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Residenza all’estero e trasferimento denaro su conto italiano

6 ottobre 2018


Residenza all’estero e trasferimento denaro su conto italiano

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 ottobre 2018



Sono cittadino italiano e risiedo in Svizzera con permesso di soggiorno B. Da settembre 2015 sono iscritto all’AIRE e a fine settembre 2018 rientrerò definitivamente in Italia per motivi di studio. Prima della mia partenza dall’Italia ero studente non lavoratore e non avevo nulla a me intestato (né conti correnti né proprietà). In questi tre anni e mezzo di lavoro in Svizzera ho messo da parte una somma di denaro che vorrei trasferire su un conto italiano, che ho appena aperto a mio nome. I redditi da me prodotti all’estero sono stati soggetti a regolare tassazione. A cosa devo fare attenzione nel trasferire il denaro (circa 40.000 euro) sul conto italiano? Posso versare questa somma tramite semplice bonifico?

Le norme di legge in materia di residenza estera prevedono che il cittadino italiano residente all’estero ed iscritto all’Aire sia considerato comunque residente in Italia se ha trasferito la residenza in un Paese considerato a fiscalità privilegiata, come la Svizzera, che, pur avendo sottoscritto accordi sullo scambio informazioni, applica regimi federali e cantonali di favore ed aliquote di imposta non sempre allineate con quelle che il codice tributario italiano richiede come minimo livello di tassazione da scontare all’estero per non considerare la giurisdizione di residenza come paradiso fiscale.

La presunzione legale relativa di residenza in Italia ammette però la prova contraria, cioè il cittadino italiano residente in un Paese considerato a fiscalità privilegiata, potrà dimostrare la effettività della propria residenza attraverso qualsiasi documento e fatto concludente, pertanto: il contratto di lavoro con l’orario previsto, la dichiarazione dei redditi presentata in Svizzera e la ricevuta di pagamento delle imposte svizzere – cantonali e/o federali – , il contratto di affitto di un immobile ad uso abitativo, il contratto dell’energia elettrica e delle utenze, telefono, gas, acqua, gli scontrini della spesa presso supermercati svizzeri del luogo di residenza, i mezzi di trasporto con targa estera, le dichiarazioni scritte di persone con le quali si sono stipulati accordi o anche solo rapporti di conoscenza, le tessere di associazioni sportive e culturali locali, sono tutti documenti che è opportuno e necessario conservare nel caso in cui le autorità fiscali italiane decidessero di aprire una indagine sulla effettività della residenza estera del cittadino italiano iscritto all’Aire.

Durante la permanenza all’estero e l’iscrizione all’Aire, il cittadino italiano residente all’estero non deve presentare dichiarazione dei redditi in Italia, a meno che in Italia egli non possieda beni che producono redditi (ad esempio una casa di abitazione affittata a terzi), in tal caso infatti dovrà presentare anche la dichiarazione dei redditi solo per i redditi prodotti in Italia come soggetto non residente.

Ciò significa che durante il periodo di permanenza all’estero con iscrizione Aire il cittadino italiano non è soggetto neppure agli obblighi del monitoraggio, cioè non deve dichiarare le attività che possiede all’estero, né deve dichiarare i redditi prodotti all’estero, anche se per sicurezza deve tenere le prove della produzione di tali redditi e le certificazioni delle imposte pagate all’estero.

Infine occorre considerare che la Convenzione Italia – Svizzera contro le doppie imposizioni contiene una rilevante eccezione sui trasferimenti di residenza di cittadini italiani in Svizzera e viceversa.

Infatti mentre tutte le Convenzioni stipulate dall’Italia prevedono che la residenza si acquisisca solo con il trascorrere dei 183 giorni nell’anno solare in uno dei due Paesi (maggior parte del periodo di imposta), invece i Trattati con Svizzera e Germania, prevedono lo “split-off” della residenza dal giorno successivo a quello di iscrizione all’Aire.

Ciò significa, ad esempio, che nel 2015, dal giorno di settembre in cui è avvenuta l’iscrizione all’Aire il cittadino italiano è divenuto immediatamente residente in Svizzera (mentre con il concetto dei 183 giorni sarebbe diventato residente in Svizzera solo dal 1.1.2016) ed è rimasto residente in Italia per tutto il periodo 1.1.2015 – x.9.2015, dovendo nel 2016 presentare dichiarazione dei redditi in Italia per detto periodo.

Dopo di che per il periodo x.9.2015 – 31.12.2015, 2016, 2017, 1.1.2018 – 30.9.2018 (se quest’ultima data coinciderà con la cancellazione dall’Aire) il richiedente dovrà presentare dichiarazione in Svizzera, mentre dal 1.10.2018 e sino al 31.12.2018, egli dovrà già presentare dichiarazione dei redditi in Italia, con gli obblighi conseguenti anche per il monitoraggio.

Il richiedente in occasione della presentazione della prima dichiarazione dei redditi in Italia dopo il rientro, nel 2019 se il rientro avverrà in data 30.9.2018, dovrà indicare le attività che possiede all’estero se, alla data del 31.12.2018 avrà la titolarità di conti correnti, immobili, depositi titoli, ecc. in Svizzera e dovrà compilare il Quadro RW.

Qualora invece egli avesse provveduto a trasferire con regolare bonifico dall’estero in Italia i propri averi, prima della data di rientro, egli non risulterà più titolare di attività estere al momento in cui riveste la qualifica di residente dell’Italia e dunque non sarà tenuto a compilare il quadro RW per monitorare le attività estere.

Il trasferimento tramite bonifico dei denari posseduti all’estero da residente estero è pienamente legittimo sotto il profilo fiscale, ma deve tuttavia rispettare la normativa anti-riciclaggio e la trasparenza fiscale.

Dunque il suggerimento è di motivare bene la causale del bonifico internazionale, se viene eseguito prima del rientro in Italia, e di predisporre un fascicolo di documenti atti a dimostrare che la provenienza dei fondi ha origine nel lavoro esercitato all’estero e che detti importi hanno scontato le imposte nel Paese fonte del reddito e di residenza del percettore al momento della percezione.

Attenzione al trasferimento fatto prima del rientro in Italia in quanto sarebbe meglio che il passaggio dei fondi avesse come destinazione un conto corrente per “non residenti”, che sarà poi convertito in “conto residenti” quando il richiedente sia rientrato definitivamente in Italia.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra

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