Diritto e Fisco | Articoli

Cosa significa sgravio cartella esattoriale?

12 settembre 2018


Cosa significa sgravio cartella esattoriale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 settembre 2018



Annullamento del debito: la cartella di pagamento e la sua cancellazione a seguito del ricorso in autotutela.

Ti è mai capitato di ricevere una cartella esattoriale completamente sbagliata? Magari si tratta di un tributo non dovuto, di un debito ormai caduto in prescrizione o che deve pagare qualcun altro, oppure di un importo che hai già versato. O magari si tratta di una cartella per un’imposta collegata a un bene che non è più tuo da diverso tempo (il bollo dell’auto venduta, la Tari per la casa donata a un figlio, i contributi previdenziali per una società chiusa da anni, ecc.). Quando l’errore in cui è caduta la pubblica amministrazione e, con essa, l’agente della riscossione è palese dovrebbe essere facile ottenere l’annullamento della cartella “con le buone” ossia facendo notare l’irregolarità della stessa. Non è sempre così perché, a volte, i funzionari degli enti pubblici fanno orecchie da mercante e, piuttosto che prendersi la responsabilità di cancellare un proprio atto illegittimo, preferiscono che sia il giudice a farlo al termine di un regolare processo (ovviamente a spese del contribuente). Tanto, se anche l’ente viene condannato, il dipendente non ne risponde. Ma questa è un’altra storia. Di fatto, in presenza di una cartella illegittima, ai cittadini che non siano riusciti a sbloccare la situazione con una richiesta in autotutela, non resta altra carta che il ricorso giudiziale. Ciò nonostante, può comunque succedere – e per fortuna i casi non mancano – che qualche anima pia, all’interno della P.A., capisca l’errore e allora annulli tributo e cartella senza bisogno del giudice. Ebbene questa attività si chiama sgravio. Lo sgravio, quindi, è qualcosa di completamente diverso dall’annullamento della cartella da parte di un giudice o dello stesso agente della riscossione. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e di comprendere più nel dettaglio cosa significa sgravio della cartella.

A che serve la cartella esattoriale

Non si può comprendere cos’è lo sgravio della cartella esattoriale se prima non spieghiamo qual è la funzione e l’iter della cartella stessa.

I crediti dello Stato, delle pubbliche amministrazioni e degli enti locali come Regioni e Comuni sono necessariamente riscossi con una procedura esecutiva detta «riscossione esattoriale». Salvo rare eccezioni (si tratta degli avvisi di accertamento immediatamente esecutivi dell’Agenzia delle Entrate e delle intimazioni di pagamento dell’Inps), il recupero del credito avviene tramite due passaggi fondamentali:

  1. l’iscrizione a ruolo del credito da parte dell’ente che è titolare del credito stesso (ad es. l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, il Comune, la Regione, ecc.): si tratta di un’attività con cui l’amministrazione certifica, su un documento, l’entità e la causale del proprio credito, lo rende esecutivo e lo invia all’agente della riscossione delegandolo al recupero delle relative somme. Per i crediti erariali, l’agente della riscossione è Agenzia Entrate Riscossione mentre per i crediti degli enti locali esistono società private che hanno gli stessi poteri della prima;
  2. la formazione e la successiva notifica al contribuente della cartella esattoriale: è un documento con cui viene intimato il pagamento delle somme riportate entro 60 giorni con l’avviso che, decorso inutilmente tale termine, si passerà (ma non è detto che ciò avvenga subito) al pignoramento.

Che fare quando la cartella esattoriale è completamente errata

Gli errori di cui si può macchiare una cartella esattoriale sono di due tipi: errori formali e sostanziali.

Gli errori formali attengono di solito alla formazione della cartella. È il caso della notifica fatta a persona diversa dal debitore o secondo modalità non idonee; si pensi anche alle ipotesi della cartella che non indica il nome del responsabile del procedimento o che non riporta il criterio di calcolo degli interessi maturati. Quando l’errore riguarda la cartella stessa, come negli esempi appena fatti, la richiesta di annullamento deve essere inoltrata all’agente della riscossione che è il diretto responsabile della formazione dell’atto.

Diversi sono invece gli errori sostanziali che attengono alla formazione del titolo, ossia del ruolo che ha poi generato la cartella. Ad esempio l’errore può riguardare una richiesta di pagamento per un debito ormai caduto in prescrizione o per un importo dovuto da un’altra persona. In queste ipotesi l’errore non è stato commesso dall’agente della riscossione, che si è limitato solo a recepire le indicazioni dell’ente titolare del credito, ma da quest’ultimo. Pertanto la richiesta di annullamento va fatta all’ente stesso (come detto può trattarsi dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps, del Comune, ecc.). Del resto l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha il compito di riscuotere, ma la richiesta di pagamento vera e propria arriva dagli enti pubblici creditori. Ecco, la richiesta di annullamento in questo caso si chiama sgravio.

In questo caso, se l’amministrazione riconosce il proprio errore, si dice che sgrava la cartella o meglio cancella la richiesta di pagamento sulla base della quale è stata emessa la cartella. La decisione viene comunicata immediatamente al contribuente. Dovrebbe anche essere notificata all’agente della riscossione affinché cancelli anch’esso la cartella – che è un atto formalmente diverso dal ruolo e dal credito dell’ente – e non proceda con l’esecuzione forzata. Spesso però succede che qualcosa si inceppa e la notizia dello sgravio non arriva all’esattore. Ecco perché è sempre bene che il contribuente si faccia anch’egli portavoce dell’intervenuto sgravio e lo comunichi all’agente della riscossione.

