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Pensione quota 100 a 62 anni

12 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 settembre 2018



In pensione con la quota 100 a 62 anni di età dal 2019, e quota 100 perfetta entro tre anni: la riforma delle pensioni.

La pensione con la quota 100, che dovrebbe diventare operativa dal 2019, con la nuova legge di bilancio, non sarà più selettiva, cioè riservata a specifiche categorie di lavoratori, ma sarà aperta a tutti: sarà previsto, però, un limite di età all’accesso, pari a 62 anni. È quanto annunciato dal ministro Matteo Salvini, che però ha anche promesso l’abbattimento di tutti i paletti per la quota 100 entro il 2021: in buona sostanza, la quota 100 sarà inizialmente limitata a chi ha compiuto i 62 anni, ma entro tre anni sarà estesa a tutti. Archiviata la quota 100 a 62 anni, si potrà arrivare alla quota 100 perfetta, dunque a un trattamento che potrà essere ottenuto in tutti i casi in cui la somma di età e anni di contributi è almeno pari a 100: ad esempio con 60 anni di età e 40 anni di contributi. Facciamo ora il punto della situazione sulla pensione anticipata quota 100: come funziona, chi potrà richiederla, come sarà calcolato il trattamento. Vediamo anche quali sono le altre proposte sulle pensioni materia di previdenza, e se la legge di bilancio 2019 potrà davvero trasformarsi nella nuova riforma pensioni.

Come funziona la pensione anticipata quota 100?

La pensione anticipata quota 100 prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e anni di contributi posseduti dal lavoratore, è pari a 100 (ottiene la quota 100, ad esempio, chi ha 64 anni di età e 36 di contributi, perché 64+36=100). In base alle più recenti proposte, non tutti coloro che raggiungeranno la quota 100, comunque, potranno pensionarsi, perché dovrebbero essere stabiliti dei requisiti di età o contributivi minimi; in alternativa, la quota 100 potrebbe essere limitata ad alcune categorie tutelate di lavoratori.

Come funziona la quota 100 a 62 anni?

Nel dettaglio, nel caso in cui siano accolte le proposte che prevedono limiti minimi di età e contribuzione, per l’accesso alla pensione anticipata quota 100 dovrebbe essere necessario il compimento dei 62 anni di età.

In pratica, per accedere alla pensione non sarebbe sufficiente aver raggiunto la quota 100, ma sarebbe necessaria anche l’età minima di 62 anni.

Come funziona la quota 100 con limiti?

Secondo altre proposte, per raggiungere la quota 100 dovrebbero essere necessari:

  • almeno 64 anni di età;
  • almeno 36 anni di contributi.

Niente pensione, quindi, per chi potrebbe ottenere la quota 100 con 60 anni di età e 40 anni di contributi, né per chi possiede 35 anni di contributi e 65 anni di età: occorrerebbe rispettare sia il requisito minimo di età, che di contribuzione, nel caso in cui le proposte che prevedono limiti di età e contribuzione siano accolte. Recentemente, tuttavia, il ministro Salvini ha affermato che l’unico limite che eventualmente potrà essere attuato è relativo all’età minima di 62 anni, e che entro tre anni qualsiasi limite di accesso sarà abolito.

Come funziona la quota 100 selettiva?

Un’altra recente proposta, in merito alla quota 100, prevedeva invece l’accesso alla pensione senza limiti minimi di età e anzianità contributiva, ma riservato soltanto a determinate categorie di lavoratori: si tratta della cosiddetta quota 100 selettiva. La misura sarebbe stata dedicata, prioritariamente, ai lavoratori in esubero, per la precisione ai dipendenti più anziani che rischiano il licenziamento per riduzione del personale, o che sono già stati licenziati. Tuttavia, come già esposto, il ministro Salvini ha ribadito che la quota 100 sarà per tutti, con il solo iniziale limite di 62 anni di età, limite che sarà abolito entro un triennio.

Come si calcola l’assegno di pensione quota 100?

Per quanto riguarda il calcolo della pensione quota 100, nelle più recenti proposte è stato previsto il ricalcolo contributivo integrale, oppure per le annualità che partono dal 1996 (in questo caso si tratterebbe di ricalcolo misto). Nel caso in cui si decida di applicare il ricalcolo misto alla pensione quota 100, nulla cambierà per quei contribuenti che hanno già diritto al calcolo misto della pensione (retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, in quanto possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995), ma potrebbe portare delle penalizzazioni tutt’altro che irrilevanti per chi, possedendo almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, avrebbe diritto al calcolo retributivo della prestazione sino al 31 dicembre 2011.

Le penalizzazioni sarebbero ancora più elevate nel caso in cui si decida di applicare il calcolo integralmente contributivo: nella generalità dei casi, difatti, il calcolo contributivo della pensione risulta sfavorevole, rispetto al calcolo retributivo, perché, mentre quest’ultimo si basa sugli ultimi redditi, o sui redditi migliori, il calcolo contributivo si basa sui contributi effettivamente accreditati nell’arco della vita lavorativa. Nel calcolo retributivo si prendono in considerazione gli stipendi, che vengono rivalutati con appositi coefficienti, mentre col calcolo contributivo si prendono in considerazione i soli contributi, che vengono rivalutati secondo l’andamento del Pil italiano (quindi gli incrementi del capitale sono molto bassi).

Tuttavia, ci sono dei casi in cui conviene maggiormente il calcolo contributivo, rispetto al retributivo: questo accade, ad esempio, quando la gestione Inps presso cui è iscritto il lavoratore prende in considerazione non i redditi migliori, ma gli ultimi anni di reddito o retribuzione, e la media delle ultime retribuzioni crolla al termine della vita lavorativa.

Ad ogni modo, se alla quota 100 sarà applicato il calcolo integralmente contributivo della pensione, l’intervento risulterebbe meno impattante in quanto scoraggerebbe l’uscita anticipata dal lavoro, riducendo il numero di domande di pensione; inoltre, sarebbe molto più basso l’importo complessivo degli assegni da liquidare.

Gli altri interventi previsti oltre alla quota 100

Oltre alla pensione anticipata quota 100, ad ogni modo, sono previste altre nuove forme di pensionamento agevolato. Si vorrebbe, ad esempio, introdurre la possibilità di ottenere la pensione con 41 o 42 anni di contributi, senza limiti di età: si tratta della cosiddetta pensione anticipata quota 41 o quota 42.

Ad oggi, la possibilità di ottenere la pensione con 41 anni di contribuzione esiste già, ma è riservata ai lavoratori precoci appartenenti a categorie svantaggiate: si tratta della pensione anticipata precoci.

Con la nuova pensione anticipata quota 41 o quota 42, si punta ad estendere il trattamento a tutti i lavoratori, anche non precoci e non appartenenti alle categorie svantaggiate: l’intervento, però, vista la scarsa disponibilità di risorse, potrebbe essere attuato, in base alle ultime notizie, a partire dal 2020.

Tra gli interventi ipotizzati, anche la  proroga dell’opzione donna, una speciale pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

Ad oggi, possono ottenere questa pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e 7 mesi e le autonome che hanno compiuto 58 anni e 7 mesi entro il 31 luglio 2016, se possiedono 35 anni di contributi accantonati entro il 31 dicembre 2015.

Infine, tra i vari interventi previsti in materia di pensioni, volti a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero, è stata ipotizzata anche la proroga degli interventi di salvaguardia.

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