Riforma copyright: il Parlamento europeo approva le modifiche

12 settembre 2018


Riforma copyright: il Parlamento europeo approva le modifiche

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 settembre 2018



La nuova direttiva include norme per proteggere le piccole imprese e la libertà di espressione.  

La guerra dell’UE ai giganti del web non è ancora finita. Dopo l’approvazione del GDPR, il nuovo regolamento sulla privacy, ecco che arriva la seconda batosta con il voto favorevole alla direttiva di riforma sul copyright. Scopo dichiarato: quello di tutelare i piccoli editori dalla condivisione dei contenuti sulle piattaforme digitali. Come? Questo ancora non si sa, ma possiamo già tracciare alcune linee che guideranno le legislazioni dei nostri Stati. Prima però di capire in cosa consiste la riforma del copyright approvata dal Parlamento europeo vediamo le dichiarazioni ufficiali all’indomani del voto.

«I giganti del web dovranno remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti. Le piccole e micro piattaforme escluse dal campo di applicazione della direttiva. Gli hyperlink “accompagnati da singole parole” si potranno condividere liberamente. Ai giornalisti una quota della remunerazione ottenuta dalla loro casa editrice». Questo è quello che si legge nel comunicato stampa rilasciato dal Parlamento europeo il 12 settembre 2018 con il quale si informa dell’adozione della proposta di riforma della disciplina sul copyright, approvata con 438 voti a favore e 226 contrari (39 astenuti). Il testo apporta alcune modifiche all’originaria proposta delle Commissioni affari giuridici di giugno.

La nuova riforma sul copyright «mira a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo è utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News».

Questo non significa che non si potrà più condividere un link sul proprio profilo Facebook ma non sarà possibile – né mai, in realtà, si è potuto fare – copiare integralmente il testo, né favorire gli aggregatori di notizie che vivono alle spalle delle redazioni dei grandi e piccoli giornali. Questo divieto di legge dovrà essere garantito dalle piattaforme che – probabilmente dovranno aggiornare i loro algoritmi in modo da bannare i siti “copioni”.

Il relatore Axel Voss, dopo l’acceso dibattito e la votazione finale di oggi, ha dichiarato che il Parlamento ha affrontato con attenzione e comprensione le preoccupazioni espresse in merito alla necessità di tutelare il principio di una retribuzione equa per i creativi europei. «Sono convinto – così si è espresso il relatore Voss – che, una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libera come lo è oggi, i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo tutto questo clamore».

Il testo prevede anche un rafforzamento della posizione negoziale degli autori e artisti «consentendo loro di esigere una remunerazione supplementare da chi sfrutta le loro opere», se il precedente compenso corrisposto è basso e sproporzionato rispetto ai benefici che ne derivano.

A chi ritiene che la nuova legge possa essere un bavaglio e una nuova forma di censura si è così replicato: «la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a “parole individuali” come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright».

Inoltre, al fine di incoraggiare le start-up, si escludono esplicitamente dalla legislazione le piccole e micro imprese del web.

Per tutelare Wikipedia si prevede che «il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali, come Wikipedia, o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, sarà automaticamente escluso dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright».

Riforma copyright: condivisione dei contenuti

Va immediatamente specificato che la riforma del copyright sarà contenuta in una direttiva: si tratterà, pertanto, di norme molto generali, la cui concreta applicazione è rimessa ai singoli Stati. Lo scopo della direttiva comunitaria è infatti quella di armonizzare le discipline diverse degli Stati europei.

Obiettivo della riforma del copyright è quello di impedire che le grandi piattaforme digitali, come Google, Facebook e Youtube possano danneggiare gli editori, i quali lamentano uno sfruttamento delle loro opere. Ciò avviene mediante la duplicazione indiscriminata dei contenuti o le rassegne stampa. In realtà, Google ha preso da tempo adeguate contromisure: chi effettua ricerche su Google, infatti, non troverà mai due contenuti identici, uno copiato dall’altro. Ciò avviene perché Google si accorge di chi ha pubblicato per primo il contenuto; coloro che copiano o replicano dalla prima pubblicazione sono penalizzati dal motore di ricerca, poiché finiscono in fondo alla ricerca, in seconda o terza pagina, oppure addirittura vengono bannati.

Facebook (e gli altri social network) invece non opera questa scrematura: chiunque può copiare da un giornale importante e poi condividere la sua pagina web su una fanpage aumentando i propri guadagni a discapito dell’autore iniziale del testo. Si pensi ad un articolo di un portale giuridico: condiviso su Facebook sarà in grado di raggiungere un’utenza più ampia. Per quanto invece riguarda Google, alla gogna c’è il suo pubblicare gli abstract degli articoli visibili anche senza cliccare il link, così garantendo le ricerche immediate senza aprire i contenuti e senza che gli editori guadagnino. Per ciò la nuova direttiva impone alle piattaforme (social network, ecc.) di dare un equo compenso agli editori per i loro contributi che vengono condivisi dagli utenti.

Qui sorge un’altra questione: non si può mettere nemmeno un link su Facebook? Cioè: una cosa è condividere l’intero contenuto, parola per parola; un’altra è condividere solamente un link alla pagina ufficiale. Qua c’è la prima deroga: la remunerazione all’editore non spetta se si tratta di mero link, oppure se la condivisione avviene per scopi enciclopedici, didattici o scientifici (come Wikipedia).

Riforma del copyright: il controllo dei contenuti

Altro aspetto cruciale, in parte già anticipato, è quello che riguarda il controllo dei contenuti: come fare per evitare che le notizie vengano copiate? Tutti i gestori di piattaforme web dovranno fare una censura, cioè creare una sorta di filtro verificando, con un algoritmo interno (così come già fa Google) se il contenuto è duplicato.

Il diritto d’autore tutela l’esposizione formale, quindi chi elabora un testo, anche se il contenuto è identico, non ha violato la legge. La Corte di Cassazione, però, dice che se l’impostazione rimane identica e le modifiche sono solamente formali e non sostanziali (ad esempio, al posto di “casa” si scrive “abitazione”), il plagio sussiste lo stesso, poiché le modifiche delle parole non cambiano la sostanza. E qui il problema: come farà Facebook a fare la verifica dei sinonimi? Come farà, in altre parole, a capire se si tratta di un plagio sostanziale? Non si corre il rischio che, alla fine, sia Facebook a decidere se un contenuto è originale oppure no?


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2 Commenti

  1. Solo un paio di riflessioni: 1) non è probabile che i giganti del web chiudano quei servizi (tipo google news) x evitare di sborsare soldi a favore di editori ed artisti, come è già accaduto in alcuni paesi? Questo non causerebbe un danno ad editori ed artisti stessi che non vedrebbero più pubblicizzate le loro opere? 2) Perché si parla tanto di ‘equo compenso’ per chi produce un’opera ma non si parla affatto delle spropositate leggi a favore degli artisti? È equo compenso godere per diversi decenni del diritto d’autore? Un’artista scrive una canzone di successo e dopo 70 anni sta ancora guadagnandosi sopra (grazie ai diritti SIAE)! E tutto ciò mentre la gente ‘normale’ deve sgobbare fino a 70 anni d’età x avere una misera pensione. È equo tutto ciò. Grazie

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