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Aspettativa per motivi personali: si può omettere la motivazione?

6 ottobre 2018


Aspettativa per motivi personali: si può omettere la motivazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 ottobre 2018



Lavoro nella PA part time come categoria protetta da più di 5 anni. Vorrei chiedere un’aspettativa per motivi personali di 2/3 mesi, senza specificare le motivazioni (vivo sola e vorrei assistere il mio cane di 15 anni che sta molto male). Come posso procedere? 

L’aspettativa consente alla lettrice un periodo di astensione dal lavoro con diritto di conservazione della sua occupazione. Generalmente, durante il periodo di aspettativa, il lavoratore non è retribuito, se non in casi specificatamente previsti dalla legge e dai contratti collettivi nazionali.

I motivi che possono condurre alla richiesta di un periodo di aspettativa dal lavoro sono molteplici (per esempio, aspettativa per motivi famigliari, aspettativa per opere di volontariato ecc…).

Nel caso specifico, l’aspettativa potrebbe essere domandata per motivi personali.

Secondo giurisprudenza costante, infatti, i “motivi personali” non devono necessariamente essere motivi gravi o eventi gravi ma, semplicemente, interessi ritenuti di particolare rilievo dal dipendente e che possono essere soddisfatti solo con la sua assenza dal lavoro.

La richiesta deve essere presentata all’Ufficio Personale della propria azienda.

Solitamente, il dipendente compila un modulo pre-stampato in cui deve indicare la durata del periodo di aspettativa che intende richiedere. In mancanza del pre-stampato, dovrà scrivere una lettera (sempre destinata all’Ufficio del Personale) in cui dovrà specificare:

– i suoi dati (nome, cognome, indirizzo ecc…):

– la data di assunzione;

– il suo tipo di contratto;

– la sua mansione;

– la durata dell’aspettativa;

– i motivi della richiesta (nel Suo caso, “motivi personali”);

– la data;

– la sua firma;

A questo punto, l’azienda (nel caso specifico, la Pubblica Amministrazione), risponderà con comunicazione scritta. Nell’ipotesi di diniego (risposta negativa), il lavoratore ha diritto a presentare una nuova richiesta. In particolare, in caso di richiesta di aspettativa per motivi personali, il datore di lavoro si riserva il diritto di sospendere il rapporto di lavoro solo se la richiesta è compatibile con l’organizzazione aziendale (solitamente, nel pubblico impiego, questa problematica non sussiste).

L’aspettativa per motivi personali può essere richiesta per periodi frazionati o con continuità (che pare essere il caso specifico). Se fruita con continuità, non può avere durata superiore a dodici mesi mentre se è goduta per periodi frazionati, non può superare – complessivamente – la durata di trenta mesi nell’arco di un quinquennio.

L’aspettativa per motivi personali è, però, non retribuita.

Ricapitolando :

la lettrice può richiedere l’aspettativa per “motivi personali”, senza la necessità di specificare i motivi della domanda. L’aspettativa potrà avere una durata massima di dodici mesi. In questi mesi, la stessa conserverà il suo posto di lavoro ma non sarà retribuita. La domanda deve essere presentata all’Ufficio del Personale e, in caso di risposta negativa, può essere nuovamente presentata (in tal caso, si consiglia di specificare le motivazioni che supportano la richiesta).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sara Soresi



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