Cosa significa sgravio della cartella?

Nella fase di riscossione, l’annullamento della richiesta di pagamento, se proveniente non dall’agente della riscossione ma dall’ente impositore, prende il nome di “sgravio” degli importi. In pratica lo sgravio è l’auto-cancellazione, da parte della P.A., del proprio credito e, con esso, anche delle intimazioni inviate al contribuente. Poiché però l’esattore è un soggetto diverso dell’ente creditore, è necessario che, con provvedimento successivo e autonomo allo sgravio, segua anche l’annullamento della cartella da parte dell’agente della riscossione. Si tratta di un passaggio obbligato e quasi scontato, che quest’ultimo dovrebbe compiere in automatico, ma non sempre succede e, per disguidi burocratici, può succedere che, nonostante lo sgravio, la cartella resti “in piedi”. In tal caso bisognerà rivolgersi all’esattore e mostrargli il provvedimento di sgravio affinché annulli la cartella.

Come chiedere lo sgravio della cartella?

Per chiedere l’annullamento della richiesta di pagamento – ossia lo sgravio – devi inoltrare una domanda direttamente all’ente creditore cui è riferito il tributo. Sarà meglio che usi una raccomandata a.r. o una posta elettronica certificata. Per prudenza, l’istanza di sgravio andrà inviata, per presa conoscenza, anche all’agente della riscossione per diffidarlo dall’intraprendere azioni esecutive in attesa di una presa di posizione del titolare del credito.

Potrai presentare l’istanza di sgravio anche una volta scaduti i termini per fare ricorso non essendo prevista una data di scadenza.

La forma con cui si presenta la richiesta di sgravio è quella del cosiddetto ricorso in autotutela. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

Cos’è il ricorso in autotutela

Quando si parla di ricorso in autotutela non si deve credere che ci si sta riferendo a un ricorso al giudice. Si tratta di una semplice istanza, scritta in carta semplice o con una Pec, e indirizzata all’amministrazione, con cui si chiede di correggere l’errore. L’autotutela non richiede formule predeterminate. Il contribuente deve solo impegnarsi ad essere quanto più chiaro e convincente possibile, avendo peraltro cura di allegare tutta la documentazione che dimostra le proprie ragioni. L’istanza è quindi volta a ottenere l’annullamento della richiesta di pagamento facendo rilevare gli errori in cui è incorsa la P.A.

La risposta da parte dell’ente creditore alla richiesta di autotutela, volta allo sgravio della cartella, deve intervenire entro 60 giorni dal ricevimento dell’istanza (leggi Autotutela: entro quanto tempo la risposta?).

La presentazione del ricorso in autotutela non sospende i termini per impugnare la cartella in tribunale o davanti alla Commissione tributaria; per cui, se i termini stanno per scadere, sarà bene tentare contemporaneamente anche l’azione giudiziaria per non trovarti sprovvisto di tutela in caso di rigetto o mancata risposta all’istanza.

Il contribuente può richiedere uno:

  • sgravio totale: in tal caso la richiesta di pagamento del tributo viene annullata interamente;
  • sgravio parziale: in tal caso la richiesta viene annullata solo in parte.

Al provvedimento di sgravio, cioè di annullamento, del tributo dovrà seguire il rimborso, totale o parziale, delle somme eventualmente già pagate.

Qualche esempio di sgravio della cartella 

Facciamo qualche esempio di richiesta di sgravio di una cartella. Gli eredi di una persona appena defunta ricevono una cartella esattoriale con la richiesta di pagamento di alcune multe stradali da parte del defunto. In tal caso la cartella è illegittima poiché gli eredi non sono tenuti a pagare le sanzioni altrui. Potranno quindi presentare un ricorso in autotutela al Comune chiedendo lo sgravio della cartella per le contravvenzioni. Il Comune, una volta deciso positivamente, comunica agli eredi lo sgravio della richiesta di pagamento; lo stesso provvedimento va poi comunicato all’agente della riscossione per l’annullamento della cartella già notificata. Senza quest’ultimo passaggio la cartella resta titolo per un’esecuzione forzata.

Facciamo anche l’esempio di una persona che vende la propria macchina e tuttavia riceve ugualmente la richiesta di pagamento del bollo auto per gli anni in corso. Anche in tale ipotesi potrà presentare una richiesta di sgravio con autotutela alla Regione.

Lo stesso dicasi per chi riceve una intimazione di pagamento per l’imposta sui rifiuti che in realtà ha già versato. Non dovrà fare altro che allegare la distinta di pagamento e inoltrarla al Comune con la richiesta di sgravio della cartella.

L’esempio è anche quello della cartella per debiti ormai prescritti. In tal caso l’istanza di sgravio andrà necessariamente notificata sia all’agente della riscossione che all’ente titolare del credito.

Un altro esempio di sgravio è nel caso di cartella emessa su un tributo impugnato davanti al giudice e che quest’ultimo ha ritenuto illegittimo. La sentenza dovrebbe paralizzare la richiesta di pagamento ma non sempre le amministrazioni dialogano tra loro. Sicché, in tale ipotesi, la cartella andrà sgravata “manualmente”, ossia presentando una istanza all’ente titolare del credito, allegando la decisione del giudice.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI