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Pensione quota 100 a 62 anni

14 Settembre 2019 | Autore:
Pensione quota 100 a 62 anni

In pensione con la quota 100 a 62 anni di età dal 2019, uscita sperimentale per tre anni: la riforma delle pensioni.

La pensione con la quota 100, che è diventata operativa dal 2019, col decreto su reddito di cittadinanza e pensioni [1], non è un provvedimento selettivo, cioè riservato a specifiche categorie di lavoratori, ma risulta aperta a tutti: è previsto, però, un limite di età all’accesso, pari a 62 anni, ed un limite minimo pari a 38 anni di contributi.

La possibilità di uscita con quota 100 è prevista per chi maturerà i requisiti entro il 31 dicembre 2021: il nuovo governo, tuttavia, vorrebbe modificare parzialmente il provvedimento.

Secondo alcune proposte, si potrebbe modificare il requisito di età per la quota 100 a 64 anni, o adeguarlo alla speranza di vita, secondo altre soluzioni allo studio si potrebbe invece chiudere la quota 100 anticipatamente, al 2020.

Archiviata la quota 100 a 62 anni, è improbabile che sia adottata la nuova pensione anticipata proposta dalla Lega negli scorsi mesi, ossia la pensione con 41 anni di contributi per tutti.

Potrebbe però essere prorogato l’anticipo pensionistico, sia volontario che a carico dello Stato (Ape sociale e Ape volontario). Inoltre, è allo studio l’opportunità di una nona salvaguardia per gli esodati esclusi dai precedenti provvedimenti.

Facciamo ora il punto della situazione sulla pensione anticipata quota 100: come funziona, chi potrà richiederla, come sarà calcolato il trattamento.

Vediamo anche quali sono le altre proposte sulle pensioni materia di previdenza per il 2019, e quali di queste potrebbero davvero trasformarsi nella nuova riforma pensioni 2020.

Come funziona la pensione anticipata quota 100?

La pensione anticipata quota 100 prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e anni di contributi posseduti dal lavoratore, è pari a 100, con un’età minima pari a 62 anni ed una contribuzione minima pari a 38 anni (non ottiene la quota 100, ad esempio, chi ha 64 anni di età e 36 di contributi, perché 64+36=100).

Se il lavoratore è iscritto all’assicurazione generale obbligatoria dell’Inps (ad esempio se è un dipendente del settore privato iscritto al Fondo pensioni lavoratori dipendenti), occorrono anche 35 anni di contributi al netto dei periodi di malattia e di disoccupazione.

I 38 anni di contributi possono essere ottenuti anche cumulando i contributi accreditati in gestioni diverse, escluse le casse dei liberi professionisti.

Come funziona la quota 100 a 62 anni?

Per l’accesso alla pensione anticipata quota 100, la legge prevede come requisito necessario il compimento dei 62 anni di età, entro il 31 dicembre 2021.

In pratica, per accedere alla pensione non è sufficiente aver raggiunto la quota 100, ma è necessaria anche l’età minima di 62 anni. Il requisito di età, se saranno accolte le attuali proposte allo studio del nuovo governo, dovrà essere maturato entro il 31 dicembre 2020 (si è parlato anche del 31 dicembre 2019, anche se recenti annunci sembrerebbero smentire la chiusura immediata di quota 100).

Come funziona la quota 100 con i nuovi limiti?

Secondo altre proposte, per raggiungere la quota 100 dovrà essere necessario un requisito di età più elevato, pari a 64 anni, o comunque adeguato alla speranza di vita media. I nuovi adeguamenti dovrebbero scattare dal 1° gennaio 2021, e dovrebbero essere pari a un aumento di 3 mesi del requisito, a meno che non siano registrati decrementi.

Le proposte attualmente allo studio non prevedono invece l’elevazione dei 38 anni di contributi necessari al raggiungimento della quota 100.

Come funziona la quota 100 selettiva?

Una proposta presentata nel 2018, in merito alla quota 100, prevedeva invece l’accesso alla pensione senza limiti minimi di età e anzianità contributiva, ma riservato soltanto a determinate categorie di lavoratori: si tratta della cosiddetta quota 100 selettiva. La misura sarebbe stata dedicata, prioritariamente, ai lavoratori in esubero, per la precisione ai dipendenti più anziani che rischiano il licenziamento per riduzione del personale, o che sono già stati licenziati.

