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Stipendio: si può accreditare su carta prepagata?

20 Settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Settembre 2018



La retribuzione mensile del lavoratore dipendente può essere accreditata su una carta di credito prepagata, con o senza Iban?

Dal 1° luglio 2018 sono diventate operative le disposizioni [1] che vietano il pagamento degli stipendi con strumenti non tracciabili: in parole semplici, i datori di lavoro ed i committenti hanno l’obbligo di provvedere al versamento delle retribuzioni con modalità e forme che escludono l’uso del contante. È possibile pagare lo stipendio, ad esempio, attraverso il bonifico, o attraverso strumenti di pagamento elettronico: a questo proposito, ci si chiede se lo stipendio si può accreditare su carta prepagata, eventualmente anche sprovvista di Iban. La nuova normativa, difatti, pur avendo il pregio di combattere il fenomeno delle false buste paga e di tutelare il lavoratore, ha gravato di nuovi adempimenti i datori di lavoro ed ha sollevato parecchie problematiche anche per i dipendenti privi di un conto corrente. Facciamo allora il punto della situazione sul divieto di pagare lo stipendio i contanti: quali sono i nuovi obblighi, quali strumenti di pagamento si possono utilizzare, chi è esonerato dai nuovi adempimenti, quali somme si possono ancora pagare in contanti.

Con quali modalità si può pagare lo stipendio?

Dal 1° luglio 2018 le retribuzioni dei lavoratori subordinati e dei collaboratori possono essere corrisposte con le seguenti modalità:

  • bonifico su conto identificato da codice Iban indicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di assegno (bancario o circolare) consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

È fondamentale conservare la ricevuta delle operazioni, per provare di aver adempiuto correttamente ai nuovi obblighi.

Si può accreditare lo stipendio su carta prepagata?

Molti dipendenti, soprattutto i più giovani, non hanno un conto corrente aperto, ma utilizzano carte prepagate. Ci si chiede, a questo proposito, se sia possibile accreditare lo stipendio su una carta prepagata e, in caso positivo, se la carta debba essere provvista, o meno, di codice Iban.

Alla domanda ha risposto l’Ispettorato nazionale del lavoro, con una recente nota [2]: secondo l’Ispettorato, rientra tra gli strumenti di pagamento elettronico consentiti dalla normativa il versamento degli importi dovuti effettuato su carta di credito prepagata intestata al lavoratore.

L’accredito su carta prepagata è consentito anche se la carta non è collegata ad un codice Iban: in questo caso, per consentire l’effettiva tracciabilità dell’operazione eseguita, il datore di lavoro deve conservare le ricevute di versamento, e deve esibirle in caso d’ispezione.

Per quali lavoratori è vietato pagare lo stipendio in contanti?

Il divieto di pagamento delle retribuzioni in contanti vale per:

  • i lavoratori dipendenti, a prescindere dallo specifico rapporto (a termine, part time, a chiamata, stagionale…);
  • i lavoratori parasubordinati, cioè per coloro che hanno stipulato col committente un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa;
  • i soci lavoratori, ossia per coloro che, in qualità di soci, hanno stipulato un contratto di lavoro con la cooperativa, a prescindere dalla forma.

Per quali lavoratori non vale il divieto di pagamento del compenso in contanti?

Sono esclusi dal divieto di pagamento in contanti i lavoratori autonomi, compresi i lavoratori autonomi occasionali.

Al di fuori del raggio d’azione della nuova normativa sono anche i lavoratori occasionali, cioè coloro che svolgono la propria attività attraverso i nuovi voucher, il contratto di prestazione occasionale e il libretto famiglia. Tuttavia, per loro il pagamento in contanti non è comunque possibile, in quanto l’utilizzatore versa delle somme all’Inps in modalità tracciabile, e successivamente l’istituto, sempre con modalità tracciabili, retribuisce i lavoratori occasionali.

Il divieto dell’uso del contante non riguarda, poi, il pagamento di altre forme di collaborazione che non consistono in rapporti di lavoro propriamente detti. Niente divieto di pagamento in contanti, dunque, per i compensi derivanti dagli stage o tirocini, dalle borse di studio, dall’attività di amministratori di società.

Sono inoltre esclusi dal nuovo obbligo di pagamento con mezzi tracciabili:

  • i lavoratori dipendenti da una pubblica amministrazione;
  • i lavoratori domestici, come colf e badanti.

Per quali compensi vale il divieto di pagamento in contanti?

Il divieto di pagamento in contanti si applica a tutte le tipologie di retribuzione, comprese le anticipazioni: si devono quindi utilizzare strumenti tracciabili anche per gli anticipi dello stipendio.

Considerando che la normativa coinvolge nel divieto di pagamento in contanti, però, solo le retribuzioni, è possibile pagare in contanti le somme che non rappresentano una retribuzione dal punto di vista fiscale o previdenziale, come i rimborsi spese per trasferte o trasferimenti e gli anticipi di spese per conto del datore di lavoro, anche per finalità diverse dalla trasferta.

La firma della busta paga resta obbligatoria?

Contestualmente all’entrata in vigore del divieto di pagamento in contanti dello stipendio, la legge ha stabilito che la firma apposta dal lavoratore sul cedolino paga non prova l’avvenuto pagamento della retribuzione. Questo, ovviamente, perché la tracciabilità del pagamento ne costituisce la prova: per esempio, la ricevuta del bonifico costituisce senza dubbio prova del pagamento della retribuzione.

Il fatto che la firma della busta paga non provi l’avvenuto pagamento dello stipendio, ad ogni modo, non comporta automaticamente che il cedolino non debba essere firmato: resta sempre, difatti, l’obbligo di consegnare mensilmente il prospetto paga, in cui figurano tutte le competenze e le trattenute, al lavoratore.

Quali sanzioni sono previste per chi trasgredisce il divieto di pagamento in contanti?

La normativa prevede delle sanzioni severe per chi continuerà a pagare le retribuzioni con strumenti non tracciabili: in particolare, si applica al datore di lavoro o al committente una sanzione amministrativa pecuniaria da mille a 5mila euro.


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