poiché hai utilizzato la sua bacheca facebook (peraltro pubblica) rischi seriamente una condanna per diffamazione. I social network, infatti, sono sicuramente considerati una forma di comunicazione idonea a raggiungere più persone o, addirittura, un numero indeterminato (o comunque apprezzabile) di persone e, dunque, idonei ad integrare il reato di diffamazione. Il quesito allora è: anche la bacheca facebook viene considerata come strumento diffamatorio? A tal proposito si è di recente espressa la Suprema Corte ed in questo rticolo vedremo insieme cosa ha disposto. Andiamo con ordine.

Cos’è la diffamazione?

Tutti sappiamo che esiste il diritto di manifestare liberamente il nostro pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di comunicazione [1], ma questo diritto non è illimitato. Cerchiamo di capire quando si oltrepassa il limite del diritto e si sfocia nel reato. Quando parliamo, oppure quando esprimiamo opinioni e critiche, dobbiamo tener sempre presente il limite costituito dal rispetto del buon costume, dell’altrui riservatezza, dell’onore e della reputazione. Infatti, tutte le opinioni personali (ivi comprese le critiche) sono lecite quando sono fatte con linguaggio garbato, seppur deciso, ma non denigratorio o insinuante e, soprattutto, senza la volontà e la consapevolezza di offendere; sono illecite, invece, le espressioni offensive, denigratorie e insinuanti che trascendono in attacchi personali diretti a colpire gratuitamente la sfera morale e privata altrui.  Questo principio vale sia per la manifestazione delle proprie opinioni fatta oralmente che per quella scritta (anche attraverso i social network); talvolta le opinioni o le critiche scritte sono ancora più pericolose perchè sono più evidenti e restano (mentre, si sa, le parole volano). Ma allora cos’è la diffamazione? Si tratta di un reato previsto nel nostro ordinamento che si realizza quando un soggetto:

  • comunicando conpiù persone;
  • in assenza della persona offesa o almeno quando non è in grado di percepire l’offesa;
  • offende l’altrui reputazione [2].

Ma cosa sono i social network?

 I social network

Il social network è un servizio di rete sociale (comunemente ed impropriamente chiamato anche social network) ovvero un servizio offerto mediante internet, tipicamente fruibile in maniera del tutto gratuita tramite apposite applicazioni per cellulari o altri dispositivi mobili (come i tablet), il cui scopo è quello di facilitare ed ampliare la gestione dei rapporti sociali. I social network permettono agli utenti che li usano di creare un proprio profilo utente (partendo da informazioni base quali nome, cognome ed indirizzo email fino ad arrivare ad informazioni più personali quali lavoro, passioni ed esperienza) che gli consente la comunicazione e la condivisione di contenuti digitali attraverso semplici frasi scritte, link vari, brani musicali, immagini o anche video. Anche se non esiste una regola ben precisa su come utilizzare i social network perchè dipende dal servizio che si utilizza, possiamo dire, genericamente, che l’utente può organizzare una lista di persone con cui rimanere in contatto (e può decidere di escluderne altre). Si crea una vera e proprio vita virtuale fatta degli amici che vuoi. Una delle principali reti sociali esistenti è facebook, sulla quale puoi condividere (attraverso la bacheca personale) ciò che vuoi ed i tuoi amici possono o meno esprimere una propria opinione (mediante un mi piace o veri e propri commenti) oltre che postare (quindi inserire) dei commenti, foto o video (puoi limitare tale funzione inserendo il controllo, così solo ciò che vorrai comparirà sulla tua pagina, e dopo previa tua autorizzazione). I commenti, i post, i video e le foto possono essere, quindi, di tutti i tipi e generi (belli o brutti): ma se un terzo ti offende sui social scrivendo frasi oltraggiose sulla tua bacheca di facebook (che è vista da tutti i tuoi amici virtuali), commette reato?

Offese dui social: quando è reato?

Di recente la Corte suprema di cassazione [3] ha stabilito che la pubblicazione di un commento, di una frase o altro mediante l’inserimento in una bacheca facebook, è idonea a diffondere il messaggio a più persone (tutte quelle che accedono a quel profilo) e per tale ragione, se il contenuto della comunicazione è denigratorio ed offensivo, si configura il reato di diffamazione. La funzione principale della pubblicazione di un messaggio in un profilo facebook (o anche in una bacheca) è proprio la condivisione di esso con gruppi più o meno ampi di persone che hanno accesso a quel profilo che altrimenti non avrebbe ragione di definirsi social. Si tratta di diffamazione aggravata [4] in quanto l’offesa attraverso la bacheca è una condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque apprezzabile di persone; né l’eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive, consente di mutare il titolo del reato nella diversa ipotesi (ormai depenalizzata) di ingiuria. Ritornando al nostro esempio, se offendi la reputazione di un terzo sulla bacheca facebook di un tuo amico (o anche la tua o di chiunque altro) dovrai rispondere del reato di diffamazione (peraltro) aggravata (ovvero tale da comportare una condanna più severa).

note

[1] Art. 21 Cost.

[2] Art. 595 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 40083 del 03.05.2018.

[4] Art. 595 co. 3 cod. pen.


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