Questa proposta potrebbe essere presa in considerazione per evitare la chiusura totale della quota 100.

Come si calcola l’assegno di pensione quota 100?

Per quanto riguarda il calcolo della pensione quota 100, nella quantificazione della pensione non sono previste penalizzazioni o ricalcoli.

Nelle proposte precedenti all’adozione del decreto pensioni, invece, era stato previsto il ricalcolo contributivo integrale, oppure per le annualità che partono dal 1996 (in questo caso si tratterebbe di ricalcolo misto). Nel caso in cui in futuro, con una modifica della legge, si decida di applicare il ricalcolo misto alla pensione quota 100, nulla cambierà per quei contribuenti che hanno già diritto al calcolo misto della pensione (retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, in quanto possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995), ma potrebbe portare delle penalizzazioni tutt’altro che irrilevanti per chi, possedendo almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, avrebbe diritto al calcolo retributivo della prestazione sino al 31 dicembre 2011.

Le penalizzazioni sarebbero ancora più elevate nel caso in cui si decida di applicare il calcolo integralmente contributivo: nella generalità dei casi, difatti, il calcolo contributivo della pensione risulta sfavorevole, rispetto al calcolo retributivo, perché, mentre quest’ultimo si basa sugli ultimi redditi, o sui redditi migliori, il calcolo contributivo si basa sui contributi effettivamente accreditati nell’arco della vita lavorativa. Nel calcolo retributivo si prendono in considerazione gli stipendi, che vengono rivalutati con appositi coefficienti, mentre col calcolo contributivo si prendono in considerazione i soli contributi, che vengono rivalutati secondo l’andamento del Pil italiano (quindi gli incrementi del capitale sono molto bassi).

Tuttavia, ci sono dei casi in cui conviene maggiormente il calcolo contributivo, rispetto al retributivo: questo accade, ad esempio, quando la gestione Inps presso cui è iscritto il lavoratore prende in considerazione non i redditi migliori, ma gli ultimi anni di reddito o retribuzione, e la media delle ultime retribuzioni crolla al termine della vita lavorativa.

Ad ogni modo, se alla quota 100 sarà applicato il calcolo integralmente contributivo della pensione, l’intervento risulterebbe meno impattante in quanto scoraggerebbe l’uscita anticipata dal lavoro, riducendo il numero di domande di pensione; inoltre, sarebbe molto più basso l’importo complessivo degli assegni da liquidare.

Gli altri interventi previsti oltre alla quota 100

Oltre alla pensione anticipata quota 100, prima dell’entrata in vigore del decreto pensioni, erano state previste altre nuove forme di pensionamento agevolato. Si pensava, ad esempio, di introdurre la possibilità di ottenere la pensione con 41 o 42 anni di contributi, senza limiti di età: si tratta della cosiddetta pensione anticipata quota 41 o quota 42.

Ad oggi, la possibilità di ottenere la pensione con 41 anni di contribuzione esiste già, ma è riservata ai lavoratori precoci appartenenti a categorie svantaggiate: si tratta della pensione anticipata precoci.

Con la nuova pensione anticipata quota 41 o quota 42, si punta ad estendere il trattamento a tutti i lavoratori, anche non precoci e non appartenenti alle categorie svantaggiate: l’intervento, però, vista la scarsa disponibilità di risorse, difficilmente sarà attuato in futuro.

Tra gli interventi ipotizzati, anche una nuova  proroga dell’opzione donna, una speciale pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

Ad oggi, possono ottenere questa pensione le dipendenti che hanno compiuto 58 anni e le autonome che hanno compiuto 59 anni entro il 31 dicembre 2018, se possiedono 35 anni di contributi accantonati entro la stessa data.

Infine, tra i vari interventi previsti in materia di pensioni, volti a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero, è stata ipotizzata anche la proroga degli interventi di salvaguardia.



1 Commento

  1. Non é giusto per chi lavora da oltre 40 anni che sia escluso da quota 100…come si fa a considerare equo che chi ha lavorato 38 anni vada in pensione solo xke ha 62 anni?si é goduto la vita prima?contro di chi, come me, non si é goduto la fanciullezza!Salvini, stai sbagliando…credevo in te

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